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Acido folico e folati: cosa sono e cosa mangiare quando sono bassi
L’acido folico e il folato sono le diverse forme chimiche di una vitamina del gruppo B, più precisamente della vitamina B9. Si tratta di una vitamina idrosolubile e termolabile, il cui fabbisogno giornaliero è pari a circa 0,4 mg/die. L’apporto deve tuttavia aumentare in particolari condizioni, quali la gravidanza (periodo durante il quale il fabbisogno sale a 0,6 mg/die) e l’allattamento (0,5 mg/die).
Non si tratta di sinonimi, in quanto:

  • Il termine folato indica la vitamina B9 nella sua forma naturale così come è presente negli alimenti;
  • L’espressione acido folico rappresenta la sua forma ossidata, presente negli integratori alimentari e nei farmaci che vengono utilizzati per la supplementazione e negli alimenti fortificati (ad esempio, latte, cereali, snack, succhi di frutta arricchiti con acido folico). Tale molecola non è attiva, ma lo diventa quando viene trasformata in folato nell’organismo.

Gli alimenti più ricchi di folati sono i vegetali, in particolare le verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, broccoli), i legumi, alcuni frutti (kiwi, fragole, arance) e la frutta a guscio (mandorle, noci). Il termine folato deriva proprio dal latino folium, cioè foglia. 

A cosa serve
L’acido folico viene usato per produrre nuove cellule, dato il suo ruolo strategico nella sintesi degli acidi nucleici (DNA e RNA) e delle proteine che devono essere impiegati per questa produzione. 
Poiché rappresenta un elemento fondamentale in tutti quei tessuti che devono andare incontro a proliferazione e differenziazione, la sua funzione risulta centrale durante la gravidanza. In questo periodo, viene infatti raccomandata l’integrazione con acido folico al fine di prevenire il rischio di malformazioni congenite quali la spina bifida e altri difetti del tubo neurale, oltre a condizioni quali il ritardo di crescita intrauterina e il parto prematuro. I prodotti che vengono prescrivibili con questa indicazione sono classificati come farmaci e caratterizzati da rimborsabilità totale in SSN.
La disponibilità di una quantità fisiologica di questa vitamina contribuisce a mantenere nella normalità i livelli di omocisteina: ciò permette di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. 

Valori normali e carenza: gli esami del sangue
I valori normali dei folati sono compresi nel range 3,89-26,8 ng/mL (nanogrammi/millilitro). 
Le cause della carenza possono essere rappresentate da:

  • Aumentato fabbisogno: rientrano in questa casistica le condizioni di gravidanza e allattamento già analizzate nei passaggi precedenti;
  • Riduzione dell’assorbimento: tale fenomeno può essere provocato dall’assunzione di alcuni farmaci (barbiturici, contraccettivi orali), eccessivo consumo di alcol, diabete di tipo 1, celiachia, altre patologie correlate a malassorbimento intestinale.

Ma cosa significa avere i folati bassi: quali sono le malattie legate alla loro carenza?
Quando i livelli di folati sono bassi possono subentrare patologie quali l’anemia (in particolare l’anemia macrocitica megaloblastica, dovuta alla sintesi insufficiente di emoglobina e globuli rossi) e le neuropatie (condizioni associate alla comparsa di formicolio e altri sintomi provocati dall’interessamento nei nervi periferici). 
Il dosaggio dei folati viene spesso associato ad altri esami finalizzati alla rappresentazione complessiva del quadro clinico del paziente, fra cui l’emocromo completo, il dosaggio della vitamina B12, dell’acido metilmalonico e dell’omocisteina, oltre alla ricerca degli anticorpi anti-fattore intrinseco e al test di Schilling.

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