Dolore al petto sinistro o destro: cause, sintomi e rimedi

Dolore al petto sinistro o destro: cause, sintomi e rimedi

Indice

Domande e risposte

Introduzione: mi punge il petto?

La sensazione di dolore (o fastidio, malessere) avvertita a livello del petto è una condizione molto diffusa: si stima che riguardi, nel corso della vita, 4 persone su 10. È la seconda causa per la quale ci si rivolge al Pronto Soccorso.

Il petto è la parte anteriore del torace, situata fra il collo e la cavità addominale, dalla quale è separato dal muscolo diaframma. Si tratta di un’area che contiene:
  • Numerosi organi: polmoni, cuore, esofago, trachea;
  • Grandi vasi: primo fra tutti l’aorta, l’arteria più grande del corpo, che smista il sangue ossigenato proveniente dai polmoni verso tutti i tessuti;
  • Ossa: le costole, lo sterno;
  • Muscoli: principalmente i muscoli respiratori.
Dunque, cosa significa avere dolore al petto?

Questo sintomo può essere indotto da diverse cause, che devono essere individuate prima di stabilire l’approccio terapeutico. Il discorso cambia nel caso in cui si sospetti una patologia coronarica acuta, che può mettere in pericolo la vita del paziente e richiede un intervento rapido.

La ricerca delle cause non è sempre un’operazione lineare: lo stesso quadro clinico può infatti associato a un dolore di diversa entità in persone diverse, perché influenzato dalla componente emotiva.

Il dolore può essere localizzato in un punto preciso del torace oppure irradiarsi verso un braccio, la schiena o l’addome. Allo stesso modo, il dolore avvertito al petto, a destra o a sinistra, in alto o in basso, può essere la conseguenza di un’alterazione che riguarda altri organi. 

A seconda delle cause sono disponibili rimedi di diverso tipo (naturali, medici, chirurgici).

Quando rivolgersi al pronto soccorso?

Il dolore al petto è associato, nell’inconscio collettivo, all’infarto. Ma le cause di questo sintomo possono essere anche molto banali.

Occorre dunque capire quando il dolore al petto deve preoccupare, come distinguerne le diverse origini e come riconoscere le circostanze che impongono di recarsi in Pronto Soccorso.

Ho dolore al petto quando respiro: cosa può essere? Uno dei criteri più attendibili per distinguere un dolore di origine cardiaca da uno proveniente da altri distretti è quello di respirare profondamente e osservare se la sua intensità si modifica. Se la risposta è positiva, molto probabilmente non si tratta di una patologia che interessa il cuore (dolore intercostale…).

Non drammatizzare sintomi generici, ma non esitare nel rivolgersi al Pronto Soccorso se:
  • Avverti una sensazione di pressione, oppressione al petto, angoscia e morte imminente;
  • Il dolore al petto non è intermittente, ma fisso, e peggiora con il trascorrere del tempo o costante per più di 10 minuti e non trova altra spiegazione;
  • Hai anche affanno e fiato corto, nausea o vomito, sudorazione profusa;
  • Hai una storia di pregresse malattie cardiovascolari o comunque un rischio cardiovascolare documentato (fumi, sei anziano, diabetico, sovrappeso…).
Benché siano più frequenti negli anziani, le patologie correlate a questo sintomo possono colpire anche i giovani.

Nei prossimi paragrafi affronteremo le cause di maggior interesse clinico alla base del dolore al petto.

Infarto miocardico

L’infarto miocardico è una sindrome coronarica acuta in cui l’occlusione di una o più coronarie lascia un’area più o meno estesa del cuore priva di irrorazione sanguigna, provocandone la necrosi. Malgrado gli eventi che si verificano nel tessuto cardiaco siano i medesimi, i casi di infarto possono manifestarsi con diversa sintomatologia. Alcuni pazienti descrivono sintomi sfumati, mentre altri avvertono segnali molto più marcati.

La patologia cardiovascolare è la prima causa di morte nel mondo; l’infarto miocardico uccide, solo in Italia, 36.000 persone all’anno.
Negli Stati Uniti la metà delle persone colte da infarto muore prima di arrivare in ospedale: un aspetto che sottolinea l’impatto della tempestività sulle possibilità di sopravvivenza


Cosa succede durante l'infarto miocardico

L’infarto è provocato dall’ostruzione delle coronarie, le piccole arterie che nutrono il cuore, ad opera di un trombo. A valle del blocco (un trombo), l’afflusso di sangue si riduce, causando ischemia nei tessuti: è questa condizione a generare, nella maggior parte dei casi, il dolore, che compare in alto nel petto. 

Se la circolazione non viene ripristinata in breve tempo, il tessuto ischemico va incontro a danni irreversibili e successivamente muore. Maggiore è l’intervallo di tempo in cui le cellule del miocardio rimangono senza sangue e più estesi saranno i danni

Un cuore che sopravvive ad un infarto grave ha comunque lesioni tali da penalizzarne fortemente la funzione. Ciò spiega perché molti pazienti con infarto pregresso vadano incontro nel tempo a condizioni come lo scompenso cardiaco.


Sintomi

La sintomatologia dell’infarto è ricca e varia e può comprendere:

  • Dolore (o fastidio) al petto, perlopiù sinistro, dietro allo sterno, che può irradiarsi alle braccia, alla spalla sinistra (vicino all’ascella), alla schiena, al collo, alla mandibola e allo stomaco. Non è localizzato puntualmente, ma diffuso: alla domanda su dove senta dolore il paziente indica il petto con la mano aperta, non con la punta del dito. Nelle donne il dolore è più centrale che verso sinistra, a differenza che nell’uomo e questo fattore può essere alla base di molte diagnosi ritardate;
  • Senso di costrizione, pesantezza al petto;
  • Difficoltà nella respirazione (respiro corto, dispnea);
  • Pesantezza allo stomaco, avvertita dal paziente come un’indigestione o come bruciore di stomaco;
  • Nausea o vomito;
  • Vertigini, sensazione di stordimento, capogiri;
  • Sudorazione profusa;
  • Aritmia (tachicardia);
  • Angoscia e sensazione di morte imminente.

Il dolore al petto (centrale, di solito, ma anche destro o sinistro) associato a febbre e altri sintomi respiratori può rientrare fra i sintomi di COVID-19. 

Infografica che illustra i sintomi dell'infarto miocardico

Come si riconosce l’infarto

È fondamentale che la diagnosi di infarto miocardico sia tempestiva, per poter procedere con la terapia e ripristinare la circolazione sanguigna nelle aree ischemiche nel più breve tempo possibile.

La diagnosi di infarto viene effettuata sulla base di:
  • Elettrocardiogramma (ECG): è il test più importante perché fornisce il quadro della situazione, ma non sempre ha valore diagnostico;
  • Esami del sangue: vengono valutati gli enzimi cardiaci (LDH…) e altre sostanze contenute nelle cellule del cuore (come la troponina), rilasciate nel sangue dopo la necrosi e utilizzati come markers biologici dell’infarto;
  • Angio TAC: rileva i trombi eventualmente presenti nelle coronarie;
  • Coronarografia con mezzo di contrasto: individua i trombi, ma è meno sensibile dell’angio TAC.


Come si cura

Il trattamento dell’infarto miocardico prevede:
  • La somministrazione immediata (nel punto in cui il paziente viene soccorso) di farmaci antiaggreganti piastrinici (come l’acido acetilsalicilico) e di ossigeno;
  • La somministrazione in ospedale di farmaci trombolitici (che sciolgono il coagulo, ripristinando la corretta circolazione del sangue nelle coronarie), anticoagulanti (come l’eparina, che previene la formazione di nuovi coaguli) e antianginosi (nitroglicerina) e la prosecuzione dell’infusione di antiaggreganti (acido acetilsalicilico, clopidogrel);
  • Angioplastica coronarica: al paziente viene applicato uno stent coronarico, ossia un dispositivo inserito in un’arteria del braccio e posizionato nella coronaria occlusa, allo scopo di aprirla e mantenerla pervia;
  • Bypass aortocoronarico: in caso di necrosi estesa, il cardiochirurgo può scegliere di eseguire l’applicazione di un bypass aortocoronarico. In questo caso, al paziente viene prelevato un vaso della gamba, con cui viene costruito un ponte, inserito a livello coronarico per bypassare il blocco.
Successivamente al trattamento d’urgenza, il paziente deve essere monitorato dal punto di vista cardiologico e acquisire abitudini che limitino i fattori di rischio (abolire il fumo da sigaretta, controllare la pressione arteriosa, adottare un regime alimentare equilibrato e povero di grassi di origine animale).


Complicanze

Subito dopo un infarto miocardico, il quadro dell’attività cardiaca è molto instabile e possono verificarsi complicanze anche gravi per il paziente:
  • Scompenso cardiaco congestizio: si verifica quando il cuore non riesce più a pompare il sangue e causa la formazione di edemi (gonfiori) negli arti inferiori e difficoltà respiratorie (dispnea);
  • Rottura del cuore: si verifica in un caso su 10 di infarto e porta a morte entro 5 giorni dall’evento;
  • Aritmie: possono verificarsi aritmie potenzialmente fatali, come la fibrillazione ventricolare.

Ansia

Molte persone che abitualmente soffrono di attacchi d’ansia sanno riconoscere il dolore al petto causato da questa emozione. Un dolore che può assumere connotati differenti nelle diverse persone e che si accompagna ad un senso di costrizione, di oppressione avvertito al petto.

La persona che ne viene colpita sente la respirazione farsi superficiale ed accorciarsi sempre di più, tanto da avere quasi la sensazione di acqua alla gola. Talora il dolore può essere trafittivo e mimare un vero e proprio attacco di cuore.

I soggetti nuovi a questa esperienza possono facilmente confondere l’origine del dolore al petto e domandarsi se sia causato dall’ansia o da un infarto imminente. Non è raro che si precipitino in ospedale, dove vengono sottoposti ad approfondimenti diagnostici e tranquillizzati con una diagnosi comunque non trascurabile ma molto più rassicurante.

Il disturbo d’ansia generalizzato non deve essere confuso con i normali episodi di apprensione e tensione che possono costellare in maniera più o meno densa le nostre esperienze quotidiane. L’ansia patologica è un’emozione che interferisce con le attività professionali e con le relazioni sociali, limitandole drammaticamente.

I sintomi indotti dal disturbo d’ansia generalizzato (DAG) possono essere: 
  • Stati importanti di contrattura muscolare: non è raro, fra le persone che ne soffrono, il bruxismo, ossia la tendenza a digrignare i denti durante il sonno. Questa abitudine disturba la fisiologia del sonno, causando una sensazione di stanchezza durante il giorno, difficoltà nel trovare la concentrazione e dolore alla mandibola ed alle ossa mascellari;
  • Vertigini, confusione mentale, formicolio agli arti;
  • Tachicardia e dolore al cuore (presente nel 10% dei pazienti), accompagnato da difficoltà respiratorie e sensazione di soffocamento; il dolore al petto da ansia è percepito inizialmente come una serie di punture di spilli locali che poi diventa oppressione (non di rado il paziente racconta al medico il sintomo usando l’espressione “Mi punge il petto a sinistra”); 
  • Ripercussioni sull’apparato digerente: difficoltà a deglutire, digestione lunga e laboriosa, inappetenza, nausea;
  • Mal di testa;
  • Irritabilità, nervosismo, ipersensibilità agli stimoli, tensione continua.
Confondere le cause del sintomo e credere che il dolore al petto sia causato da un infarto imminente non fa che peggiorare lo stato di preoccupazione, innescando un circolo vizioso che si autoalimenta. 

È importante ricordare che:
  • Il dolore al petto da ansia compare generalmente a riposo, mentre quello associato a problemi cardiaci durante o dopo uno sforzo;
  • Il dolore dovuto all’ansia si riduce di intensità quando l’agitazione si attenua (dolore che va e che viene), al contrario di quello da infarto, che rimane costante o peggiora con il trascorrere del tempo.
La diagnosi di DAG viene posta quando sono presenti almeno tre sintomi psicofisici fra quelli specificati nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) in aggiunta all’ansia e alla preoccupazione persistenti e non commisurate all’effettiva gravità degli eventi o prive di fattori scatenanti.

Come farlo passare? Nelle forme lievi, puoi ricorrere a rimedi naturali, ad esempio trattamenti a lungo termine con estratti vegetali, associati alla pratica di mindfulness e altre attività di supporto. Nei casi più severi vengono prescritti dei farmaci. 

Anche l’attacco di panico può simulare, in parte, un infarto, determinando tipicamente la comparsa del dolore toracico e dell’affanno, nonché gli aspetti emotivi dell’angoscia e della sensazione di morte imminente.

Angina pectoris 

L’angina pectoris è una sindrome coronarica acuta che provoca una riduzione temporanea del flusso di sangue al cuore. L’ischemia indotta provoca spasmi coronarici, che sono responsabili del dolore tipico di questa malattia, ma non è tale da causare la necrosi. Questa è la principale differenza con l’infarto.

Il dolore al petto da angina è localizzato a sinistra, dietro allo sterno e può irradiarsi, come quello da infarto, al braccio sinistro, al collo e alla schiena.

Il termine angina deriva dal greco αµχουη, termine che indica sia l’angoscia che la costrizione, entrambi presenti nelle manifestazioni anginose.


Come si manifesta l'angina pectoris

Generalmente, l’attacco di angina è scatenato dall’affaticamento fisico o emotivo e migliora se il paziente si mette a riposo e si tranquillizza: un aspetto che può aiutare a distinguere questa condizione dall’infarto.

La diagnosi di angina pectoris viene posta dopo l’esecuzione di:
  • Elettrocardiogramma (ECG): registra l’attività elettrica del cuore e ne fornisce un quadro complessivo. E’ anche possibile effettuare un monitoraggio delle 24 ore dell’attività cardiaca, con l’Holter;
  • Test di tolleranza allo sforzo: è la registrazione dell’elettrocardiogramma mentre il paziente è sotto sforzo (generalmente mentre sta pedalando alla cyclette) fino al raggiungimento del massimale di sforzo;
  • Scintigrafia miocardica: valuta l’ischemia da sforzo nei pazienti con ECG dubbio. E’ una procedura che richiede l’infusione di un tracciante radioattivo;
  • Ecocardiogramma: è una procedura di imaging che visualizza le strutture anatomiche che compongono il cuore ed il loro funzionamento;
  • Coronarografia: è l’esplorazione angiografica delle coronarie, dopo iniezione di un mezzo di contrasto;
  • TAC cardiaca: valuta la presenza di calcificazioni dovute ad aterosclerosi;
  • RM cardiaca: fornisce immagini dettagliate della struttura del cuore e di eventuali alterazioni morfologiche.


Come si cura

La terapia dell’angina comprende farmaci che trattano le crisi acute e farmaci impiegati per il trattamento a lungo termine, che ha lo scopo di ridurre il rischio di infarto:

  • Nitrati: la trinitrina (nitroglicerina) dilata le coronarie, dando sollievo al dolore e al senso di costrizione;
  • Calcio antagonisti: anch'essi sono vasodilatatori;
  • Antiaggreganti: acido acetilsalicilico e clopidogrel limitano il rischio di formazione di trombi;
  • Beta-bloccanti.
Come nel caso dell’infarto miocardico, la terapia dell’angina prevede l’adozione di misure comportamentali che riducano i fattori di rischio.

Aneurisma dell'aorta

L’aneurisma è una dilatazione permanente della parete arteriosa, congenita o acquisita, uno sfiancamento in corrispondenza del quale la parete si assottiglia e che espone l’arteria al rischio di rottura.
L’aneurisma dell’aorta è fra le cause più pericolose di dolore al petto. Il rischio maggiore è rappresentato dalla lacerazione della parete aortica, che causa dolore intenso, improvviso a livello del torace e della schiena e sanguinamento profuso nella cavità toracica e/o addominale. L’emorragia addominale può portare a morte il paziente in tempi brevissimi. Le statistiche dicono che l’80% dei pazienti muore prima di arrivare in ospedale e il 50% dei sopravvissuti non supera l’intervento eseguito in emergenza.

L’aneurisma aortico colpisce il 3-6% della popolazione fra i 65 e i 74 anni.


Cause

Mentre l’aneurisma congenito è una malformazione presente fin dalla nascita, quello acquisito è dovuto a condizioni patologiche quali:
  • Aterosclerosi: la formazione di depositi di colesterolo sulla parete interna delle arterie (placche ateromatose) ostacola il passaggio del sangue; calcificando, inoltre, le placche rendono le arterie rigide (aterosclerosi) e più soggette a rottura;
  • Ipertensione: il sangue sotto pressione traumatizza la parete arteriosa, che può cedere nei punti in cui è più fragile (ad esempio a livello delle placche).


Sintomi

La presenza dell’aneurisma comprime gli organi circostanti e scatena e può scatenare dolore al petto e sintomi quali disfagia (difficoltà nella deglutizione), affanno e mutamenti nel tono della voce.
 

Diagnosi

In caso di dolore toracico nei pazienti a rischio cardiovascolare il cardiologo o il chirurgo vascolare possono prescrivere l’esecuzione di un’ecografia per valutare l’eventuale presenza di un aneurisma.
Se la diagnosi è positiva e non sussistono le condizioni per l’esecuzione dell’intervento (l’unico tipo di terapia possibile), il paziente viene monitorato con ecografie periodiche allo scopo di tenere sotto controllo le dimensioni dell’aneurisma.


La chirurgia dell'aneurisma aortico

Esami più sofisticati come TAC e RM vengono utilizzati per studiare l’aneurisma in previsione dell’intervento chirurgico durante il quale viene ricostruita la parete aortica.

L’intervento programmato ha una mortalità del 3%, valore non confrontabile con quello relativo alla gestione dell’emergenza. Malgrado ciò, non tutti i pazienti affetti da aneurisma vengono sottoposti a chirurgia: per ognuno il cardiochirurgo e il chirurgo vascolare valutano il rapporto rischio-benefici.

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Cardiomiopatia ipertrofica

La cardiomiopatia ipertrofica è l’ispessimento del muscolo cardiaco, che lo rende meno elastico e dunque meno efficiente nel pompare il sangue.
Si tratta di una patologia che non sempre si manifesta con sintomi specifici e che permette spesso una vita normale.

Quando presenti, i sintomi sono:
  • Vertigini;
  • Aritmie;
  • Fatica a respirare;
  • Dolore al petto;
  • Scompenso cardiaco;
  • Ischemia miocardica.
La causa della cardiomiopatia ipertrofica è una mutazione genetica: pertanto la patologia è cronica e necessita di monitoraggio e di terapia farmacologica continua. La diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica viene effettuata attraverso l’esecuzione di un elettrocardiogramma e di altre indagini sull’attività cardiaca, quali l’ecocardiogramma e l’holter. E’ inoltre utile eseguire test genetici per valutare la presenza della mutazione.

La cardiomiopatia ipertrofica viene trattata con farmaci che proteggono il cuore da eccessivi sforzi (beta-bloccanti e calcio antagonisti) e con la chirurgia nei casi in cui si renda necessario ridurre l’ispessimento del miocardio.

Lo sforzo cui va incontro il cuore affetto da questa malattia può causare la comparsa dello scompenso cardiaco congestizio, condizione che richiede un trattamento cronico.
Infografica che raffigura il fenomeno della cardiomiopatia ipertrofica

Pericardite

La pericardite è l’infiammazione della membrana che avvolge il cuore (pericardio). La funzione fisiologica del pericardio è quella di assicurare al cuore la possibilità di dilatarsi e comprimersi durante la sua attività di pompaggio, senza creare attrito con le strutture anatomiche circostanti.

Il sacco pericardico è umidificato dalla presenza di un liquido lubrificante. Quando il pericardio si infiamma, aumenta la secrezione di fluido, che si accumula e comprime il cuore e gli organi attigui. Questo fenomeno scatena il dolore al centro del torace.


Cause

Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali, mentre quelle batteriche sono meno frequenti. La pericardite può sopraggiungere anche come effetto collaterale della chemioterapia del tumore o in conseguenza di altre patologie, in particolare alcune malattie autoimmunitarie (lupus). La pericardite è più frequente negli individui di sesso maschile di età compresa fra i 20 ed i 50 anni.


Sintomi

Il dolore al petto è il sintomo sempre presente, diverso rispetto a quello da infarto miocardico perché tende a cambiare di intensità nelle varie fasi della respirazione (può essere intermittente) e a modificarsi quando il paziente è sdraiato in posizione supina.

I sintomi sono quelli tipici dello scompenso cardiaco, perché le circostanze sono le stesse: il cuore, compresso, non riesce a pompare sangue e il rallentamento della sua attività provoca il ristagno dei liquidi nei tessuti.
 

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata sulla base dell’auscultazione: il cardiologo sente il rumore tipico prodotto dallo sfregamento dei foglietti pericardici. La conferma viene da elettrocardiogramma ed ecocardiogramma.


Come si cura

La terapia prevede l’assunzione di antipireticiantinfiammatori per il controllo dell’infezione (anche antibiotici se l’eziologia è batterica). E’ inoltre importante che il paziente stia a riposo, per non affaticare ulteriormente un cuore già provato.
Nelle forme più gravi, può rendersi necessario somministrare dei cortisonici.
Nei casi in cui l’accumulo di liquido nel sacco pericardico sia importante, si effettua una puntura per drenarlo.

Esofagite da reflusso

L’esofagite da reflusso si verifica a causa della risalita nell’esofago (spesso fino alla gola) degli acidi prodotti dallo stomaco (reflusso gastroesofageo), dovuta a una mancanza di tenuta della valvola situata fra i due organi (cardias). Al contrario dello stomaco, internamente rivestito da una mucosa protettiva, l’esofago è vulnerabile all’attacco dei succhi acidi. Quando viene a contatto con il contenuto gastrico, si infiamma e può scatenare un dolore retrosternale bruciante (soprattutto centrale e in basso) che si irradia alle braccia e alla schiena, alle spalle e alle scapole.

Talvolta, i dolori da reflusso sono così simili a quelli dell’infarto, da far temere il peggio. Popolare la scena di La Guerra dei Roses, commedia americana degli anni ’80 nella quale Michael Douglas si precipita in Pronto Soccorso con tutti quelli che ritiene i sintomi paradigmatici dell’infarto. Salvo poi scoprire di avere semplicemente esagerato con le pietanze cucinate dall’odiata consorte Kathleen Turner.

Ho dolore al petto mentre mangio e deglutisco: cosa può essere? I sintomi dell’esofagite compaiono soprattutto dopo mangiato, di sera o di notte e se si indossano cinture strette, oppure la mattina al risveglio. Talvolta, il dolore non è facilmente riconducibile ad un disturbo digestivo, perché la risalita degli acidi può non essere avvertita in sé dal paziente.

Il reflusso gastroesofageo viene diagnosticato attraverso la gastroscopia (esofagogastroduodenoscopia). In alcuni casi può essere dovuto alla gastrite causata da un’infezione da Helicobacter pilori.

Nelle forme lievi il medico consiglia una dieta e una serie di abitudini che hanno lo scopo di tenere a bada la secrezione acida dello stomaco. Quando necessari, possono essere assunti farmaci a base di acido alginico e ialuronico, protettivi della mucosa esofagea da prendere al bisogno.
Nei casi più importanti, il gastroenterologo prescrive gli inibitori della pompa protonica.

Per i pazienti affetti da reflusso gastroesofageo lo stile di vita conta quanto i farmaci nel tenere sotto controllo i sintomi della malattia.
E’ importante:
  • Non sdraiarsi subito dopo avere mangiato;
  • Rinunciare al fumo da sigaretta;
  • Modificare la dieta, da cui occorre eliminare le pietanze elaborate, molto salate o piccsanti;
  • Rinunciare all’alcol e ridurre il consumo di caffè, tè e cioccolato;
  • Mantenere il peso forma.

Il reflusso è spesso presente in gravidanza, ma in genere scompare dopo il parto.

Embolia polmonare

L’embolia polmonare è una circostanza acuta molto grave in cui una o più arterie polmonari sono ostruite da trombi che si sono staccati nelle vene delle gambe e della zona pelvica.

Può essere una conseguenza di disturbi circolatori degli arti inferiori (flebiti, tromboflebiti) o di lunghi periodi di immobilizzazione.

La mortalità associata all’embolia polmonare è molto elevata: nei soli Stati Uniti è causa di morte per 85.000 persone ogni anno su 350.000 nuovi casi.

Il paziente con embolia polmonare ha:

La diagnosi viene effettuata sulla base dell’osservazione dei segni clinici e dell’esecuzione dell’angio TAC.
La terapia dell’embolia polmonare prevede la somministrazione di anticoagulanti e trombolitici.

Infografica che ritrae un'embolia polmonare

Pneumotorace

Lo pneumotorace è l’improvviso collasso del polmone dovuto alla fuoriuscita di aria nello spazio pleurico. Il dolore che ne consegue ha le seguenti caratteristiche:

  • È localizzato a livello del torace;
  • È molto acuto ed intenso;
  • Peggiora durante l’inspirazione e tossendo.

Lo pneumotorace comprime i polmoni e ostacola il ritorno del sangue venoso al cuore.

Può essere causato da traumi oppure da malattie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o alcuni tumori. Deve essere diagnosticato al letto del paziente, perché la situazione di emergenza che comporta non consente di aspettare l’esito dell’esame radiografico. La terapia consiste nell’inserimento di un ago intratoracico per il drenaggio dell’aria.

Infiammazione delle vie respiratorie

L’infiammazione della trachea, dei bronchi e del polmone causa generalmente (anche se non è sempre così) l’insorgenza di dolore al petto. 

In caso di tracheite, ad esempio, si può avere dolore al petto, in regione retrosternale, associato a irritazione e bruciore locale. 

Ho dolore al petto quando respiro: cosa può essere? Nel caso della bronchite, il dolore al petto è dovuto principalmente alla tosse, spesso insistente e continua, soprattutto nelle forme acute. Generalmente, si tratta di un dolore che dura per più giorni: insorge e aumenta progressivamente e che raggiunge la sua massima intensità durante la crisi di tosse. Se la febbre è presente e alta, possono comparire brividi di freddo e altri sintomi tipici. 
Talvolta, nel corso di una bronchite cronica può comparire un dolore al petto trafittivo e lancinante, più frequente dopo qualche giorno di tosse insistente (con o senza muco) e possibile anche nei bambini. Spesso questo fenomeno viene interpretato dal paziente come un aggravamento del processo infettivo e come una sua evoluzione verso la pleurite o la polmonite. Ma nella maggior parte dei casi il dolore è originato da una lesione traumatica dei muscoli intercostali. Un vero e proprio strappo dei muscoli intercostali sollecitati a lungo e violentemente dalla tosse convulsa.
In ogni caso, il medico deve valutare se sia necessario, in presenza di bronchite acuta e dolore al petto persistente, prescrivere approfondimenti diagnostici per rilevare eventuali segni di una polmonite. Fra questi, il principale è la radiografia toracica.

La tosse può essere trattata con rimedi naturali oppure con farmaci specifici.

L’incidenza della polmonite non è infatti trascurabile: in Italia ogni anno è causa di morte per circa 10.000 persone.
Se il paziente viene diagnosticato per polmonite, la terapia può comprendere la somministrazione di antibiotici (le forme batteriche sono responsabili del 20-60% dei casi), il monitoraggio delle condizioni del paziente ed il trattamento di febbre e tosse.

Spesso la polmonite è una complicanza dell’influenza stagionale.

La pleurite è l’infiammazione della membrana che avvolge i polmoni (pleura) e che permette loro di dilatarsi e comprimersi durante la respirazione senza creare attrito con le strutture anatomiche circostanti.

Normalmente i due foglietti che costituiscono la pleura sono solo inumiditi al loro interno da un liquido (liquido pleurico), ma in caso di infiammazione la secrezione aumenta. Il liquido pleurico si raccoglie quindi nella cavità, comprimendo i polmoni e causando difficoltà respiratoria (affanno) e dolore toracico (intenso, acuto e che peggiora inspirando ed emettendo colpi di tosse).

Nei casi in cui questo essudato non si riassorbe, occorre effettuare una toracentesi (inserimento di un ago intratoracico per il drenaggio del liquido).
La causa può essere un’infezione polmonare che si estende alle membrane pleuriche, un tumore o la fibrosi polmonare.

Enfisema polmonare

L’enfisema polmonare è una malattia cronica progressiva che porta alla degenerazione dell’architettura del tessuto polmonare e alla perdita della funzionalità respiratoria.

Uno dei sintomi più caratteristici è la dispnea (difficoltà a respirare), che si accompagna ad alterazioni evidenti nella conformazione del torace. La gabbia toracica assume la tipica forma a botte, attribuendo al paziente una postura definita a spalle sollevate o ad attaccapanni dimenticato nella giacca. 
La respirazione diventa rumorosa e sibilante, perché i bronchi alterati si oppongono al passaggio dell’aria. 

I fattori di rischio sono rappresentati dal fumo da sigaretta, deficit genetici, contestuale presenza di un tumore al polmone.
L’enfisema polmonare viene diagnosticato attraverso la spirometria, l’emogasanalisi arteriosa e la TAC, tramite la quale è possibile osservare le anomalie nella struttura del tessuto polmonare.

La terapia è medica e riabilitativa e ha lo scopo di allenare il paziente a respirare meglio. Quando non funziona, l’unica soluzione è la chirurgia, mirata a rimuovere le aree più compromesse. In alternativa, esiste oggi la possibilità, ma solo in alcune circostanze, di ricorrere al trattamento endoscopico. Il trapianto del polmone viene effettuato quando il paziente ha una capacità respiratoria molto limitata.

Tumore al polmone

Il tumore al polmone resta spesso asintomatico nelle fasi iniziali. Non di rado, infatti, la malattia viene diagnosticata per caso, nel corso di controlli eseguiti per altre ragioni.

I sintomi più comuni, quando si manifestano, sono:
  • La tosse continua, che non passa e che può macchiare di sangue il fazzoletto;
  • La raucedine;
  • Il dolore al petto: il dolore al petto causato dal carcinoma polmonare può intensificarsi con la respirazione e con i movimenti del paziente. La causa può essere rappresentata dal tumore stesso oppure dall’infiammazione della pleura (pleurite) dovuta a infezioni (la cui frequenza è aumentata nella malattia) o metastasi localizzate nelle ossa della gabbia toracica o della colonna vertebrale. Il dolore al petto associato al tumore al polmone aumenta con la tosse o respirando profondamente;
  • La stanchezza;
  • Le frequenti infezioni respiratorie.

La presenza di sintomi ricorrenti e di fattori di rischio (ad esempio il fumo da sigaretta) deve spingere ad un controllo medico.


Consulta le Migliori Strutture per Tumore maligno al polmone (fonte dati PNE):
Migliori Strutture per Tumore maligno al polmone

Patologie costali

Il dolore al petto può avere origine dalle ossa. La frattura o l’incrinatura di una costola (costa) determina l’insorgenza di un dolore acuto, intenso e trafittivo al torace. Il sintomo peggiora con l’inspirazione, può diventare insopportabile con i colpi di tosse e rendere difficili i movimenti degli arti.

Anche l’infiammazione della cartilagine localizzata fra lo sterno e le costole (costocondrite) può scatenare dolore al petto: in questo caso il dolore è irradiato a tutto il torace e alla schiena.

Il dolore al petto può anche essere di origine muscolare, causato da un trauma sportivo.

Herpes zoster

L’Herpes zoster (comunemente noto come fuoco di Sant’Antonio) è un’infezione virale che colpisce i nervi. Può comparire a livello del torace, causando dolore e la comparsa di un’eruzione cutanea che segue il percorso del nervo colpito.

Calcolosi della cistifellea

La presenza di calcoli alla cistifellea può scatenare crisi dolorose all’addome, al petto e alla schiena. Il dolore è generalmente successivo al pasto e associato a nausea e vomito. La calcolosi della colecisti riguarda il 15% della popolazione, soprattutto femminile.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come capire se il dolore è al cuore?

Il dolore al petto potrebbe essere dovuto ad un problema al cuore e deve suggerire l’immediato ricorso al Pronto Soccorso quando si protrae per più di 10 minuti senza che se ne possa individuare la causa; è accompagnato da un senso di costrizione, pesantezza, angoscia e morte imminente; compare in una persona a rischio per malattia cardiovascolare; è associato a sudorazione profusa, nausea o vomito.

Come si cura il dolore al petto?

Il dolore al petto può avere diverse cause: per poter individuare una cura, occorre stabilire la diagnosi.

Cosa può essere quando ti fa male il petto?

Le principali cause di dolore al petto, oltre a quelle di origine cardiaca (infarto, angina pectoris), sono l’esofagite da reflusso, la calcolosi della cistifellea, lo pneumotorace, la polmonite, la pleurite, la frattura o l’incrinatura delle costole.

L’indigestione può essere causa di dolore al petto e alla schiena?

La cattiva digestione e il reflusso del contenuto gastrico nell’esofago, possono scatenare un dolore al petto che si irradia verso la schiena, le braccia e la mandibola.

Dove fa male il petto in caso di infarto?

L’infarto miocardico si manifesta con una sintomatologia differente nei pazienti. Qualsiasi dolore al petto che rientri nei casi a rischio (in alto o in basso, a destra, sinistra o centrale) deve essere valutato dal medico.

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