Fumaria officinalis L.: a cose serve, proprietà e controindicazioni

Fumaria officinalis L.: a cose serve, proprietà e controindicazioni

Indice

Domande e risposte

Fumaria: com’è fatta la pianta, cenni storici e uso tradizionale 

Fumaria officinalis, nota anche come Fumaria o Erba da Fumo, è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Fumariaceae. Questa specie trova ampia diffusione in Europa, così come in Nord Africa e in alcune regioni asiatiche e cresce comunemente in giardini, pendii e terreni incolti. Dal punto di vista botanico si distingue per i suoi fiori rosa-porpora dall’aspetto delicato e per le foglie finemente divise che, da lontano, danno alla pianta un aspetto etereo, quasi come se la stessa fosse avvolta da fumo. Il nome Fumaria officinalis deriva dal latino "fumus terrae", che significa "fumo della terra", una denominazione che rispecchia l'aspetto nebuloso delle sue foglie e fiori, ma anche le antiche credenze che la riguardano. Si riteneva, infatti, che la pianta fosse capace di indurre lacrimazione quando portata vicino al viso, in modo analogo all'effetto di fumo negli occhi.
Dal punto di vista fitoterapico è stata apprezzata nella medicina popolare in particolare per il trattamento di disturbi epatici e biliari, oltre per le sue azioni diuretiche e depurative.
La storia dell'uso di Fumaria officinalis nella medicina tradizionale è lunga e articolata, con riferimenti che risalgono all'antichità classica. Dioscoride, medico, farmacista e botanico greco del primo secolo d.C., menzionava già la fumaria tra le piante medicinali. Nel corso dei secoli, la specie ha mantenuto un posto di rilievo nelle erboristerie e nei trattati di medicina naturale, nel trattare una varietà di disturbi. Lungo questo periodo, la fumaria è stata associata a varie leggende e usanze popolari, che ne hanno enfatizzato l'uso in rituali di purificazione e come rimedio contro il "malocchio". In epoca moderna, il riconoscimento ufficiale delle proprietà medicinali di Fumaria officinalis da parte delle autorità sanitarie francesi nel 1986 ha consolidato il suo ruolo nella fitoterapia. La pianta è stata classificata come rimedio erboristico tradizionale per promuovere le funzioni urinarie e digestive, un uso che trova conferma nelle pratiche popolari di molti paesi europei.

Quali sono le sostanze attive contenute nella fumaria

La droga è costituita dalle parti aeree di fumaria, intere o frammentate, raccolte durante il periodo di piena fioritura. La droga presenta una composizione chimica complessa e diversificata; le principali componenti includono alcaloidi, flavonoidi, acidi organici e altri composti fenolici.

Gli alcaloidi isochinolinici rappresentano la classe di composti più caratteristica e biologicamente attiva di Fumaria officinalis, responsabili delle proprietà farmacologiche, che includono azioni antispasmodiche, coleretiche (stimolanti la produzione di bile) e diuretiche. Tra questi, la protopina (nota anche come fumarina) è l'alcaloide principale e agisce come agente antispasmodico, contribuendo alle proprietà rilassanti della muscolatura liscia. Secondo la Farmacopea europea la droga deve possedere un minimo di 0,4% di alcaloidi totali espressi come protopina. Altri alcaloidi importanti includono la fumaricina, la fumaritina e la sinactina. Questi composti sono stati studiati per le loro potenziali attività antinfiammatorie, antibatteriche e di modulazione del dolore. I flavonoidi maggiormente presenti sono quercetina, isoquercitrina e rutina, componenti note in particolare per le loro proprietà antiossidanti. La presenza di flavonoidi potrebbe portare, inoltre, contributi anche all'effetto diuretico di fumaria. La fumaria contiene anche una varietà di acidi organici, tra cui l'acido fumarico e l'acido malico, che sono noti per le loro proprietà chelanti e la capacità di supportare la funzione epatica. Altri composti fenolici includono l'acido caffeico e l'acido clorogenico. Questi composti conferiscono alla pianta ulteriori proprietà antiossidanti e possono avere potenziali effetti benefici sul sistema cardiovascolare e sulla regolazione della glicemia.

A cosa serve la fumaria?

La presenza di Fumaria officinalis nelle farmacopee ufficiali, come la Farmacopea Francese del 1908, testimonia il suo utilizzo storico e la sua efficacia percepita nel trattamento delle malattie del fegato e della bile, così come per le sue proprietà diuretiche e depurative.

L'utilizzo di Fumaria officinalis è stato ampiamente esplorato in diversi studi clinici, benché ormai non più recenti, i quali hanno mirato a valutare la sua efficacia in varie condizioni mediche, principalmente per disturbi legati al sistema digerente e biliare. Questi studi hanno impiegato differenti preparazioni della pianta, soprattutto estratti acquosi, e hanno offerto risultati promettenti che supportano l'uso tradizionale.

In uno studio del 1967, 25 pazienti sottoposti a drenaggio dopo coledocostomia hanno registrato una normalizzazione del flusso biliare dopo singola assunzione orale di 1500 mg di un estratto secco acquoso di fumaria. Analogamente, uno studio condotto nel 1969 ha ottenuto simili risultati somministrando 500 mg di un estratto acquoso di Fumaria officinalis in 20 volontari sani tramite sonda intra-duodenale. I risultati hanno mostrato una normalizzazione della secrezione di bile durante l’osservazione nei 30 minuti successivi. Un'indagine condotta nel 1969 ha esplorato l'uso di fumaria in 20 pazienti post-colecistectomia, somministrando 4 dosi giornaliere di 250 mg di un estratto acquoso per un periodo medio di 12 giorni. I risultati hanno indicato un effetto benefico sulla secrezione biliare, evidenziando potenziali effetti antispastici e analgesici biliari.

Uno studio del 1971 ha valutato l'effetto di un estratto acquoso di fumaria su 105 pazienti con diversi disturbi biliari, utilizzando 6 dosi giornaliere di 250 mg per periodi che variavano da 2 settimane a 6 mesi, ottenendo miglioramenti significativi nei sintomi nel 80% dei casi. Un ulteriore studio del 1977 ha valutato l'uso di un estratto acquoso di Fumaria officinalis in 31 pazienti affetti da diarrea o costipazione di origine biliare. I pazienti sono stati trattati con dosi di 1000 o 1500 mg dell'estratto per un periodo minimo di 15 giorni, mostrando miglioramenti significativi nel 71% dei casi. Infine, nel 1979 si è indagato l'uso di un estratto acquoso di fumaria (1000 mg al giorno) per 16 giorni nel trattamento delle malattie delle vie biliari, registrando risultati positivi per oltre l’85% dei partecipanti.

Nonostante alcune limitazioni metodologiche dovute all’età degli studi, queste ricerche hanno rafforzato l'ipotesi che la fumaria possa essere efficace nel trattare disturbi funzionali dell'apparato digerente correlati a problemi biliari. Tuttavia, è importante sottolineare che ulteriori ricerche, in particolare studi clinici randomizzati e controllati, sono necessarie per confermare definitivamente l'efficacia e la sicurezza della fumaria nelle pratiche mediche moderne.

Fumaria parviflora, nota anche come Shahatra, è un’altra pianta ampiamente utilizzata nei sistemi di medicina tradizionale come l'Unani, l'Ayurveda e nelle medicine popolari di Iraq e Turchia per le sue proprietà di purificazione del sangue e trattamento di diverse malattie, come l’asma. La pianta è riconosciuta per la sua ampia gamma di composti bioattivi, tra cui alcaloidi, flavonoidi, steroli e acidi organici. Le ricerche su Fumaria parviflora hanno rivelato un ampio spettro di attività biologiche supportate soprattutto da studi in vitro e in modelli animali. A livello clinico la specie è stata studiata solo per le sue proprietà dermatologiche e antipruriginose. In uno studio l’applicazione topica in pazienti affetti da eczema ha portato a miglioramenti significativi dei sintomi, inclusa una riduzione dell'infiammazione e del prurito. Un secondo studio condotto in pazienti affetti da prurito cronico l'applicazione topica dell'estratto di Fumaria parviflora ha mostrato una significativa azione antipruriginosa.

Come e quando assumere la fumaria

Fumaria officinalis viene tradizionalmente preparata come infuso. La monografia ESCOP specifica che le parti aeree della pianta possono essere utilizzate in questa forma per preparazioni destinate al consumo orale; tuttavia, sono disponibili altre forme di impiego.

L'estratto secco (DER 3.5-4.5:1, solvente di estrazione: acqua) rappresenta un'altra forma comune di preparazione di Fumaria officinalis. Questa forma concentrata consente un dosaggio più preciso e una maggiore facilità di somministrazione rispetto alla forma grezza o all’infuso; infatti, può essere somministrata in capsule o compresse. Anche l'EMA riporta l'uso di estratti acquosi secchi tra le preparazioni maggiormente impiegate negli studi clinici indicando una posologia di 250 mg di singola dose, fino a 4 volte al giorno (la monografia ESCOP indica dosi giornaliere tra i 4 e i 6 g di droga sotto forma di estratto secco). Fumaria officinalis viene anche preparata sotto forma di estratti liquidi (DER 1:1, solvente di estrazione: etanolo 25%) da assumere da 2 a 4 mL o tinture (DER 1:5, solvente di estrazione: etanolo 45%), da 1 a 4 mL, in entrambi i casi prima dei pasti. Sia l’EMA che la monografia ESCOP citano anche l'uso del succo fresco della pianta, con una dose giornaliera consigliata tra i 3,5 e i 4 g. La durata dei trattamenti indicata è di 2-3 settimane.

Immagine che rappresenta un infuso di Fumaria officinalis

Quali sono le controindicazioni, gli effetti collaterali e le interazioni con i farmaci?

Gli effetti collaterali associati all'uso di Fumaria officinalis sono generalmente rari e la pianta è considerata sicura per la maggior parte degli adulti quando utilizzata nelle dosi consigliate. Tuttavia, come per ogni rimedio naturale, esistono delle precauzioni da considerare e potenziali effetti collaterali di cui essere consapevoli. Prima di tutto, per via dell’influenza di fumaria sulla secrezione di bile è controindicato il suo utilizzo in caso di ostruzioni delle vie biliari.

La letteratura scientifica e le monografie ufficiali, come quelle prodotte dall'EMA e da ESCOP, non riportano comunemente effetti collaterali gravi associati all'uso di Fumaria officinalis. Tuttavia, alcuni studi e report hanno evidenziato possibili reazioni avverse, sebbene rare:

  • Reazioni gastrointestinali: in alcuni individui, l'uso di Fumaria officinalis può causare lievi disturbi gastrointestinali, come nausea o diarrea. Questi effetti sono generalmente transitori e tendono a risolversi con la sospensione del trattamento;
  • Reazioni cutanee: sebbene rari, sono stati riportati casi di reazioni allergiche cutanee dopo l'uso di prodotti contenenti Fumaria officinalis. Queste reazioni possono includere eruzioni cutanee o prurito;
  • Effetti sulla pressione intraoculare e edema: un report del 1986 ha suggerito che l'uso di Fumaria officinalis possa essere associato a un aumento della pressione intraoculare e a edema, sebbene questi effetti siano stati osservati in circostanze specifiche e non siano considerati comuni.

Non ci sono dati sufficienti sull'uso di Fumaria officinalis durante la gravidanza e l'allattamento. In assenza di dati conclusivi e in linea con la pratica medica generale, si raccomanda di evitare l'uso di prodotti contenenti fumaria in queste condizioni, a meno che non sia sotto diretta supervisione di un professionista sanitario. Inoltre, non sono state riportate interazioni farmacologiche significative nella letteratura scientifica. Tuttavia, come per ogni integratore o rimedio naturale, è prudente consultare un medico prima di utilizzare fumaria in combinazione con altri farmaci, soprattutto in caso di trattamenti cronici.

Conclusione

Sebbene i dati farmacologici, l’uso tradizionale e gli studi clinici finora raccolti possano plausibilmente supportare l'uso di questa pianta per il trattamento di problemi digestivi ed epatobiliari, bisogna evidenziare la mancanza di studi clinici moderni, controllati, che confermino l'efficacia e la sicurezza delle preparazioni a base di fumaria.

Inoltre, è importante notare che i prodotti a base di fumaria sono destinati esclusivamente agli adulti, in assenza di dati specifici per altre categorie di pazienti. Infine, la mancanza di dati sulla genotossicità, carcinogenicità e riproducibilità degli estratti di fumaria sottolinea l'importanza di condurre ulteriori ricerche per valutare pienamente l'efficacia e la sicurezza di tali prodotti prima di considerarli per un uso più ampio o formale nella pratica clinica.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • EMA/HMPC/576232/2010 – Assessment report on Fumaria officinalis L., herba
  • ESCOP Monographs – Fumariae herba – Fumitory (2018)
  • Jamaldeen FN, Sofi G, Fahim MFM, Aleem M, Begum EMGKN. Shahatra (F.parviflora Lam)- a comprehensive review of its ethnopharmacology, phytochemistry and pharmacology. J Ethnopharmacol. 2022 Mar 25;286:114839. doi: 10.1016/j.jep.2021.114839. Epub 2021 Dec 8. PMID: 34896208.

Domande e risposte

Quali sono i principali benefici della fumaria?

 La fumaria è tradizionalmente utilizzata per le sue proprietà diuretiche, coleretiche e per migliorare la digestione.

Come si assume la fumaria?

Può essere assunta sotto forma di infusi, estratto secco o tintura, secondo le indicazioni del prodotto o del professionista sanitario.

Ci sono controindicazioni o effetti collaterali?

La fumaria è generalmente ben tollerata, ma è consigliabile la consultazione medica prima dell'uso, specialmente in gravidanza e allattamento, in quanto mancanti specifici dati di sicurezza. La pianta non deve essere usata in caso di ostruzione delle vie biliari.

Fumaria officinalis può essere utilizzata per contrastare il prurito cutaneo?

Solo la specie Fumaria parviflora ha ricevuto studi clinici in ambito cutaneo, che ne hanno confermato l’attività antipruriginosa; Fumaria officinalis non ha ricevuto studi clinici in questo ambito; pertanto, non è possibile fare considerazioni a riguardo.

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