Cos'è la poliomielite? Sintomi, cause e importanza della vaccinazione

Cos'è la poliomielite? Sintomi, cause e importanza della vaccinazione

Indice

Domande e Risposte

Che cos’è la poliomielite

La poliomielite è un’infezione molto grave da enterovirus, che interessa il sistema nervoso e colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. La poliomielite può causare indebolimento muscolare permanente, paralisi e altri sintomi che portano a una forma di invalidità.

Non esistono cure per la poliomielite, se non trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unica cosa che possiamo fare è vaccinarci e vaccinare i nostri figli.

Attualmente non esiste un rischio noto di contrarre il virus selvaggio della polio nel nostro Paese, ma basta poco per cambiare le cose: basta che si smetta per un periodo di somministrare i vaccini ai nuovi nati. A settembre 2024 sono stati infatti riscontrati casi di polio nella striscia di Gaza, in un’area dove non venivano notificati nuovi casi da moltissimo tempo. Il virus continua a circolare nel mondo in Pakistan, Afghanistan e Nigeria.

Che il vaccino abbia cambiato le cose lo dice il fatto che fino a 50 anni fa il rischio di contrarre la polio da bambini era concreto anche in Italia, ma con l’arrivo del vaccino lo scenario è radicalmente mutato. L'Italia è stata dichiarata polio-free nel 2002 (l’ultimo caso è stato notificato nel 1982), così come tutta la Regione europea dell'OMS. Negli Stati Uniti, l’ultimo caso di infezione da poliovirus selvaggio risale al 1979. Nel 1994, la poliomielite è stata dichiarata ufficialmente debellata dall’emisfero occidentale. 

Chi è a rischio di contrarre la polio?

I soggetti non immunizzati di qualsiasi età sono potenzialmente esposti al rischio di poliomielite. La polio colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età. Anche i soggetti immunizzati possono venire infettati dal virus, senza svilupparne i sintomi e trasmetterlo ad altri. Poiché non è probabile che un individuo infettato sviluppi sintomi chiari, come la paralisi, la trasmissione può allargarsi rapidamente, soprattutto in assenza di misure igieniche adeguate.

Dal 1966 in Italia è stata resa obbligatoria la vaccinazione antipolio. Prima di questa data si contavano circa 8000 casi di paralisi da polio ogni anno.

Come agisce il virus della polio: i primi sintomi

La poliomielite è causata da tre tipi di polio-virus, che appartiene al genere enterovirus. Questo virus invade il sistema nervoso in poche ore, distruggendo le cellule neurali colpite e causando una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. La polio ha effetti più devastanti sui muscoli delle gambe che su quelli delle braccia: le gambe perdono tono muscolare e diventano flaccide (paralisi flaccida). In casi di infezione estesa a tutti gli arti, il malato può diventare tetraplegico.

Non tutte le infezioni da polio sono uguali. Solo l’1% dei malati di polio sviluppano la paralisi, il 5-10% sviluppa una forma di meningite asettica, il restante 90% presenta solo sintomi simili a un’influenza o altre infezioni virali. Solo il 25-30% dei soggetti infetti sviluppa sintomi importanti e fra questi una piccolissima parte porta a conseguenze gravi. Una minima parte delle infezioni, circa una su duecento secondo i dati Oms, porta a una paralisi irreversibile, mentre il 5-10% dei malati muore a causa della paralisi dei muscoli dell’apparato respiratorio. La paralisi è la manifestazione più evidente della malattia, ma solo l’1% dei malati presenta questo sintomo. 

I sintomi iniziali (che insorgono da 7 a 21 giorni dopo il contagio) della poliomielite sono:

A seconda delle zone del cervello e del midollo spinale coinvolte, la malattia può fermarsi o progredire in indebolimento o paralisi di alcuni muscoli. Generalmente, la paralisi colpisce i muscoli delle braccia e delle gambe, rendendoli flaccidi e incapaci di contrarsi (paralisi flaccida).

Il soggetto può avere difficoltà di deglutizione e soffocarsi con la saliva, il cibo o i liquidi. In certi casi la malattia danneggia l’area del cervello adibita al controllo della respirazione, causando debolezza o paralisi dei muscoli del torace. Alcuni soggetti sono completamente incapaci di respirare.

Nella forma più grave di poliomielite, quella bulbare, il virus paralizza i muscoli innervati dai nervi craniali, riducendo la capacità respiratoria, di ingestione e di parola. In questo caso, è necessario supportare il malato con ausili nella respirazione.

La paralisi flaccida acuta (AFP) generata dal poliovirus è simile nei sintomi ad altre malattie come la sindrome di Guillain-Barré, la mielite trasversa e la poliradicoloneurite. Si rende quindi necessario isolare e tipizzare l’agente patogeno per valutare l’effettiva incidenza della polio rispetto ad altre patologie: per questo scopo l’OMS ha avviato un sistema di sorveglianza mondiale. In Italia, presso l’Istituto Superiore di Sanità, è attivo il progetto italiano di sorveglianza e monitoraggio delle paralisi flaccide acute.

Quanti tipi di polio ci sono e quanti sono i casi di paralisi?

Le infezioni da poliovirus che provocano sintomi sono classificate come:
  • Poliomielite abortiva (lieve). Questa forma lieve di poliomielite presenta una sintomatologia simil-influenzale con febbre, cefaleamal di gola, vomito e una sensazione di malessere generale. Tali sintomi si sviluppano da 3 a 5 giorni dopo l’esposizione al virus;
  • Poliomielite non paralitica (grave). Alcuni giorni dopo i sintomi simil-influenzali della poliomielite abortiva, circa il 4% dei pazienti sviluppa rigidità del collo e/o della schiena e cefalea (meningite asettica). La sintomatologia dura da 2 a 10 giorni e non si sviluppa paralisi.
Nei casi di poliomielite abortiva o non paralitica la guarigione è completa. Due terzi delle persone colpite da poliomielite paralitica soffrono poi di una debolezza permanente e in rari casi (circa il 4-6%) si verifica il decesso, in base ai nervi e ai muscoli interessati. Il tasso di mortalità è superiore (circa il 10-20%) nei casi in cui la poliomielite interessa i nervi che controllano la pressione arteriosa e la respirazione.

Alcuni soggetti, che sembrano essere guariti completamente, sviluppano una ricaduta o un aggravamento dell’indebolimento muscolare anni o decenni dopo l’episodio di poliomielite. Alcuni bambini guariscono completamente, mentre altri sono invalidati da un indebolimento muscolare permanente.
  • Poliomielite paralitica (molto grave). Questa forma molto grave di poliomielite si manifesta in meno dell’1% delle persone che hanno contratto l’infezione. Oltre alla meningite asettica, in questa forma si sviluppa anche la paralisi.

Come si trasmette il poliovirus?

La trasmissione del virus della polio avviene con il consumo di alimenti o acqua contaminati oppure toccando superfici contaminate e portandosi le mani alla bocca. Il contagio del poliovirus avviene anche tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Il poliovirus si moltiplica nella mucosa oro-faringea, nell’intestino e nei tessuti linfatici sottostanti e può diffondersi anche attraverso le feci. L’infezione può diffondersi dall’intestino alle aree del cervello e del midollo spinale che controllano i muscoli.

L’uomo è l’unico serbatoio naturale del virus della poliomielite, che può colpire persone di tutte le età ma si manifesta soprattutto nei bambini. Molti soggetti che contraggono l’infezione sono asintomatici e comunque la maggior parte presenta solo sintomi lievi.

La differenza fra vaccino Salk e Sabin contro la polio

Nel corso del Novecento sono stati sviluppati due tipi di vaccino:
  • Un vaccino contenente il poliovirus vivo (vaccino di Sabin), da assumere per bocca (via orale). È stato il primo vaccino messo in commercio e in molte parti del mondo è ancora usato;
  • Un vaccino contenente il poliovirus inattivato (vaccino di Salk o IPV), somministrato per iniezione intramuscolo.
Da circa 30 anni in Italia viene somministrato il virus Salk, che contiene i Polio virus inattivati e viene somministrato per via intramuscolare. Da qualche anno è in uso anche in Italia un vaccino Salk potenziato che contiene una maggiore quantità di antigeni rispetto a quello disponibile in passato.

Si è scelto il vaccino Salk perché il vaccino vivo orale - un ceppo di poliovirus attenuato che non causa la malattia – sebbene offra un’immunità di popolazione superiore, molto raramente, con la trasmissione da persona a persona il virus del vaccino può mutare in una forma patogena e causare 1 caso di poliomielite ogni 2,4 milioni di dosi somministrate. Negli Stati Uniti, dove la poliomielite è stata eradicata, i medici raccomandano soltanto il vaccino per iniezione, con poliovirus inattivato, nei bambini.

Poiché che la poliomielite è ancora presente in alcune zone, gli adulti che non sono mai stati vaccinati o non hanno ricevuto tutte le dosi consigliate e coloro che si recano in viaggio in un luogo dove la poliomielite continua a rappresentare un rischio sanitario dovrebbero ricevere la serie completa di tre dosi del vaccino per iniezione.

immagine che mostra una persona che ha appena fatto il vaccino

Quante dosi di vaccino antipolio si fanno in Italia?

In Italia, per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato. Presso il Ministero della salute viene mantenuta una scorta di vaccino orale attivo come misura precauzionale, in caso di emergenza e di importazione del virus.

Il calendario vaccinale italiano prevede:
  • 3 dosi da somministrare nel primo anno di vita del bambino, generalmente in un'unica iniezione insieme ad altri vaccini nel cosiddetto vaccini esavalente (vaccinazione contro difterite-poliomielite-tetano-epatite B-pertosse-Haemophilus influenzae tipo b);
  • Una quarta dose tra i 5 e i 6 anni, solitamente con il tetravalente, che serve da richiamo.

La poliomielite indotta dal vaccino (Sabin)

Oltre al poliovirus selvaggio, in casi molto rari (circa 1 su 2,4 milioni di dosi) si verifica una mutazione nel poliovirus vivo contenuto nel vaccino orale. Il virus mutato può essere trasmesso da chi ha ricevuto il vaccino a persone non vaccinate, continuando a mutare e può potenzialmente causare la poliomielite. In alcuni Paesi, il virus mutato era l’unica causa di poliomielite, quindi nella maggior parte dei Paesi (compresi gli Stati Uniti) l’uso del vaccino antipolio orale è stato interrotto. Tuttavia, in certi Paesi il vaccino antipolio orale viene ancora utilizzato, perché consente di vaccinare un numero maggiore di persone. Si verificano quindi casi di poliomielite anche nei Paesi che utilizzano il vaccino orale con virus vivo (come per esempio nella Repubblica democratica del Congo e in altre aree dell’Africa).

Trattamenti per la poliomielite oggi

Non esistono cure per la poliomielite: il trattamento include il riposo e l’assunzione di antidolorifici e di farmaci per abbassare la febbre, che possono in parte minimizzare gli effetti della malattia. Se si indeboliscono i muscoli utilizzati per la respirazione può essere necessario l’uso temporaneo di un ventilatore meccanico (una macchina che favorisce l’ingresso e l’uscita dell’aria nei polmoni).

L’unico modo per evitare potenziali conseguenze è la prevenzione tramite vaccinazione. Il vaccino antipolio rientra nelle vaccinazioni infantili di routine ed è efficace in oltre il 95% dei bambini.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Che cosa provoca la poliomielite?

La poliomielite è un’infezione molto grave da enterovirus, che interessa il sistema nervoso e colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. La poliomielite può causare indebolimento muscolare permanente, paralisi e altri sintomi che portano a una forma di invalidità.

Quando si fa il vaccino per la polio?

In Italia, per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato (Salk, IPV). Il calendario vaccinale italiano prevede:

  • 3 dosi da somministrare nel primo anno di vita del bambino, generalmente in un'unica iniezione insieme ad altri vaccini nel cosiddetto vaccini esavalente (vaccinazione contro difterite-poliomielite-tetano-epatite B-pertosse-Haemophilus influenzae tipo b);
  • Una quarta dose tra i 5 e i 6 anni, solitamente con il tetravalente, che serve da richiamo.

Come si cura la polio?

Non esistono cure per la poliomielite, se non trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unica cosa che possiamo fare è vaccinarci e vaccinare i nostri figli.

Dove è ancora presente la polio?

A settembre 2024 sono stati infatti riscontrati casi di polio nella striscia di Gaza, in un’area dove non venivano notificati nuovi casi da moltissimo tempo. Il virus continua a circolare nel mondo in Pakistan, Afghanistan e Nigeria.

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