Sindrome di Marfan: diagnosi prenatale e neonato

Sindrome di Marfan: diagnosi prenatale e neonato

Indice

Domande e risposte

Cos’è la sindrome di Marfan

La sindrome di Marfan (dal nome del medico francese che per primo la descrisse nel 1896) è una malattia rara ereditaria e trasmessa come carattere autosomico dominante. 
Questo disturbo è causato dall’alterazione del gene FBN1 (sul cromosoma 15) che codifica per la proteina fibrillina. Solo i figli che hanno ereditato il gene FBN1 alterato da entrambe i genitori normalmente risultano affetti da questa sindrome, ma nel 25% dei casi la malattia è il risultato di mutazioni spontanee in pazienti che non hanno una storia familiare.
La sindrome di Marfan colpisce il tessuto connettivo, che mantiene la struttura del corpo e sostiene gli organi e gli altri tessuti, e causa disturbi principalmente a occhi, cuore, vasi sanguigni, polmoni, sistema nervoso centrale e ossa.
Le complicazioni conseguenti alla sindrome di Marfan si presentano in diverse età, a seconda dei casi e possono essere più o meno gravi anche all'interno della stessa famiglia. 

I pazienti affetti da sindrome di Marfan hanno caratteristiche fisiche ben riconoscibili, anche se non tutte sempre presenti: 
  • altezza superiore alla media, sia rispetto ai coetanei che ai familiari; 
  • apertura delle braccia superiore all’altezza; 
  • dita sono lunghe e sottili; 
  • sterno deformato, verso l’interno o verso l’esterno;
  • articolazioni molto flessibili;
  • piedi piatti;
  • una deformità dell’articolazione del ginocchio che ne causa la retroflessione; 
  • cifosi con curvatura anomala della colonna vertebrale;
  • poco grasso sottocutaneo; 
  • volta palatina alta;
  • dislocamento del cristallino;
  • parte superiore del corpo meno sviluppata rispetto a quella inferiore;
  • strie cutanee a livello di coscia, schiena e pettorali;
  • scoliosi.
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Sindrome di Marfan: cause

La sindrome di Marfan è causata da mutazioni del gene FBN1, che codifica per la fibrillina. Questa proteina assicura e mantiene elasticità al tessuto connettivo, che sostiene e rende elastiche le strutture dell’organismo. 
La mutazione del gene della fibrillina causa modificazioni di alcune fibre e parti del tessuto connettivo, che lo indeboliscono, causando quindi disturbi a varie parti del corpo, come il cuore e i vasi sanguigni, le ossa, i polmoni, gli occhi e il sistema nervoso centrale.  
Il tessuto connettivo indebolito può allungarsi, dilatarsi o lacerarsi, causando un danno alle strutture connesse. La produzione anomala di fibrillina causa anche una crescita eccessiva di alcune ossa e un conseguente allungamento degli arti

Sindrome di Marfan: diffusione e prognosi

La sindrome di Marfan colpisce 1 soggetto ogni 3.000-5.000, indifferentemente se maschio o femmina. 
Il 75% circa dei malati presenta una storia familiare positiva, mentre nei casi restanti la causa sembrano essere mutazioni sporadiche, a volte anche associate all’età avanzata del padre al momento del concepimento.
In passato, molti dei soggetti affetti da sindrome di Marfan morivano tra i 40 e i 50 anni d’età, mentre oggi, grazie alle terapie disponibili, possono vivere in media fino a 60 anni. 
Bambini affetti da forme molto gravi di sindrome di Marfan hanno aspettative di vita brevi, inferiori all’anno.

Sintomi e complicanze della sindrome di Marfan

I disturbi causati dalla sindrome di Marfan possono colpire il sistema cardiovascolare. Una delle complicanze è l’indebolimento del tessuto connettivo della parete dell’aorta, che può provocare infiltrazioni di sangue tra gli strati interni della parete stessa, con conseguente rigonfiamento dell’arteria, che può quindi lacerarsi e malfunzionamento della valvola aortica. Inoltre la valvola mitrale può perdere o prolassare. Queste alterazioni possono causare problemi nel sistema di pompaggio del sangue da parte del cuore.
Alle donne gravide spesso viene consigliato il parto cesareo per evitare il rischio di dissezione aortica, che durante la gravidanza è più elevato. 
Una delle complicanze della sindrome di Marfan è la formazione nei polmoni di bolle piene di aria, che possono rompersi, causando l’ingresso di aria nello spazio che circonda i polmoni. 

Altre conseguenze della sindrome di Marfan interessano gli occhi: il cristallino oculare può spostarsi (dislocarsi); può intervenire una miopia grave; la retina può staccarsi dal resto dell’occhio. Questi disturbi possono causare la perdita permanente della vista.

La sindrome di Marfan può causare anche problemi al rivestimento che circonda il midollo spinale, che si allarga. L’ectasia durale provoca cefalea, dolore alla parte inferiore della schiena e altri problemi neurologici.
La sindrome di Marfan può anche presentarsi in modo asintomatico e i disturbi tendono a peggiorare con l’invecchiamento

Diagnosi della sindrome di Marfan

Non sempre l’espressione della mutazione è evidente e semplice da identificare nella sindrome di Marfan, per cui la diagnosi a volta subisce un ritardo e questo può compromettere anche la sopravvivenza del paziente, per esempio nel caso in cui non si riconosca una complicanza cardiovascolare.
La diagnosi consiste in un’indagine della storia familiare e in una valutazione di indicatori della sindrome stessa. Il medico sospetta la presenza della sindrome di Marfan quando il paziente è molto alto e magro, presenta uno dei sintomi caratteristici della sindrome, oppure quando c’è familiarità per questa sindrome. 
Nel 1996 sono stati decisi dei criteri diagnostici per la sindrome di Marfan e tra i test utilizzati ci sono:
  • Ecocardiogramma;
  • Angiorisonanza magnetica e TC dell’aorta;
  • Angiografia e risonanza magnetica con liquido di contrasto;
  • Esame con lampade a fessura (per analizzare il cristallino);
  • Misurazione della pressione oculare;
  • Test genetici (consigliati prima del concepimento).
Poiché i disturbi causati dalla sindrome di Marfan normalmente compaiono nella tarda infanzia o nell’adolescenza, questa malattia può essere molto difficile da accertare nei bambini. 

Sindrome di Marfan: trattamento

La sindrome di Marfan è malattia genetica, per cui non esiste alcun farmaco o trattamento in grado di curare questo disturbo o correggere l’alterazione nel tessuto connettivo. E’ possibile però ricorrere a un trattamento per prevenire o gestire i disturbi e ridurre così il rischio di complicanze serie. 
Si utilizzano farmaci beta-bloccanti per rallentare la frequenza cardiaca e diminuire la forza delle contrazioni cardiache, con lo scopo di diminuire l’intensità del flusso sanguigno nell'aorta. In presenza di un’aorta dilatata, di un aneurisma o di un rigurgito valvolare serio, la parte alterata può essere riparata o sostituita chirurgicamente. 
Le donne in gravidanza corrono un rischio superiore di sviluppare complicanze a carico dell’aorta, per cui bisogna valutare la riparazione dell’aorta prima del concepimento. Per ridurre la pressione arteriosa possono anche essere somministrati bloccanti dei recettori dell'angiotensina II.
Anche il distacco del cristallino o della retina può essere trattato chirurgicamente.
Viene normalmente utilizzato un busto per trattare la curvatura della colonna vertebrale (scoliosi), ma in alcuni casi nei bambini è richiesto l’intervento chirurgico per correggere la curva.
I disturbi causati dalla sindrome di Marfan coinvolgono diverse parti del corpo, per cui il trattamento coinvolge normalmente vari specialisti, come per esempio genetisti, cardiologi, oculisti e chirurgi ortopedici.

Immagine che rappresenta  Ehlers danlos, rara alterazione genetica. - Foto stock


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quale gene risulta mutato nella sindrome di Marfan?

La sindrome di Marfan è causata da una mutazione autosomica dominante del gene che codifica la glicoproteina fibrillina-1, che provoca numerosi difetti e deformità.

Chi ha scoperto la sindrome di Marfan?

Il termine deriva dal nome del pediatra francese Antoine Marfan, che per primo descrisse la sindrome nel 1896 in una bambina di 5 anni.

Come si cura la sindrome di Marfan?

Per la sindrome di Marfan, che è una malattia genetica, non esiste una terapia risolutiva, l'obiettivo è quindi trattare le complicanze presenti e prevenirne quando è possibile l'insorgenza. Per il rischio di dilatazione e rottura dell'aorta si fa uso di farmaci che riducano la pressione arteriosa, come i β-bloccanti.

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