Aggiornato il 03.07.2024
Il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus L.), conosciuto col nome inglese bilberry, è un piccolo arbusto perenne appartenente alla famiglia delle Ericaceae. È ampiamente diffuso nel sottobosco e nelle radure delle zone montane e submontane in quasi tutta Europa, sino alla Siberia e al Caucaso; in Italia è presente sia sulle Alpi sia sugli Appennini. La pianta, alta fino a 60 cm presenta un fusto angoloso, verde e molto ramificato, che si origina da un rizoma strisciante. Le foglie sono ovali, leggermente dentate, di colore verde brillante, lunghe 1,5-2,5 cm. I fiori sono piccoli a forma di campana, rossicci o rosa verdognoli, e sbocciano da aprile a giugno. Il frutto è una falsa bacca, perché oltre che dall’ovario del fiore, deriva dalla trasformazione di sepali, petali e stami; di colore blu-nero-violaceo; ha una forma sferica leggermente schiacciata all'apice, dove conserva la caratteristica cicatrice anulare, ha un diametro di 7-8 mm e contiene piccoli semi bruni e lucidi.
L’uso medicinale dei frutti e delle foglie di mirtillo nero è scarsamente documentato nei testi antichi; il loro utilizzo per il trattamento di calcoli della vescica, disturbi biliari, coliti, dissenteria, tosse, tubercolosi polmonare e scorbuto è stato documentato a partire dal XVI secolo. L’interesse verso le attività farmacologiche dei frutti è nato durante la 2a guerra mondiale, in quanto i piloti della Royal Air Force, l’aviazione inglese, riferivano che, dopo aver mangiato la marmellata di mirtillo nero, notavano un miglioramento dell’acuità visiva notturna, oltre a un più veloce adattamento all’oscurità e al recupero più veloce dell’acutezza visiva dopo l’esposizione alla luce abbagliante. Verità o leggenda che sia, questo fatto, riportato in diversi testi e articoli dedicati all’uso salutistico del mirtillo nero, è stato lo spunto per approfondire la ricerca sulle sue proprietà relative alla funzione visiva e sono stati condotti diversi studi clinici negli anni 60’ e 70’ del secolo scorso.
Nella medicina popolare i frutti sono utilizzati per il trattamento di diarrea e dissenteria, delle infiammazioni della bocca e della gola; il decotto delle foglie per abbassare la glicemia nel diabete. L’attuale ricerca scientifica sulle attività biologiche del mirtillo nero è concentrata in particolare sul trattamento dei disturbi visivi, dei disturbi vascolari e del diabete mellito.
Da Vaccinium myrtillus si ottengono due droghe: i frutti (presenti nella Farmacopea europea e nelle monografie EMA, ESCOP e WHO) raccolti in agosto a completa maturazione, che possono essere consumati freschi o essere congelati per preservarne le caratteristiche organolettiche e le proprietà, oppure utilizzati come materia prima per la produzione di estratti; le foglie, che si raccolgono in giugno-luglio e poi sono essiccate, per le quali non risultano monografie ufficiali e sono utilizzate soltanto nella medicina popolare.
I costituenti principali e caratteristici e biologicamente attivi contenuti nei frutti sono: antocianine (cianidina, delfinidina, petunidina, peonidina); flavonoidi (quercitrina, isoquercitrina, iperoside, astragalina); acidi organici (acido citrico e acido malico); acidi fenolici e altri fenoli; fino al 10% di tannini (principalmente tannini del catecolo, ma anche catechine ed epicatechine); pectine e vitamina C. Secondo la Farmacopea Europea (11.0) l’estratto secco titolato, ottenuto dai frutti freschi, deve contenere non meno del 32,4% e non più del 39,6% di antocianine espresse come cianidin 3-O-glucoside cloridrato.
Nelle foglie sono stati identificati flavonoidi, sia in forma di agliconi sia in forma glicosidata; una buona percentuale di tannini (fino al 6,7%) idrolizzabili e condensati; acidi benzoici e idrossicinnamici; percentuali minime di antocianine.

In generale, la ricerca si è concentrata maggiormente sui frutti di mirtillo nero rispetto alle sue foglie. Un buon numero di studi preclinici, in vitro e in vivo, ha fatto emergere diversi effetti farmacologici del mirtillo nero, come quelli sui tessuti vascolari, l’attività antinfiammatoria e antiossidante, l’azione antiaggregante piastrinica.
Nei modelli animali gli estratti di mirtillo nero hanno evidenziato effetti di modulazione sulla resistenza e la permeabilità capillare. Gli antocianosidi hanno dimostrato di inibire l’aggregazione delle piastrine e di rilasciare la muscolatura liscia dei vasi attraverso il rilascio di prostacicline, oltre alla capacità di bloccare la formazione di radicali liberi e di impedire l’ossidazione delle LDL (lipoproteine a bassa densità, il cosiddetto ‘colesterolo cattivo’).
Sempre in modelli animali, le antocianine hanno mostrato di migliorare l’adattamento all’oscurità, aumentando la velocità di rigenerazione della rodopsina, una proteina fotosensibile presente nei bastoncelli della retina.
Nonostante questi risultati promettenti ottenuti negli studi meccanicistici e nei modelli animali, gli studi condotti sull’uomo non sono però numerosi e hanno mostrato esiti controversi.
I benefici del mirtillo nero sulla funzione visiva sono stati inizialmente avvalorati da diversi studi clinici condotti negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, anche se, successivamente, la loro qualità è stata considerata insoddisfacente. Una revisione sistematica della letteratura più recente (2004) ha valutato 12 studi clinici controllati con placebo, per un totale di 425 soggetti che hanno assunto antocianosidi da mirtillo nero in dosi giornaliere da 12 a 2880 mg, per periodi variabili da 4 a 28 giorni. La revisione ha concluso che l’attività del mirtillo nero sul miglioramento della visione notturna non è supportata da studi rigorosi, in quanto i dosaggi degli estratti utilizzati erano troppo variabili e di differente provenienza geografica, con una possibile diversità nella composizione degli antocianosidi; inoltre, in 11 studi i soggetti coinvolti avevano una vista normale o superiore alla media e non sono stati perciò evidenziate modifiche significative nella visione notturna. Questi risultati sono stati confermati in una successiva revisione sistematica (2009) e, sulla base della valutazione di ulteriori studi, è stato sottolineato che per quanto riguarda l’uso del mirtillo nero per la prevenzione della cataratta, per il trattamento della retinopatia diabetica e per il trattamento del glaucoma le evidenze cliniche sono preliminari e si basano su studi clinici con una qualità metodologica mediocre.
Successivamente è stata valutata anche la capacità del mirtillo nero di alleviare i sintomi della sindrome dell’occhio secco, un disturbo oculare causato da una ridotta produzione lacrimale, che può un impatto significativo sulla funzione visiva e influenzare la qualità della vita. Lo studio di confronto a gruppi paralleli, randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo, è stato condotto su 22 pazienti con sindrome dell’occhio secco che assumevano 160 mg al giorno di un estratto di mirtillo nero standardizzato (36% di antocianine) o il placebo. Nel gruppo trattato il volume della secrezione lacrimale è aumentato significativamente rispetto al placebo.
Un più recente studio di confronto a gruppi paralleli, randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo ha valutato gli effetti dell'assunzione a lungo termine di un estratto di mirtillo standardizzato (36,89% di antocianine; 240 mg di estratto una volta al giorno) sull’accomodazione del muscolo ciliare affaticato da lavoro al videoterminale. Lo studio, durato 12 settimane, ha coinvolto un totale di 109 uomini e donne adulti sani di età compresa tra 20 e 60 anni. I risultati emersi hanno mostrato che l’assunzione dell’estratto di mirtillo nero, rispetto al placebo, ha migliorato e alleviato significativamente l’accomodazione tonica del muscolo ciliare affaticato da lavoro al videoterminale.
Il mirtillo nero è una delle più ricche fonti di antocianine, sostanze a cui è riconosciuta una importante azione antiossidante che risulta utile nella prevenzione delle malattie metaboliche e cardiovascolari. Anche in questo ambito dagli studi clinici sono emersi risultati contrastanti.
Uno studio ha dimostrato che i pazienti con diabete mellito di tipo 2 che avevano ingerito una singola dose orale di estratto di mirtillo (standardizzato al 36% di antocianine), mostravano livelli di insulina e glucosio nel sangue postprandiale più bassi rispetto al gruppo placebo. Un altro studio, in cui i pazienti avevano aggiunto 400 g di mirtilli freschi alla loro dieta per 8 settimane, ha mostrato una correlazione inversa tra l'assunzione alimentare di mirtilli e il livello di glucosio plasmatico a digiuno, ma la sensibilità all'insulina è rimasta invariata. Tuttavia, altri studi clinici hanno indicato che non vi erano state differenze significative nel glucosio plasmatico a digiuno tra il gruppo trattamento e il gruppo di controllo dopo l'integrazione alimentare con 320 mg di antocianine da mirtillo nero al giorno per 12 settimane (120 pazienti con dislipidemia), o dopo aver ingerito 400 g di mirtilli freschi al giorno per 2 mesi (37 soggetti con sindrome metabolica). Anche un più recente studio clinico condotto su 20 pazienti cinesi con diabete mellito di tipo 2, che hanno assunto 1400 mg di estratto di mirtillo nero al giorno per 4 settimane, non ha riportato differenze significative rispetto al placebo in nessuno dei biomarcatori misurati, quali peso corporeo, pressione sanguigna, profilo lipidico ed emoglobina glicata.
Un altro studio clinico condotto su volontari sani (25 donne e 11 uomini) ha dimostrato che il consumo di 150 g di mirtilli congelati, 3 volte a settimana per 6 settimane, ha portato a una significativa diminuzione del colesterolo totale, LDL e trigliceridi e a un aumento favorevole del colesterolo HDL.
Anche le foglie di mirtillo nero sono un rimedio popolare utilizzato in molti paesi nel trattamento del diabete. In diversi studi su modelli animali è stato osservato che gli infusi e gli estratti delle foglie diminuivano la glicemia, ma in letteratura non sono presenti studi sull’uomo.
L'uso di frutti di mirtillo nero e dei suoi estratti ricchi di antocianine per problemi di microcircolo e insufficienza venosa periferica è supportato dalla monografia dell’European Medicines Agency - EMA (2015), in cui è indicato l’uso come medicinale tradizionale a base di erbe “per alleviare i sintomi di disagio e pesantezza delle gambe legati a piccoli disturbi circolatori venosi” e “per alleviare i sintomi della fragilità capillare cutanea”. Gli studi clinici esaminati dall’EMA mostrano risultati positivi, come per esempio la riduzione del numero di petecchie in pazienti con fragilità capillare (80-120 mg al giorno di antocianosidi di mirtillo nero) o la riduzione dei sintomi di insufficienza venosa come edema, dolore simile a crampi e parestesia (480 mg di estratto di mirtillo nero al giorno), ma sono studi datati e in generale carenti nella progettazione e nell’analisi statistica.
Nella monografia dell’EMA la dose singola raccomandata di estratto secco titolato al 36% in antocianosidi, corrispondenti al 25 di antocianidine, è di 80-180 mg, per un massimo di dose giornaliera fino a 160-540 mg. La durata d'uso raccomandata è di 4 settimane.
In commercio sono disponibili diversi integratori e farmaci da banco indicati principalmente per il benessere della vista e del microcircolo.
L'uso nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni non è raccomandato
L’uso del mirtillo nero e dei suoi preparati è generalmente considerato sicuro e privo di effetti collaterali. È stato riconosciuto come erba di classe 1 dall'American Herbal Products Association, il che significa che è considerato sicuro da consumare se usato in modo appropriato. Negli studi clinici non è stato riportato nessun effetto avverso noto. A causa dell'attività antiaggregante piastrinica del mirtillo nero, i soggetti che ne assumono una dose elevata e per lunghi periodi in combinazione con farmaci antiaggreganti devono essere monitorati per i possibili disturbi emorragici. Non sono note interazioni con altri farmaci.
In assenza di dati sufficienti, l'uso durante la gravidanza e l'allattamento non è raccomandato.
I frutti di mirtillo nero sono ricchi di antociani, sostanze che hanno dimostrato importanti attività antiossidanti e antinfiammatorie, che sono particolarmente utili nei disturbi associati alla sindrome metabolica e in quelli della circolazione, l’EMA ne indica infatti l’utilizzo proprio per questi ultimi. La ricerca preclinica ha confermato alcune delle attività riscontrate nell’uso tradizionale, ma i risultati degli studi sull’uomo, molti dei quali datati, sono controversi a causa della variabilità degli estratti utilizzati e per la progettazione degli studi. In particolare, i dati relativi al mirtillo nero e ai suoi estratti nel miglioramento della funzione visiva, un’attività che appare promettente, sono relativi a un numero limitato di studi e di scarsa qualità metodologica. È auspicabile perciò un rinnovato interesse della ricerca nei confronti del mirtillo nero e delle sue proprietà, non solo quelle dei suoi frutti, ma anche di quelle delle foglie, che sono usate nella medicina popolare per il trattamento del diabete e che potrebbero avere un ruolo interessante nella prevenzione di questa malattia.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Dai risultati degli studi in vivo e su modelli animali sono emerse le potenzialità dei frutti di mirtillo nero in questo ambito, ma i risultati degli studi clinici sono controversi. L’uso delle foglie di mirtillo nero per il trattamento del diabete ha una tradizione d’uso nella medicina popolare, ma non è supportato da studi sull’uomo.
La monografia dell’EMA indica l’uso del mirtillo nero per alleviare i classici sintomi di disagio e pesantezza delle gambe legati a piccoli disturbi circolatori venosi e per alleviare i sintomi della fragilità capillare cutanea.
La durata raccomandata per il trattamento con mirtillo nero è di 4 settimane ma, a causa della sua azione antiaggregante piastrinica, l’uso deve essere monitorato ed eventualmente ridotto nei soggetti che assumono farmaci antiaggreganti.
Anche in questo ambito i risultati degli studi sull’uomo sono contrastanti, per confermare le interessanti potenzialità del mirtillo nero che sono emerse dai primi studi condotti dopo la metà del secolo scorso sono necessarie ricerche più rigorose e su campioni di pazienti più ampi.
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