Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): come scegliere la struttura sanitaria?
Per la “Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)” il Ministero della Salute indica la percentuale di sopravvivenza a un mese dal ricovero, indice dell’efficacia delle cure prestate. In particolare, è preferibile optare per strutture che abbiano una
sopravvivenza a 30 giorni dal ricovero superiore al 93% dei casi.
Approfondisci l'indicatore relativo al numero di pazienti colpiti da BPCO riacutizzata che sopravvive nei 30 giorni successivi al ricovero.
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): che cos'è?
Le vie respiratorie hanno una forma simile ad un albero con tante ramificazioni (bronchi) che si fanno via via sempre più piccole e che terminano negli alveoli polmonari, dove il sangue riceve l’ossigeno di cui necessita.
La
Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una malattia delle vie respiratorie (nello specifico dei bronchi e polmoni) che provoca una parziale ostruzione delle vie aeree, quindi causa una riduzione persistente del flusso di aria ai polmoni, soprattutto in uscita. Le pareti dei bronchi sono infiammate, rigonfie e ispessite, determinando un’ostruzione al passaggio di aria. Si parla di malattia cronica in quanto, come per tutte le malattie croniche, pur esistendo diversi farmaci per trattare i sintomi, non si guarisce e l’infiammazione cronica che viene a generarsi non può essere curata in modo definitivo. La BPCO tende ad essere progressiva e, se non trattata, a peggiorare nel tempo (soprattutto se non viene eliminata la causa) e, ad aggravare il tutto, l’infiammazione cronica aumenta la predisposizione alle infezioni respiratorie di origine virale, batterica o fungina. Sebbene non si possa curare la BPCO è possibile trattarla in modo da rallentarne la progressione, permettendo così alla persona di mantenere uno stile di vita libero dai sintomi della malattia.
La BPCO è attualmente la terza causa di morte nel mondo con oltre 3 milioni di morti l’anno. In Europa la percentuale delle persone affette è attorno al 12%, mentre in Italia, secondo i dati ISTAT, le persone affette da BPCO risultano essere il 5,6%, percentuale in aumento anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della maggiore diffusione di fattori di rischio quali fumo e inquinamento. La BPCO viene spesso diagnosticata tardivamente, perché, soprattutto i fumatori, tendono a convivere con la malattia e non sono a conoscenza dei sintomi e dei fattori di rischio prevenibili. La diagnosi avviene, quindi, quando i sintomi sono più evidenti richiedendo l’intervento del medico o un accesso in Pronto Soccorso al manifestarsi delle riacutizzazioni della malattia.
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la classificazione
Per BPCO si intendono diverse condizioni mediche che hanno generalmente le caratteristiche sopra descritte. Le più importanti:
- La bronchite cronica;
- L'enfisema polmonare.
La bronchite cronica è l'infiammazione persistente dei bronchi e responsabile di una marcata produzione di muco che tende a ristagnare diventando più difficile da espellere, ed un ispessimento delle pareti dei bronchi.
L’enfisema polmonare è una malattia cronica degli alveoli (ovvero le piccole camere in cui si raccoglie l’aria inspirata) che non funzionano più a dovere, determinando pertanto severe difficoltà nell'ossigenare il sangue.
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): le cause e i fattori di rischio
La BPCO nasce a causa del continuo ingresso, insieme all’aria, di particelle dannose per i polmoni nel corso di molti anni. La causa principale e più frequente di questo flusso di sostanze nocive è il fumo di tabacco, in particolare quello di sigaretta (circa il 15 - 50% dei fumatori sviluppano la malattia). Anche il fumo passivo può contribuire parzialmente allo sviluppo della malattia. Più raramente, la BPCO può essere causata da alterazioni genetiche che si hanno sin dalla nascita, come il deficit di
alfa1-antitripsina, una condizione ereditaria caratterizzata dalla carenza di una proteina che normalmente protegge i polmoni. Tra i fattori di rischio ambientali devono essere menzionati anche l'esposizione a polveri, sostanze chimiche (silice e cadmio ad esempio), vapori o fumi irritanti all'interno dell'ambiente di lavoro. Meno influenti, ma sempre nocivi per le vie aeree, sono invece l'inquinamento dell’aria da smog e polveri sottili e quello presente all'interno degli ambienti chiusi (provocato dalle emissioni di stufe, apparecchi elettrici, impianti di aria condizionata ecc.).
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): i sintomi
La BPCO si manifesta inizialmente con la tosse, presente quasi sempre al risveglio (in quanto durante la notte il
muco ristagna più facilmente). Il respiro affannoso, invece, può manifestarsi sotto sforzo, portando il paziente spesso a credere che la causa sia l’invecchiamento o il declino delle condizioni fisiche. Col progredire della malattia l’affanno si aggrava, soprattutto se il soggetto è un fumatore. Potrebbe esserci dolore durante la deglutizione, fiato corto, febbre (in caso il ristagno dei muchi provochi un’infezione delle vie aeree), dolori articolari, raucedine, debolezza generale e
disturbi del sonno.
Inoltre, essendo le persone affette da BPCO più suscettibili a infezioni dell'apparato respiratorio, occasionalmente questa sintomatologia può aggravarsi. Con il progredire della malattia questi episodi tendono comunque a divenire sempre più gravi, fino a causare una limitazione delle normali attività quotidiane (come salire le scale o fare una passeggiata).
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la diagnosi
Il principale strumento diagnostico per la BPCO è la
spirometria, un esame che viene effettuato tramite una sorta di boccale collegato a un computer che analizza la capacità dei polmoni di immagazzinare aria. La malattia è stata classificata in quattro stadi, in base ai diversi livelli di gravità:
- Soggetto che presenta tosse ma normale alla spirometria;
- Malattia lieve, caratterizzata da una leggera riduzione della capacità respiratoria;
- Malattia moderata, caratterizzata da una riduzione più consistente della capacità respiratoria o sintomi più gravi;
- Malattia severa caratterizzata da forte riduzione della capacità respiratoria oppure segni clinici molto gravi.
In caso di sospetto enfisema polmonare il medico potrà prescrivere una
radiografia o una
TAC del torace per avere una diagnosi più precisa.
Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la terapia
La terapia per la BPCO consiste in un trattamento farmacologico e non farmacologico, e hanno l’obiettivo di fermare la progressione della malattia e di ridurre la gravità dei sintomi.
I farmaci più indicati sono i broncodilatatori, somministrati sotto forma di piccole bombolette o via aerosol. Questi farmaci sono in grado di dilatare le vie aeree e garantire così il maggior flusso possibile di aria. È importante che la terapia venga assunta regolarmente secondo le indicazioni del medico affinché il paziente possa beneficiarne pienamente. Per le forme più gravi, oltre ai broncodilatatori, possono essere utilizzati anche antinfiammatori a base di
cortisone, in associazione o meno all’ossigenoterapia.
Ai pazienti si raccomanda, oltre alla cessazione del fumo, anche una regolare attività fisica (con particolare enfasi sugli esercizi specifici di respirazione) e di vaccinarsi regolarmente contro malattie che potrebbero aggravare ulteriormente la funzionalità polmonare, come in caso di
influenza o polmonite da pneumococchi.