Toxoplasmosi: no agli allarmismi ma sì alla conoscenza

Toxoplasmosi: no agli allarmismi ma sì alla conoscenza

Indice

Domande e risposte

Toxoplasmosi una patologia silente ma da non sottovalutare

Sempre più persone condividono la propria quotidianità con animali domestici ma, per quanto vengano amati ed umanizzati, è bene tener presente che si tratta pur sempre di pets e, quindi, che è opportuno prendere le dovute precauzioni.

Questa premessa è necessaria quando si parla di Toxoplasmosi, una malattia infettiva, spesso silenziosa ma altamente rischiosa, specialmente per le donne in gravidanza o i soggetti con un sistema immunitario compromesso, e sempre più diffusa. Tale patologia, presente in tutto il mondo, rientra nelle zoonosi, in quanto malattia infettiva propria degli animali e trasmissibile all’uomo.

Ma da dove deriva la toxoplasmosi? Come si manista e come si previene? 

Scopriamolo insieme…

Il parassita Toxoplasma gondii

Come si evince dal nome, all’origine della Toxoplasmosi c’è il Toxoplasma gondii, un parassita diffuso in tutto il mondo, dal ciclo vitale complesso, che può infettare moltissimi animali, tra cui: uccelli, rettili, molluschi e mammiferi. 


Il toxoplasma gondii e i gatti

Solitamente elegge come ospiti i gatti, l’unico animale in cui il parassita riesce a compiere il ciclo biologico di vita completo. Il parassita si sviluppa e si riproduce nell’intestino del gatto, che si infetta mangiando carne di piccoli roditori. Le ovocisti che sono organismi molto resistenti, espulse con le feci, possono essere ingerite da un altro animale che diventa un ospite intermedio del parassita. Lo stesso animale che le ha espulse può contaminarsi nuovamente attraverso il contatto con le stesse o con suolo, cibo, acqua o altri animali contaminati. Tuttavia è opportuno specificare che la coabitazione con i gatti non rappresenta un fattore di rischio importante, dal momento che l’animale elimina le ovocisti del parassita con le feci per un periodo di una, massimo due settimane dopo il contagio e che le stesse divengono infettanti solo dopo la sporula che avviene, in genere, nell’arco di 1 e 5 giorni dall’emissione. Ne consegue che un’accurata igiene della lettiera e degli ambienti frequentati dal gatto costituisce una protezione dall’infezione. 
Quindi, per quanto il contatto con questi felini esponga gli esseri umani ad un maggior rischio di contagio, bisogna sottolineare che soprattutto in caso di animali domestici, alimentati con cibo preconfezionato, il pericolo è minimo, mentre, al contrario, sarebbe preoccupante il contatto con gatti randagi. In sostanza, il rischio maggiore si corre cibandosi di carni crude o poco cotte, in particolare di agnello e suino. Senza sottovalutare che anche altri alimenti, come insaccati, verdure lavate male o non lavate e latticini non pastorizzati possono essere veicolo di toxoplasmosi negli esseri umani. 

Toxoplasmosi: i soggetti a rischio

Nella maggior parte dei casi, per gli individui in buona salute la Toxoplasmosi può passare pressoché inosservata o con sintomi lievi, simili all’influenza, i rischi aumentano nelle donne in gravidanza e nei soggetti con un sistema immunitario carente.
 

Le donne in gravidanza 

Nel primo caso il rischio è quello di trasmettere il parassita al feto, causando la toxoplasmosi congenita, con possibili gravi conseguenze di aborto spontaneo o sullo sviluppo del feto con danni cerebrali, viscerali e visivi.
 

Gli individui con sistema immunitario carente

I soggetti con un sistema immunitario compromesso, come le persone colpite da HIV/AIDS o sottoposte a trattamenti chemioterapici se contagiate dal Toxoplasma gondii rischiano di sviluppare encefalite, polmonite o altre patologie potenzialmente letali.

Immagine che rappresenta una persona e un gatto che si trasmettono la toxoplasmosi

Come può avvenire il contagio?

La toxoplasmosi si può contrarre principalmente attraverso l’ingestione di cibi contaminati, mangiando carne cruda o poco cotta (il cui consumo è sempre sconsigliato alle donne in gravidanza). Oppure, attraverso la trasmissione transplacentare (dalla madre al feto) e tramite trasfusione di sangue o trapianto di organi.

Come si manifesta?

Nei soggetti vulnerabili, precedentemente menzionati, la Toxoplasmosi può manifestarsi in diverse forme
  • Toxoplasmosi acuta;
  • Toxoplasmosi del sistema nervoso centrale;
  • Toxoplasmosi congenita;
  • Toxoplasmosi oculare;
  • Malattia disseminata o non del sistema nervoso centrale nei pazienti immunocompromessi.


Toxoplasmosi acuta

L'infezione acuta solitamente è asintomatica e, ove manifesta solo nel 10-20% dei casi si presenta sotto forma di linfoadenopatia cervicale o ascellare bilaterale, non dolorosa. Talvolta i pazienti colpiti accusano sintomi simili all’influenza che persistono anche per diverse settimane, anche con faringite e linfoadenite ma non devono causare particolari preoccupazioni perché nella maggior parte dei casi si tratta di patologie autolimitanti.
 

Toxoplasmosi del sistema nervoso centrale

Nei pazienti immunocompromessi la toxoplasmosi può presentarsi con un'encefalite, con lesioni dette "ring-enhancing intracranial mass lesions" osservate sulla TC o RM, entrambe con contrasto. Complicanze che possono causare anche sintomi gravi, come convulsioni, febbre e talvolta coma.
Nei soggetti particolarmente fragili la toxoplasmosi può manifestarsi anche al di fuori del sistema nervoso centrale e, sebbene accada raramente può dare adito ad infezioni – come miocardite o endoarterite - che, se non trattate, rischiano di essere letali.


Toxoplasmosi congenita

Come anticipato, per toxoplasmosi congenita si intende la patologia trasmessa al feto dalla madre che può comportare gravi conseguenze, dall’interruzione della gravidanza a difetti congeniti. La gravità delle stesse dipende dal momento della gravidanza in un cui la futura madre contrae la malattia.
Nel primo trimestre la possibilità di trasmissione dell’infezione al feto, pur essendo minima, è più rischiosa dal momento che si tratta del momento più delicato della gestazione, quello in cui si formano gli organi. Con il procedere della gravidanza, le possibilità di trasmissione aumentano dal 65 al 90%, tuttavia, poiché soprattutto nell’ultimo periodo il feto è già formato, l’entità dei danni è minore. 
In particolare, gli studi indicano che: la percentuale di sopravvivenza dei feti nati con toxoplasmosi dipende da quando si acquisisce l'infezione materna; aumenta dal 15% nel corso del primo trimestre al 30% durante il secondo al 60% durante il terzo. La gravità delle malattie congenite diminuisce se la madre si infetta più in là nella gravidanza. Quindi, nei neonati la gravità dell’infezione aumenta se acquisita precocemente nel corso della gravidanza. Per quelli nati sani da madre infettate durante l’ultimo periodo di gestazione permane il rischio di sviluppare disabilità intellettive o altri sintomi anche anni più tardi. 
Quindi, la cosa migliore per proteggere il feto in caso di infezione è fare una diagnosi quanto più possibile precoce. Consapevoli che in media, solo nel 40% il batterio riesce ad attraversare la placenta. 
In Italia nascono in media 300-350 bambini che manifestano i sintomi della toxoplasmosi, mentre, in Europa se ne contano circa 3.000. In tal caso si raccomando di rivolgersi ad un centro specializzato.

Consulta i centri di riferimento per la Malattia Rara - toxoplasmosi congenita:
Centri di riferimento per toxoplasmosi congenita


Toxoplasmosi oculare

Tra queste, la toxoplasmosi oculare può derivare da un'infezione congenita riattivata. I sintomi possono variare dall’infiammazione alla cecità e, dato che le recidive possono essere frequenti, non va mai sottovalutata. 


Infezione disseminata senza coinvolgimento del sistema nervoso centrale

La malattia al di fuori dell'occhio e del sistema nervoso centrale è molto meno frequente e si verifica principalmente in pazienti gravemente immunocompromessi. 

La diagnosi della toxoplasmosi

Diagnosticare la toxoplasmosi spesso non è semplice a causa dei sintomi aspecifici. In genere viene diagnosticata tramite test sierologici. Nei casi in cui si sospetta una toxoplasmosi del sistema nervoso centrale si procede con TC o RM e puntura lombare. Nella versione oculare la patologia viene diagnosticata tramite visita specialistica. In più si possono effettuare altri test di laboratorio per confermare la diagnosi.


Come si tratta?

Innanzitutto è bene specificare che in pazienti sani con sintomatologia assente o lieve è bene evitare qualunque tipo di trattamento. 
Negli altri casi: 
  • Soggetti immunodepressi;
  • Neonati;
  • Donne gravide con toxoplasmosi acuta.
La terapia solitamente prevede una combinazione di farmaci ma, chiaramente, la tipologia di trattamento varia in base alla gravità della malattia e alle condizioni del paziente. 
Nelle pazienti incinte, la prassi medica prevede l’immediata somministrazione di antibiotici volti a bloccare la trasmissione del contagio dalla madre al feto; ma studi sono ancora in corso per verificare la tipologia di antibiotico più indicato.

Toxoplasmosi: come prevenirla? 

Dato che al momento non esiste ancora un vaccino per la toxoplasmosi, il modo migliore per prevenirla è evitare i comportamenti a rischio, adottando, all’opposto, delle pratiche che possono ridurre notevolmente il rischio di contagio. Sicuramente, prima tra tutte vi è un’accurata igiene personale, caratterizzata dal frequente e accurato lavaggio delle mani, soprattutto, in presenza di gatti o quando si pratica giardinaggio, sempre indossando guanti.

In particolare, alle donne incinte, o in cerca di una gravidanza, si raccomanda di effettuare un test di screening, per capire se sono immuni o affette da toxoplasmosi. Poi se in possesso di un gatto si consiglia loro di non farlo uscire all’aperto durante il periodo di gravidanza, di non svuotare la lettiera personalmente o di farla utilizzando dei guanti e di disinfettare tutte le superfici. 

Parallelamente si raccomanda di evitare i cibi crudi e poco cotti, in particolare la carne e di lavare con cura utensili, piani di lavoro e mani dopo averla maneggiate. In generale si suggerisce una particolare accortezza anche dopo il lavaggio e il taglio di verdure che, durante la gestazione, è sempre meglio consumare cotte. 

Ai pazienti immunocompromessi oltre a queste raccomandazioni si consiglia di consumare solo prodotti lattiero-caseari pastorizzati. Inoltre è opportuno praticare sesso protetto e prestare attenzione in caso di trasfusioni. 

L’importanza dell’informazione

Sebbene non molto conosciuta, da queste considerazioni emerge come la Toxoplasmosi possa rappresentare un serio rischio soprattutto per i soggetti più vulnerabili, come donne in gravidanza e soggetti con sistema immunitario carente, per questo è essenziale diffondere una corretta informazione, dal momento che gli allarmismi non servono ma la prevenzione parte sempre dalla conoscenza. 



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quanto è diffusa la toxoplasmosi?

Secondo le ricerche, oltre metà della popolazione italiana contrae e sviluppa la toxoplasmosi in maniera silente, senza accorgersene; dal momento che si tratta, nella maggior parte dei casi, di una malattia asintomatica. A livello europeo circa 2 milioni le persone contraggono l’infezione ogni anno, mentre negli Stati Uniti, secondo il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), sono oltre 60 milioni.

Chi ha contratto la toxoplasmosi ne è immune?

Sì, i soggetti che, anche inconsapevolmente, entrano in contatto con il parassita sviluppano una risposta immunitaria che li protegge da successivi contatti per tutta la vita.

Esiste un esame specifico per diagnosticare la toxoplasmosi? 

Tramite un semplice esame ematologico – anali del sangue – è possibile verificare se si è immune o meno alla toxoplasmosi. Si tratta del toxo-test che è consigliato alle donne che cercano una gravidanza o che hanno appena appreso di essere in stato interessante. 

A proposito di gravidanza, la toxoplasmosi è molto diffusa tra le donne incinte?

Stando alle statistiche si calcolano circa 1-10 casi di infezione primaria ogni 1000 gravidanze.

Esistono dei sintomi che possono essere indice della toxoplasmosi? 

Come specificato la toxoplasmosi nella maggior parte dei casi è asintomatica, tuttavia di solito può apparire come una sorta di influenza, caratterizzata dall’ingrossamento dei linfonodi del collo. Il più delle volte si risolvono in modo benigno.

A quale temperatura si possono cuocere i cibi per essere sicuri di eliminare il batterio Toxoplasma gondii?

Ci sono diversi modi per eliminare il Toxoplasma gondii. In primis la cottura, in cui sono sufficienti pochi minuti, circa 3-4 minuti, ad una temperatura di circa 60-67°. Il batterio può essere ucciso anche attraverso il congelamento ad un temperatura di circa -12,5° e con la salagione che richiede un periodo di 1-2 settimane. 

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