Calendula – Calendula officinalis L.: com’è fatta e a cosa serve

Calendula – Calendula officinalis L.: com’è fatta e a cosa serve

Indice

Domande e risposte

Calendula officinalis: com’è fatta la pianta, dove vive, cenni storici

La calendula (Calendula officinalis L.) è una pianta erbacea annuale alta fino a 50 cm appartenente alla famiglia delle Asteraceae (Compositae); originaria dell’Africa settentrionale, è diffusa nell’area mediterranea, in Europa e Asia occidentale, oltre a essere ampiamente coltivata a scopi ornamentali e officinali in diverse parti del mondo. Le foglie sono di colore verde chiaro, ricoperte di peluria; l’infiorescenza è il tipico capolino delle Asteraceae, formato da fiori tubulosi all’interno e ligulati all’esterno; di colore giallo-arancione, può raggiungere un diametro di 5 cm e ha un piacevole odore aromatico. Il nome calendula deriva dalla parola latina calendae, che significa “il primo giorno del mese”, in riferimento al fatto che la pianta fiorisce ogni mese, dalla primavera all’autunno. Per la particolarità dei suoi capolini di aprirsi al sorgere del sole e chiudersi al tramonto, la calendula era conosciuta anticamente col nome solsequium, “che segue il sole”.

La calendula, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti, è impiegata da lungo tempo nella medicina popolare per trattare piccole ferite, scottature e altri disturbi cutanei; i primi riferimenti si ritrovano in alcuni testi risalenti al XII secolo, nei quali è riportato l’uso della calendula per la cura di scottature, eczemi e piaghe oltre che nei disturbi digestivi. I fiori di calendula sono utilizzati nella moderna fitoterapia, prevalentemente a uso topico, per il trattamento di affezioni cutanee e sono presenti nelle monografie dell’Agenzia Europea per i medicinali (EMA), della ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy), dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione E tedesca.

Immagine che rappresenta l'integratore alla calendula

Quali sono le sostanze attive contenute nella calendula?

La droga è costituita dai capolini, che sono raccolti tra giugno e luglio e devono essere rapidamente essiccati per evitare la degradazione delle sostanze attive contenute.
Le analisi fitochimiche hanno identificato diverse classi di metaboliti secondari che sono responsabili delle attività biologiche della calendula: i principali costituenti della droga sono saponine triterpeniche (in particolare quelle dell’acido oleanolico) e alcoli triterpenici pentaciclici, a cui è specialmente attribuita l’attività antinfiammatoria. Si ritrovano poi flavonoidi (rutina, iperoside), carotenoidi (beta-carotene, licopene), cumarine (umbelliferone, scopoletina), acidi fenolici, mucillagini e un olio volatile
Secondo la Farmacopea Europea 11.4 la droga deve avere un contenuto minimo dello 0,4% di flavonoidi espressi come iperoside.

A cosa serve la calendula

Diversi studi preclinici hanno dimostrato le principali attività biologiche della calendula (antinfiammatoria, antibatterica, antivirale, antiossidante e cicatrizzante) che la rendono particolarmente utile nel trattamento di dermatiti, scottature e ustioni, per favorire la guarigione di ferite come pure nelle infiammazioni del cavo orale.

È stato osservato che l’azione antinfiammatoria, attribuita principalmente alla componente triterpenica e ai flavonoidi, avviene attraverso l’inibizione della produzione di citochine pro-infiammatorie (IL-6, IL-1β, TNF-α) e di ciclossigenasi-2, oltre che l’inibizione dell’attivazione del fattore nucleare di trascrizione NF-κB. 
Studi in vitro hanno mostrato che gli estratti di calendula hanno un potenziale antibatterico nei confronti di diversi batteri quali Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, Bacillus subtilis e Klebsiella pneumoniae.
Negli studi su modelli animali, l’applicazione topica di estratti idroalcolici e lipofili di calendula ha migliorato l’afflusso di sangue e ossigeno al sito della ferita, stimolando anche la produzione di collagene e favorendo così il processo di guarigione.
Alcuni studi in vivo hanno indagato altre attività biologiche della calendula, come quella antitumorale, epatoprotettiva e antidiabetica, ma sono necessari maggiori approfondimenti per confermare questi risultati.
La ricerca clinica sulla calendula si è focalizzata in particolare sulla guarigione di ferite e ustioni e sul suo utilizzo nei problemi di varia natura che possono interessare la cute e le mucose.


Dermatite da radioterapia e da pannolino

In uno studio clinico su 254 donne con tumore al seno sottoposte a radioterapia, che come effetto collaterale induce dermatite acuta, è stata confrontata l’applicazione di almeno 2 volte al giorno per un periodo di 6 settimane di una pomata a base di calendula con quella a base di trolamina. Nel gruppo trattato con la pomata di calendula è stata osservata la diminuzione significativa della dermatite di grado 2 (- 59%) rispetto al gruppo trattato con la trolamina (- 37%). In un altro studio in doppio cieco e controllato su 51 pazienti con cancro nell’area della testa e del collo e sottoposti a radioterapia, è stato confrontato il trattamento con olio di calendula al 4% con quello di una miscela di acidi grassi essenziali. L’applicazione dell’olio di calendula ha ridotto in maniera significativa la comparsa di dermatite di grado 2 rispetto al trattamento con la miscela di acidi grassi, ma tra i due gruppi di pazienti non è stata riscontrata una differenza significativa rispetto alle dermatiti di grado 1 e 3.

La calendula ha avuto un riscontro positivo anche nel trattamento della dermatite da pannolino, un problema infiammatorio molto comune nei bambini. In uno studio randomizzato condotto su 66 bambini con questo disturbo, un unguento all’1,5% di estratto di calendula è stato confrontato con una crema a base di Aloe vera e olio di oliva. I trattamenti sono stati applicati 3 volte al giorno per 10 giorni. Sebbene sia stato osservato un miglioramento della gravità della dermatite in entrambi i gruppi di bambini, quelli trattati con l’unguento di calendula avevano un numero significativamente inferiore di siti di eruzione cutanea rispetto al gruppo Aloe vera.
 

Guarigione di ferite e ustioni

Una revisione sistematica, che ha preso in esame sia studi clinici sia studi su modelli animali, ha valutato il ruolo della calendula come monoterapia rispetto al controllo nella guarigione delle ferite. I risultati emersi dalla revisione hanno mostrato una risoluzione più rapida della fase di infiammazione nei gruppi di pazienti e di animali trattati con la calendula, evidenziando una maggiore produzione di tessuto di granulazione. Questi risultati sono stati coerenti in cinque studi sugli animali e in uno studio clinico randomizzato. Gli studi sulla guarigione delle ferite croniche hanno invece avuto risultati discordanti. Due studi clinici controllati sulle ulcere venose hanno dimostrato una diminuzione della superficie dell'ulcera nei gruppi trattati con calendula rispetto ai controlli, mentre uno studio clinico randomizzato non ha dimostrato alcun miglioramento nella guarigione dell'ulcera diabetica della gamba. Anche dalle ricerche sulla guarigione delle ustioni sono emersi risultati contrastanti. Due studi su animali hanno dimostrato un effetto protettivo degli estratti di calendula somministrati oralmente prima della lesione da ustioni, mentre uno studio clinico randomizzato su pazienti affetti da ustioni di diversa gravità non ha dimostrato alcun beneficio dovuto all'applicazione topica dell'estratto di calendula rispetto al controllo.
Risultati positivi in questo campo sono emersi invece da due studi clinici più recenti. Nel primo, uno studio controllato in triplo cieco effettuato su 60 pazienti con ustioni di secondo grado, l’usuale trattamento delle ferite è stato integrato con l’assunzione giornaliera per due settimane di 2 g di estratto di calendula, di cui non è specificata la tipologia. Rispetto al gruppo di pazienti che non assumeva la calendula, nel gruppo trattato è stata osservata una significativa accelerazione della guarigione delle ferite, un dato che suggerisce l’approfondimento del possibile uso orale della calendula come supporto alle terapie standard.
Il secondo, uno studio randomizzato monocentrico a gruppi paralleli, ha coinvolto 100 donne con gravidanze singole e travaglio spontaneo a termine. L’obiettivo era quello di valutare la riduzione del dolore post partum in seguito all’applicazione di un unguento alla calendula, del quale non sono riportate specifiche, sulla ferita dovuta all’episiotomia, un intervento chirurgico effettuato per agevolare il passaggio del feto durante il parto. Alle donne del gruppo di intervento è stato raccomandato l'uso dell’unguento alla calendula 4 ore dopo l'episiotomia e poi ogni 8 ore per 10 giorni, mentre l’altro gruppo ha ricevuto la cura standard. Le donne che hanno applicato l’unguento di calendula dopo l'episiotomia rispetto alla cura standard hanno avuto un livello di dolore significativamente più basso a partire dal secondo giorno e durante tutto il follow-up. Inoltre, è stato osservato un miglioramento della guarigione delle ferite in termini di arrossamento ed edema.
 

Attività antimicrobica

Per quanto riguarda l’attività antimicrobica, uno studio in triplo cieco ha esaminato gli effetti di una crema vaginale con estratto di calendula 1% sul trattamento della candidosi vaginale, confrontandoli con quelli di una crema al clotrimazolo 1%, dimostrando una significativa efficacia della crema alla calendula nel ridurre i sintomi dell’infezione. Uno studio clinico più datato ha confrontato l’azione di un collutorio alla calendula (2 mL di tintura madre di calendula diluiti in 6 mL di acqua distillata per ogni sciacquo, 2 volte al giorno per 6 mesi) con un placebo in pazienti con gengivite e sanguinamento gengivale. I risultati ottenuti hanno evidenziato l’efficacia della calendula nel ridurre la placca dentale e la gengivite.
L’uso per via interna di estratti idroalcolici e della tintura madre di calendula come rimedio nei disturbi genitali femminili o dell’apparato gastrointestinale è basato sull’uso tradizionale nella medicina popolare e non è supportato da adeguati studi clinici.

Come e quando utilizzare la calendula

Le indicazioni dell’EMA sulla calendula riguardano il trattamento sintomatico di infiammazioni minori della pelle (come eritemi o scottature solari), come aiuto nella guarigione delle ferite minori; per il trattamento sintomatico di infiammazioni minori della bocca o della gola. Simili a quelle della Commissione E tedesca, che consiglia la calendula per gli stati infiammatori delle mucose orali, per le ferite di difficile cicatrizzazione e per le vene varicose.
Per trattare ferite, scottature ed eczemi è consigliato l’utilizzo di pomate o unguenti contenenti estratti di calendula in quantità variabile dal 2 al 20%, da applicare sulle zone interessate 2-4 volte al giorno. In alternativa si può utilizzare la tintura madre o l’estratto idroalcolico da diluire in proporzione 1:3 in acqua fresca bollita, oppure un infuso preparato con 1-2 g di droga in 150 mL d’acqua, da applicare in impacchi per 2-4 volte al giorno, da rimuovere dopo 30 - 60 minuti.
Per il trattamento delle infiammazioni orali è consigliato l’uso dell’infuso per effettuare sciacqui e gargarismi 2-4 volte al giorno.

Quali sono le controindicazioni, gli effetti collaterali e le interazioni con i farmaci?

I prodotti a base di calendula sono generalmente ben tollerati. Il loro uso è controindicato in caso di ipersensibilità nei confronti di piante della famiglia delle Asteraceae (Compositae). Per quanto riguarda l’uso topico, l’EMA ne sconsiglia l’utilizzo nei bambini di età inferiore ai 6 anni, mentre per sciacqui e gargarismi ne sconsiglia l’uso nei bambini di età inferiore ai 12 anni.
In mancanza di dati sufficienti non si consiglia l’uso durante la gravidanza e l’allattamento.
Non sono note interazioni dei prodotti a base di calendula con altri medicinali e altre forme d’interazione.

Calendula: conclusione

I capolini dal bel colore arancione della calendula hanno una lunga tradizione d’uso nella medicina popolare, che li ha impiegati in varie forme di dosaggio per curare ferite e scottature, come pure per alcuni disturbi gastrointestinali e dell’apparato genitale femminile. La moderna ricerca scientifica si è focalizzata principalmente sulle proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e cicatrizzanti, confermando queste attività biologiche sfruttate tradizionalmente. Anche se limitati, gli studi clinici hanno dimostrato i benefici della calendula nel migliorare la guarigione delle ustioni e delle ferite, favorendo anche il processo di cicatrizzazione, come pure la sua valenza antisettica nelle infezioni del cavo orale e delle candidosi.

Le potenzialità di questa pianta medicinale sono molte e sono auspicabili nuovi studi che approfondiscano i meccanismi d’azione e che definiscano ancora meglio metodi e tempi di applicazione e somministrazione dei preparati di calendula, oltre a indagare su altre attività biologiche che, sullo spunto dell’uso tradizionale, sono state appena abbozzate.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono i benefici della calendula?

Le evidenze scientifiche mostrano che i preparati a base di calendula sono utili, a uso topico, per facilitare la guarigione e lenire il dolore di ferite, ustioni ed eritemi; l’infuso di calendula è utile in caso di gengiviti e infiammazioni della bocca e della gola.

Come si usa la calendula?

Gli estratti idroalcolici e la tintura madre di calendula si possono diluire in proporzione 1:3 in acqua bollita per preparare degli impacchi da applicare sulla parte interessata; l’infuso preparato coi capolini di calendula (1-2 g in 150 mL d’acqua) si utilizza per fare sciacqui e gargarismi.

Dove si mette la calendula?

In commercio si trovano creme, unguenti e pomate che contengono estratti di calendula, come pure l’oleolito di calendula, che si possono applicare su piccole ferite, scottature, eritemi, piaghe da decubito e pelle irritata.

La calendula è utile come lenitivo per le scottature?

Preparati semi-solidi come pomate e unguenti a base di calendula, grazie all’azione antinfiammatoria e lenitiva di questa pianta, possono essere spalmati delicatamente su scottature ed eritemi solari per diminuire dolore e bruciore.

Quando si usa la crema alla calendula?

La crema alla calendula si utilizza in caso di pelle irritata, piccoli tagli e abrasioni, scottature e punture d’insetti; può essere usata come lenitivo e idratante dopo l’esposizione al sole.

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