Aggiornato il 10.10.2024
La chiave per la buona riuscita del percorso è scegliere lo o gli specialisti giusti per il nostro problema. Non basta “andare da uno psicologo”, e non basta nemmeno “andare dallo psichiatra”, né “andare dallo psicoterapeuta”. È importante scegliere la figura più adatto al nostro problema, anche se questo “orientamento” del paziente dovrebbe avvenire comunque nei primi incontri con lo specialista. Qualora non fosse in grado di fornire l’aiuto richiesto, egli dovrebbe indirizzare la persona verso un altro collega più indicato.
La confusione fra i non addetti ai lavori è tantissima. Vediamo di fare chiarezza:
La regola è che non c’è una regola. Ogni persona è diversa nella gestione dello stress, dell’ansia, del lutto, dei momenti di difficoltà in genere. Possiamo dire in generale che è bene chiedere aiuto quando il malessere che viviamo inizia a compromettere le nostre attività quotidiane, quando cioè ci limita nelle relazioni con gli altri, nel lavoro, quando ci isola creando un circolo vizioso che ci fa stare ancora peggio.
Si può anche chiedere aiuto quando si ha paura di ritrovarsi in un vortice, sapendo che inizieremo un periodo particolarmente intenso o difficile e non ci sembra di avere gli strumenti per gestirlo.
La cosa più importante da dire è tuttavia che non è necessario che vi siano sintomi particolarmente invalidanti o situazioni particolarmente difficili che stiamo vivendo. Ci sono persone che desiderano conoscere meglio se stesse, andando a fondo dei meccanismi che secondo loro le frenano o le hanno frenate in passato. Un percorso da uno specialista può essere sempre una risorsa utile.
Lo psichiatra è colui che si occupa della cura dei disturbi mentali in termini biologico-organicisti. Lo psichiatra essendo un medico ha come primo obiettivo individuare una causa fisiologica del disturbo e provare a trattarla anzitutto farmacologicamente. La ricerca scientifica ha infatti compreso negli ultimi decenni numerosi meccanismi psicologici che provocano alterazioni nei comportamenti, quelli che noi classifichiamo come “problemi mentali”. In molte persone il disagio è frutto sia di alterazioni neurochimiche – nei canali della dopamina o della serotonina, per esempio – che di un vissuto che ha condotto nel tempo a comportamenti disfunzionali, che – in vari casi – di un ambiente sociale che non è riuscito a compensare questo disagio.
Per questo in molti casi è utile anche un approccio farmacologico a supporto del percorso psicoterapeutico, specie in casi di nevrosi o psicosi (ad esempio la schizofrenia), che sono casi più gravi di disturbo mentale. Alcuni psichiatri inoltre sono anche psicoterapeuti.
Detto questo, come capire quando andare dallo psichiatra? Recandosi prima da uno psicologo che ha proprio il compito di ascoltare per un certo numero di sedute la persona e capire quale può essere lo specialista più indicato.
Nella maggior parte dei casi per persone che soffrono di ansia, insonnia, attacchi di panico, non è necessario un approccio farmacologico, perché la persona ha gli strumenti per trarre beneficio da un percorso di psicoterapia e imparare a modificare i comportamenti che generano e alimentano il suo malessere.
La differenza tra psicologo e psicoterapeuta è che lo psicoterapeuta è uno psicologo che ha seguito anche una scuola di psicoterapia della durata di 4-5 anni e che può dunque esercitare anche la professione di psicoterapeuta.
Dal punto di vista pratico ecco cosa possono fare psicologi e psicoterapeuti:
Le principali scuole sono:
Accanto a queste figure di specialisti riconosciuti, in possesso di una laurea e iscritti a specifici albi professionali, esistono tante altre figure ibride di “coach”, “allenatori” per supportare le persone nell’affrontare momenti difficili o nel raggiungimenti di obiettivi, per esempio professionali. Si tratta di percorsi per imparare ad esempio a organizzarsi, a gestire meglio le emozioni che possono boicottarci nel raggiungimento dei nostri scopi. In molti casi anche psicologi e psicoterapeuti possono proporre queste attività.
È evidente che questi percorsi non hanno a che fare con problemi di salute mentale più seri, che richiedono un approccio terapeutico proprio. I coach che non sono medici o psicologi non possono fare diagnosi, né somministrare test, né proporre terapie né chiaramente prescrivere farmaci.
Si sente spesso parlare di mindfulness. Per mindfulness si intende l’insieme di tecniche atte ad allenarsi a saper vivere al meglio il momento presente. Sono molte le descrizioni e i rimandi alle tradizioni anche filosofiche, per esempio quella buddhista legata alla meditazione. Anche qui vi è spesso confusione e non è facile orientarsi nella scelta del professionista. Possiamo dire che l’idea di fondo è quella di imparare a ridurre l’impatto dello stress nella nostra quotidianità, facilitandoci nelle attività della giornata e contribuendo a ridurre gli episodi d’ansia che colpiscono molte persone, anche in assenza di una condizione psicopatologica vera e propria. Dal lato pratico si tratta di una serie di incontri dove lo specialista educa la persona ad ascoltarsi meglio, a capire quali elementi sono dannosi nella sua quotidianità, e insegna a gestirli di modo che non inficino la sua vita e la sua progettualità.
Storicamente in Italia l’offerta pubblica per la salute mentale è stata carente. Negli ultimi anni le cose sono migliorate e attualmente la rete dei servizi per la salute mentale si basa sui dipartimenti di salute mentale, (DSM). Il DSM è l'insieme delle strutture e dei servizi che hanno il compito di farsi carico della domanda legata alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nell'ambito del territorio definito dall'Azienda sanitaria locale (ASL).
I Centri di Salute Mentale (CSM) rappresentano il centro di primo riferimento per i cittadini con disagio psichico, perché coordina nell’ambito territoriale tutti gli interventi di prevenzione, cura delle patologie psichiatriche.
Al Centro fa capo un’équipe multiprofessionale costituita almeno da uno psichiatra, uno psicologo, un assistente sociale e un infermiere professionale. La legge prevede che il CSM sia attivo, per interventi ambulatoriali e/o domiciliari, almeno 12 ore al giorno, per 6 giorni alla settimana.
Chiaramente questa offerta difficilmente riesce a far fronte alla domanda a livello territoriale. In molti casi le Aziende Sanitarie Locali mettono in piedi dei servizi di sportello sul territorio, anche talvolta connessi con i servizi di assistenza primaria, come i Medici di Medicina Generale. Tuttavia anche passare per servizi di questo tipo, così come chiedere al proprio medico di medicina generale, può aiutarci a individuare il primo punto di contatto con uno specialista.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Non ci sono delle regole fisse. Chiunque, se sente una spinta a parlare con uno specialista di qualcosa che non lo fa stare bene, è invitato a farlo. Il percorso sarà sempre condiviso con la persona senza forzature.
Dipende dalla specialità, da che cosa offre lo specialista. Esiste comunque un codice deontologico dell’Ordine degli Psicologi con un tariffario di riferimento. Si va in media da un minimo di 35 euro fino a 115 euro per ora (vedi link alle fonti), a seconda dell’attività proposta (consulenza, diagnosi, somministrazione di test...).
Lo psicologo è un laureato magistrale in psicologia, che ha superato un esame di stato abilitante alla professione e che è iscritto a un albo professionale. Dal lato pratico, lo psicologo non propone terapie. Lo psicologo ascolta, propone la cosiddetta “consultazione”, cioè una serie di incontri, solitamente una decina al massimo, che sono volti a capire qual è il problema della persona e indirizzarla verso lo specialista più indicato, anche tramite l’ausilio di test specifici riconosciuti per la diagnosi di alcuni disturbi.
Lo psichiatra invece è un medico, laureato in medicina e chirurgia che dopo la laurea ha conseguito una specializzazione in psichiatria e che eventualmente può anche aver frequentato una scuola di psicoterapia. Pertanto lo psichiatra è l’unico che può prescrivere dei farmaci, e/o psicofarmaci e richiedere e valutare esami clinici.
Lo psicologo è un laureato magistrale in psicologia, che ha superato un esame di stato abilitante alla professione e che è iscritto a un albo professionale. Dal lato pratico, lo psicologo non propone terapie. Lo psicologo ascolta, propone la cosiddetta “consultazione”, cioè una serie di incontri, solitamente una decina al massimo, che sono volti a capire qual è il problema della persona e indirizzarla verso lo specialista più indicato, anche tramite l’ausilio di test specifici riconosciuti per la diagnosi di alcuni disturbi. Lo psicoterapeuta invece è uno psicologo che in più ha alle spalle almeno quattro anni di scuola di psicoterapia post-lauream riconosciuta a livello nazionale. Dopo aver inquadrato il problema della persona, può proporre un percorso terapeutico NON farmacologico, che solitamente non dura meno di due anni, di problemi psicopatologici.
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