Dispnea (fiato corto): tutte le possibili cause

Dispnea (fiato corto): tutte le possibili cause

Indice

Domande e risposte

Cosa si intende per dispnea?

Dispnea è un termine medico che indica, genericamente, una difficoltà a respirare, una crisi respiratoria che può essere molto breve, oppure prolungata e vissuta come un’esperienza traumatica. Questa condizione, che può avere varie manifestazioni, è per lo più un sintomo di qualcos’altro, ovvero può avere cause fisiologiche o patologiche che ne spiegano l’origine. Non sempre, infatti, un episodio di dispnea si collega con una effettiva carenza di ossigeno o con un ostacolo meccanico che ostruisca le vie respiratorie e giustifichi la sensazione di non riuscire ad inglobare aria a sufficienza, di sentirsi soffocare. Come si può descrivere la dispnea? Sinonimi più popolari ed esplicativi sono “fiato corto”, ma anche “fame d’aria”. L’American Thoracic Society ne offre questa definizione: “Un’esperienza soggettiva di affaticamento respiratorio caratterizzato da sensazioni qualitativamente distinte che variano d’intensità”

Ad intendersi che non esiste una dispnea uguale ad un’altra. Può, infatti, trattarsi di un fenomeno lieve, temporaneo e senza strascichi, come di un sintomo serio, persino invalidante, e durevole nel tempo. Nelle persone in salute, ad esempio, una crisi respiratoria, e quindi di dispnea, può verificarsi facilmente dopo un allenamento particolarmente intenso (dispnea da sforzo), soprattutto in chi sia sovrappeso, è comune in gravidanza, ma può essere indotto da condizioni ambientali, quali l’altitudine o temperature molto elevate. Vi è poi differenza, come vedremo, tra una dispnea notturna e una diurna. Vediamo, in generale, i sintomi che si associano a questo “sintomo”:
  • Tosse;
  • Iperventilazione;
  • Sensazione di soffocamento;
  • Sensazione di panico;
  • Difficoltà a trovare una posizione adeguata per aiutarsi a respirare;
  • Dolore toracico, o senso di oppressione al petto;
  • Sensazione di non riuscire ad inalare aria;
  • Sensazione di non avere ossigeno nei polmoni;
  • Sensazione di debolezza, come se si fosse sul punto di svenire;
  • Respiro corto e affannoso, associato a palpitazioni;
  • Respiro sibilante.
La dispnea può essere di diversi tipi, e a seconda delle sue caratteristiche può essere più facile diagnosticarne le cause. 

Immagine che rappresenta una persona che fa fatica a respirare

I tipi di dispnea

La prima distinzione da fare, quando si parla di dispnea, riguarda il momento dell’atto respiratorio in cui si verifica, e pertanto avremo tre tipi di dispnea possibili:
  • Dispnea inspiratoria, ovvero difficoltà ad inglobare aria. Questo tipo di dispnea si verifica in condizioni quali stenosi o occlusione delle vie aeree superiori (soprattutto la laringe, come accade in caso di tumori), 
  • Dispnea espiratoria, ovvero difficoltà a ricavare ossigeno dall’aria inglobata ed emettere anidride carbonica ed è un tipo di disturbo che si manifesta spesso nell’asma bronchiale, o in altre malattie respiratorie determinate da insufficienza polmonare (tra cui la fibrosi polmonare e la BPCO)
  • Dispnea mista, che si verifica in entrambe le fasi della respirazione ed è un tipico sintomo di insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco)
  • Rara, ma da segnalare, anche la dispnea centrale, che in realtà non ha origine negli organi della respirazione ma nel centro che regola l’atto respiratorio che si trova nel cervello. In questi casi, la dispnea è determinata da una lesione di quest’area cerebrale, ad esempio a seguito di ictus o di tumori cerebrali. 
Di solito la dispnea, sia fisiologica (ad esempio da sforzo, in gravidanza, o in presenza di forti emozioni), che patologica e quindi sintomatica di malattie respiratorie, infettive o cardiologiche, si presenta come fenomeno diurno. Ma esiste anche una tipologia definita dispnea parossistica notturna, o asma cardiaca, che ha cause molto precise. Si tratta, infatti, di un disturbo respiratorio che insorge la notte quando il corpo sia stato in posizione distesa a lungo, e che è sintomatico di una insufficienza cardiaca localizzata nel ventricolo sinistro. I sintomi delle dispnea parossistica notturna – oltre alla “fame d’aria” anche tosse secca, espirazione sibilante, senso di angoscia e oppressione al petto – tendono a scomparire nel momento in cui la persona cambia posizione e da sdraiata si pone seduta o in piedi. Ecco perché questa tipologia di dispnea viene anche chiamata ortopnea: respirazione possibile solo in posizione eretta. La dispnea notturna, invero, può presentarsi anche in altri casi, ma non legati ad insufficienza cardiaca, come ad esempio in chi sia soggetto ad espisodi di ansia acuta, in chi soffra di asma, di apnee del sonno o di tachicardia notturna (fenomeno tipico, ad esempio, della menopausa). 

La dispnea da asma

Un attacco d’asma è sempre caratterizzato da dispnea, che ne rappresenta il sintomo principale. Nell’asma acuta, infatti, la dispnea si presenta come inspiratoria (sintomatica del fatto che non vi sia un problema a livello polmonare), con la tipica impossibilità a insufflare aria a sufficienza nei polmoni e conseguente iperventilazione (tentativo di compensare la mancanza d’aria con rapidi atti respiratori in sequenza). L’asma, come sappiamo, è una malattia cronica per lo più di natura allergica, che comporta un restringimento delle prime vie aeree dovuta ad infiammazione delle stesse, che impedisce all’aria di arrivare ai polmoni, e che si può gestire egregiamente con la somministrazione di farmaci inalatori con azione antinfiammatoria e broncodilatatrice.

Oltre alla dispnea, altri sintomi riconducibili all’asma sono o possono essere: tosse, respiro sibilante (con “fischio”), senso di costrizione toracica (come se il polmoni fossero schiacciati e la gabbia toracica non si potesse dilatare a piacimento). L’asma bronchiale, che quindi colpisce in particolar modo i bronchi infiammandoli, si presenta spesso nei bambini con tosse, dispnea e respiro sibilante. 

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La dispnea da malattia respiratorie

Sono tante le patologie respiratorie che tra i loro sintomi annoverano la dispnea. Naturalmente la polmonite, che comporta una riduzione spesso anche importante della capacità polmonare e che pertanto si traduce in una dispnea di tipo espiratorio. Ma non è l’unica malattia dei polmoni che possa creare la tipica “fame d’aria”. Vediamo una lista delle più comuni:
  • BPCO (broncopneumopatia cronico-ostruttiva) è una malattia progressiva di natura infiammatoria, che colpisce il tessuto polmonare. Ha una evoluzione lenta ma irreversibile, che si può tuttavia ben trattare se diagnosticata in fase precoce, prima che il danno ai polmoni comporti una insufficienza respiratoria grave. La dispnea come sintomo principale di BPCO insorge in modo graduale. Inizialmente si presenta solo dopo sforzi fisici, in seguito (possono trascorrere molti anni tra l’esordio della malattia e la sua evoluzione più severa), anche a riposo. Altri sintomi della BPCO sono il respiro sibilante, la tosse (più accentuata al mattino e accompagnata da produzione di catarro), e senso di costrizione al torace;
  • Fibrosi polmonare: è una patologia respiratoria cronica, progressiva che può essere primaria (e in questo caso viene definita idiopatica, perché le cause sono sconosciute), o secondaria a malattie di natura per lo più autoimmune (artrite reumatoide, sarcoidosi, connettiviti, sclerosi sistemica ecc.). La dispnea, ovvero la difficoltà a respirare, soprattutto di tipo espiratorio, è dovuta al fatto che nel tempo il tessuto polmonare diventa spesso, rigido e non riesce più ad espandersi per permettere lo scambio gassoso. Non esiste cura per la fibrosi polmonare, ma sono disponibili delle terapie farmacologiche che possono rallentare lo sviluppo della malattia e migliorare i sintomi, tra cui la dispnea;
  • Pneumotorace. Viene così definito il “collasso” di un polmone (in genere si tratta di una condizione monolaterale), a seguito dell’infiltrazione di aria nello spazio pleurico, tra la gabbia toracica e l’organo della respirazione. Lo pneumotorace può verificarsi a seguito di eventi traumatici (un incidente, ad esempio), come complicanza di malattia e infezioni polmonari, o spontaneamente in soggetti con caratteristiche anatomiche che favoriscono la formazione e la rottura di piccole bolle d’aria nel tessuto pleurico. La dispnea da pneumotorace può essere acuta e improvvisa, accompagnata da dolore intercostale, oppure avvertirsi in modo graduale e ciò dipende dalla causa e della velocità con cui il polmone collassa. Il trattamento del pneumotorace prevede l’aspirazione dell’aria tramite ago, in modo da decomprimere l’organo e permettere che riprenda la sua funzionalità. Eventualmente si può somministrare ossigeno fino alla normalizzazione della capacità respiratoria;
  • Embolia polmonare. Si tratta di una grave ostruzione (che può essere totale o parziale) di una delle arterie o delle vene polmonari, causata di un “ostacolo” -  un coagulo di sangue (trombo), un grumo di grasso o di altro materiale - che impedisce al sangue di affluire o defluire ai polmoni. Tra i sintomi il principale, è naturalmente, la dispnea, accompagnata da dolore al torace. Se l’embolia è molto grave, con ostruzione totale del flusso ematico, può condurre ad una perdita di conoscenza e comportare un serio rischio per la vita. Per liberare il vaso ostruito occorre sciogliere o rimuovere l’embolo per via farmacologica o chirurgica;
  • Polmonite. Malattia polmonare tra le più diffuse al mondo, la polmonite, che può avere diverse cause, ma che per lo più viene provocata da un agente patogeno (virus, batteri, funghi). In questi casi il tessuto polmonare si infiamma e si riempie di essudato, che impedisce di fatto lo scambio gassoso e rende la respirazione difficoltosa, soprattutto se parliamo di polmonite acuta. La dispnea di tipo misto è uno dei sintomi, insieme a febbre, dolore toracico, malessere generale e tosse;
  • Cancro del polmone. Purtroppo si tratta di uno dei tumori maligni più diffusi tra uomini e donne, anche giovani. Il carcinoma del polmone può essere primario o metastatico, e dà sintomi di sé solo in fase avanzata, quando le masse abbiano invaso il tessuto polmonare rendendo difficoltosa la respirazione. Allora può presentarsi anche la dispnea, inizialmente solo dopo sforzo, e poi frequentemente e a riposo. Altri sintomi comuni sono tosse, raucedine, dolore al petto, dimagrimento inspiegabile, emottisi (sangue nell’espettorato);
  • Enfisema polmonare. Si tratta di una malattia cronica e progressiva, caratterizzata dalla distruzione degli alveoli polmonari (le più piccole strutture dei polmoni, dove avviene lo scambio gassoso), con conseguente insufficienza respiratoria grave allo stadio finale della malattia, cui comunque si arriva lentamente nel corso degli anni. La dispnea, inizialmente lieve, poi sempre più invalidante, rappresenta anche il sintomo principale di enfisema polmonare, seguita da respirazione sibilante, cianosi delle unghie e delle labbra e deformazione della cassa toracica. All’origine della malattia vi è all’incapacità dei polmoni di disintossicarsi da sostanze inquinanti o velenose come il tabacco delle sigarette. Di enfisema non si guarisce, la distruzione degli alveoli è, infatti, un processo irreversibile, si può tuttavia trattare la malattia alleviando i sintomi e, in caso di insufficienza respiratoria, fare ricorso alla ossigenoterapia casalinga;
  • Fibrosi cistica. Malattia genetica rara (colpisce un neonato ogni 2.500-2.700 nascite) la fibrosi cistica (FC) comporta una continua produzione di muco che va ad intasare i polmoni, ma anche altri organi interni, causando pertanto grosse difficoltà respiratorie con dispnea quale sintomo prevalente associato a bronchiti e sinusiti ricorrenti. La FC non è curabile, ma al momento si possono gestire i sintomi con terapie che agiscono anche a livello genico. 

La dispnea da malattia cardiaca

Uno dei sintomi più comuni di cardiopatia, ovvero malattie che provocano una disfunzione cardiocircolatoria, è proprio la dispnea, perché i due apparati – quello respiratorio e quello cardiaco – sono strettamente legati e se uno va in sofferenza, anche l’altro subisce un contraccolpo. Vediamo le principali malattie del cuore di cui la dispnea può essere spia o sintomo conclamato:
  • Cardiomiopatia. Le cardiomiopatie sono malattie che riducono l’efficienza del cuore, e che si distinguono in tre tipologie: dilatative (che colpiscono il ventricolo sinistro, dilatandolo), ipertrofiche (con ingrossamento dei tessuti del cuore), e restrittive (che comportano irrigidimento delle strutture cardiache che non si contraggono correttamente). In tutte e tre i casi di cardiomiopatia, la dispnea come sintomo respiratorio si presenta sempre, sia a riposo che sotto sforzo, associato ad altri disturbi quali aritmie, edemi alle gambe e ai piedi, sincopi improvvise. Le cardiomiopatie vanno trattate con farmaci, associati a modifiche allo stile di vita che mettano il cuore a riposo o ne riducano il carico di stress;
  • Insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco). Si tratta di uno dei disturbi del cuore più comuni, che consiste nell’incapacità del muscolo cardiaco di pompare il sangue necessario ad irrorare tutti gli organi e i tessuto del corpo. Il difetto può interessare sia il ventricolo sinistro che il ventricolo destro, ma la dispnea come sintomo si riscontra soprattutto nel primo caso, associata ad astenia. Se l’insufficienza cardiaca è lieve, la dispnea compare soprattutto dopo uno sforzo, per poi scomparire con il riposo. Tuttavia, se le condizioni del cuore peggiorano, anche la dispnea tende ad aggravarsi, presentandosi anche di notte (dispnea parossistica notturna), associata a tosse. Come abbiamo già visto, questo tipo di dispnea è anche detta ortopnea perché migliora in posizione eretta (basta anche sedersi sul letto per alcuni minuti);
  • Pericardite. Si tratta dell’infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore, con o senza versamento di liquidi. La pericardite può essere acuta, subacuta o cronica, e la dispnea come sintomo si presenta soprattutto nel primo caso. La pericardite acuta è una condizione seria, che può avere gravi conseguenze, pertanto non bisogna sottovalutare i sintomi principali che sono, oltre al respiro faticoso, anche dolore toracico che si irradia alla sede restrosternale, al collo e/o alle spalle e che si accentua con il movimento o in caso di tosse;
  • Malattie delle valvole cardiache, in particolare stenosi (restringimento di una valvola), e insufficienza valvolare, le quali possono, in taluni casi, essere entrambe presenti. Tra i sintomi più peculiari delle malattie delle valvole del cuore troviamo proprio la dispnea, che può comparire anche a riposo, dolore allo sterno, tachicardia, gonfiori alle gambe. Anche in questo caso, mai trascurare i sintomi, perché i difetti valvolari possono compromettere in modo grave l’efficienza cardiaca, e vanno corretti chirurgicamente, con la “riparazione” o con la sostituzione delle valvole (valvuloplastica);
  • Fibrillazione atriale. Si tratta dell’aritmia (anomalia del battito cardiaco), più diffusa, causata da una contrazione irregolare dell’atrio, la cavità del cuore in cui si genera l’impulso elettrico che fa contrarre il cuore. Il ritmo cardiaco in chi soffre di fibrillazione atriale appare quindi più rapido del normale e disordinato. La dispnea è pertanto sintomatica anche di questa aritmia, in associazione ad altri tipici disturbi tra cui vertigini, stanchezza e cardiopalmo. 

La dispnea nei bambini

Nei bambini la dispnea patologica, ovvero non conseguente ad uno sforzo fisico intenso o ad una emozione improvvisa, è un disturbo che può presentarsi in tre casi principali, ovvero:
  • Asma;
  • Ansia/stress;
  • Infezioni acute delle vie respiratorie quali bronchiti, polmoniti, ma anche sinusiti.
In tutti e tre i casi l’approccio terapeutico deve essere tempestivo, con le dovute differenze. In età pediatrica le infezioni respiratorie sono molto comuni, e non devono essere sottovalutate. Spesso, infatti, ad una bronchite acuta virale può sovrapporsi un’infezione batterica che aggrava il quadro generale e peggiora la sindrome respiratoria, tra cui la dispnea. Spesso anche solo una febbre elevata può accompagnarsi a dispnea nelle malattie infettive, non necessariamente respiratorie. In ogni caso occorre sottoporre quanto prima il bambino/a a visita pediatrica per stabilire se via sia bisogno di una cura antibiotica specifica. 

Veniamo all’asma, anche in questo caso in aumento tra i bambini/e, che si manifesta con crisi respiratorie in cui la dispnea inspiratoria si impone quale sintomo principale. In genere l’asma in età pediatrica è di origine allergica, e prevede un trattamento con farmaci broncodilatatori e antistaminici, o talvolta, cortisonici da somministrare all’occorrenza. Per la diagnosi è necessario sottoporre il bambino/a a visita allergologica per capire quale sia l’allergene che provoca i sintomi respiratori, e prendere le contromisure del caso. 

Per quanto riguarda, invece, la dispnea quale sintomo di ansia e/o stress, anche in questo caso mai sottovalutare il sintomo! Il respiro corto e affannoso può associarsi ad altri disturbi psicosomatici quali mal di pancia, enuresi notturna (pipì a letto), sonnambulismo, fame compulsiva o inappetenza, sfoghi della pelle, irritabilità, mutismo selettivo eccetera. In ogni caso, dal momento che i bambini spesso non riescono ad esternare il loro disagio interiore, tendono a somatizzare, ed è per questo che è necessario, da parte degli adulti (genitori, educatori, parenti), osservare tutto ciò che appare anomalo nel comportamento del piccolo/a, e tutti i sintomi fisici, tra cui la dispnea, che siano riconducibili ad uno stato ansioso. In questi casi, dopo aver escluso cause organiche del problema respiratorio, sarà necessario impostare un lavoro di tipo psicologico anche affidandosi alle competenze di uno/a psicoterapeuta infantile

La dispnea da ansia/stress

Anche negli adulti la dispnea può essere un sintomo ansioso, sebbene assuma caratteristiche diverse rispetto a quanto accade in età pediatrica. Tipicamente il respiro breve e affannoso si accompagna ad attacchi di panico o disturbo d’ansia grave, con crisi di dispnea che possono diventare invalidanti e presentarsi anche a riposo o insorgere all’improvviso durante la notte. Anche definita psicogena, questo tipo di dispnea purtroppo conduce ad un paradosso: da un lato uno stato di forte ansia/stress produce effetti sulle vie respiratorie, restringendole in modo spasmodico e creando quindi l’effetto “fame d’aria”; dall’altro proprio il fatto non riuscire a respirare, e la paura del soffocamento, inducono il sintomo e aggravano la dispnea. Ma quali sono le cause organiche della dispnea psicogena, e in particolare ansiogena? 

Dobbiamo considerare che il disturbo d’ansia, che può sfociare negli attacchi di panico, ha sempre come sentimento scatenante la paura. A questa condizione che potremmo definire “primordiale”, il cervello risponde inviando segnali di allarme al corpo, che includono: aumento dei battiti del cuore che servono a stimolare i muscoli e renderli più reattivi, potenziamento della vigilanza e allerta sensoriale, dilatazione delle pupille, aumento della sudorazione. Attenzione: questo stato di forte tensione implica un bisogno di ossigeno superiore alla norma, dal che consegue una impellente e scomposta necessità di inglobare più aria possibile, andando in iperventilazione con respiri brevi, rapidi e superficiali. Ecco la dispnea, accompagnata dalla sensazione di angoscia, e dal terrore di restare a corto d’aria, con il cuore che batte all’impazzata. Tuttavia, capire che il respiro affannoso dipende “solo” da un attacco d’ansia non è così semplice, e, anzi, il timore di avere un grave problema di salute, altro non fa che esacerbare il problema, come anticipato. Vediamo quindi quali sono gli altri tipici sintomi che si associano al disturbo d’ansia e che ci consentono di riconoscere la dispnea psicogena:
  • Bocca secca;
  • Vertigini;
  • Brividi;
  • Sudore freddo;
  • Nausea;
  • Diarrea;
  • Tachicardia;
  • Agitazione, paura di perdere il controllo;
  • Confusione, vuoti di memoria;
  • Difficoltà ad articolare le parole, come se non si riuscisse a parlare.
Per giungere ad una diagnosi di dispnea da ansia/stress, occorre naturalmente andare per esclusione e sottoporsi comunque ad un check up generale, e una volta compreso che si tratta proprio di una manifestazione ansiosa, si deve trattare il disturbo con opportune terapie psicologiche e/o psichiatriche. Tecniche di meditazione, yoga, mindfulness ed esercizi di respirazione diaframmatica, così come un periodo di vacanza e camminate nella natura sono tutti ottimi rimedi antistress da provare per cercare di alleviare la sensazione di panico e di paura che ci assale e tutte le sue conseguenza psicofisiche, dispnea inclusa. 

Altre cause della dispnea

Trattandosi di un sintomo comune a molte patologie, la dispnea può conseguentemente avere cause tra le più disparate, non sempre tali da dover preoccupare. Abbiamo visto come anche solo dal punto di vista fisiologico sia normale andare a corto di fiato dopo un sforzo, soprattutto quando il corpo è poco allenato, o quando l’età avanza. Le persone molto emotive possono sperimentare episodi di dispnea frequenti, causati proprio da una reazione eccessiva del sistema parasimpatico a stimoli esterni. Detto questo, vediamo quali possono essere altre cause organiche o ambientali della dispnea:
  • Obesità
  • Tabagismo;
  • Assunzione di farmaci (dispnea iatrogena), come le statine per il colesterolo, i corticosteroidi, i beta bloccanti per il cuore;
  • Anemia;
  • Costole rotte o incrinate;
  • Intossicazione da inalazione (ad esempio da monossido di carbonio);
  • Miastenia grave (una malattia che comporta un indebolimento muscolare);
  • Laringospasmo (contrazione involontaria della muscolatura della laringe), una condizione temporanea che può essere idiopatica (senza causa apparenti), o secondaria a patologie o crisi allergiche
La dispnea è inoltre un fenomeno che spesso si presenta nei pazienti terminali, sia come conseguenza delle patologie primarie, sia, in generale, come segno di decadimento dell’organismo. 

Valutazione della dispnea

Per valutare la dispnea, soprattutto in presenza di causa acclarata della stessa, i medici hanno bisogno della partecipazione del loro paziente, che deve descrivere il sintomo. Questo perché un disturbo come la dispnea, che può essere percepito in modo assai differente e con diversi gradi di gravità da persona a persona, e che, come abbiamo visto, viene genericamente descritto quale “esperienza soggettiva di affaticamento respiratorio”, va interpretato. La collaborazione del paziente si basa, però, su strumenti di autovalutazione che aiutano nella determinazione delle caratteristiche della dispnea. E per questo si usa la cosiddetta Scala di Borg, che consente di dare un “voto” al sintomo. Si tratta di una scala numerica (0-10) con un cursore, che il paziente posiziona tra i due estremi che rappresentano da un lato l’assenza totale del sintomo (zero sulla scala di Borg), dall’altro la forma più acuta e insopportabile sperimentata dal soggetto (dieci sulla scala di Borg). 
La New York Heart Association ha invece messo a punto una classificazione della gravità della dispnea pensata soprattutto per i medici di pazienti cardiopatici, così strutturata:
  • CLASSE 1;
  • CLASSE 2;
  • CLASSE 3;
  • CLASSE 4;
  • Nessuna dispnea;
  • Lieve dispnea dopo sforzo;
  • Benessere a riposo ma dispnea dopo ogni tipo di attività fisica;
  • Dispnea grave, presente sia quando si svolgono azioni abituali, che a riposo.

Spirometria e saturimetro

Di fronte ad episodi ricorrenti di dispnea, per capire se al sintomo corrisponda un effettivo deficit di ossigeno e quindi una insufficienza respiratoria, si usano due strumenti:
  1. Il saturimetro;
  2. La spirometria.
Il secondo è, in realtà, un semplice test del respiro, che si avvale dell’uso di un apparecchio chiamato spirometro, dotato di boccaglio, nel quale il paziente dovrà inspirare ed espirare secondo le indicazioni dello pneumologo per alcuni minuti. La spirometria è un esame utile per la diagnosi di patologie polmonari (in particolare di tipo ostruttivo, come la BPCO) o allergiche (ad esempio l’asma), che provocano dispnea, e può essere effettuato anche dai bambini più grandicelli in grado di collaborare al test stesso. 

Il saturimetro (o pulsossimetro), invece, è un piccolo misuratore della saturazione di ossigeno nel sangue, che quindi rileva la quantità di ossigeno presente nelle zone periferiche del corpo (in genere, infatti, di applica ad un dito della mano). In questo modo, a seconda del valore rilevato, possiamo sapere se i polmoni lavorano in modo efficiente, o se esiste un effettivo deficit di ossigenazione. La dispnea, come abbiamo visto, è infatti sintomo respiratorio che non sempre va collegato ad una insufficienza respiratoria. Aver la possibilità di misurare la capacità polmonare in modo immediato ed efficace con il saturimetro permette di fare già una prima valutazione del caso. Se, infatti, la dispnea è sintomo di malattia polmonare, ad esempio un’infezione da Covid-19, i suoi valori probabilmente ci indicheranno che esiste un effettivo gap di ossigeno nel corpo.

Vediamo la procedura per usare correttamente il saturimetro in caso di misurazione casalinga:
  • Rimuovete lo smalto dalle unghie, perché interferisce con lo strumento;
  • Evitate di posizionarvi alla luce del sole diretta, o sotto una luce artificiale forte e brillante;
  • Scaldate le dita per attivare la circolazione (se necessario);
  • Applicate il saturimetro al dito (in genere l’indice) in modo che non risulti troppo stretto, ma neppure largo;
  • State fermi mentre avete il saturimetro al dito;
  • Attivate il saturimetro;
  • Controllate i valori (la percentuale di ossigenazione viene indicata con la sigla SpO2).
Attenzione: la saturazione di ossigeno è considerata normale quando sia uguale o superiore al 95%, e anche in caso di dispnea (e di sospetto Covid-19), segnala che non vi sono al momento problemi respiratori. Quando, invece, occorre preoccuparsi? Sempre, quando la percentuale scenda sotto il 90%, e se vi sono sintomi concomitanti che facciano pensare ad un’infiammazione polmonare importante, come febbre, cianosi, dispnea accentuata, brividi eccetera. Attenzione anche alla frequenza cardiaca accelerata. In tutti questo casi, è necessario rivolgersi al proprio medico o chiamare i soccorsi. 


 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa provoca la dispnea?

La dispnea è un sintomo, ovvero una condizione caratterizzata dall’incapacità di inglobare aria a sufficienza per una respirazione ottimale, che produce le sensazione di essere a corto di ossigeno. Tra le tante ed eterogenee patologie o sindromi che possono causare anche la dispnea, si annoverano:

  • Disturbo d’ansia
  • Asma
  • Embolia polmonare (occlusione di un’arteria o una vena polmonare da parte di un coagulo di sangue)
  • Frattura o incrinatura delle costole
  • Pericardite con accumulo di fluido intorno al cuore (versamento pericardico)
  • Soffocamento (ad esempio da cibo)
  • Infarto
  • Pneumotorace (collasso polmonare)
  • Polmonite
  • Anemia sideropenica (carenza di ferro)
  • Aritmia cardiaca
  • Insufficienza cardiaca
  • Gravidanza
  • Menopausa
  • Reazione allergica a qualche sostanza (anafilassi)
Si tratta di condizioni molto diverse con gradi di gravità diversi. In generale, una dispnea occasionale non deve destare preoccupazione particolare, ma se il fenomeno non è episodico e si accompagna ad altri sintomi di malessere, è assolutamente necessario parlarne con il proprio medico e procedere a una visita di controllo e ad eventuali esami specialistici. 

Come si riconosce la dispnea?

La dispnea, o fiato corto, è un sintomo o la conseguenza di una condizione che determina questo fenomeno. Avere difficoltà a respirare è infatti anomalo per l’organismo umano che si trovi in un ambiente non privo di ossigeno e può verificarsi per due motivi: o l’aria non riesce ad arrivare ai polmoni, oppure i polmoni non riescono a ricavare abbastanza ossigeno dall’aria inglobata (anche se in teoria sarebbe sufficiente). La dispnea si caratterizza proprio per una “fame d’aria”, una inefficienza del respiro che si può verificare spesso (ogni giorno, di notte, o più volte al giorno) o meno episodicamente, sia in condizione di riposo che dopo uno sforzo anche minimo.  In genere, trattandosi di un sintomo, si associa ad altri disturbi quali debolezza e/o malessere generale, tosse o dolore toracico. In caso di dispnea psicogena si può percepire, oltre alla difficoltà a respirare, anche una morsa di angoscia che serra il petto. 

La dispnea si risolve da sola?

Dipende dalla causa. Se la dispnea non è correlata ad una insufficienza di ossigeno si risolve spontaneamente, ma occorre comunque considerarlo come un campanello d’allarme di condizioni potenzialmente gravi quali cardiopatie o malattie polmonari. Per tale ragione, anche una volta che il problema sia stato superato e il respiro sia tornato normale, se il fenomeno si presenta spesso, (quotidianamente o più volte al giorno), dal momento che stiamo parlando di un sintomo di “qualcos’altro”, è necessario indagare cosa sia questo “qualcos’altro” da cui il respiro corto e affannoso dipende. Anche qualora gli esami escludessero una causa patologica e si venisse a scoprire che la dispnea è, invece, di tipo psicogeno, ciò non significa che si risolva da solo! Anzi, proprio la dispnea psicogena, sintomatica di un disturbo d’ansia, può essere accompagnata da altri disturbi molto sgradevoli quali iperventilazione e perdita del controllo tipici di un attacco di panico, un problema che va affrontato con serietà e che richiede tempo e terapie adeguate per essere risolto. 

Quali sono i sintomi della dispnea causata da problemi al cuore?

La dispnea è un sintomo che si riscontra frequentemente nei cardiopatici. Vediamo quali sono i disturbi a cui si associa:

  • Gonfiore degli arti inferiori (gambe e caviglie in particolare)
  • Sensazione di stanchezza estrema, o di confusione
  • Tosse quando ci si sdraia
  • Tachicardia o battito del cuore anomalo (aritmia)
  • Dolore toracico
Se la dispnea fosse accompagnata a forte dolore al petto occorre immediatamente chiamare i soccorsi, perché potrebbe trattarsi di un attacco cardiaco. 

Cosa fare in caso di dispnea?

Se si tratta di un disturbo episodico, magari associato ad uno stato ansioso, si può riportare il respiro alla normalità superando la crisi di dispnea con delle misure semplici quali:

  • Respirare solo con il naso chiudendo la bocca (anche se sembra di non avere aria a sufficienza)
  • Sedersi con il busto piegato in avanti (anche distendendolo su un tavolo)
  • Stare in piedi poggiando la schiena 
  • Stare in piedi davanti ad un tavolo dove poggiare le mani piegando leggermente il busto in avanti
  • Sdraiarsi in posizione rilassata, aiutandosi con cuscini dietro la testa e sotto le ginocchia
  • Usare un ventaglio 
  • Cercare di respirare con il diaframma (ovvero “di pancia”)
  • Ascoltare una musica rilassante
Questi metodi valgono solo per una dispnea lieve dovuta a stati di fisiologica alterazione psicofisica (dopo uno sforzo, un’emozione forte, in caso di gravidanza o indebolimento da anemia), o legati ad ansia, ma non quando la dispnea sia acuta, grave e legata a patologie acute in atto (infarti, embolia, crisi d’asma o shock anafilattico eccetera). 

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