Via Olgettina, 60 - 20132 Milano (MI) Mappa
Via Provinciale per Arnesano Km 4 - 73100 Lecce (LE) Mappa
Cos’è la brachiterapia endocavitaria?
La brachiterapia endocavitaria è un trattamento che consiste nell’inserimento di sorgenti radioattive sigillate in una cavità naturale del corpo per un intervallo di tempo prestabilito, allo scopo di trattare una patologia tumorale ivi presente. Si tratta di una sorta di radioterapia interna che permette di concentrare dosi elevate di radiazioni in un’area limitata del corpo: la brachiterapia endocavitaria rientra nella macroarea della Radioterapia interventistica.
Lo scopo del trattamento, che può essere erogato in associazione ad altre cure oncologiche (chemioterapia, radioterapia, chirurgia), può essere curativo o palliativo.
Non richiede digiuno, ma può essere necessario seguire altre norme di preparazione: consigliamo di chiedere al medico informazioni precise in merito.
In alcuni casi, può essere somministrata una lieve sedazione.
L’area medica a cui fa riferimento questa prestazione è quella dell’Oncologia e si muove a stretto contatto con quelle della Fisica sanitaria e delle altre branche mediche di pertinenza (Ginecologia, Radioterapia oncologica, Anestesiologia e rianimazione).
Dove fare la brachiterapia endocavitaria?
Dovendo sottoporsi a questo trattamento, è utile informarsi sui Centri di riferimento che lo eseguono.
Come si svolge?
La brachiterapia endocavitaria si esegue introducendo la sorgente radioattiva in forma sigillata all’interno di un organo cavo (ad esempio, cervice uterina, endometrio, esofago, trachea, bronchi, vie biliari, intestino retto, uretra). La sorgente, che può essere costituita da materiali quali l’iridio 192 o altro, può avere forme diverse.
La procedura prevede l’uso di speciali dispositivi (detti applicatori), che contengono la sorgente radioattiva, la veicolano all’interno della cavità da trattare e la mantengono in sede per tutta la durata della terapia. L’inserimento dell’applicatore avviene sotto guida fluoroscopica o tomografica (TC). Una volta posto in sede, in esso viene caricata la sorgente, che dovrà irradiare temporaneamente il tessuto locale. La posizione e la durata dell’applicazione vengono calibrate per ottimizzare l’azione sul tumore e minimizzare l’esposizione dei tessuti sani.
La brachiterapia endocavitaria dura complessivamente qualche ora, in funzione della cavità che è necessario raggiungere, anche se la terapia radiante viene eseguita in intervalli di tempo più limitati. Viene effettuata in regime ambulatoriale o di Day Surgery.
Questo trattamento viene di solito eseguito dopo che il paziente si è sottoposto ad un ciclo di radioterapia a fasci esterni. Il numero delle sedute e la loro distanza nel tempo dipendono dal tipo di tumore.
Rischi: quanto durano gli effetti?
Data la natura della sorgente, esiste un rischio di esposizione alle radiazioni sia per il personale sanitario che per i familiari, gli amici e tutte le persone che frequentano il paziente. In passato, le sorgenti dovevano restare in loco per tempi più lunghi, costringendo il paziente a rimanere isolato e i familiari o caregiver a prendere adeguate precauzioni per non correre rischi. Oggi, invece, le apparecchiature disponibili permettono di erogare l’irradiazione in tempi più brevi. Il paziente non deve essere ricoverato, ma rimane in ospedale il tempo strettamente limitato a quello necessario a sottoporsi alla brachiterapia e torna a casa non appena la sorgente radioattiva viene rimossa.
Dopo che la sorgente è stata rimossa, non c’è più ragione di temere che altre persone che vengono in contatto con il paziente siano a rischio.