Dolore alla mandibola: quali sono le cause? Orecchio e gonfiore

Dolore alla mandibola: quali sono le cause? Orecchio e gonfiore

Indice

Domande e risposte

Dolore alla mandibola: introduzione

Il dolore alla mandibola è un sintomo avvertito dal paziente nella zona del mento, dei tessuti circostanti l’osso e dell’articolazione temporo-mandibolare. La sensazione dolorosa in genere si estende all’orecchio e si acutizza masticando

Le cause del dolore mandibolare possono essere numerose e molto differenti fra loro. Per questo è importante consultare lo specialista otorinolaringoiatra se il disturbo non scompare. 


Consulta le Strutture Sanitarie che hanno dichiarato di effettuare una visita otorinolaringoiatrica:
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A chi rivolgersi per il dolore alla mandibola?

Un dolore alla mandibola che non passa necessita di una visita medica. Il primo consulto che viene in genere suggerito è con l’otorinolaringoiatra, che esplora le vie uditive e le alte vie respiratorie al fine di individuare i possibili fattori scatenanti. In caso l’otorinolaringoiatra abbia escluso cause di sua stretta pertinenza, la visita dentistica può aiutare il paziente a controllare la salute di denti e gengive. A questo scopo può essere utile sentire il parere di altri specialisti quali lo gnatologo, il medico che studia in maniera specifica fisiologia e patologia della mandibola.

Il medico esegue una serie di indagini per valutare la masticazione del paziente:
  • Misurazione dell’apertura della bocca;
  • Controllo dello stato di salute dei denti;
  • Verifica delle caratteristiche dell’occlusione dentale;
  • RX dell’articolazione temporo-mandibolare;
  • TAC o RM: vengono eseguite a bocca chiusa (per valutare le strutture ossee) e a massima apertura (per controllare lo stato dei tessuti molli;
  • Elettromiografia: in alcuni casi il medico prescrive l’elettromiografia, per valutare la funzionalità dei muscoli masticatori
  • Valutazione della frequenza cardiaca: si esegue con l’uso di un cardiofrequenzimetro. Questa procedura si basa sul fatto che la contrazione dei muscoli masticatori è correlata all’aumento della frequenza cardiaca, che a sua volta si riduce con l’esecuzione di esercizi di stretching mandibolare.

Può essere consultato il chirurgo maxillo-facciale, che valuta la presenza di disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM).
Se soffri di dolore alla mandibola e se in attesa di una diagnosi, ricordati di mettere il più possibile a riposo l’articolazione: non masticare cibi gommosi (o chewing-gum) né duri, non parlare troppo a lungo, non tenere il telefono fra la guancia e la spalla.

Ho dolore alla mandibola: cosa può essere? Nei prossimi paragrafi faremo una breve carrellata delle principali cause. In alcuni rari casi, il dolore alla mandibola può avere alla base un problema al cuore (infarto).

Disfunzione temporo-mandibolare (DTM)

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) collega la mandibola alle ossa temporali del cranio, permettendone il movimento.
Anche quando non stiamo masticando e abbiamo la bocca ferma e chiusa, la mandibola è comunque impegnata nel garantire la deglutizione. Inoltre, il suo ruolo è fondamentale nel parlare. La ATM è pertanto un’articolazione piuttosto sollecitata e può andare incontro alle cosiddette disfunzioni (o disordini) temporo-mandibolari (DTM), la causa più frequente di dolore alla mandibola.

Immagine che rappresenta il dolore alla mandibola di una personaLa sintomatologia dei DTM è composta da:

  • Tensione dei muscoli masticatori, presente anche quando il paziente non sta masticando;
  • Dolore alla mandibola, che si estende alla bocca e sotto l'orecchio e che può irradiarsi allo zigomo e alla tempia e che peggiora con la masticazione;
  • Scatto articolare: in alcuni casi il paziente avverte una sorta di clic quando apre e chiude la bocca; i pazienti riferiscono di un “dolore alla mandibola che scatta”; 
  • Scricchiolio articolare: il movimento della mandibola può essere accompagnato da scricchiolii;
  • Blocco articolare: in altri ancora, l’articolazione può addirittura rimanere bloccata, costringendo il paziente a mantenere forzatamente la bocca aperta o chiusa;
Per anni si è ritenuto che i DTM fossero causati da malocclusioni dentali; in realtà, pur essendo queste condizioni presenti in molti casi, non è chiaro se siano all’origine del fenomeno. Il fattore più associato ai DTM è oggi lo stress, che porta il paziente a stringere la mandibola contro la mascella, mantenendo sempre attivi i muscoli masticatori. Questi, nel tempo, si accorciano, determinando la scomparsa dello spazio libero occlusale, ossia la distanza a riposo fra le due arcate a denti chiusi.

Lo stress è così potente, nella sua azione, da portare nel tempo alla riduzione della distanza fra la punta del naso e il mento (dimensione verticale).

Cosa fare, dunque? In attesa di individuare una causa precisa, è utile:
  • Evitare di parlare a lungo;
  • Non masticare cibi duri, chewing-gum;
  • Non mangiarsi le unghie;
  • Applicare impacchi caldi intorno alla mandibola;
  • Eseguire esercizi di rilassamento muscolare;
  • Tenere le labbra chiuse mantenendo i denti distanziati (labbra unite, denti separati).
Analizziamo ora le cause più frequenti di disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare.


Trauma

Il dolore alla mandibola può essere associato a un evento traumatico. I traumi più frequenti che colpiscono la mandibola sono dovuti all’attività sportiva (ad esempio una botta presa cadendo o dopo un contatto accidentale) o a incidenti stradali nei quali il paziente subisce il classico colpo di frusta.

Questi eventi possono far venir meno la coordinazione fra gli elementi delle ossa temporali e della mandibola impegnati nell’articolazione. Questo causa interferenza fra le parti ed è responsabile del click che la mandibola fa quando si apre o si chiude la bocca. 


È importante che il disturbo sia diagnosticato tempestivamente: con il tempo, il disco presente nell’articolazione, che ne facilitare i movimenti, tende a spostarsi al di fuori della sua posizione fisiologica. Questo rende la mobilità articolare sempre più difficile: la bocca non può più essere aperta completamente e il paziente avverte dolore quando mastica e ad aprire la bocca.

Dopo un trauma mandibolare, l’intervento deve agire su più fronti con rimedi quali:

  • Farmaci: il medico prescrive antinfiammatori e miorilassanti, che riducono l’infiammazione locale e allentano la muscolatura contratta, attenuando il dolore;
  • Fisioterapia: lo gnatologo insegna al paziente esercizi di mobilizzazione dell’articolazione da ripetere ogni giorno, allo scopo di allungare i legamenti e proteggere la funzione articolare; 
  • Dispositivi medici: può essere prescritto l’uso di un bite, una placca in resina che il paziente deve indossare giorno e notte per qualche mese e rimuovere solo durante i pasti, che riposiziona la mandibola.


Lussazione

Quando l’articolazione temporo-mandibolare si lussa? Quando, in circostanze particolari, si sbadiglia spalancando completamente la bocca e la parte terminale della mandibola non riesce più a inserirsi nella corrispondente cavità dell’osso temporale.

Ciò si verifica più spesso nelle persone che hanno i legamenti più lassi, condizione che rende la mandibola più mobile del normale. La lussazione temporo-mandibolare provoca una contrazione intensa della muscolatura masticatoria, responsabile di dolore forte all’orecchio, alla mandibola e allo zigomo. Il dolore, insieme al blocco dell’articolazione stessa, è intenso, compare anche al tatto e costringe a recarsi urgentemente al Pronto Soccorso. Qui il medico esegue la manovra di sblocco, durante la quale riposiziona le componenti articolari come da fisiologia.

Se sei reduce da una lussazione risolta dell’ATM non dimenticare di eseguire esercizi di irrobustimento dei legamenti, in maniera da prevenire un secondo episodio. Importanti anche altri piccoli accorgimenti, mirati ad evitare l’apertura eccessiva della bocca, come tagliare il cibo in bocconi di dimensioni ridotte prima di ingerirlo.

Problemi dentari

Alcuni disturbi che colpiscono i denti o le strutture gengivali possono causare dolore alla mandibola che si accentua con la masticazione e può estendersi fino all’orecchio.


Ascessi dentali

Un ascesso dentale si forma quando un’infezione colpisce la polpa o il nervo del dente. Intorno al dente, fra la gengiva, l’osso e la polpa dentale si accumula pus (formato da batteri morti e cellule morte) e la gengiva si gonfia.

Le tipologie di ascesso dentale sono due:
  • Parodontale: nasce da un’infezione che riguarda tutta la struttura di supporto del dente (parodonto), rappresentata da gengiva, osso alveolare, legamento, cemento radicolare; si verifica più frequentemente nei pazienti che soffrono di parodontite e altre patologie gengivali;
  • Periapicale: si verifica soprattutto in caso di carie trascurata, che intacca lo smalto e arriva alla polpa, infettandola. In questo caso l’ascesso è il risultato del tentativo del sistema immunitario di inglobare ed eliminare la carie.

L’ascesso può essere causato dalla frattura di un dente non curata adeguatamente oppure da una devitalizzazione non eseguita correttamente. Può interessare anche il dente del giudizio o l’area sotto un impianto.

Il rischio di sviluppare l’ascesso dentale aumenta in caso di reflusso gastroesofageo, diabete, fumo e abuso di alcol, terapie cortisoniche a lungo termine. Il dolore è presente nella maggior parte dei casi, si può estendere a tutta la semiarcata dentale ed è più intenso alla masticazione. Possono essere presenti mal di testa, gonfiore gengivale, alitosi e malessere generale.

La terapia comprende:
  • Antibiotici e antinfiammatori quando necessari e solo su prescrizione medica;
  • Incisione dell’ascesso per favorirne il drenaggio;
  • Eliminazione della causa.
È sempre utile applicare impacchi di ghiaccio o effettuare sciacqui con acqua e sale. Una buona prevenzione, che consiste nella pulizia regolare dei denti e nel controllo semestrale dal dentista, minimizza il rischio di ascesso dentale.


Bruxismo

Il bruxismo è l’abitudine di digrignare i denti involontariamente, costringendo i muscoli della masticazione ad uno sforzo eccessivo. 

Si tratta di un disturbo che colpisce dal 12% al 30% della popolazione nei Paesi occidentali e che fino a qualche anno fa veniva diagnosticato con molta difficoltà. Può manifestarsi come serramento e digrignamento dei denti oppure con una forma più subdola, nella quale la mandibola si blocca in una posizione che non coincide con quella dell’occlusione dentale (serramento mandibolare).

Qual è il segno tipico del bruxismo? L’assottigliamento dei denti posteriori, che il dentista osserva nel corso della visita. Ma esistono anche altri segni caratteristici. La maggior parte dei pazienti emette rumore durante la notte (per via dello strofinamento dei denti) e si sveglia la mattina con un indolenzimento (talvolta con vero e proprio dolore) della mandibola e dell’articolazione temporo-mandibolare. Frequenti anche gli episodi di mal di testa.

Come fare passare il dolore alla mandibola dovuto al bruxismo? La terapia, non definitiva, è rappresentata dall’applicazione di un bite, una placca intraorale di resina trasparente da indossare durante la notte sull’arcata inferiore. Il bite permette alla bocca di chiudersi correttamente, mantenendo i corretti spazi di occlusione. Questo dispositivo deve essere modellato in maniera personalizzata sul paziente, sulla base delle impronte delle arcate dentali rilevate dal dentista, che effettua la procedura solo dopo che il paziente ha eseguito per qualche minuto specifici esercizi rilassanti della muscolatura masticatoria (stretching mandibolare). Sono sconsigliati i bite non personalizzati, che possono portare ad un peggioramento della sintomatologia. Questo dispositivo, che deve essere indossato per almeno 4-5 mesi, rieduca il sistema nervoso centrale a occludere la dentatura in maniera corretta. Successivamente, i denti devono essere trattati per eventuali difetti di forma, come l’assottigliamento indotto dal digrignamento. Il paziente deve anche essere educato a mantenere, durante la giornata, i denti staccati fra loro e la muscolatura masticatoria rilassata.

Le cause del bruxismo comprendono fattori neurologici (come l’ansia, lo stress) e psicologici e uno stile di vita poco equilibrato, ad esempio l’eccessiva ingestione di alcol e caffè. In alcuni casi, la tensione muscolare può essere così intensa da provocare dolore anche alla spalla e al braccio. La terapia cognitivo-comportamentale può rivelarsi utile. Talvolta la gravità della sintomatologia costringe il medico alla prescrizione di psicofarmaci, che tuttavia non sempre sono efficaci nel miglioramento.


Gengivite

La gengivite è un’infiammazione delle gengive, generalmente il primo segno di un disturbo gengivale che, a questo stadio, può essere ancora curato con successo. Diversa è la situazione in cui la gengivite è in fase cronica e l’infiammazione si estende alle altre strutture di supporto del dente (il parodonto), determinando l’insorgenza della parodontite. In questo caso, la patologia assume carattere degenerativo e può portare alla perdita del dente e alla lesione dell’osso mandibolare.

Oltre al fastidio e al dolore gengivale e mandibolare o mascellare, possono comparire sanguinamento gengivale e regressione della gengiva. È importante farsi vedere da un dentista il prima possibile, per proteggere l’integrità della gengiva e dei denti. La gengivite è causata dall’azione della placca batterica, ossia dall’insieme dei batteri che colonizzano il cavo orale, in associazione con altri fattori scatenanti:

  • Fumo;
  • Scarsa igiene orale;
  • Diabete;
  • Terapie con alcuni tipi di farmaci;
  • Otturazioni danneggiate;
  • Gravidanza: il 60-70% delle donne in gravidanza è colpito da gengivite, a causa delle alterazioni nella flora batterica del cavo orale indotte dagli ormoni;
  • Predisposizione genetica.
 

Parodontite

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica delle gengive che deriva da un’infezione e che, in assenza di trattamento specifico, porta alla mobilità e alla conseguente perdita del dente.

La parodontite colpisce la struttura di supporto del dente, che lo tiene in posizione, saldamente innestato nella gengiva, indebolendola. Si formano così delle tasche gengivali nei quali i batteri presenti nel cavo orale possono proliferare in maniera patologica: da qui ha origine uno stato infiammatorio che danneggia il parodonto. Gengiva e osso alveolare vengono progressivamente consumati, lasciando il dente privo di sostegno.

Possono svilupparsi ascessi: in questi casi, i sintomi principali sono rappresentati da gonfiore e dolore alla gengiva e alla mandibola, che si estende anche alla guancia e all’orecchio.
La diagnosi di parodontite si effettua mediante:

  • Ispezione: durante la visita dentistica;
  • RX;
  • Sondaggio parodontale.
I fattori che possono predisporre allo sviluppo della parodontite sono:
  • Fumo;
  • Scarsa igiene orale;
  • Terapia con alcuni farmaci.
La parodontite può anche svilupparsi come conseguenza a malattie sistemiche quali alcuni tumori del sangue e alcune malattie genetiche, fra cui la sindrome di Down.
Il trattamento comprende:
  • Pulizia dei denti e delle gengive dai residui di tartaro;
  • Terapia con antibiotici, se sono presenti sacche di infiammazione gengivale;
  • Estrazione del dente, quando necessario;
  • Eliminazione chirurgica delle tasche gengivali;
  • Eliminazione dei fattori di rischio.


Pulpite

La pulpite è l’infiammazione della polpa dentale che deriva da:
  • Carie non trattata;
  • Traumi: interrompono l’afflusso di sangue e linfa nella polpa, causando la necrosi del dente;
  • Interventi multipli di chirurgia odontoiatrica.
La pulpite può essere:
  • Reversibile: l’infiammazione è limitata e il dente può essere riparato. In questo caso il dolore insorge in seguito all’applicazione di stimoli freddi o dolci e scompare quando lo stimolo cessa. Il trattamento consiste nell’apertura del dente e nella sua otturazione;
  • Irreversibile: la tumefazione interrompe l’afflusso di sangue, causando necrosi. Il dolore compare spontaneamente oppure dopo applicazione di stimoli freddi o dolci, ma permane anche dopo la loro rimozione. In caso di pulpite irreversibile il dente deve essere devitalizzato e il paziente sottoposto a terapia antibiotica.

La diagnosi di pulpite viene effettuata tramite visita dentistica e radiografia.

Le complicanze sono rappresentate dalla periodontite e dall’ascesso periapicale. In rari casi si arriva all’infezione della mandibola o dell’osso mascellare (osteomielite), con comparsa di dolore mandibolare o mascellare intenso.

Otite

L’otite è l’infiammazione dei condotti auricolari.
Le cause possono essere:
  • Sbalzi di temperatura e colpi d’aria: possono causare stati di raffreddamento, che favoriscono l’infiammazione dei condotti auricolari;
  • Nuoto in acque contaminate: le otiti ricorrenti che colpiscono le persone che praticano nuoto vengono definite orecchio del nuotatore. Se nuoti e ne sei soggetto, proteggiti utilizzando gli appositi tappi e asciuga bene le orecchie una volta terminata l’attività sportiva, perché il ristagno di acqua può portare alla comparsa di infezioni;
  • Naso chiuso: quando il naso è chiuso, si crea una pressione anomala sul timpano, che può irritarlo e determinare l’insorgenza dell’otite anche in assenza di un’infezione;
  • Cause baro-traumatiche: l’improvvisa differenza di pressione, come quella che si verifica nel corso dei viaggi aerei, soprattutto nel bambino, può non essere adeguatamente compensata e rappresentare un fattore di rischio per l’otite;
  • Traumi.

L’otite esterna è l’infiammazione dell’orecchio esterno, che comprende tutte le strutture fra il padiglione auricolare e il timpano. Provoca fastidio, prurito e dolore sotto l’orecchio, che si può estendere anche alla mascella e dietro la mandibola (a destra o a sinistra, a seconda dell’orecchio colpito) e che peggiora quando si apre la bocca). L’otite esterna può essere causata dall’utilizzo traumatico dei bastoncini ovattati per la pulizia dell’orecchio.

L’infiammazione può portare al rigonfiamento e alla chiusura completa del condotto uditivo, responsabile di un calo temporaneo dell’udito e della comparsa di un dolore intenso. Per favorire la guarigione dell’otite ricordati di non bagnare l’orecchio. Prendi antinfiammatori o antibiotici solo dopo avere sentito il parere del medico per ridurre il dolore.

L’otite media è l’infiammazione dell’orecchio medio, che coincide con la cavità timpanica e con la cosiddetta catena degli ossicini. Si tratta di una condizione tipica dell’infanzia perché i bambini hanno una tromba d’Eustachio più breve degli adulti e convogliano più facilmente i germi verso le strutture interne dell’orecchio.

L’otite media può essere causata da batteri o virus, provenienti dal muco nasale che si sposta verso il timpano perché non correttamente rimosso. Se si forma pus, la membrana timpanica si gonfia e non può vibrare, determinando una sordità temporanea. La membrana timpanica può lacerarsi: in questo caso la rigenerazione può avvenire spontaneamente oppure può essere necessario un intervento di timpanoplastica. Il dolore, che si estende alla mandibola e alle altre strutture del viso, è il sintomo più marcato. 

La prevenzione delle otiti medie ricorrenti nel bambino si basa soprattutto sui lavaggi frequenti del naso con soluzione fisiologica. Il soggiorno al mare può essere di supporto ai bambini che soffrono di otiti ricorrenti, per via della presenza di iodio nell’aria che contribuisce a disinfiammare le mucose.

Non dare antibiotici al tuo bambino se non te li ha prescritti il pediatra. L’otite media dei bambini è una delle malattie che comporta il maggior abuso di antibiotici.

Calcolosi salivare

La calcolosi salivare è la presenza di calcoli nelle ghiandole salivari, che possono ostacolare il deflusso della saliva.
Le ghiandole salivari comprendono le parotidi, le sottomandibolari e le sottolinguali: nell’80% dei casi i calcoli hanno origine nelle sottomandibolari.
La calcolosi salivare si verifica principalmente nei pazienti malati, indeboliti, anziani, nei quali la saliva tende a ristagnare, favorendo la formazione dei calcoli.

Il dolore alla mandibola (a sinistra o a destra, in funzione del lato interessato) a masticare rientra fra i sintomi? I sintomi principali sono il dolore, che peggiora quando si mastica, e il gonfiore in corrispondenza della mandibola vicino all’orecchio. I calcoli persistenti aumentano il rischio di infezione delle ghiandole salivari (scialoadenite), che ne rappresenta una possibile complicanza.

La diagnosi di calcolosi salivare viene effettuata a seguito di:
  • Valutazione clinica;
  • TAC;
  • Ecografia o scialografia.
Il trattamento consiste nella somministrazione di sostanze che facilitano la liberazione dei dotti salivari e nel massaggio locale. In alcuni casi si effettua la rimozione chirurgica dei calcoli.
Il medico prescrive al paziente analgesici in caso di dolore. In tutti i casi è consigliata una corretta idratazione.

Parotite

La parotite è una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus.
I sintomi compaiono a distanza di 12-25 giorni dal momento del contagio.

La sua manifestazione più evidente è il gonfiore delle ghiandole salivari e di tutta l’area circostante la mandibola e orecchio sinistro o destro (a seconda di quello colpito, ma la malattia può essere bilaterale). Dalla distribuzione di gonfiore e dolore deriva il nome popolare attribuito alla patologia, quello di orecchioni. Sono presenti anche dolore quando si mastica e si deglutisce, febbre e mal di testa.

Questa patologia viene trasmessa solo di persona in persona, in maniera diretta (e non per scambio di oggetti) attraverso lo scambio delle goccioline contenute nella saliva. La diagnosi della parotite viene fatta su base clinica, con l’osservazione del paziente, e con la ricerca nel sangue degli anticorpi diretti contro il virus. Nonostante la parotite sia una patologia essenzialmente benigna, in alcuni casi può causare gravi complicanze. Nei bambini le complicanze sono encefaliti, meningite, pancreatite, perdita dell’udito; nel maschio adulto l’infiammazione delle gonadi, che può portare a sterilità.

L’immunità assicurata dalla malattia è permanente: ciò significa che la malattia non può essere ripetuta.

Posso proteggere i miei bambini dalla parotite? Sì, con la vaccinazione, che ha drasticamente ridotto l’incidenza della malattia.

Nevralgia del trigemino

L’infiammazione del nervo trigemino causa la comparsa di un dolore molto intenso, improvviso, lancinante e che impatta pesantemente sulla qualità della vita dei pazienti. La nevralgia del trigemino comporta la comparsa di un dolore particolarmente acuto al volto, alla mandibola, alla mascella, alla fronte, all’orecchio e all’occhio. Dai pazienti viene descritta come una scossa elettrica che attraversa le ossa del cranio.

L’incidenza è relativamente bassa (5 casi su 100.000), tanto che questa malattia viene classificata come rara. Le cause possono essere di diverso tipo. La più frequente (95% dei casi) è la compressione delle radici del nervo da parte di un vaso sanguigno (più frequente) o un tumore o l’interferenza del nervo con un vaso sanguigno nel suo decorso (conflitto neurovascolare). Non tutti i casi di interferenza determinano l’insorgenza della nevralgia e non è chiaro perché e quando essa scateni il sintomo. Si pensa che l’attrito con il vaso provochi un’irritazione del nervo e un’alterazione della guaina che lo ricopre (la mielina): questo fenomeno potrebbe essere alla base del dolore.

Nel 2-4% dei casi la nevralgia del trigemino è un sintomo della sclerosi multipla; in molti casi può essere il primo sintomo della malattia. Nelle persone che ne soffrono, la crisi dolorosa può essere attivata dalla stimolazione di particolari punti del viso (triggers), anche con semplici azioni come sfiorarsi il viso, lavarsi i denti, esporsi al vento freddo o all’aria condizionata, deglutire ma le cause scatenanti non sono ancora completamente note. Le crisi durano secondi o minuti e sono imprevedibili.

Come faccio a sapere se il dolore alla mandibola è dovuto al trigemino? Accertare la nevralgia del trigemino dal punto di vista diagnostico può richiedere molto tempo. Nella maggior parte dei casi il paziente si rivolge in primis a un dentista. Escluse le cause di tipo odontoiatrico, viene indirizzato da un neurologo, che per approfondire prescrive esami specifici (RM, TC,…). In questo modo possono essere diagnosticati i conflitti neurovascolari, la sclerosi multipla e altri disturbi neurologici. Non sempre, però, si riesce a trovare una causa.
Per il forte dolore scatenato e l’ipersensibilità che comporta, la nevralgia del trigemino può rendere difficile o impossibile la masticazione. Ciò non fa che peggiorare il quadro, soprattutto nei pazienti anziani, che possono andare incontro malnutrizione e disidratazione.

La terapia si basa sull’uso di farmaci per il dolore neuropatico, come la carbamazepina, un antiepilettico. Nei casi particolarmente severi, in cui le crisi di dolore sono frequenti e resistenti al farmaco, può rendersi necessario l’intervento chirurgico, con cui vengono recise le fibre responsabili della trasmissione del dolore. La chirurgia rimane l’extrema ratio, per via dei rischi che comporta e che vanno dalla perdita dell’udito all’intorpidimento di una parte del viso, all’emorragia.    

Sinusite

La sinusite (più correttamente definita rinosinusite) è l’infiammazione della mucosa che riveste internamente i seni paranasali dovuta a cause infettive (soprattutto virali), irritative o allergiche.
In Italia ne soffre l’8,4% della popolazione.

Nella maggior parte dei casi si tratta della conseguenza di un raffreddore che, per diverse ragioni, non guarisce bene: l’infezione si estende ai seni paranasali, provocandone l’infiammazione. La mucosa dei seni si gonfia e ostruisce il passaggio verso il naso: le secrezioni ristagnano e si sviluppa l’infezione.

In particolare, il dolore alla mandibola può essere causato dalla sinusite frontale.

I principali fattori di rischio sono la deviazione del setto nasale, che impedisce la corretta ventilazione dei seni, poliposi nasale e l’inalazione di sostanze irritanti.

Come faccio a sapere se ho la sinusite? Rivolgiti al medico se:

  • Hai il raffreddore da almeno 10-15 giorni;
  • Hai forte mal di testa;
  • Noti un gonfiore anomalo nella zona centrale del viso, attorno agli occhi e al naso;
  • Hai dolore alla mandibola e alla mascella;
  • Hai il naso sempre chiuso;
  • Hai tosse o febbre.

Per confermare il sospetto il medico potrebbe prescriverti:

  • TAC;
  • RM: solo in casi particolari;
  • Endoscopia delle cavità nasali;
  • Test allergologici.
Nelle forme croniche gli stessi farmaci vengono utilizzati per via inalatoria.

La sinusite viene frequentemente trascurata, curata male e in maniera incompleta. In questi casi, può cronicizzare.
La terapia delle forme acute si basa sull’assunzione di antibiotici e/o cortisonici da assumere per bocca, associati, quando necessario, a mucolitici, antinfiammatori e vasocostrittori.

Puoi prevenire le ricadute con:
  • Lavaggi nasali frequenti con soluzione fisiologica;
  • Cure termali: l’inalazione di acque sulfuree e salsobromoiodiche mantiene deterse le cavità nasali e migliora la sintomatologia;
  • Antistaminici: nei soggetti allergici.

Tumore delle ghiandole salivari

Si tratta di una patologia normalmente benigna, a lento accrescimento, che insorge in una qualsiasi delle ghiandole salivari, ma più frequentemente nelle parotidi (85% dei casi).
La sintomatologia è il più delle volte assente, ma il tumore può infiltrare le fibre nervose locali e causare dolore alla mandibola, mascella, orecchio e zigomo. Altri sintomi eventualmente presenti sono parestesie locali (formicolii), intorpidimento, riduzione della funzionalità motoria della mandibola.
La diagnosi viene effettuata con:
  • Ago aspirato;
  • TAC;
  • RM.
I tumori maligni vengono asportati chirurgicamente e trattati con radioterapia, con risultati a lungo termine che dipendono dal grado di aggressività e dallo stadio del tumore. Il tumore maligno più diffuso di questa categoria è il carcinoma mucoepidermoide, che colpisce prevalentemente i soggetti di età compresa fra i 20 ed i 60 anni. E’ possibile che un tumore inizialmente benigno si trasformi in maligno, ma solo con il trascorrere di lunghi periodi di tempo senza cure.

Tumore della mascella

Un dolore alla mandibola che non scompare e non accenna a migliorare con il tempo può essere la spia di un tumore delle ossa della mascella. Si tratta di una condizione relativamente frequente: il caso più diffuso è quello del carcinoma a cellule squamose che infiltra l’osso attraverso gli alveoli dentari. Molte di queste forme vengono diagnosticate per caso durante una visita dentistica, a cui il paziente ricorre nel tentativo di trovare una causa al dolore mandibolare. Non si tratta, generalmente, di tumori invasivi o aggressivi. La diagnosi precoce può essere effettuata con la radiografia.

La terapia consiste nell’asportazione chirurgica e, eventualmente, nella ricostruzione dei tessuti rimossi.

Domande e risposte

Perché la mandibola mi fa male solo da un lato?

Il dolore alla mandibola può essere espressione di diversi disturbi, alcuni più lievi, altri di entità clinica più rilevante. Una patologia dentale, salivare (calcolosi, tumore), otorinolaringoiatrica può produrre dolore limitato alla semiarcata colpita.

Cosa si può fare per il dolore alla mandibola?

Il dolore alla mandibola può essere, come tutte le manifestazioni dolorose, essere controllato o risolto con l’assunzione di antidolorifici. Tuttavia, questi farmaci, che possono essere presi solo previo consulto medico, gestiscono il sintomo, ma non neutralizzano la causa che l’ha generato, che deve essere diagnosticata in sede di visita medica e tramite l’esecuzione di opportune indagini strumentali.

Perché la mandibola mi fa male in corrispondenza dell’orecchio?

Il dolore alla mandibola può estendersi all’orecchio in numerose patologie dentali (carie, pulpite,,,), otorinolaringoiatriche o salivari. Oppure può essere originato proprio da una malattia dell’orecchio, come l’otite.

Perché mi fa male la mandibola quando mastico?

Sia i disordini temporo-mandibolari che le patologie dentali provocano un’intensificazione del dolore alla mandibola durante la masticazione, per lo stato di contrazione che affligge i muscoli deputati a questa funzione. E’ consigliato, in questi casi,

Il dolore alla mandibola può essere un segno di infarto?

Il dolore alla mandibola è uno dei sintomi, in particolare nella popolazione femminile, che possono comparire in caso di attacco cardiaco. Ma deve essere considerato nel quadro di una sintomatologia più ampia ed articolata, non come elemento a sé stante. In caso di sospetto, è sempre bene sentire il parere del medico.

Quanto dura il dolore alla mandibola?

La durata del dolore dipende dalla causa. Se si tratta di un’infezione (otite, parotite…) di solito si risolve con la guarigione. Se è correlato a patologie croniche (come la nevralgia del trigemino) si possono verificare crisi dolorose nel tempo, a distanza più o meno ravvicinata fra loro.

Come si manifesta il tumore alla mandibola?

Il tumore alla mandibola si manifesta con la comparsa di dolore, che si accentua alla masticazione, e fastidio nella zona del mento, dell’orecchio e nell’area mascellare. Sono in genere presenti gonfiore locale e mobilità dei denti.

Chi cura il dolore alla mandibola?

Inizialmente il paziente si rivolge al dentista, perché il dolore alla mandibola viene ricollegato istintivamente ad un problema odontoiatrico. Successivamente, se il dentista non trova una spiegazione, vengono consigliate una visita neurologica e un controllo otorinolaringoiatrico. Non c’è un unico specialista che si occupa di questo sintomo, perché, come approfondito nell’articolo, il dolore alla mandibola può avere cause diverse associate a organi e tessuti diversi.

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