Vaccini Covid-19: come funzionano, quarantena e nuove regole oggi

Vaccini Covid-19: come funzionano, quarantena e nuove regole oggi

Indice

Domande e risposte


Attenzione: l’articolo è sempre in aggiornamento in seguito alle modifiche dei piani vaccinali e all’introduzione di nuovi vaccini.

Come funzionerà la nuova campagna vaccinale 2023

Sono in arrivo nell’autunno del 2023 i nuovi vaccini aggiornati antiCovid-19. Secondo l’ultima delle due circolari ministeriali, datata 27 settembre 2023 dal titolo Indicazioni preliminari per la campagna di vaccinazione autunnale e invernale anti Covid-19, la campagna nazionale di vaccinazione autunnale e invernale anti Covid-19, al momento, si avvarrà delle nuove formulazioni monovalenti del vaccino Comirnaty (Omicron XBB 1.5). 
Il “nuovo” vaccino è monovalente (a differenza del primo vaccino “aggiornato” dell’autunno 2022 che era bivalente) specificamente per la variante XBB 1.5 (detta Kraken), ed è stato approvato dall’European Medicine Agency (EMA) a fine agosto 2023 e dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) il 20 settembre. 

È possibile inoltre la co-somministrazione dei nuovi vaccini aggiornati con altri vaccini (con particolare riferimento al vaccino antinfluenzale), fatte salve eventuali specifiche indicazioni d’uso o valutazioni cliniche. Nel caso di somministrazione di due vaccini per via intramuscolare, nella stessa seduta vaccinale, è possibile utilizzare due sedi anatomiche differenti (es. deltoide destro e deltoide sinistro) oppure la stessa sede anatomica (es. entrambi nel deltoide sinistro); in questo caso devono essere iniettati a distanza di almeno 2,5 cm l'uno dall'altro, al fine di ridurre la probabilità di reazioni locali sovrapposte.

A chi è consigliato di vaccinarsi?

Nella circolare si legge che in fase di avvio della campagna, la vaccinazione, pur rimanendo raccomandata per tutti i gruppi di persone indicati e disponibile anche per coloro che non rientrano nelle suddette categorie, sarà prioritariamente somministrata alle persone di età pari o superiore a 80 anni, agli ospiti delle strutture per lungodegenti, alle persone con elevata fragilità, con particolare riferimento ai soggetti con marcata compromissione del sistema immunitario, agli operatori sanitari e sociosanitari.

Sarà possibile fornire una dose di richiamo del vaccino, con la formulazione aggiornata, alle categorie individuate nell’allegato della circolare. A richiesta e previa disponibilità di dosi, la vaccinazione può essere resa disponibile anche a coloro che non rientrano nelle categorie in questione ma che ne facciano richiesta. Il richiamo, è raccomandato a distanza di 6 mesi dall’ultima dose di vaccino antiCovid-19 ricevuta o dall’ultima infezione (data del test diagnostico positivo), a prescindere dal numero di eventi pregressi (dosi ricevute o diagnosi di infezione). In altre parole il vaccino può essere somministrato anche a chi non si è mai vaccinato prima per il Covid-19.

Per i bambini dai 6 mesi ai 4 anni compresi che non hanno completato un ciclo primario di vaccinazione antiCovid-19 o senza storia di infezione pregressa da SARSCoV2, si prevedono invece 3 dosi (di cui la seconda a 3 settimane dalla prima e la terza a 8 settimane dalla seconda).

 
Immagine che rappresenta un'infermiera che vaccina una persona

Che cos’è un vaccino a mRNA e come si aggiorna?

Nei vaccini tradizionali (come quello che sta sviluppando Astra Zeneca) viene iniettato il virusindebolito’, oppure solo una parte di esso per indurre la risposta immunitaria: il nostro sistema immunitario riconosce l’ ‘intruso’ non pericoloso e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il virus vero e proprio.
Un vaccino a RNA (come quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna) invece non contiene il virus (e quindi non può proprio per principio provocare la malattia). Contiene invece un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica).  Il vaccino induce l'immunità fornendo a cellule umane esclusivamente le istruzioni per produrre un frammento del virus, la proteina Spike, che indurrà la produzione di anticorpi specifici verso il virus SARS-CoV-2.

SARS-CoV-2 possiede quindi una struttura sulla superficie della sua proteina spike che la rende capace di legarsi al recettore ACE-2 delle cellule del nostro sistema respiratorio. I vaccini a RNA fanno in modo che la proteina non sia più in grado di legarsi al recettore. Per aggiornare un vaccino di questo tipo è sufficiente riformulare in modo diverso la sequenza di RNA messaggero.

Autunno 2022: arriva il primo “aggiornamento” contro Omicron

A fine agosto 2022 sia Pfizer che Moderna hanno annunciato la richiesta a EMA (Agenzia Europea del Farmaco) dei dueaggiornamenti” dei vaccino antiCovid-19 basati anche su Omicron 1. I vaccini che sono stati somministrati da dicembre 2020 all’estate 2022 sono invece modulati sulle prime varianti del virus. 

A dicembre 2022 prima EMA e successivamente AIFA hanno approvato l’uso di tre formulazioni bivalenti di vaccini a m-RNA:
  • Original/omicron BA.1 di Spikevax e Comirnaty;
  • Original/BA.4-5 di Comirnaty;
  • Original/omicron BA.4-5 del vaccino Spikevax.

Questi vaccini sono stati usati sia come richiamo booster (terza e quarta dose) che come “quinta dose” in alcune categorie di pazienti che hanno ricevuto la “quarta dose” da almeno 120 giorni.

Primavera 2022: la quarta dose 

A partire dal 12 aprile 2022 è stato possibile per alcune categorie di persone accedere alla quarta dose di vaccino antiCovid-19(seconda dose booster). Si somministra una dose di vaccino a mRNA Pfizer o Moderna, a distanza di almeno 120 giorni dalla prima dose booster.
La quarta dose non è obbligatoria per nessuna categoria e quindi chi la richiederà riceverà solamente un green pass aggiornato ma identico quanto a validità e “diritti” a coloro che hanno ricevuto la dose booster.

Le categorie sono state le seguenti:
  • Persone immunodepresse (le somministrazioni della quarta dose per questa categoria sono iniziate il 1 marzo 2022), quindi con risposta immunitaria compromessa per trattamenti farmaceutici o per patologie: persone in attesa di trapianto o che lo hanno ricevuto, persone con immunodeficienze primitive o secondarie a trattamento farmacologico, persone con AIDS con conta dei linfociti T CD4+<200 cellule/µl o sulla base di giudizio clinico; persone che stanno seguendo Terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CART); persone con Patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di sei mesi dalla sospensione delle cure; persone con pregressa splenectomia; persone in dialisi e con insufficienza renale cronica grave;
  • Tutti i soggetti fragili di età compresa fra 60 anni e 79 anni, che hanno determinate patologie: Malattie respiratorie, Malattie cardiocircolatorie (intendendo scompenso cardiaco in classe avanzata (III – IV NYHA), pazienti post-shock cardiogeno), Malattie neurologiche, Diabete/altre endocrinopatie severe, malattie epatiche, malattie cerebrovascolari (intendendo evento ischemico-emorragico cerebrale con compromissione dell’autonomia neurologica e cognitiva, stroke nel 2020-21, stroke antecedente al 2020 con ranking maggiore o uguale a 3), Emoglobinopatie e disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva e psichica) cioè disabili gravi ai sensi della legge 104/1992 articolo 3 comma 3;
  • Over 60;
  • Tutti gli ospiti delle RSA, indipendentemente dall’età.
È stato prorogato al 31 dicembre 2022 l’obbligo vaccinale per:
  • Gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario;
  • Tutti i lavoratori impegnati in strutture residenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali;
  • Il personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa nelle strutture di cui all’art. 8-ter del D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (per esempio ospedali, residenze sanitarie assistite, ambulatori, studi medici e odontoiatrici, centri diagnostici), ad esclusione dei contratti esterni;
  • Gli studenti dei corsi di laurea impegnati nello svolgimento di tirocini per l’abilitazione all'esercizio delle professioni sanitarie.

Ogni regione sta gestendo autonomamente le prenotazioni, quindi si ricorda di fare riferimento alla propria Azienda Sanitaria del territorio.
 

2021: antivirali e anticorpi monoclonali contro Covid-19

Se inizialmente non c’erano farmaci specifici contro Covid-19, a partire dal tardo autunno 2021 l’approccio alla malattia Covid-19 è radicalmente cambiato. Sono stati introdotti due nuovi antivirali:
  1. Molnupiravir di Merck-MSD;
  2. Paxlovid di Pfizer.
Vanno ad aggiungersi alle terapie già utilizzate l’anno e mezzo precedente per supportare i pazienti nelle varie fasi della malattia, mentre la ricerca scientifica faceva il suo corso. Trattandosi di antivirali, il meccanismo d’azione è ridurre la replicazione del virus all’interno delle nostre cellule, anche se ognuno di questi farmaci agisce sfruttando un processo diverso. A questi si è aggiunta di recente l’estensione ai non ospedalizzati di un altro antivirale, remdesivir di Gilead, già autorizzato nell’ottobre 2020.

Con il passare dei mesi abbiamo imparato che in fase iniziale oltre al paracetamolo indicato dalle prime linee guida ministeriali, all’inizio della pandemia, si usano comunemente per esempio anche FANS come Nimesulide, Celecoxib, Ibuprofene, Acido acetilsalicilico. Le  linee guida per le cure domiciliari del 27 aprile 2021 riportano che “nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, sulla base delle informazioni e dei dati attualmente disponibili, si forniscono le seguenti indicazioni di gestione clinica: vigile attesa (intesa come costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente); misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno tramite pulsossimetria; trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo o FANS in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all’uso). Altri farmaci sintomatici potranno essere utilizzati su giudizio clinico”. Il cortisone, attualmente è consigliato dal protocollo solo per casi gravi che richiedono, gli anticorpi monoclonali, che danno ottimi risultati se assunti in una fase precocissima della malattia. In ospedale si affianca l’eparina per arginare il meccanismo coagulativo innescato dal virus. Per quanto riguarda Idrossiclorochina al momento non ci sono studi clinici ben costruiti (prospettici) che abbiano dimostrato benefici imputabili specificamente al suo utilizzo, che resta quindi non consigliato. L’Ivermectina, un antiparassitario usato sugli animali, non è un farmaco consigliato contro Covid negli esseri umani, perché non ci sono evidenze condivise dalla comunità scientifica sulla sua efficacia.

Da fine dicembre 2021 sono stati autorizzati da AIFA e immessi sul mercato tre antivirali – molnupiravir, remdesivir e paxlovid - per il trattamento nelle prime fasi dell’infezione. Sono farmaci indirizzati a pazienti non ospedalizzati per Covid-19 con malattia lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che rappresentino specifici fattori di rischio per lo sviluppo di Covid-19 grave.
  • Molnupiravir (di Merck) è il primo antivirale orale (si assume in pastiglie) specifico contro il Sars-Cov-2, ed è stato distribuito da parte della Struttura Commissariale alle Regioni dal 4 gennaio 2022. Secondo il primo rapporto di AIFA del 25 gennaio 2022, in una sola settimana dal 13 al 20 gennaio, è stato utilizzato da 1.662 pazienti con Covid-19 non ricoverati;
  • Remdesivir (di Gilead) è utilizzabile dai soggetti non in ossigeno-terapia ad alto rischio di Covid-19 grave con somministrazione endovenosa.  Secondo il già citato rapporto AIFA, al 19 gennaio erano 976 i pazienti non ospedalizzati trattati con questo farmaco;
  • Paxlovid è stato autorizzato da AIFA il 28 gennaio 2022 per persone adulte Covid-19 positive che non richiedono ossigeno supplementare e presentano un aumentato rischio di malattia grave.
Tutti i tre farmaci sono stati autorizzati dopo che studi clinici hanno mostrato una forte riduzione del rischio di aggravarsi in pazienti con manifestazione sintomatica da lieve e moderata della malattia ma che data la presenza di fattori di rischio, erano candidati allo sviluppo di una forma grave.  Nel caso di Paxlovid – riporta la nota AIFA - è stato ricoverato entro 28 giorni dall’inizio dei sintomi l’1% dei pazienti che avevano assunto il farmaco nei cinque giorni successivi all’insorgenza dei sintomi, contro il 6,7% dei pazienti trattati con placebo (un trattamento fittizio). Nessuno dei pazienti del gruppo Paxlovid è deceduto rispetto a dieci pazienti del gruppo placebo. Gli effetti indesiderati più comuni di Paxlovid segnalati durante il trattamento e fino a 34 giorni dopo l'ultima dose del medicinale sono stati disgeusia (alterazione del gusto), diarrea e vomito

Circa un mese dopo l’inizio del trattamento con  Molnupiravir – riporta un’altra nota AIFA - si è registrato il 7,3% di ricoveri fra chi aveva assunto il farmaco, contro il 14,1% fra i trattati con placebo. Nessuno dei pazienti  è deceduto rispetto agli otto pazienti del gruppo placebo. Per quanto riguarda gli effetti indesiderati i più comuni sono stati diarrea, nausea, vertigini e mal di testa. 

Chiaramente, trattandosi nel caso degli ultimi due arrivati, di farmaci nuovi, gli unici dati sulla sicurezza provengono dagli studi clinici, come avviene per tutti i nuovi farmaci. Ancora non esistono dati di farmacovigilanza su eventuali effetti avversi non ancora noti, che arriveranno come è ovvio, con il passare dei mesi. Al momento i dati degli studi clinici evidenziano effetti collaterali lievi, anche se – precisa AIFA - va valutata caso per caso la somministrazione a seconda della terapia che il paziente sta già seguendo. 

Accanto a questi, mano a mano che passano i mesi vengono approvati nuovi farmaci – sia antivirali che anticorpi monoclonali. È possibile seguire gli sviluppi tramite i due Rapporti di monitoraggio settimanali – per Antivirali e Anticorpi monoclonali – sul sito di AIFA.

La storia dei vaccini antiCovid-19

Il Nobel per la Medicina 2023 è andato a Katalin Karikó e a Drew Weissman per le loro scoperte riguardanti le modifiche delle basi che hanno consentito lo sviluppo di efficaci vaccini a mRNA contro Covid-19. Grazie alle loro scoperte – si legge nella motivazione - è cambiata radicalmente la comprensione di come l’mRNA interagisce con il sistema immunitario, permettendo lo sviluppo di vaccini in tempi incomparabilmente più brevi rispetto a quelli permessi dalle tecnologie precedenti.

Sono tantissime le fake news, le bufale, i falsi miti, che sono circolate negli anni sui vaccini, in relazione alla velocità con cui sono stati prodotti e approvati. Vediamo di capire bene le cose. Arrivare a mettere a disposizione per la popolazione un farmaco in meno di un anno è un record, ma non significa che in questo caso siano state “saltate delle fasi”, anche perché in Europa l’approvazione dei farmaci è regolata da un ente sovranazionale – l’EMA – che esamina autonomamente tutti i dati relativi agli studi di un farmaco, in questo caso dei vaccini – e ne valuta la solidità in termini di sicurezza prima di tutto, e di efficacia. Solo una volta che EMA ha approvato un farmaco, le relative Agenzie regolatorie nazionali (come AIFA) possono approvarlo per il proprio paese. Rispetto ad altri farmaci in questo caso, data l’emergenza della pandemia, questa approvazione era priorità mondiale.

Come spiega il sito di AIFA (in nota) in relazione a Comirnaty, le fasi si sono potute condurre in tempi molto più ristretti del solito per tre motivi:
  1. Perché sono state coinvolte molte più persone nella sperimentazione (dieci volte tanto rispetto agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini!), e sappiamo che in medicina più il campione è ampio più i risultati sono solidi. 
  2. Perché erano molti anni che queste aziende stavano conducendo ricerche sui vaccini a RNA
  3. Infine, perché la valutazione dei risultati da parte delle agenzie regolatorie è avvenuta man mano che questi venivano prodotti e non, come avviene solitamente una volta che tutti gli studi sul farmaco in questione sono completati. 

Il vaccino di Pfizer (2020)

Ma cosa altro c’è nel vaccino?
  • L’RNA messaggero è contenuto in un “involucro” di  lipidi sintetici che contribuiscono a formare le vescicole che veicolano il vaccino. Una volta inoculato, l’RNA viene disintegrato nel nostro corpo.
  • Il vaccino contiene inoltre altri eccipienti, che si trovano comunemente in farmacologia:
    • 1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine;
    • Colesterolo;
    • Potassio cloruro;
    • Potassio diidrogeno fosfato;
    • Sodio cloruro;
    • Fosfato disodico diidrato;
    • Saccarosio (zucchero);
    • Acqua per preparazioni iniettabili.
Dal punto di vista della ricerca, sono state coinvolte molte più persone nella sperimentazione (dieci volte tanto rispetto agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini!), e sappiamo che in medicina più il campione è ampio più i risultati sono solidi.
La sicurezza di Comirnaty è stata valutata nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone.
La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo. L’efficacia del vaccino invece è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età, vedendo che il numero di casi sintomatici di Covid-19 si riduceva fra i vaccinati del 95% (solo 8 casi su 18.198 avevano sintomi di Covid-19), rispetto al placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di Covid-19).
È evidente che la differenza fra questi numeri – 8 e 162 su 18 mila persone – diventa più rilevante per la sconfitta del virus se a vaccinarsi è quasi tutta la popolazione.

Il tema della “sesta dose” di Comirnaty (Pfizer). Inizialmente Pfizer aveva stabilito che le dosi ottenibili da un flaconcino del vaccino di Pfizer erano 5 e, pertanto, il Ministero aveva stimato le dosi consegnate basandosi su questo numero. Successivamente però EMA in un documento ha raccomandato l’aggiornamento delle informazioni sul prodotto di Comirnaty, per specificare che ogni flaconcino contiene 6 dosi di vaccino.
Quindi 5 o 6 dosi per ogni flaconcino? Dipende da che siringhe utilizziamo.
“Per prelevare sei dosi da un singolo flaconcino – si legge - è necessario utilizzare siringhe e/o aghi a basso volume morto. Il volume morto dell’insieme siringa-ago a basso volume morto non deve superare i 35 microlitri. Se si utilizzano siringhe e aghi standard, la quantità di vaccino potrebbe non essere sufficiente per ricavare una sesta dose dal flaconcino.”
Si precisa inoltre che non si devono cumulare le dosi avanzate da più flaconcini per ricavare una dose completa, e il vaccino non utilizzato deve essere eliminato 6 ore dopo la diluizione. Se dal vaccino rimasto nel flaconcino dopo la quinta dose non è possibile prelevare una dose completa (di 0,3 mL), il flaconcino e il suo contenuto devono essere smaltiti dall’operatore sanitario. 
Al momento non è chiaro quante “seste dosi” siano state somministrate.

Il vaccino di Moderna (2020)

Nella riunione del 7 gennaio 2021 la Commissione Tecnico Scientifica di AIFA ha dato il parere positivo al vaccino di Moderna (nota), sottolineando che sulla base dei dati attualmente disponibili, il profilo di sicurezza e di efficacia del vaccino Moderna appare sostanzialmente sovrapponibile a quello di Pfizer. 
Il vaccino di Moderna contiene per ogni dose (0,5 mL): 100 microgrammi di RNA messaggero (mRNA), inseriti in nanoparticelle lipidiche contenenti il lipide SM-102. Gli eccipienti sono Colesterolo, 1,2-distearoil-sn-glicero-3-fosfocolina (DSPC), 1,2-dimiristoil-rac-glicero-3-metossipolietilenglicole-2000 (PEG2000 DMG), Trometamolo, Trometamolo cloridrato, Acido acetico, Sodio acetato triidrato, Saccarosio, Acqua per preparazioni iniettabili. 
Le differenze rispetto al vaccino di Commirnaty sono:
  • Ogni flaconcino contiene 10 dosi da 0,5 mL; 
  • Il vaccino Moderna è indicato a partire dai 18 anni di età, anziché dai 16 anni;
  • La schedula vaccinale prevede due somministrazioni a distanza di 28 giorni, invece che di almeno 21 giorni;
  • L’immunità si considera pienamente acquisita a partire da 2 settimane dopo la seconda somministrazione, anziché una;
  • Il vaccino viene conservato a temperature comprese tra i -15° e -25°, ma è stabile tra +2° e +8° per 30 giorni se in confezione integra;
  • Il flaconcino multidose contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, è quindi già pronto all’uso.
Nello studio clinico di fase 3 del vaccino Moderna, randomizzato, controllato con placebo e condotto in cieco sono stati esclusi soggetti immunocompromessi o che avevano ricevuto immunosoppressori negli ultimi 6 mesi, nonché partecipanti in gravidanza o con una storia nota di infezione da SARS-CoV-2. 
Durante lo studio sono stati condotti studi di tossicità generale su ratti osservando edema ed eritema in sede di iniezione, ma transitori e reversibili, suggerendo che la potenziale tossicità per gli esseri umani è bassa. Non sono stati eseguiti studi di cancerogenicità, anche data l’impossibilità di monitorare i pazienti per lungo tempo (follow-up). 

Il vaccino di AstraZeneca - Vaxzevria (2020)

Il 30 gennaio AIFA ha autorizzato il vaccino AstraZeneca nei soggetti al di sopra dei 18 anni, come da indicazione EMA.
La Commissione tecnico-scientifica (CTS) dell’AIFA conferma che l’efficacia del vaccino è stimata al 59,5% nella riduzione delle infezioni sintomatiche da Covid-19.

Inizialmente nel documento di AIFA si leggeva che l’utilizzo preferenziale del vaccino AstraZeneca solo in soggetti tra i 18 e i 55 anni, in attesa di acquisire ulteriori dati  relativi alla popolazione con oltre 55 anni. A partire da marzo 2021 AIFA ha approvato l’utilizzo del vaccino anche per persone con più di 55 anni
  • Le sperimentazioni del vaccino di Astrazeneca sono state condotte su 23.745 partecipanti con più di 18 anni, 12.021 dei quali hanno ricevuto almeno una dose di Covid-19 Vaccine Astrazeneca e 8.266 hanno ricevuto due dosi. Gli altri appartenevano al gruppo di controllo;
  • La durata mediana del follow-up è stata di 62 giorni dopo la seconda dose.
A differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna, il vaccino di Astrazeneca non usa la tecnologia mRNA. Si tratta di un vaccino monovalente composto da un singolo vettore ricombinante di adenovirus di scimpanzé con deficit di replicazione (ChAdOx1) che codifica per la glicoproteina S di SARS-CoV-2.
Funziona così: dopo la somministrazione, la glicoproteina S di SARS-CoV-2 stimola gli anticorpi e la risposta immunitaria contro il virus nelle persone vaccinate.

A metà marzo 2021 in seguito ad alcuni decessi avvenuti in alcuni paesi, inclusa l’Italia, in pazienti con meno di 60 anni per cause trombotiche/ischemiche, che avevano ricevuto giorni prima il vaccino, si è scelto in via precauzionale di sospendere la somministrazione di due lotti di vaccino AstraZeneca. I giorni successivi alcuni stati fra cui l’Italia hanno deciso di sospendere ogni somministrazione del vaccino AstraZeneca per un ulteriore controllo da parte di EMA, la quale tre giorni dopo si è espressa favorevolmente al vaccino. Le vaccinazioni con AstraZeneca sono dunque riprese anche in Italia. Sia EMA che AIFA rispondono che non vi sono evidenze di correlazione, nel senso che le ischemie e gli ictus colpiscono diverse persone con meno di 60 anni, che potrebbero statisticamente essere state nel campione di chi aveva ricevuto il vaccino.

Il 30 marzo la Commissione permanente per il vaccino tedesca ha deciso di limitare la somministrazione del vaccino alle persone con più di 60 anni di età, decisione che è stata contestata da EMA, che in una nota diffusa il 31 marzo scrive “"Un nesso causale" degli eventi rari di trombosi "con il vaccino" di AstraZeneca" non è dimostrato ma è possibile e ulteriori analisi sono in corso", riporta ANSA. 
Sempre di fine marzo è la notizia che il vaccino commercializzato da AstraZeneca assumerà d’ora in avanti il nome di vaccino Vaxzevria.

Il vaccino di di Johnson&Johnson - Janssen (2020)

Il 12 marzo 2021 AIFA ha autorizzato il quarto vaccino, quello Janssen di Johnson&Johnson, per cui basterà una sola dose, per persone al di sopra dei 18 anni. L’efficacia del vaccino nelle forme gravi è stimata arrivare fino al 77 % dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni dalla somministrazione. I dati attualmente disponibili hanno mostrato che nei soggetti over 65 non si è notata alcuna flessione nella efficacia. Il vaccino di J&J è un “vaccino a vettore virale” funziona cioè similmente a quello di AstraZeneca, cioè utilizza un virus (Adenovirus 26, o Ad26), non è quindi un vaccino a RNA come quelli di Pfizer e Moderna.

Come vengono descritte le “reazioni avverse”? Le novità del 2022

Comuni, rare, molto rare: che cosa significa quantitativamente? 
  • Molto comune significa che la reazione si verifica in una o più persone su 10;
  • Comune  che si verifica in meno di una persona su 10, ma in più di una su 100. Per esempio in una persona su 20 o una su 80;
  • Non comune significa che la reazione si verifica in meno di una persona su 100 ma più di una su 1000, quindi per esempio una persona su 200 o una su 800 (il range è molto ampio come si vede);
  • Raro significa che la reazione avversa si verifica in meno di un caso su 1000 ma in più di uno su 10000, quindi per esempio in una persona su 2000 o in una su 8000;
  • Molto raro significa che l’effetto avverso si verifica in meno di una persona su 10000, che può anche voler dire in una persona su un milione. Bisogna andare a leggere i dati degli studi per sapere la percentuale precisa.
Questa classificazione vale sia per gli effetti lievi come mal di testa o rossore al braccio, che per quelli più gravi.

A partire dal 30 giugno 2022 tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno l’obbligo di inviare e ricevere le segnalazioni di sospetta reazione avversa da e verso Eudravigilance utilizzando il nuovo formato standard internazionale R3 per la segnalazione delle sospette reazioni avverse ai medicinali. Pertanto dal 20 giugno 2022 è entrata in esercizio la nuova Rete Nazionale di Farmacovigilanza, caratterizzata da funzioni avanzate per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse in modo da garantire una sempre più accurata valutazione del profilo di sicurezza dei medicinali. Nella “vecchia” Rete Nazionale di Farmacovigilanza, per ogni caso descritto in una scheda di segnalazione, comprensivo di tutti gli eventi occorsi dopo la somministrazione di un vaccino o di un medicinale, veniva definito un singolo criterio di gravità/esito/causality assessment (considerando il più grave tra gli eventi segnalati), una data di insorgenza per le reazioni (la prima degli eventi osservati) e una più ampia e dettagliata descrizione degli avvenimenti in un campo di “sintesi del caso”. Con la nuova Rete Nazionale di Farmacovigilanza, ogni sospetta reazione avversa viene considerata in combinazione con i medicinali e vaccini indicati some sospetti di aver ingenerato tale evento e ogni coppia viene descritta con lo specifico criterio di gravità/esito/data di insorgenza/valutazione causale.

Effetti collaterali del vaccino Pfizer-Biontech

Come tutti i farmaci, anche il vaccino Comirnaty ha mostrato nell’enorme campione alcuni casi di reazioni avverse.
  • Circa 1 persona su 10 mostrava qualche fastidio di lieve entità e che passava dopo poche ore o qualche giorno al massimo (dolore nella zona della puntura, dolore al braccio, mal di testa, qualche linea di febbre);
  • Meno di 1 persona su 10 ha sentito nausea per qualche giorno;
  • Meno di 1 persona su 100 ha provato prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere;
  • Meno di 1 persona su 1000 ha dichiarato debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta);
  • Con la somministrazione di massa sono emersi alcuni casi di reazione allergica, rarissimi, come per qualsiasi farmaco.
Non ci sono invece dati al momento sulla somministrazione del vaccino in gravidanza e in allattamento, e in bambini con meno di 16 anni. 
  • Riguardo ai pazienti oncologici che stanno seguendo chemioterapia, il vaccino non è sconsigliato.
    • Il 24 dicembre scorso AIOM scriveva “Date le prove che i vaccini anti Covid-19 possono fornire livelli maggiori di anticorpi neutralizzanti rispetto all’infezione da SARS-CoV2 in un numero sostanziale di pazienti, sarebbe molto importante offrire le vaccinazioni con priorità ai pazienti in trattamento con chemioterapia citotossica, in particolare nel caso di malattie ematologiche.
Stando all’ultimo Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini antiCovid-19 (fine 2022) dell’Agenzia Italiana del Farmaco, al 26 dicembre 2022 sono state inserite 97 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal vaccino e dalla dose. La maggior parte degli eventi avversi segnalati sono classificati come non gravi (81,3% circa) e in minor misura come gravi (18,7%). Al quarto trimestre del 2022 i tassi di segnalazione relativi alla prima dose restano più elevati rispetto alle dosi successive e sono notevolmente più bassi dopo la 4a dose (2a dose booster) per i vaccini per i quali è prevista. Gli eventi avversi più segnalati per tutti i vaccini sono stati febbre, cefalea, dolori muscolari/articolari, brividi, disturbi gastrointestinali, reazioni vasovagali, stanchezza, reazione locale o dolore in sede di iniezione. Le reazioni avverse gravi correlabili sono state rare e nella maggior parte dei casi caratterizzate da sintomatologia similinfluenzale; gli eventi avversi di speciale interesse sono molto rari e il tasso di segnalazione è ormai stabile nel tempo. Non si sono osservate variazioni significative nell’andamento delle segnalazioni relative alla fascia pediatrica.

Effetti collaterali del vaccino Moderna

La sicurezza di Covid-19 Vaccine Moderna è stata valutata in uno studio clinico in corso di fase 3, randomizzato, controllato con placebo, con osservatore in cieco condotto negli Stati Uniti su 30.351 partecipanti di età pari o superiore a 18 anni (un quarto over 65): la metà di loro hanno ricevuto almeno una dose di Covid-19 Vaccine Moderna e l’altra metà con placebo. 
Le reazioni avverse più comunemente segnalate sono state:
  • Dolore in sede di iniezione (92%);
  • Stanchezza (70%);
  • Cefalea (64,7%);
  • Mialgia (61,5%);
  • Artralgia (46,4%);
  • Brividi (45,4%);
  • Nausea/vomito (23%);
  • Tumefazione/dolorabilità ascellare (19,8%);
  • Febbre (15,5%);
  • Tumefazione (14,7%);
  • Arrossamento (10%) in sede di iniezione.
Le reazioni avverse sono state normalmente di intensità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni.
Una frequenza leggermente inferiore di eventi di reattogenicità è stata associata all’età più avanzata

Complessivamente, l’incidenza di alcune reazioni avverse (incidenza di tumefazione/dolorabilità ascellare, stanchezza, cefalea, mialgia, artralgia, brividi, nausea/vomito e febbre) è stata più elevata nei gruppi di età più giovane. Le reazioni avverse sistemiche e locali sono state segnalate più frequentemente dopo la Dose 2 piuttosto che dopo la Dose 1. 

Anche per il vaccino Moderna sono stati individuati dei casi rari, 4 persone su 30 mila di paralisi facciale acuta (uno di loro era nel gruppo placebo quindi non era stato vaccinato). L’insorgenza nei partecipanti del gruppo vaccino è stata a 22, 28 e 32 giorni dopo la Dose 2.

Si sono verificati due eventi avversi gravi di tumefazione del viso in persone che hanno ricevuto il vaccino e avevano una storia di iniezioni di filler dermatologici. L’insorgenza della tumefazione è stata segnalata rispettivamente 1 e 2 giorni dopo la vaccinazione.

Effetti collaterali del primo vaccino di AstraZeneca

Da foglietto illustrativo, le reazioni avverse molto comuni (che possono cioè interessare più di 1 persona su 10) sono state:
  • Dolore nella sede di iniezione (nel 63,7%) dei casi;
  • Dolore in sede di iniezione (nel 54,2%);
  • Cefalea (nel 52,6%);
  • Stanchezza (nel 53,1%);
  • Mialgia (nel 44%  dei casi);
  • Malessere (nel 44,2%);
  • Piressia e febbre inferiore a 38 (nel 33,6%);
  • Brividi (31,9%);
  • Artralgia (26,4%);
  • Nausea (21,9%).
La maggior parte delle reazioni avverse - si legge - è stata di severità da lieve a moderata e di solito si è risolta entro alcuni giorni dalla vaccinazione. 
Gli effetti comuni (che possono cioè interessare fino a 1 persona su 10) sono state:
  • Gonfiore o arrossamento nel punto in cui viene praticata l'iniezione;
  • Febbre (>38°C);
  • Malessere (vomito);
  • Diarrea.
Infine, gli effetti non comuni (che possono interessare fino a 1 persona su 100) sono risultati essere:
  • Sonnolenza o sensazione di vertigini;
  • Diminuzione dell'appetito;
  • Ingrossamento dei linfonodi;
  • Sudorazione eccessiva;
  • Prurito;
  • Eruzione cutanea
Il 23 febbraio 2021 è stata pubblicata una circolare del Ministero della Salute che innalza da 55 a 65 anni l'età (coorte 1956) di chi potrà ricevere il vaccino anti-Covid di Astrazeneca, dopo il parere della Commissione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). La ragione, si legge, sono "nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate". Sono comunque esclusi i soggetti estremamente vulnerabili (per esempio i pazienti oncologici), a cui saranno invece somministrati i vaccini Pfizer e Moderna.
 
Il 25 marzo 2021, in seguito agli episodi di effetti avversi gravi in tutta Europa a pochi giorni di distanza dalla somministrazione del vaccino, EMA e AIFA hanno aggiornato il foglietto illustrativo, con questa dicitura:

“In seguito alla vaccinazione con Covid-19 Vaccine AstraZeneca è stata osservata molto raramente una combinazione di coaguli di sangue e livelli bassi di piastrine, in alcuni casi con la presenza di sanguinamento. In alcuni casi gravi si sono manifestati coaguli di sangue in posizioni diverse o insolite come pure coagulazione o sanguinamento eccessivi in tutto il corpo. La maggior parte di questi casi si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata principalmente in donne sotto i 55 anni di età. Tuttavia, un numero maggiore di donne sotto i 55 anni ha ricevuto il vaccino rispetto ad altre persone. Alcuni casi hanno avuto esito fatale. Rivolgersi immediatamente a un medico in caso di respiro affannoso, dolore al petto, gonfiore alle gambe o dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, consultare immediatamente un medico se, dopo alcuni giorni, si verificano mal di testa gravi o persistenti o visione offuscata dopo la vaccinazione, o se dopo pochi giorni compaiono lividi sulla pelle o chiazze rotonde in un punto diverso dal sito di vaccinazione. Come con qualsiasi vaccino, il ciclo di vaccinazione a 2 dosi di Covid-19 Vaccine AstraZeneca potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. La durata della protezione non è nota. Al momento sono disponibili dati limitati sull'efficacia di Covid-19 Vaccine AstraZeneca in soggetti di età pari o superiore a 55 anni.

Da Maggio 2021 l’utilizzo del vaccino di Astrazeneca è stato sospeso in Italia. Le persone in attesa di seconda dose, oppure ora coloro che necessitano di una terza dose, possono ricevere il vaccino di Pfizer o quello di Moderna.

Effetti collaterali del primo vaccino di Johnson&Johnson

Secondo quanto riporta AIFA, la sicurezza di Covid-19 Vaccine Janssen è stata valutata in uno studio di fase III che è attualmente in corso (marzo 2021). Il vaccino è stato finora testato su 21.895 adulti di età pari o superiore a 18 anni con un follow-up post-vaccinazione di 2 mesi e di oltre 2 mesi è in 11.948 adulti che hanno ricevuto Covid-19 Vaccine Janssen. Nello Studio COV3001 la reazione avversa locale più comunemente segnalata è stata:
  • Il dolore in sede di iniezione (nel 48,6% dei casi):
  • Seguono Cefalea (38,9%);
  • Stanchezza (38,2%);
  • Mialgia (33,2%);
  • Nausea (14,2%).
  • Solo il 9% dei partecipanti ha riportato febbre superiore a 38 gradi.
La maggior parte delle reazioni avverse si è verificata entro 1-2 giorni dalla vaccinazione ed è stata di severità da lieve a moderata e di breve durata (1-2 giorni). 


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa contiene il vaccino a RNA per il COVID?

Contiene un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica). L’RNA messaggero è contenuto in un “involucro” di  lipidi sintetici che contribuiscono a formare le vescicole che veicolano il vaccino. Una volta inoculato, l’RNA viene disintegrato nel nostro corpo. Il vaccino contiene inoltre altri eccipienti, che si trovano comunemente in farmacologia: 1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine, colesterolo, potassio cloruro, potassio diidrogeno fosfato, Sodio cloruro, Fosfato disodico diidrato, saccarosio (zucchero) e acqua per preparazioni iniettabili.

Che cos’è un vaccino a RNA?

Nei vaccini tradizionali (come quello che sta sviluppando Astra Zeneca) viene iniettato il virus ‘indebolito’, oppure solo una parte di esso per indurre la risposta immunitaria: il nostro sistema immunitario riconosce l’ ‘intruso’ non pericoloso e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il virus vero e proprio. Un vaccino a RNA (come quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna) invece non contiene il virus (e quindi non può proprio per principio provocare la malattia). Contiene invece un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica).  Il vaccino induce l'immunità fornendo a cellule umane esclusivamente le istruzioni per produrre un frammento del virus, la proteina  Spike,  che indurrà la produzione di anticorpi specifici verso il virus SARS-CoV-2.

Quali sono alcuni dei sintomi di reazione allergica al vaccino anti COVID-19?

La reazione allergica (anafilassi) solitamente compare entro pochi minuti o al massimo in rari casi qualche ora dall’iniezione. II sintomi sono rush cutaneo come orticaria, angioedema cutaneo, edema laringeo, dispnea, sibili durante la respirazione, un senso di costrizione a livello toracico, ipotensione (abbassamento della pressione), fino alla perdita di coscienza o all’arresto cardio-circolatorio.

Come richiedere gli anticorpi monoclonali e gli antivirali?

La valutazione la fa il medico di medicina generale (medico di base) sulla base del rischio del paziente di sviluppare forme più gravi di malattia. Si tratta infatti di farmaci che vanno assunti entro 5-7 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi, a seconda del farmaco, per evitare l’aggravarsi. Al momento le categorie eligibili per questi farmaci, cioè le persone che possono accedervi, sono abbastanza ristrette a persone con malattie croniche particolari, età più avanzata o condizioni come obesità. 

Se una donna vaccinata scopre di essere incinta, deve valutare l'interruzione della gravidanza?

Al momento non vi sono evidenze che suggeriscano di interrompere la gravidanza in presenza di positività. La trasmissione verticale, da mamma a bambino, del virus SARS-CoV-2 è possibile. Nonostante le evidenze siano ancora scarse, ad oggi viene comunque considerato un evento raro. 
Inoltre, se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c'è evidenza in favore dell'interruzione della gravidanza. Se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre.
Inoltre, se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c'è evidenza in favore dell'interruzione della gravidanza. Se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre.

A chi è consigliato vaccinarsi contro il covid?

La Circolare ministeriale 27 settembre 2023, che fa seguito alla Circolare 14 agosto 2023, fornisce indicazioni e raccomandazioni per la somministrazione del vaccino aggiornato, da utilizzare sia per il richiamo sia per la prima dose.
Una dose di richiamo del vaccino adattato è offerta attivamente alle categorie a maggior rischio:

  • Persone di età pari o superiore a 60 anni
  • Ospiti delle strutture per lungodegenti
  • Donne che si trovano in qualsiasi trimestre della gravidanza o nel periodo “postpartum” comprese le donne in allattamento
  • Operatori sanitari e sociosanitari addetti all’assistenza negli ospedali, nel territorio e nelle strutture di lungodegenza; studenti di medicina, delle professioni sanitarie che effettuano tirocini in strutture assistenziali e tutto il personale sanitario e sociosanitario in formazione
  • Persone dai 6 mesi ai 59 anni di età compresi, con elevata fragilità.

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