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Cos’è la tipizzazione genomica del virus HPV e quali sono i ceppi più pericolosi?
La tipizzazione genomica del Papillomavirus (HPV, Human Papilloma Virus) è un esame diagnostico anche definito con la sigla HPV-DNA test che consente di identificare con certezza la presenza del virus HPV nelle cellule della cervice uterina. In particolare, permette di rilevare la presenza dei genotipi del virus ritenuti ad alto rischio per lo sviluppo del tumore del collo dell’utero (carcinoma cervicale), che si differenziano nella sostanza da quelli a basso rischio di trasformazione neoplastica e associati alla comparsa di verruche genitali (condilomi). Come è noto, infatti, il ruolo del virus HPV come fattore primario nello sviluppo di questo tipo di tumore è stato accertato.
La tipizzazione genomica del Papillomavirus è una procedura più precisa rispetto sia al Pap Test che alla colposcopia.
L’area di riferimento è quella della Biologia molecolare.
Come si svolge?
In maniera analoga a quanto avviene per l’esecuzione del Pap Test, il Ginecologo utilizza uno strumento che permette la visualizzazione e l’accesso al collo dell’utero (speculum). In questo modo preleva del materiale in zona eso-endocervicale e/o nel meato urinario esterno con l’utilizzo del citobrush, un piccolo spazzolino.
Successivamente al prelievo, il campione di cellule provenienti dal collo dell’utero viene sottoposto ad estrazione del DNA, ad amplificazione genica con metodica PCR e all’analisi dell’eventuale espressione dei geni virali. Il metodo PCR (HPV-DNA) è quello caratterizzato dalla maggior sensibilità e specificità e è in grado di identificare tutti i genotipi di HPV.
L’esame è breve (ha una durata media di 5-10 minuti) e non è doloroso. In alcuni casi è possibile avvertire un lieve fastidio durante il prelievo e si possono verificare lievi sanguinamenti nelle ore successive.
Come leggere il referto e cosa fare se si è positivi?
La tipizzazione genomica del Papillomavirus permette di rilevare la presenza del virus e fornisce un risultato di due tipi (positivo o negativo). Anche quando è positivo per i genotipi ad alto rischio possono non essere presenti lesioni precancerose o tumorali. In questo caso, la procedura consente di identificare i soggetti a rischio in una fase precoce, nella fase cioè in cui le modificazioni cellulari non sono ancora rilevabili al Pap test. L’esame ha una sensibilità maggiore del Pap test nel rilevare lesioni che possono evolvere in senso maligno, ma una specificità minore, perché è capace di rilevare anche infezioni destinate a risolversi spontaneamente.
Se l’esito è positivo, alla paziente viene prescritta l’esecuzione del Pap test. Se questa procedura mette in evidenza una alterazione cellulare viene effettuata una colposcopia e successivamente, se indicata, una biopsia della cervice uterina.
Se l’esito è negativo, viene consigliato di ripeterlo a distanza di 5 anni.
La tipizzazione genomica del Papillomavirus è un esame di screening raccomandato a partire dai 30 anni di età.
Preparazione
Per ottenere risultati attendibili è necessario evitare di: