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Cos’è l’esame citologico da agoaspirato della tiroide e quanti giorni servono per l’esito?
L’esame citologico da agoaspirato della tiroide consiste nell’analisi tramite microscopio ottico di cellule prelevate con ago sottile da un nodulo tiroideo.

L’esito di questo test entra a far parte degli elementi che lo specialista Endocrinologo è chiamato a valutare ai fini diagnostici, in cooperazione con gli altri specialisti coinvolti (Chirurgo, Radiologo, Medico Nucleare).

Quanto dura un esame citologico? L’esame dura da 15 a 20 minuti, ma l’intera procedura di preparazione e refertazione impiega circa 7 giorni lavorativi, a seconda della complessità del quesito diagnostico e degli approfondimenti necessari per arrivare alla diagnosi.

Quanto è doloroso l’agoaspirato dalla tiroide? La puntura provoca un lieve fastidio, non diverso da quello delle iniezioni in generale.

Come si vede se il nodulo tiroideo è maligno?
L’esame citologico da agoaspirato della tiroide permette di distinguere la natura dei noduli: dai noduli ad alto rischio di malignità (che devono essere asportati con un intervento chirurgico) ai noduli a rischio di malignità molto basso (che vengono monitorati nel tempo attraverso l’esecuzione periodica di ecografie), con le tipologie intermedie. Questo processo viene definito valutazione citomorfologica. 

La classificazione impiegata è quella della Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica (SIAPEC), che prevede 5 classi di rischio di malignità (da TIR 1 a TIR 5):

  • TIR1campioni inadeguati e/o non rappresentativi con conseguente esito non diagnostico: ad esempio, il campione è di dimensioni troppo piccole o non è stato eseguito correttamente (in questo caso, l’esame deve essere ripetuto a distanza di almeno un mese), oppure è privo di cellularità ma compatibile con lesioni cistiche (il paziente viene invitato a sottoporsi ad un monitoraggio clinico ed ecografico);
  • Nodulo benigno (TIR 2) - l’aspetto delle cellule esclude la presenza di un tumore maligno (rischio di malignità inferiore al 3%): è indicato un follow up clinico ed ecografico con ripetizione dell’agoaspirato nei casi di crescita e/o comparsa di cambiamenti strutturali del nodulo;
  • Nodulo indeterminato (TIR 3) - noduli per i quali non è possibile stabilire in maniera accurata attraverso l’esame citologico la natura benigna o maligna: la diagnosi certa può essere raggiunta solo mediante l’intervento chirurgico e l’analisi istologica della capsula e dei vasi peritumorali;
  • Sospetto di malignità (TIR 4) - la malignità è fortemente sospetta ma non può essere stabilita con assoluta certezza (rischio di malignità atteso pari al 60-80%): in questi casi, l’indicazione è per la chirurgia; nella maggior parte dei casi l’esame istologico conferma la presenza di un carcinoma papillare;
  • Malignità (TIR 5) - rischio di malignità superiore al 95%: il trattamento di scelta è la chirurgia.
Come si svolge? Dopo l’esecuzione di una anestesia locale, viene praticata una puntura nella regione tiroidea, alla base del collo.
Il liquido contenuto nel nodulo viene strisciato su un vetrino, che viene a sua volta inviato ai Laboratori di Anatomia Patologia per la valutazione delle cellule. Il responso del laboratorio è utile alla formulazione della diagnosi, ma non è l’unico elemento che viene considerato allo scopo. Lo specialista Endocrinologo deve tenere conto anche della storia clinica del paziente nel suo complesso, nonché delle caratteristiche ecografiche del nodulo.

Il referto fornisce una descrizione accurata del campione e attribuisce al paziente, sulla base dei criteri precedentemente richiamati, una categoria diagnostica definita e identificabile con un codice numerico.
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