Intervista alla dott.ssa Antonella Arcella
Ricercatrice del Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli
La
biologia molecolare, con la sua capacità di analizzare le caratteristiche genetiche delle cellule tumorali, è di grande aiuto per gli oncologi. Conoscere a fondo un tumore cerebrale infatti significa fornire delle basi razionali alle scelte terapeutiche. Ad esempio nel glioblastoma, che è la
neoplasia maligna cerebrale più frequente nelle persone adulte, l'esame di
Metilazione del gene MGMT consente all’oncologo di predirne la risposta agli agenti alchilanti e quindi la maggiore probabilità di successo di un determinato trattamento. Intervistiamo la dott.ssa Antonella Arcella dell’
IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS).
Come la biologia molecolare può essere utile agli oncologi quando parliamo di tumori cerebrali?
La biologia molecolare, con la sua capacità di analizzare le caratteristiche genetiche delle cellule tumorali, è di grande aiuto per gli
oncologi. “Conoscere a fondo un
tumore cerebrale – spiega la
dott.ssa Antonella Arcella,
ricercatrice del Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli - significa fornire delle basi razionali alle scelte terapeutiche
.
Può farci un esempio?
Esiste un
gene coinvolto nella farmaco-resistenza: MGMT che possiamo studiare nelle cellule di un glioblastoma, la forma più aggressiva di tumore cerebrale. Il gene può risultare, all’indagine molecolare, metilato o no (la metilazione è un processo biochimico che regola l’espressione e la funzionalità dei geni contenuti nel DNA).
Se MGMT non è metilato, la cellula tumorale sarà più protetta dall’azione di alcuni farmaci, sarà quindi resistente a quelle terapie.
Questo è un dato clinico molto importante, perché in tal caso
l’oncologo saprà che i farmaci non agiranno, e potrà evitare al paziente inutili effetti collaterali. Altri esami di informazioni che possono guidare gli oncologi nelle scelte terapeutiche provengono da altri esami che svolgiamo qui al
Neuromed e che riguardano la perdita di alcuni tratti cromosomici specifici (1p,19q,10q). Queste informazioni sono utilissime e possono aiutare ad ottenere un
quadro prognostico più preciso nell’ambito di neoplasie di uno stesso Grading”.

Quali sono i traguardi a cui vuole tendere la biologia molecolare?
Il traguardo più importante è quello di giungere ad una medicina personalizzata. Esiste uno stretto rapporto tra “provetta” e “paziente” e l’indagine molecolare diventa uno strumento concreto per la scelta delle cure. Inoltre è un campo in forte crescita anche nel settore della ricerca, soprattutto nel cercare nuovi bersagli molecolari per aggredire le cellule tumorali con nuovi farmaci e con sostanze naturali.
Il Neuromed è un IRCCS per voi la ricerca ha un ruolo fondamentale. Quali sono le novità nel settore della biologia molecolare?
In collaborazione con l’Università di Napoli – spiega la ricercatrice – studiamo alcuni
geni coinvolti nello sviluppo del tumore cerebrale, come
praja2. Abbiamo dimostrato che bloccando l’espressione di questo gene (con un RNA antisenso) si verifica una riduzione della crescita del tumore in vitro ed in vivo. Altro settore su cui stiamo concentrando i nostri studi è la
ricerca di sostanze naturali in grado di bloccare la crescita tumorale ed agire come adiuvanti con i farmaci chemioterapici. Una di queste è la
lattoferrina, una proteina normalmente presente nelle secrezioni del nostro organismo e della quale abbiamo dimostrato sia in vitro che in vivo la
capacità di bloccare le cellule in una determinata fase del loro ciclo cellulare e potenziare l’effetto dei convenzionali
farmaci chemioterapici.
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