Aggiornato il 13.11.2025
Le sindromi psicologiche sono condizioni caratterizzate da un insieme di segni e sintomi che possono avere cause diverse. Conosciamo varie sindromi psicologiche: un esempio è la sindrome di Stoccolma, caratterizzata da un paradossale legame di dipendenza che si crea fra la vittima e il suo carnefice. Alcune sindromi hanno risvolti esclusivamente psicologici, altre coinvolgono apparati e sistemi: tipico il caso della sindrome di Takotsubo, che simula i sintomi dell’infarto ma senza che ci sia ischemia coronarica. Nell’articolo trovi un elenco delle sindromi psicologiche più comuni con tutte le informazioni principali.
La diagnosi viene fatta dallo psichiatra o dallo psicologo se i sintomi hanno chiara origine psichica, dallo specialista di riferimento se le manifestazioni riguardano altri apparati. In ogni caso, il più delle volte l’approccio al paziente è trasversale.
Chiedi aiuto a un professionista se i sintomi alterano la tua qualità di vita, ti impediscono le azioni quotidiane e limitano le tue opportunità professionali. Rivolgiti con urgenza a un medico o al Pronto Soccorso se hai pensieri suicidi o sei in preda a forte agitazione, se ti senti profondamente depresso o hai notato un peggioramento dei sintomi.
Il termine sindrome deriva dal greco sýn-dromé (che significa “correre insieme”). Un supporto per comprendere la sua definizione, che è quella di un insieme di segni e sintomi che si manifestano contemporaneamente e che caratterizzano un determinato quadro clinico, indipendentemente dalla causa specifica. Non si tratta, quindi, di una malattia in sé, ma un complesso di manifestazioni cliniche che possono avere origini diverse.
Si possono distinguere diversi tipi di sindrome:
Riportiamo qui un elenco con alcuni esempi di sindrome psicologica di particolare importanza in clinica o particolarmente suggestivi perché hanno ispirato libri, film famosi e attratto l’attenzione delle cronache.
La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica che porta la vittima di un abuso a stabilire un legame di dipendenza con il suo carnefice. È difficile crederlo, ma è piuttosto diffusa, considerato che si verifica in un caso su 10 circa di abuso psicologico o fisico. La vittima subisce il fatto che l’aguzzino ha potere di vita e di morte nei suoi confronti e, spinta dall’istinto di sopravvivenza, si attacca ad esso nel tentativo di salvarsi la vita. Da molti punti di vista è simile al rapporto madre-figlio e per questo la sindrome di Stoccolma è definita come una regressione. Ma da altri, soprattutto nel caso di vittime dal carattere particolarmente solido e strutturato, può essere vista come un fenomeno di adattamento costruttivo ad uno stimolo esterno ostile.
Anche a distanza di anni, le persone che hanno vissuto un’esperienza di questo tipo possono avere sintomi quali incubi, fobie, disturbi del sonno, flashback vividi dell’esperienza passata.
Questa sindrome prende il nome dalla città protagonista di un fatto di cronaca che risale all’agosto del 1973. Quattro impiegati di una banca di Stoccolma vennero presi in ostaggio nel corso di una rapina e tenuti in prigionia per una settimana. Dopo il rilascio gli inquirenti che si occuparono del caso, furono colpiti dalle loro testimonianze, che giustificavano il comportamento dei delinquenti. I sequestrati non testimoniarono contro gli imputati, ma, attraverso le loro dichiarazioni, espressero comprensione per quanto avvenuto. Questo spiega come in molti casi le testimonianze delle vittime di rapine, sequestri o stupri siano paradossalmente quasi d’ostacolo alle indagini.
Il supporto psicologico aiuta a metabolizzare la situazione nel tempo.
La sindrome di Lima è un fenomeno psicologico opposto alla sindrome di Stoccolma: colpisce i carcerieri/seviziatori, spingendoli a diventare empatici con le proprie vittime. I sequestratori cedono alle richieste delle vittime, tanto da arrivare a liberarle senza condizione. Una delle spiegazioni date a questa sindrome è il forte senso di colpa che assale chi sta commettendo un reato ai danni di una persona.
Il nome deriva da un evento accaduto nel 1996 all’ambasciata giapponese di Lima, dove 14 membri del Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA) presero in ostaggio decine di diplomatici, funzionari governativi militari e capitani d’azienda che partecipavano ad una festa in occasione del compleanno dell’imperatore Akihito. Il sequestro si concluse di lì a pochi giorni. Le vittime furono liberate senza condizioni.
La sindrome di Ekbom è una forma molto grave di ipocondria, un delirio in base al quale la persona colpita è convinta di essere infestata da parassiti (delirio parassitario o dermatozoico). La definizione deriva dal nome del neurologo svedese che ne descrisse le caratteristiche principali, Axel Ekbom.
Il paziente avverte prurito, bruciore e la sensazione che gli insetti siano finiti sotto la sua pelle e può arrivare a manifestare i segni reali di una puntura immaginaria. Può procurarsi ferite nel tentativo di liberarsene ed è spesso afflitto da irritazioni cutanee dovute all’applicazione di disinfettanti sulla cute.
Nella sua forma primaria (psichiatrica), la sindrome di Ekbom è un disturbo delirante a volte presente in patologie quali la schizofrenia paranoide e i disturbi depressivi psicotici. La terapia si basa sull’uso di farmaci antipsicotici e sul supporto psicoterapeutico.
La sindrome di Stendhal, da alcuni nota come sindrome di Firenze, colpisce una persona al cospetto di un’opera d’arte che percepisce come particolarmente bella oppure esposta ad un numero esagerato di opere d’arte in un intervallo di tempo molto breve.
Deve il suo nome allo scrittore francese Stendhal, che visse e descrisse la propria esperienza nel visitare la basilica di Santa Croce a Firenze nel 1817. Fu la psichiatra italiana Graziella Margherini a descriverla riportando un centinaio di casi in una pubblicazione dal titolo “La Sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte”.
I sintomi sono caratteristici: tensione fisica ed emotiva, ansia, tachicardia, vertigini, attacchi di panico, confusione mentale e allucinazioni. Si risolvono spontaneamente, senza uso di farmaci, entro poche ore.
Sembra che la sindrome di Stendhal sia strettamente connessa al funzionamento dei neuroni specchio, che sono alla base di molti dei fenomeni legati all’empatia. L’osservatore vive una situazione di identificazione con l’opera.
La sindrome di Munchausen è un disturbo psichiatrico grave a causa del quale una persona simula o provoca intenzionalmente una malattia su di sé per ottenere attenzione medica, simpatia o cure. Comprende una serie di comportamenti mirati ad assumere il ruolo di malato.
Prende il nome dal personaggio letterario Barone di Munchausen, noto per racconti esagerati e fantasiosi sulle proprie imprese.
Il paziente mette in scena i suoi sintomi, mentendo riguardo ciò che veramente sente, alterando esami medici e provocando ferite, infezioni o altre condizioni che gli consentono di fingere una malattia. Assume un comportamento manipolativo nei confronti dei medici, cambia frequentemente ospedale per non essere smascherato (hospital hopping). Una variante della sindrome porta il paziente a mettere in scena la malattia del figlio, allo scopo di riceverne attenzioni da parte di familiari e medici.
Il trattamento è complesso e si basa sulla psicoterapia a lungo termine, sul coordinamento delle cure mediche e sull’approccio empatico e non giudicante: il paziente che si sente punito è spinto a esacerbare i suoi comportamenti. Se non vengono riconosciuti e curati, i sintomi possono protrarsi per anni.
La sindrome di Takotsubo è la riproduzione dei sintomi dell’infarto (senso di oppressione e dolore nella regione sternale, senso di affaticamento, dispnea, ossia difficoltà a respirare) senza ostruzione delle coronarie. Per questa ragione viene anche definita broken heart syndrome o crepacuore. È fra le sindromi psicologiche rare, avendo una incidenza pari a 1 su 36.000 persone, maggiore nelle donne e nelle persone che soffrono di depressione o ansia.
Può verificare a seguito di traumi psicologici, come un lutto, un avvenimento destabilizzante. Il termine takotsubo indica in giapponese il cesto usato dai pescatori per catturare i polpi. Quando viene colpito da questa sindrome, il ventricolo sinistro del cuore assume la stessa forma di questo contenitore. Anche se l’elettrocardiogramma del paziente con la sindrome di Takotsubo mette in luce delle anomalie tipiche dell’infarto miocardico, le arterie coronarie (i vasi che nutrono il muscolo cardiaco) non sono occluse. Il dolore è causato da uno spasmo muscolare, non dalla ischemia, e non si verificano danni irreversibili al tessuto cardiaco. In generale, il cuore torna alla normalità entro circa un mese. In 3 casi su 100 la sindrome ha una recidiva entro i 2 anni successivi e in un caso su 100 il paziente non supera la crisi.
Comunque vengono somministrati farmaci antiaggreganti (Aspirinetta), beta-bloccanti e antagonisti neuro-ormonali, per ridurre il rischio di recidiva.
Le sindromi psicologiche rientrano fra le competenze dello psichiatra o dello psicologo, ma richiedono un approccio trasversale quando interessano altri sistemi, come nel caso della sindrome di Takotsubo, di stretta pertinenza iniziale del cardiologo.
L’iter diagnostico delle sindromi psicologiche parte dal colloquio clinico con lo specialista di riferimento. Durante la prima visita vengono raccolte informazioni sulla storia personale, familiare e sociale del paziente e vengono identificati eventi stressanti, traumi che possono avere scatenato la sintomatologia.
Il medico effettua una valutazione psicodiagnostica somministrando test psicologici standardizzati (MMPI-2, Beck Depression Inventory, STAI, test di Rorschach).
Dopo avere escluso possibili cause organiche (alterazioni ormonali, reazioni avverse di farmaci, patologie neurologiche), il medico stila la diagnosi sulla base dei criteri diagnostici del DSM-5-TR.
Il trattamento prevede una psicoterapia individuale, secondo l’approccio più adatto, e un intervento farmacologico nei casi in cui siano presenti depressione grave, ansia generalizzata, disturbi psicotici.
L’approccio alla terapia è multidisciplinare e integrato e prevede la collaborazione fra psicologo o psichiatra, medico di medicina generale e specialisti di riferimento. Il paziente viene seguito nel tempo con controlli cadenzati, per supportarlo nella messa in atto di opportune strategie di adattamento attivo e la prevenzione delle recidive.
Se pensi di avere un problema con caratteristiche simili alle sindromi psicologiche rivolgiti ad uno o più professionisti per risolverlo ed evitare che l’autodiagnosi possa peggiorare la situazione. Il riconoscimento di queste condizioni implica l’uso di scale e standard di riferimento precisi che, se applicati in autonomia, possono favorire scelte sbagliate e portarti fuori strada.
Descrivi precisamente la situazione al medico durante il primo colloquio: in questo modo lo aiuti a orientare la diagnosi e la differenziazione rispetto a disturbi con sintomi simili.
Rivolgiti subito a uno psicologo, psichiatra o al Pronto Soccorso quando pensi sia presente un rischio per la tua sicurezza, la tua salute mentale o fisica. Se sei un caregiver, se pensi che i sintomi della persona di cui ti occupi siano peggiorati o interferiscano comunque con la sua vita quotidiana.
Sono segnali di allarme i pensieri suicidi, le alterazioni del comportamento o della percezione della realtà, i deliri, le persecuzioni, le allucinazioni, le disarticolazioni o disorganizzazioni del pensiero o del linguaggio e l’agitazione psicomotoria.
Prenota una visita presso un professionista quando avverti sintomi psicosomatici intensi che tendono a peggiorare o che comunque non migliorano e compaiono in maniera diversa rispetto al consueto. Dolore al petto, tachicardia, difficoltà a respirare possono essere manifestazioni psicosomatiche ma anche espressioni di patologie cardiovascolari: in caso di dubbio, occorre una valutazione medica.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Le sindromi psicologiche sono insiemi di sintomi psichici e comportamentali che possono avere causa diversa.
La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica in cui la vittima di un abuso o rapimento sviluppa un legame emotivo con il suo aguzzino. Questo fenomeno si manifesta come una forma di dipendenza psicologica, spesso accompagnata da una giustificazione degli atti subiti.
La sindrome di Cotard, o delirio nichilistico, è un disturbo psichiatrico in cui il soggetto crede erroneamente di essere morto o di aver perso i propri organi interni. È associata a depressione grave e disturbi psichiatrici come schizofrenia o depressione psicotica.
La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie è una disfunzione neurologica che altera la percezione dello spazio e delle dimensioni. I pazienti possono vedere oggetti più piccoli o più grandi del normale e provare confusione temporale. È spesso collegata a emicrania, epilessia o infezioni virali.
La sindrome di Stendhal si manifesta quando una persona viene sopraffatta emotivamente dalla bellezza di opere d'arte. I sintomi includono tachicardia, vertigini, attacchi di panico e, in casi gravi, allucinazioni.
Le più famose sono la sindrome di Stoccolma, la sindrome di Stendhal e la sindrome di Münchausen. Meno conosciute la sindrome di Lima e la sindrome di Capgras.
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