Indice
Domande e risposte
Boswellia serrata: com’è fatta la pianta e dove vive
Boswellia (
Boswellia serrata Roxb. ex Colebr.) è un
albero deciduo di
dimensioni da
moderate a grandi con una
chioma leggera e diffusa e
rami un po’
pendenti, appartenente alla
famiglia delle
Burseraceae.
- Le foglie sono grandi;
- I fiori bianchi riuniti in racemi;
- Il frutto è una drupa che contiene tre semi a forma di cuore;
- La corteccia è molto sottile, grigio-verde, cinereo o rossastra con uno strato di clorofilla sotto il sottile strato esterno, che si stacca in sottili fiocchi cartacei.
Cresce nelle regioni
montuose aride dell'
India, dell'
Africa settentrionale, della
Somalia e del
Medio Oriente.
Dall’incisione del
tronco di questa pianta si ottiene un
essudato di
colore giallastro composto da
resina,
gomma e
olio essenziale, conosciuto coi nomi di:
- Indian frankincense;
- Olibano indiano;
- Salai guggul in sanscrito;
- Kundur nella medicina tradizionale Unani.
Dopo l’essicazione, questo essudato forma dei
grumi di
forma irregolarmente sferica di colore
grigiastro, piuttosto
traslucidi, con un caratteristico
odore aromatico di
incenso e
sapore amaro. In
un anno un
albero
può
produrre circa 1 - 1,5 kg di gommoresina.
Attraverso la distillazione in corrente di vapore della gommoresina di
Boswellia serrata si ottiene un olio essenziale, che non deve essere confuso con quelli che si ottengono dall’oleoresina prodotta da due piante dello stesso genere e famiglia botanica,
Boswellia carteri e
Boswellia sacra, conosciuti anch’essi con il nome di “incenso”. Sono tutti utilizzati in aromaterapia e gli vengono attribuite in generale proprietà antisettiche ed espettoranti, calmanti sul piano emotivo e sono utilizzati anche in ambito cosmetico, ma oltre a un limitato numero di studi preclinici non è riscontrabile un adeguato supporto di ricerca clinica per questi oli essenziali.
Quali sono le sostanze attive contenute Boswellia serrata?
La
droga che si ottiene da
Boswellia serrata è costituita dalla
gommoresina, in cui il contenuto di sostanze attive e la sua
composizione possono
variare a seconda:
- Dell'età della pianta;
- Della qualità della resina;
- Delle condizioni geografiche.
Mediamente contiene
resina (30-60%),
olio essenziale (5-10%) e
polisaccaridi idrosolubili (circa il 65% di arabinosio, galattosio e xilosio). L'
olio essenziale contiene principalmente
monoterpenoidi: α-pinene, che è il principale costituente (oltre il 70%), cis-verbenolo, trans-pinocarveolo, borneolo, mircene, fellandrene, cadinene, verbenone, limonene e una piccola quantità di diterpeni. La
resina contiene
acidi triterpenici tetraciclici e
pentaciclici, questi ultimi comprendono gli acidi boswellici, considerati i principali composti responsabili dell’
attività farmacologica, che costituiscono circa il
30% della resina e includono gli acidi α- e β-boswellico, acidi acetil-α-boswellico e acetil-β-boswellico, acido 11-cheto-β-boswellico (KBA) e acido 3-acetil-11-cheto-β-boswellico (AKBA). La
gommoresina contiene mediamente circa il
3-4,7% di KBA e il
2,2-2,9% di AKBA; secondo la
Farmacopea europea 10.5 il contenuto di entrambe queste sostanze deve essere
almeno dell’1%.
Le proprietà di Boswellia serrata
La gommoresina ottenuta da
Boswellia serrata ha una tradizione d’uso consolidata nella
medicina Ayurvedica indiana e in quella
Unani, un antico sistema di medicina dei paesi mediorientali e islamici. Il suo
utilizzo terapeutico in queste medicine tradizionali è
indicato per
numerosi disturbi e
malattie, in particolare nelle condizioni di:
Sulla base delle
indicazioni della medicina tradizionale, la gommoresina di boswellia è stata
studiata per la sua
attività antinfiammatoria,
antidolorifica e
antiedemigena.
Diversi studi
preclinici e in modelli sperimentali di infiammazione hanno permesso di
identificare due meccanismi d’azione attraverso i quali boswellia esplica la sua attività antinfiammatoria.
- Nel primo, gli acidi boswellici inibiscono la 5-lipossigenasi (5-LOX), enzima fondamentale nella risposta infiammatoria da parte dell’organismo, bloccando così la sintesi dei leucotrieni, i mediatori flogistici coinvolti in una serie di differenti processi patologici. Gli acidi boswellici agiscono in particolare bloccando la produzione del leucotriene B4 (LTB4), che media il processo infiammatorio acuto, e dei leucotrieni C4, D4 ed E4, che sono invece quelli maggiormente coinvolti nella risposta infiammatoria cronica. Un aspetto interessante dell’azione antinfiammatoria di boswellia è quello di non presentare i caratteristici effetti gastrolesivi dei farmaci antinfiammatori non steroidei, in quanto i suoi composti attivi non agiscono sulla sintesi delle prostaglandine, le sostanze responsabili del dolore e dell'infiammazione, le quali hanno anche la funzione di attivare la secrezione del muco gastrico che protegge la mucosa dello stomaco;
- Nel secondo meccanismo d’azione, gli acidi boswellici inibiscono il rilascio o la produzione di alcuni fattori chemotattici che richiamano i leucociti polimorfonucleati nel punto dell’infiammazione, bloccandone così la migrazione. L’azione dei polimorfonucleati si esplica localmente con la liberazione dell’enzima proteolitico elastasi, responsabile della distruzione del collagene e quindi dei tessuti coinvolti nel processo infiammatorio. Sulla base di queste attività, boswellia può essere utilizzata nel trattamento degli stati infiammatori dei tessuti molli, per esempio nelle tendiniti, come in altri disturbi quali artrosi, reumatismi, dolori articolari e gotta.
L’azione antinfiammatoria della gommoresina di boswellia e dei suoi costituenti, in particolare di
AKBA, è stata
studiata anche in
modelli sperimentali di malattie infiammatorie intestinali (
Inflammatory Bowel Disease - IBD). Questa attività avviene attraverso la riduzione della perossidazione lipidica, l’inibizione dell’aumento dell’espressione dell’enzima
iNOS, coinvolto nel
processo di
vasodilatazione che
accompagna la
produzione di
NO, e l’inibizione dell’adesione leucocitaria endoteliale.
AKBA inibisce il fattore di trascrizione NF-kB, un importante fattore nucleare coinvolto nel processo infiammatorio.
Non solo gli studi preclinici, ma anche gli
studi condotti in
ambito clinico hanno evidenziato le potenzialità di boswellia e degli acidi boswellici nei confronti di diverse malattie croniche.
Una
revisione sistematica della
letteratura ha preso in esame
sette studi clinici relativi all’utilizzo di boswellia e dei suoi estratti nel trattamento dell’
osteoartrite,
malattia infiammatoria che danneggia
principalmente la
cartilagine articolare, confrontandone il
consumo rispetto al placebo e/o al trattamento farmacologico. Rispetto ai gruppi controllo, boswellia e i suoi estratti hanno alleviato il dolore e la rigidità, oltre a
migliorare la funzionalità articolare, utilizzando un
dosaggio di 100-250 mg per almeno 4 settimane. Pur essendo
promettenti, gli studi analizzati presentavano dei
limiti, come la
mancanza di informazioni su
dolore,
rigidità e
funzionalità articolare tra la settimana 1 e la 4, oltre a un numero limitato di partecipanti.
Un
recente studio clinico randomizzato in doppio cieco,
controllato con
placebo, ha valutato la sicurezza e l'efficacia di un
integratore alimentare formulato con un estratto di boswellia standardizzato in acidi β‐boswellici in pazienti con
osteoartrosi del ginocchio. Le
valutazioni radiografiche dei pazienti hanno mostrato un miglioramento della rima articolare del ginocchio e una riduzione degli osteofiti, a conferma dell'efficacia del trattamento con l’estratto standardizzato di Boswellia serrata. Inoltre, è stata osservata anche una
riduzione significativa dei livelli sierici della
proteina C reattiva ad alta sensibilità, un
potenziale marker infiammatorio associato all'osteoartrosi.
Un’altra revisione sistematica ha valutato l’
efficacia clinica e la
sicurezza dei
trattamenti complementari e
alternativi nel trattamento delle
IBD. Sono stati identificati due studi clinici randomizzati e due non randomizzati in cui l’utilizzo degli estratti di boswellia, sia per l’induzione sia per il mantenimento della remissione dei sintomi in pazienti affetti da
morbo di Crohn o
colite ulcerosa, ha mostrato delle evidenze preliminari di efficacia.
Uno
studio osservazionale in
aperto ha valutato l'efficacia di un
prodotto commerciale a base di lecitina ed estratto standardizzato di boswellia in pazienti con colite ulcerosa in fase di remissione (minimamente sintomatica). Nel gruppo che riceveva il trattamento (1 compressa da 250 mg/die) si sono
attenuati i
movimenti intestinali e i
crampi, il
dolore intestinale diffuso,
feci acquose,
sangue evidente e occulto nelle feci,
anemia,
malessere,
coinvolgimento rettale e il
numero di
globuli bianchi. È stata ridotta anche la necessità di ricorrere ad altri farmaci e alle visite mediche.
Due studi clinici hanno valutato l'efficacia e la sicurezza dello stesso prodotto standardizzato nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS),
effettuando un
confronto con l’
attività del butilbromuro di ioscina oppure della papaverina cloridrato + estratto di Atropa belladonna. I sintomi dell'IBS sono migliorati in tutti i pazienti, ma solo in quelli che assumevano il prodotto con boswellia è stata rilevata una sostanziale diminuzione della necessità di cure mediche e una minore incidenza di effetti collaterali, principalmente la stipsi. Il
secondo studio, controllato e randomizzato, ha valutato l'efficacia a lungo termine e la sicurezza del prodotto per la prevenzione dei sintomi della IBS lieve, utilizzando le stesse strategie di gestione dello studio precedente. Nei
partecipanti che assumevano boswellia il valore di
punteggio medio è stato
inferiore per
quasi tutti i sintomi IBS autovalutati, come pure la necessità di ricorrere a farmaci e consultazioni o ricoveri medici.
Come e quando assumere Boswellia serrata
La
dose di
gommoresina di
boswellia indicata nella medicina Ayurvedica è di
3-6 g/die.
Nella monografia dell’
OMS relativa a Boswellia serrata la
dose consigliata negli
stati infiammatori è di 300-400 mg di
estratto secco standardizzato con un tenore di almeno il 60% di acidi boswellici, da assumere tre volte al giorno
per un massimo di 1200 mg.
È disponibile una
forma di rilascio a base di lecitina ed estratto secco di B. serrata titolato
≥ 25% in acidi boswellici (Casperome®), che
ottimizza l’
assorbimento degli acidi boswellici aumentando la loro biodisponibilità; la
dose utilizzata negli studi clinici è di 250 mg/die.
In commercio esistono diversi
integratori con dosaggio di 2000 mg di estratto di Boswellia serrata per i quali tuttavia non è specificato il contenuto in acidi boswellici.
Quali sono gli effetti collaterali e le interazioni con i farmaci?
Boswellia e i suoi estratti
sono stati ben
tollerati negli studi clinici e il loro utilizzo è da considerare sostanzialmente sicuro;
in mancanza di studi specifici le uniche controindicazioni riguardano l’uso in gravidanza e allattamento. Gli effetti collaterali e indesiderati riscontrati, in percentuali variabili dal 5 al 18% dei pazienti trattati nei diversi studi clinici, sono:
- Dolore epigastrico;
- Nausea;
- Senso di pienezza;
- Disappetenza;
- Pirosi retrosternale;
- Inoltre, è stato segnalato qualche raro caso di irritazione cutanea.
L’
Istituto superiore di Sanità, nell’ambito della sorveglianza delle reazioni avverse da piante medicinali, ha
ricevuto due segnalazioni di interazione con il
warfarin, verificatisi in due pazienti che assumevano preparati di boswellia per il trattamento del dolore da osteoporosi. In entrambi i casi è stato
evidenziato un innalzamento del
tempo di
protrombina, ma resta comunque da definire la
relazione causa effetto di questa
possibile interazione. Uno studio ha riscontrato l’inibizione non selettiva di alcune isoforme del CYP450 da parte degli estratti di boswellia e, di conseguenza, la
possibilità di
interazioni con
farmaci. Resta tuttavia da
stabilire se tali
interazioni possano avere
rilevanza clinica.
Boswellia: conclusione
Sulla
base delle conoscenze e degli usi nella medicina tradizionale, gli studi clinici effettuati sulla gommoresina di Boswellia serrata e i suoi estratti nel
trattamento dell'
osteoartrite e delle
malattie infiammatorie intestinali hanno mostrato un
potenziale significativo di miglioramento dei sintomi legati a queste malattie. Tuttavia, sono
necessari studi più estesi e
approfonditi, con un numero di partecipanti più ampi, per
convalidare questi risultati e per
consolidare i
dati sulle
dosi da
utilizzare e sui
tempi di
trattamento.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi.
Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A.
Editore: Piccin
Anno: 2020
Libro: Boswellia serrata Roxb. ex Colebr. (Burseraceae). In: Handbook of 200 Medicinal Plants.
Autore: Akbar S.
Editore: Springer
Anno: 2020
Articolo scientifico: Effectiveness of Boswellia and Boswellia extract for osteoarthritis patients: a systematic review and meta-analysis
Autori: Yu G, Xiang W, Zhang T, Zeng L, Yang K, Li J.
Rivista: BMC Complement Med Ther.
Anno: 2020
Link:
https://doi.org/10.1186/s12906-020-02985-6
Articolo scientifico: An Update on Pharmacological Potential of Boswellic Acids against Chronic Diseases.
Autori: Roy NK, Parama D, Banik K, Bordoloi D, Devi AK, Thakur KK, Padmavathi G, Shakibaei M, Fan L, Sethi G, Kunnumakkara AB.
Rivista: Int J Mol Sci.
Anno: 2019
Link:
https://doi.org/10.3390/ijms20174101
Domande e risposte
La boswellia è utile in caso di reumatismi o dolori articolari e muscolari?
Studi preclinici e clinici hanno dimostrato l’azione antinfiammatoria della gommoresina di boswellia e dei suoi estratti. Sono disponibili numerosi integratori alimentari indicati per favorire in generale il benessere osteoarticolare, i quali contengono estratti con titolazioni variabili degli acidi boswellici, composti a cui è attribuita questa attività.
La boswellia è utile nei disturbi infiammatori intestinali?
La sua attività antinfiammatoria è stata dimostrata anche in studi clinici su pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile, morbo di Crohn e colite ulcerosa. In questi casi l’utilizzo va portato all’attenzione del proprio medico.
C’è un limite di tempo all’utilizzo di boswellia in caso di disturbi cronici?
I dati di letteratura indicano che gli effetti benefici si riscontrano dopo almeno 4 settimane di assunzione, ma non ci sono evidenze precise sull’uso prolungato. In ogni caso, come per tutti gli integratori, sono raccomandabili dei periodi di sospensione del trattamento in caso di utilizzo continuativo.
Quando è sconsigliato l’uso di boswellia?
Anche se non esistono studi specifici, l’uso in allattamento e gravidanza è sempre sconsigliato. Vista la possibile inibizione non selettiva di alcune isoforme del citocromo CYP 450, se ne sconsiglia l’uso in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti, per le possibili interazioni.
A cosa serve la boswellia?
Grazie all’azione antinfiammatoria evidenziata dalla ricerca scientifica, gli integratori a base di estratti di boswellia hanno dimostrato di essere utili per favorire il benessere delle articolazioni, nei dolori reumatici e nelle malattie infiammatorie dell’intestino. L’impiego di Boswellia serrata per la tiroide non è a oggi supportato da sufficienti dati scientifici.
Quanti mg di boswellia si possono prendere al giorno?
La dose consigliata sulla base dell’utilizzo di boswellia negli studi clinici è di 300-400 mg di estratto con un tenore di almeno il 60% di acidi boswellici al giorno, per un massimo di 1200 mg.
A cosa serve l’olio essenziale di boswellia?
Come altri oli essenziali ottenuti da piante del genere Boswellia, è utilizzato generalmente per le proprietà antisettiche, espettoranti e calmanti sul piano emotivo che gli vengono attribuite in aromaterapia, ma per le quali manca un adeguato supporto di ricerca clinica.