Infezioni ospedaliere: quante sono nel 2024, perché e come prevenirle

Infezioni ospedaliere: quante sono nel 2024, perché e come prevenirle

Indice

Domande e risposte

Che cosa si intende per infezione ospedaliera

Le infezioni ospedaliere sono infezioni che vengono acquisite durante la degenza in ospedale. Il termine più corretto per indicarle è "Infezioni Correlate all’Assistenza" (ICA) in quanto possono essere acquisite anche in altre strutture dedicate all’assistenza sanitaria, ad esempio nelle strutture di lungodegenza o di riabilitazione.

Un’infezione per poter essere considerata associata all’assistenza sanitaria deve insorgere dopo almeno 48 ore di ricovero e non deve essere presente (neanche in fase di incubazione) al momento dell’ingresso in ospedale.

Questo però non vuol dire che le ICA insorgono esclusivamente durante la degenza. Potrebbe accadere infatti che l’insorgenza avvenga a distanza di molti giorni dal ricovero, magari quando il paziente è tornato a casa. È il caso delle infezioni della ferita chirurgica (il termine corretto sarebbe infezioni del sito chirurgico) che possono avvenire fino a 30 giorni dopo il ricovero o addirittura a 90 giorni dopo il ricovero nel caso sia stato eseguito un impianto di protesi.

Quante sono le infezioni ospedaliere nel 2024?

La fonte di dati dove reperire questa informazione sono i rapporti periodici dell’ECDC – Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che è un'agenzia indipendente dell'Unione europea.
L’ultimo rapporto, pubblicato nel 2024 e relativo al biennio 2022-23 riporta che il 7% dei pazienti ospedalieri ha avuto almeno un’infezione correlata all’assistenza, circa il 20% dei ricoverati in terapia intensiva. La prevalenza dei pazienti con almeno una ICA durante o dopo la degenza variava dal 4,4% negli ospedali più grandi (che significa con più posti letto) al 7,7% nelle realtà con meno posti letto.

Immagine che rappresenta una persona che sta esaminando al laboratorio degli esami

Quali sono le principali infezioni ospedaliere?

Al primo posto troviamo le infezioni del tratto respiratorio, che rappresentano poco meno di un terzo del totale. Seguono quelle del tratto urinario (il 19,2%), le infezioni del sito chirurgico (il 16,1%), quelle del flusso sanguigno (il 11,9% del totale) e le infezioni gastrointestinali (il 9,5%).
I patogeni più frequentemente isolati nel 2024 sono: Escherichia coli (12,7%), Klebsiella pneumoniae (11,7%), Enterococcus (10,0%), SARS-CoV-2 (9,5%), Staphylococcus aureus (9,0%), Clostridioides difficile (8%), Pseudomonas aeruginosa (7,9%), stafilococchi coagulasi-negativi (5,8%), Candida (4,7%), Proteus mirabilis (3,2%), Acinetobacter (3,2%) ed Enterobacter (3.0%).

Che cosa provoca un’infezione ospedaliera

Le ICA sono infezioni causate da agenti patogeni, come i batteri o i funghi, con i quali veniamo normalmente in contatto ogni giorno o che addirittura sono già presenti sulla nostra cute e nel nostro intestino. Normalmente non sono un rischio per la nostra salute, tuttavia, in determinate circostanze, questi microrganismi possono diventare una vera e propria minaccia. In particolare, a rappresentare un pericolo sono le infezioni causate da microrganismi multi-resistenti, ovvero batteri o funghi che resistono all’azione dei comuni antibiotici.

Curare queste infezioni quando si hanno pochi o nessun antibiotico efficace, può essere davvero molto difficile.
Ciò generalmente si traduce in un allungamento dei tempi di degenza, nella necessità di trattamenti di alta intensità e, purtroppo, in un aumento del rischio di disabilità e mortalità. La conseguenza è che alla fine ad aumentare sono anche i costi sanitari. Si stima che le infezioni da patogeni resistenti costino circa 8500-34000 euro in più rispetto ad una infezione da un patogeno non resistente e che tra il 2015 e il 2050, nell’area OCSE, la spesa sanitaria necessaria per fronteggiare queste infezioni sarà di 3,5 miliardi di dollari.

Quante infezioni ospedaliere avvengono in Italia

19 del 293 mila pazienti esaminati erano stati ricoverati in 58 ospedali italiani, e l’Italia si è confermata ben al di sopra della media quanto a percentuale di pazienti con infezione legata all’assistenza: il 9.8% rispetto a una media europea di poco meno del 7%. La prevalenza delle ICA a livello nazionale deve essere comunque interpretata con cautela – precisano gli autori del rapporto ECDC – poiché dipende da un insieme di fattori, quali le condizioni dei pazienti, la capacità diagnostica, la sensibilità nell’individuazione dei casi di ICA e dalla rappresentatività nazionale del campione di ospedali.
Il nostro paese (almeno negli ospedali esaminati) non se la cava benissimi quanto a letti vicini a un dispenser di soluzione per la disinfezione delle mani e a possibilità di stare in camere singole per pazienti contagiosi. Il 54% delle postazioni letto ha la possibilità di accedere a un dispenser e il 13% dei posti letto è in camera singola. Francia, Belgio, Irlanda, Svezia superano il 30% dei posti letto in camere singole. L’Italia è però risultata uno dei paesi con più letti in isolamento per infezioni respiratorie, probabilmente in conseguenza della pandemia.

Quante infezioni sono resistenti agli antibiotici?

Le infezioni correlate all’assistenza riguardano sia i virus, che i batteri, che i funghi. Nel caso dei batteri per molti di essi si riscontra un problema crescente di resistenza a diverse classi di antibiotici. 
Stando ai dati ECDC, la maggior parte dei batteri riscontrati presentava delle resistenze: il 39,5% degli Escherichia coli e il 68,1% delle Klebsiella pneumoniae erano resistenti alle cefalosporine di III generazione (come il Ceftriaxone). Circa la metà delle Klebsiella pneumoniae e circa un terzo degli Pseudomonas aeruginosa sono risultati resistenti ai carbapenemi (indicati come arma per le infezioni più potenti), mentre circa la metà degli Staphylococcus aureus è risultato resistente all’oxacillina.

Cosa fare per evitare infezione ospedaliera

Come cittadini la cosa migliore che possiamo fare è attenerci scrupolosamente alle regole prescritte dall’ospedale e dai medici che hanno in cura il familiare affetto da ICA. Inoltre, è sempre bene ricordare che lo strumento più efficace per prevenire le infezioni è lavare accuratamente le mani, con acqua e sapone o con gel idroalcolico. Quest'ultimo non necessita di acqua e ha la capacità di ridurre drasticamente la carica di batteri sulle nostre mani riducendo così il rischio di diffondere i batteri multi-resistenti all’ambiente circostante e di trasmetterli alle persone con cui veniamo in contatto.

Chi si ammala di infezioni correlate all’assistenza e perché?

La malattia è la risultante dell’incontro di tre diversi ordini di fattori, ovvero: fattori legati all’individuo (in questo caso il paziente), fattori legati al microrganismo e fattori legati all’ambiente.
  • I fattori legati al paziente sono tutti quei fattori che fanno sì che a essere a rischio di ICA siano solo le persone le più fragili, le più debilitate. Tra questi fattori possiamo citare le condizioni generali del paziente (malnutrizione, grave malattia di base), l’età avanzata, l’immunodepressione, patologie predisponenti (es. tumore, diabete mellito, malattie broncopolmonari, renali o epatiche etc.), ustioni estese o malattie estese della cute, etc. 
  • Accanto ai fattori individuali, e strettamente connessi con questi, ci sono i fattori ambientali. Questi sono costituiti dalle superfici (di pareti, letti e oggetti) presenti nell’ospedale e dalle persone che vengono a contatto con il paziente, ovvero gli operatori sanitari, i familiari e i visitatori.
  • Sono incluse tutte le procedure a cui il paziente viene sottoposto mentre è ricoverato. Ne sono un esempio le manovre diagnostiche e terapeutiche che implicano il taglio o la lesione dei tessuti, l’inserzione di corpi estranei (come il catetere venoso centrale), la tracheostomia, l’intubazione tracheale, la ventilazione meccanica, la dialisi, la terapia con antibiotici per lungo tempo e ad ampio spettro.  Anche l’igiene delle condutture di riscaldamento e di aria condizionata è fondamentale per evitare il diffondersi di patogeni (uno fra tutti la Legionella) nell’aria dei reparti ospedalieri.
  • Infine, ci sono i fattori legati al microrganismo. I microrganismi non sono tutti uguali: hanno diversa capacità di sopravvivere nell’ambiente esterno, di essere trasmessi e di indurre malattia. Pensiamo, ad esempio, al virus del morbillo, un virus estremamente contagioso che viene trasmesso per via aerea, che persiste poco nell’ambiente e che dà molto facilmente malattia; all’opposto, pensiamo ai batteri multi-resistenti che invece possono restare sulle superfici per molto tempo, si trasmettono principalmente per contatto e inducono malattia solo in determinate circostanze.

Come si trasmettono le infezioni multiresistenti?

Il contatto è la via di trasmissione più importante nelle ICA da batteri multi-resistenti. Il contatto si dice diretto quando un individuo entra in contatto (ovvero tocca per un periodo variabile di tempo) un paziente infetto o colonizzato. Colonizzato vuol dire che l’individuo presenta un determinato microrganismo (ad esempio nel proprio intestino o sulla propria pelle) ma non sviluppa la malattia. Il contatto può essere anche indiretto se la trasmissione avviene attraverso degli oggetti che fanno da tramite come ad esempio strumenti medicali, vestiti o guanti contaminati. Il modo migliore per prevenire questa trasmissione è attraverso una corretta igiene delle mani.

Un’altra via di trasmissione, particolarmente importante per il virus dell’influenza, è quella tramite “droplet”.Questa parola indica che la trasmissione avviene attraverso le goccioline di saliva che vengono prodotte nel momento del colpo di tosse o durante uno starnuto. Infine, esiste una trasmissione che viene chiamata aerogena o per via aerea, che si realizza tramite l’aerosolizzazione e l’emissione di micro-particelle dall’apparato respiratorio del paziente infetto. È la via di trasmissione tipica del morbillo, della rosolia e della varicella.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono le principali infezioni ospedaliere?

I patogeni più frequentemente isolati nel 2024 sono: Escherichia coli (12,7%), Klebsiella pneumoniae (11,7%), Enterococcus (10,0%), SARS-CoV-2 (9,5%), Staphylococcus aureus (9,0%), Clostridioides difficile (8%), Pseudomonas aeruginosa (7,9%), stafilococchi coagulasi-negativi (5,8%), Candida (4,7%), Proteus mirabilis (3,2%), Acinetobacter (3,2%) ed Enterobacter (3.0%).

Quali sono le infezioni che si possono contrarre in ospedale?

Al primo posto troviamo le infezioni del tratto respiratorio, che rappresentano poco meno di un terzo del totale. Seguono quelle del tratto urinario (il 19,2%), le infezioni del sito chirurgico (il 16,1%), quelle del flusso sanguigno (il 11,9% del totale) e le infezioni gastrointestinali (il 9,5%).

Qual è il più importante veicolo di infezione ospedaliera?

Il contatto è la via di trasmissione più importante nelle ICA da batteri multi-resistenti. Il contatto si dice diretto quando un individuo entra in contatto (ovvero tocca per un periodo variabile di tempo) un paziente infetto o colonizzato. Colonizzato vuol dire che l’individuo presenta un determinato microrganismo (ad esempio nel proprio intestino o sulla propria pelle) ma non sviluppa la malattia. Il contatto può essere anche indiretto se la trasmissione avviene attraverso degli oggetti che fanno da tramite come ad esempio strumenti medicali, vestiti o guanti contaminati. Il modo migliore per prevenire questa trasmissione è attraverso una corretta igiene delle mani.

Come si prende un batterio in ospedale?

La malattia è la risultante dell’incontro di diversi ordini di fattori:

  • I fattori legati al paziente: malnutrizione, grave malattia di base, l’età avanzata, l’immunodepressione, patologie predisponenti, ustioni estese o malattie estese della cute.
  • I fattori ambientali: superfici presenti nell’ospedale contaminate, persone che vengono a contatto con il paziente e tutte le procedure a cui il paziente viene sottoposto mentre è ricoverato. Ne sono un esempio le manovre diagnostiche e terapeutiche che implicano il taglio o la lesione dei tessuti, l’inserzione di corpi estranei (come il catetere venoso centrale), la tracheostomia, l’intubazione tracheale, la ventilazione meccanica, la dialisi, la terapia con antibiotici per lungo tempo e ad ampio spettro. Anche l’igiene delle condutture di riscaldamento e di aria condizionata è fondamentale per evitare il diffondersi di patogeni (uno fra tutti la Legionella) nell’aria dei reparti ospedalieri.

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