Radiologia Interventistica Oncologica: intervista all'Istituto di Candiolo

Radiologia Interventistica Oncologica: intervista all'Istituto di Candiolo

La Radiologia Interventistica e il suo ruolo in oncologia

Intervista alla Dott.ssa Irene Bargellini, Direttore Radiodiagnostica Fondazione del Piemonte per l'Oncologia IRCCS di Candiolo

La radiologia interventistica è una branca della radiologia medica che include un'ampia serie di procedure diagnostiche e terapeutiche mini-invasive che vengono eseguite sotto la guida di immagini radiologiche: ultrasuoni, raggi X, tomografia computerizzata (TAC) e RMN (risonanza magnetica). Si tratta di un settore in rapida e costante crescita che si avvale di tecnologie avanzate e raffinate che consentono di eseguire interventi efficaci mediante piccole incisioni. Tra i vantaggi: la minima invasività, il minore disagio per il paziente e tempi di recupero più rapidi

Le procedure di Radiologia Interventistica più comunemente utilizzate sono: 
  • Le biopsie (prelievo di piccoli campioni di tessuto utili per arrivare a una diagnosi ed a una caratterizzazione della patologia);
  • Il posizionamento di drenaggi (manovre che servono a far fuoriuscire accumuli di liquidi come pus, sangue, siero attraverso piccoli cateteri);
  • Angioplastiche e stenting (procedure in grado di riaprire arterie strette o bloccate che impediscono al sangue di raggiungere i tessuti);
  • Embolizzazioni (procedure in grado di chiudere arterie in caso di sanguinamenti e tumori).
Tra gli ambiti in cui la Radiologia Interventistica riveste ormai un ruolo chiave c'è anche quello oncologico. Ce ne parla Irene Bargellini, Direttore Radiodiagnostica Fondazione del Piemonte per l'Oncologia IRCCS di di Candiolo.

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Immagine che rappresenta la dottoressa Irene Bargellini dell'Istituto di Candiolo


Cos'è la Radiologia Interventistica Oncologica?

La Radiologia Interventistica Oncologica è una branca della radiologia interventistica in rapidissima espansione, che comprende tutte quelle procedure mini-invasive necessarie per arrivare alla diagnosi (biopsie) e alla stadiazione delle lesioni tumorali, e utili anche per il loro trattamento e per la gestione di eventuali complicanze legate a interventi chirurgici, a trattamenti oncologici, ecc.


Quali sono i benefici di queste procedure per i pazienti?

Il rapido sviluppo tecnologico a cui si è assistito negli ultimi anni permette oggi di offrire ai pazienti procedure estremamente efficaci, selettive e personalizzate in base al tipo, alla sede e all'estensione delle lesioni. Tra i vantaggi, la minima invasività, l'elevata sicurezza, il minor dolore associato all’intervento, un recupero più rapido e tempi di ricovero limitati. E ancora: salvaguardia delle strutture prossime alla lesione trattata e rischi di complicanze ed effetti collaterali ridotti.


Quali sono i trattamenti a cui si ricorre più spesso?

Diversi trattamenti di Radiologia Interventistica Oncologica sono ormai parte integrante dell'attività clinica per la cura dei tumori. Vediamo i principali.
  • Ablazione percutanea. Questa procedura permette, attraverso millimetriche incisioni cutanee e sotto la guida di metodiche di imaging (ecografie, tac, raggi X, RM), di raggiungere le lesioni con aghi sottili da cui vengono sprigionate diverse forme di energia in grado di bruciare o congelare il tumore e quindi di distruggerlo. Esistono varie forme di ablazione per bruciare il tumore: l’ablazione a radiofrequenza, a microonde o a onde laser. Per congelare il tumore si ricorre invece alla crioablazione. Un'opzione ancor più all'avanguardia è rappresentata dalla elettroporazione che, mediante l’applicazione di correnti elettriche, danneggia le cellule in modo irreversibile o reversibile.  In particolare, sta suscitando grande interesse la elettroporazione reversibile combinata con la chemioterapia. Questa procedura, chiamata elettrochemioterapia, prevede la somministrazione di un farmaco chemioterapico e il posizionamento selettivo nella lesione di elettrodi da cui viene erogata una corrente elettrica che apre temporaneamente i pori delle cellule cancerogene per permettere al farmaco chemioterapico di penetrare all'interno. Ciò aumenta l'efficacia del trattamento e permette di superare la farmaco-resistenza che determinati tumori possono sviluppare nel tempo. L'ablazione percutanea, in presenza di molti tipi di tumori non troppo estesi, è oggi considerata una valida alternativa alla rimozione chirurgica, a fronte di tempi di ricovero ridotti e di rischi di complicanze limitati. Si può usare in diverse sedi (fegato, rene, tiroide, polmone, ossa e muscoli) a patto che venga coperto l'intero volume tumorale e che non si rischi di danneggiare le strutture vicine.
  • Embolizzazione e chemioembolizzazione. Le lesioni, in questo caso, vengono raggiunte attraverso le arterie da dei tubicini (chiamati cateteri) che vengono introdotti mediante una piccola incisione cutanea fatta di solito a livello dell’inguine. Sotto guida RX si raggiungono selettivamente i vasi che portano sangue solo al tumore. Chiudendoli si impedisce al sangue di irrorare le cellule tumorali e le si porta alla morte. Questo processo, chiamato embolizzazione, può essere eseguito ricorrendo a diversi tipi di particelle in grado di causare una chiusura temporanea o definitiva dei capillari tumorali. Spesso viene associato alla somministrazione di un farmaco chemioterapico, in grado di aumentare l'efficacia del trattamento. In questo caso si parla di Chemioembolizzazione.
  • Radioembolizzazione epatica. È una radioterapia ultraselettiva intraarteriosa ad alta dose utilizzata per trattare tumori primitivi del fegato (come epatocarcinoma e colangiocarcinoma) o metastasi epatiche, considerati inoperabili. Consiste nel raggiungere le arterie del fegato che irrorano le lesioni e nell'iniettare selettivamente, a tale livello, delle microparticelle caricate con un radioisotopo (che emette la radioattività). Le particelle rimangono intrappolate nel tumore, permettendo un'esposizione prolungata alla radioattività che penetra nei tessuti per non più di un centimetro. In questo modo, il resto del fegato e gli organi vicini vengono salvaguardati con rischi limitati di possibili effetti collaterali e la possibilità di ricorrere ad alte dosi di radiazione per aumentare l'efficacia della cura.
  • Gestione di complicanze in pazienti oncologici. La Radiologia Interventistica Oncologica include anche una serie di procedure utili a gestire complicanze che possono aver luogo in pazienti oncologici. Tra le più frequenti:
    • Drenaggi e dilatazioni delle vie biliari quando queste siano occluse e non scarichino adeguatamente causando ittero;
    • Drenaggi di raccolte e di versamenti addominali  e toracici;
    • Gestione del dolore legato ad esempio a processi tumorali che invadono le ossa o a crolli vertebrali legati a indebolimento delle strutture ossee a seguito di lunghi trattamenti medici.


Quale ruolo riveste oggi la Radiologia Interventistica in ambito oncologico?

La Radiologia Interventistica Oncologica ha ormai assunto un ruolo fondamentale per la corretta e completa gestione della malattia oncologica, soprattutto quando integrata in un percorso terapeutico caratterizzato da un approccio multidisciplinare e personalizzato.

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