Malattie infiammatorie croniche intestinali: quali sono? Elenco completo

Malattie infiammatorie croniche intestinali: quali sono? Elenco completo

Indice

Domande e risposte

Cosa sono le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali?

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie che hanno in comune la presenza di uno stato di infiammazione, che può essere acuta o cronica. In inglese sono descritte dall’acronimo IBD (Inflammatory Bowel Diseases). Si tratta di disturbi la cui frequenza nella popolazione è in continuo aumento, in particolare nei Paesi industrializzati: in Italia si stima che ci siano circa 200.000 pazienti. La teoria più accreditata per spiegare la loro causa è quella di una reazione autoimmune. Per ragioni non ancora chiarite il sistema immunitario “si confonde” e attacca le cellule del corpo.

Questa teoria è suffragata da numerosi fattori, fra cui il fatto che spesso le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali compaiono in soggetti già affetti da altre patologie infiammatorie croniche, quali:
  • Artrite: si tratta di una patologia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni;
  • Episclerite: infiammazione della porzione bianca dell’occhio (sclera);
  • Eritema nodoso: patologia infiammatoria cronica che causa la comparsa di noduli cutanei infiammati;
  • Pioderma gangrenoso: malattia infiammatoria cronica associata all’insorgenza di ulcere della cute di colore violaceo intenso che possono contenere pus, risultato di un’infezione della pelle.
Oltre alla terapia farmacologica (ancora in evoluzione) e alla chirurgia, l’approccio terapeutico di queste patologie si avvale dell’educazione all’assunzione di uno stile di vita protettivo. Questo comporta l’eliminazione del fumo da sigaretta, dell’alcol e l’adozione di una dieta adeguata.

L’elenco delle malattie infiammatorie croniche intestinali comprende:
  • Il morbo di Crohn;
  • La colite ulcerosa;
  • La colite indeterminata;
  • Le coliti microscopiche (colite linfocitica, colite eosinofila…).
Esaminiamo le più diffuse, le prime due.

 
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Le malattie infiammatorie intestinali: la malattia di Chron

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria intestinale caratterizzata da un’infiammazione acuta e cronica della mucosa intestinale e gastrica e influenzata sia nell’insorgenza che nel decorso da numerosi fattori:
  • Ambientali;
  • Comportamentali: il fumo da sigaretta è uno dei fattori che predispongono all’insorgenza della malattia e ne favoriscono la riacutizzazione;
  • Genetici: più del 20% delle persone affette dal morbo di Crohn ha un parente stretto (genitore, figlio, fratello) diagnosticato con una patologia cronica dell’intestino.
In Italia, dove si registrano 8.000 nuovi casi all’anno, le persone malate di Crohn sono 70.000 circa, senza distinzione fra uomini e donne. La frequenza della malattia aumenta nei Paesi occidentali, in particolare nelle popolazioni di origine nordeuropea e anglosassone.

Il morbo di Crohn è una malattia dell’intestino tenue e del colon e si localizza principalmente:
  • Nell’ultima parte dell’intestino tenue (ileo): nel 35% dei casi la malattia si ha il solo intestino tenue infiammato;
  • Nella prima parte del colon: nel 20% dei casi il Crohn si manifesta solo nel colon, escludendo il retto.
Nel 45% dei pazienti il Crohn riguarda sia il tenue che il colon. Al di là di queste osservazioni basate sulle rilevazioni statistiche, la patologia può colpire qualsiasi tratto dell’apparato digerente. Normalmente la malattia si manifesta a macchia di leopardo, interessando aree inframmezzate a zone che rimangono sane (lesioni a salto).

I sintomi del Crohn dipendono dalla porzione di intestino colpita e, in generale, sono:
  • Dolore addominale di tipo crampiforme, spesso assente nei bambini;
  • Perdita di peso: è causata dall’inappetenza e dallo scarso assorbimento delle sostanze nutritive legato alle cattive condizioni della mucosa intestinale (malassorbimento);
  • Dissenteria cronica, talora emorragica (che si verifica quando il colon è compromesso) e conseguente disidratazione;
  • Perdita di appetito, che nei bambini può comportare ritardo della crescita;
  • Febbre;
  • Affaticamento, astenia.

Le complicanze più frequenti del Crohn sono:
  • Infezioni delle vie urinarie;
  • Fistole: si tratta di canali di connessione (normalmente assenti) fra intestino e cute o intestino e vescica che nascono sulla base di ulcere e fissurazioni della parete intestinale;
  • Ulcere;
  • Ascessi: sacche di raccolta di materiale purulento che si formano a causa di infezioni localizzate nella cavità addominale. Possono essere originati da un’ulcera;
  • Megacolon tossico: si tratta di una complicanza rara che può verificarsi quando l’intestino tenue infiammato viene colpito da paralisi, il suo contenuto ristagna e causa uno sviluppo massivo di gas, che distendono la parete addominale. La risoluzione del megacolon tossico può richiedere l’intervento chirurgico
  • Ostruzione intestinale: può instaurarsi quando, a seguito della formazione di un’ulcera, il tessuto cicatriziale deposto nel tentativo di chiudere la lesione causa una stenosi (restringimento) del lume intestinale. La risoluzione è chirurgica.
  • Tumore del colon: la presenza del Crohn aumenta il rischio del paziente di sviluppare un cancro del colon.
Se la sintomatologia non viene adeguatamente controllata con la terapia farmacologica il paziente può dover affrontare numerosi episodi di ospedalizzazione ed interventi chirurgici, nonché una condizione di disabilità. Nei bambini la chirurgia viene generalmente prescritta nel caso in cui la malattia causi un ritardo nella crescita.

immagine che rappresenta una giovane donna con dolori all'addome e febbre a causa delle malattie infiammatorie intestinali

Le malattie infiammatorie intestinali: la colite ulcerosa

La colite ulcerosa è una Malattia Infiammatoria Cronica dell'intestino che presenta numerose differenze con il Crohn:
  • Non interessa l’intera parete intestinale;
  • Non si localizza nell’intestino tenue;
  • Interessa il retto, risparmiato invece dal Crohn;
  • Le ulcere che causa sono superficiali; non provoca la formazione di fistole o ascessi;
  • Non riconosce il fumo da sigaretta fra i fattori di rischio.

La predisposizione genetica e una condizione di eccessiva reattività immunitaria della mucosa intestinale sono fra le cause
L’attacco di colite ulcerosa (riacutizzazione) compare in maniera improvvisa e si protrae per giorni o settimane, comportando: 
  • Diarrea violenta con perdita di muco e sangue: in genere è proprio questo il sintomo distintivo che porta ad ipotizzare la diagnosi;
  • Febbre alta;
  • Perdita di peso;
  • Dolore addominale;
  • Malessere che può assumere le caratteristiche di una profonda prostrazione;
  • Peritonite: talora la mucosa che riveste la cavità addominale (il peritoneo) può andare incontro ad infiammazione.
Le complicanze della malattia possono riguardare il protrarsi della sintomatologia o la sua degenerazione:
  • Sanguinamento: è la complicanza più comune, che può indurre anemia;
  • Colite fulminante: si tratta di un evento grave, che può verificarsi in pazienti colpiti da un attacco particolarmente violento e progressivo, che porta alla perforazione del colon e alla peritonite diffusa. Questa evenienza danneggia le fibre nervose addominali, portando all’insorgenza dell’ileo paralitico (condizione nella quale l’intestino risulta paralizzato, privo della sua fisiologica motilità) e gonfiore addominale (per lo sviluppo massivo di gas legato alla sospensione dell’attività d’organo e alla stasi del contenuto intestinale). La dilatazione si intensifica, fino a dare origine al megacolon tossico, circostanza accompagnata da febbre elevata e dolore addominale intenso;
  • Tumore del colon: il rischio di sviluppare il cancro del colon aumenta a partire dal settimo anno dall’esordio della malattia, nei casi in cui essa è particolarmente estesa. Il tasso di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti colpiti da degenerazione tumorale è pari a circa il 50%. La prognosi migliora se il tumore viene diagnosticato precocemente e la porzione di intestino coinvolta asportata in tempi rapidi.
Le complicanze possono essere presenti anche quando il paziente non è in fase di riacutizzazione. La loro incidenza è minore nei pazienti affetti da proctite ulcerosa, ossia le persone in cui la malattia si localizza a livello dell’intestino retto. In questi casi la chirurgia è quasi sempre non necessaria e il rischio di cancro non è aumentato rispetto alla popolazione normale. I pazienti con proctite possono essere trattati con clisteri di immunomodulatori, evitando la somministrazione sistemica, associata ad effetti collaterali molto maggiori, sia in numero che in gravità.

La diagnosi delle malattie infiammatorie intestinali

La diagnosi delle MICI si effettua sulla base di:
  • Esame del sangue: vengono ricercati nel sangue i marker infiammatori (VES, PCR, conta dei globuli bianchi, livelli di albumina), che sono però parametri aspecifici, che possono alterarsi per numerose e differenti ragioni. Nel caso di forti sanguinamenti intestinali, gli esami del sangue vengono prescritti anche per valutare lo stato di anemia del paziente;
  • Esame obiettivo: il medico può sospettare la presenza di una Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale anche attraverso la palpazione dell’addome, durante la quale può rilevare la presenza di una massa o una zona di tensione nei quadranti addominali inferiori, soprattutto sul lato destro;
  • Imaging: ecografia, TAC, RM, colonscopia (con biopsia ed esame istologico) si impiegano per localizzare con precisione le aree infiammate e stabilire la gravità della patologia. La colonscopia è utilizzata anche per valutare la presenza di eventuali degenerazioni (displasie) suscettibili di trasformazione cancerosa delle lesioni intestinali;
  • Esame delle feci: permette di verificare o escludere la presenza di parassiti o di infezioni batteriche che si aggiungono all’infiammazione della mucosa intestinale.

Come si curano le malattie infiammatorie croniche intestinali?

Non essendo ancora stata individuata una cura definitiva, l’obiettivo della terapia farmacologica è quello di ridurre lo stato di infiammazione della mucosa intestinale, anche attraverso l’inibizione dell’attività del sistema immunitario. I medicinali impiegati per il trattamento delle MICI sono:
  • Cortisonici: il prednisone a dosi anche non elevate produce una remissione marcata dei sintomi, in particolare per quanto riguarda la colite ulcerosa. Meno efficace la sua capacità di mantenere nel tempo la remissione. Migliore, da questo punto di vista, la performance della budesonide, che però non agisce altrettanto rapidamente: per questa ragione, viene prescritta solo ai pazienti con sintomatologia meno marcata. La budesonide è anche associata ad una minore frequenza di reazioni avverse tipiche del prednisone e di tutta la categoria dei cortisonici: iperglicemia e diabete, ipertensione arteriosa, cataratta, osteoporosi (per demineralizzazione dell’osso), assottigliamento cutaneo, variazioni improvvise dell’umore e altri sintomi di tipo emotivo-psicologico, acne, irsutismo (eccessiva presenza di peli corporei), ulcera e gastrite (per iperacidità gastrica);
  • Immunomodulatori convenzionali (metotrexato, azatioprina, 6-mercaptopurina): modificano la risposta del sistema immunitario, riducendone la reattività, attraverso l’inibizione dell’azione dei linfociti T. Il principale problema nell’impiego di questi medicinali è la lentezza dell’azione, per la quale possono volerci anche 1-3 mesi. Sono, inoltre, da somministrare sotto stretto controllo medico e con regolare monitoraggio dei valori ematici, a causa degli effetti collaterali che possono scatenare: anoressia, nausea, vomito, malessere generale, aumento del rischio di infezioni (per l’indebolimento del sistema immunitario che inducono), pancreatite, riduzione nel numero di leucociti e piastrine (per soppressione dell’attività del midollo osseo, sede della loro formazione), disfunzione epatica;
  • Immunosoppressori: la ciclosporina si somministra a soggetti con crisi gravi che non rispondono ai cortisonici; il tacrolimus può supportare il mantenimento della remissione nei pazienti nei quali i farmaci immunomodulatori perdono velocemente di efficacia. Gli effetti collaterali sono: ipertensione arteriosa, nausea, vomito, insufficienza renale, convulsioni, neuropatia, aumento del rischio di sviluppare linfomi;
  • Aminosalicilati (sulfasalazina, olsalazina, mesalazina, balsalazide): riducono il livello di infiammazione della mucosa intestinale e prevengono la riacutizzazione dei sintomi;
  • Farmaci biologici: sono anticorpi monoclonali sintetizzati con le biotecnologie (da cui il nome “farmaci biologici”) che agiscono spegnendo a monte il processo infiammatorio e rispondono, almeno in parte, alle esigenze del paziente di ottenere un rapido miglioramento della fase acuta e di mantenerlo nel tempo. I farmaci biologici inibiscono l’azione delle molecole principali fra quelle coinvolte nella cascata infiammatoria. Uno dei più recenti è ustekinumab per il morbo di Crohn, che ha mostrato una buona rapidità di azione e il mantenimento nel tempo dell’efficacia. Infliximab, adalimumab e golimumab agiscono inibendo il TNF (una delle molecole coinvolte nella risposta immunitaria eccessiva) e vengono prescritti ai pazienti affetti da colite ulcerosa che non rispondono alla terapia tradizionale. Fra gli effetti collaterali dei farmaci biologici, il rischio di riesacerbazione di una pregressa tubercolosi o di epatite B. Vedolizumab è invece associato al rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP), una grave infezione cerebrale che può avere conseguenze permanenti e disabilitanti. Questa molecola è utilizzata solo nei pazienti in cui la gestione della malattia è particolarmente complicata. Tutti i farmaci biologici comportano il rischio di innescare una reazione all’infusione, ossia una serie di sintomi che segue a breve distanza di tempo l’iniezione del medicinale. Essa comprende febbre, brividi, nausea, cefalea, prurito, eruzioni cutanee, ipotensione, difficoltà respiratorie;
  • Integratori a base di ferro: per i pazienti che manifestano anemia a seguito di sanguinamenti profusi dalla mucosa intestinale. Viene consigliata anche l’integrazione di vitamina D e calcio;
  • Emotrasfusioni: i pazienti con importanti sanguinamenti intestinali devono essere sottoposti a trasfusioni di sangue;
  • Loperamide: si tratta di un antidiarroico che è possibile assumere, a dosi ridotte, per controllare il sintomo nei pazienti con sintomi relativamente lievi. Questo farmaco è controindicato nei pazienti con forme più aggressive della malattia, a causa del rischio di indurre una colite fulminante.
Uno dei grossi problemi delle persone che soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è la perdita di efficacia del farmaco nel tempo. Fra i maggiori obiettivi della farmacologia, lo sviluppo di molecole in grado di contrastare questo fenomeno.
 

La chirurgia

Se la sintomatologia non viene correttamente tenuta sotto controllo con i farmaci e la dieta il rischio del paziente di doversi sottoporre ad intervento chirurgico aumenta: il 70% dei pazienti affetti da Crohn ed il 30% dei pazienti con colite ulcerosa viene trattato chirurgicamente. La chirurgia consiste nella resezione della porzione di intestino degenerata (nel Crohn) e nel tamponamento di una colite fulminante altrimenti fatale (nella colite ulcerosa). Può ridurre per un certo periodo di tempo la gravità della sintomatologia. Tuttavia, nel 20% dei casi, il paziente va incontro ad una riacutizzazione dei sintomi a distanza di un anno dall’intervento.

Quando l’asportazione è completa (proctocolectomia totale, ossia rimozione di colon e retto) il paziente vede un netto miglioramento della sintomatologia e della qualità della vita. In passato, tuttavia, il malato doveva convivere con una stomia, ossia un collegamento permanente fra l’intestino tenue ed un’apertura praticata nella parete addominale a cui era collegato un sacchetto di raccolta delle feci (sacca per ileostomia). Oggi, durante l’intervento, viene eseguita un’anastomosi ileo-pouch-anale (Ileal Pouch-Anal Anastomosis, IPAA), che permette di collegare le anse del tenue direttamente alla piccola porzione di retto residuo, conservando lo sfintere.

Combattere le malattie infiammatorie con la dieta

Combattere l’invecchiamento cellulare è uno degli obiettivi della ricerca scientifica oggi. Non si tratta solo di prolungare la sopravvivenza dell’uomo, ma anche e soprattutto di migliorare la qualità della sua vita. Prevenire gravi malattie, come il tumore e le malattie neurodegenerative, associate ai fenomeni di deterioramento che si verificano all’interno delle cellule con il trascorrere del tempo.

Alla base di entrambe queste categorie di malattie sembra infatti esserci il rallentamento dei meccanismi di detossificazione, i sistemi che l’organismo utilizza per neutralizzare i radicali liberi. Questo indebolimento ne provoca l’accumulo all’interno delle cellule, che dà il via ad una catena di reazioni chimiche che possono danneggiare il DNA. È proprio questo danno a gettare le basi per l’insorgenza del tumore e di malattie che comportano la degenerazione del sistema nervoso, come Alzheimer e Parkinson. Non stupisce dunque che numerosi gruppi di ricerca si siano impegnati nell’individuazione di sistemi protettivi per il DNA. Quando si parla di prevenzione, si considera lo stile di vita e, in primo luogo, l’alimentazione.

Uno dei protocolli studiati per contrastare l’invecchiamento cellulare è rappresentato da quella che viene definita dieta mima digiuno.
Il protocollo si basa sull’assunzione di alimenti di origine vegetale e sulla riduzione dell’apporto di zuccheri per 5 giorni e che deve essere ripetuto nel tempo, sembra provocare una sorta di reset della cellula, che viene così spinta a riprogrammarsi. Il nuovo assetto metabolico stimolerebbe i meccanismi di rigenerazione. In particolare, i dati provenienti dagli studi sperimentali sembrerebbero indicare:
  • Una riduzione del grasso addominale (particolarmente insidioso per l’aumento del rischio di insorgenza delle malattie cardiovascolari);
  • Un miglioramento dei parametri infiammatori generali (come la Proteina C-Reattiva, PCR) nell’animale. 
La dieta mima digiuno prevede un basso apporto calorico (1.000 -1.100 kcal al giorno) legato alla riduzione della presenza degli zuccheri, un limitato apporto proteico (9-11%) e una presenza più importante dei grassi (44-46%) per 5 giorni alla settimana.
 

Gli effetti positivi sulle malattie infiammatorie croniche intestinali

Uno dei meccanismi d’azione di questo regime alimentare sembra essere il miglioramento nella composizione della flora batterica intestinale

Nell’animale, mangiare meno mostra di aumentare l’aspettativa di vita e di ridurre l’incidenza delle malattie infiammatorie. Il digiuno ha un’azione benefica anche sul cervello, che viene stimolato a rigenerarsi e a potenziare le performance di apprendimento e memoria.
Un altro effetto del digiuno sembra essere quello di stimolare l’eliminazione delle cellule mutate prima che diano origine alla formazione di tumori.

Se soffri di una malattia infiammatoria cronica intestinale, o comunque di un problema di salute, ti raccomandiamo di consultarti con il tuo medico preventivamente in merito alla scelta di adottare un qualsiasi regime alimentare restrittivo.


Cinque consigli per migliorare l'alimentazione

Siamo ciò che mangiamo. Malgrado la scarsa originalità della citazione, non possiamo che confermarne l’attualità.
L’importanza di adottare una dieta equilibrata, composta da alimenti di qualità elevata e piatti poco elaborati, è valida non solo per le persone che soffrono di malattie dell’apparato digerente, ma per tutti.

Qui alcuni consigli per promuovere la prevenzione, anche a tavola:
  1. Evitare di riempire il carrello della spesa: oggi i principali problemi di salute che ci affliggono si basano sul fatto che l’apporto calorico della nostra dieta è eccessivo in relazione a quanto bruciamo. Possiamo prevenire questo rischio facendo una spesa proporzionata alle reali esigenze di consumo: riempire meno il carrello (e, di conseguenza, il frigorifero), contribuisce ad alleggerire anche i nostri piatti;
  2. Ridurre il consumo di grassi saturi: nonostante sia un consiglio che viene ripetuto da più direzioni, viene poco ascoltato. I grassi saturi non sono solo impattanti per l’aumento del rischio di malattia cardiovascolare, ma hanno anche effetto negativo sul decorso delle malattie intestinali;
  3. Aumentare il consumo di proteine vegetali a scapito di quelle animali: l’arricchimento dell’alimentazione con prodotti di origine vegetale migliora la composizione del microbiota intestinale e dunque l’azione protettiva nei confronti della mucosa;
  4. Arricchire la dieta di semi vegetali e frutta secca, ricchi di acidi grassi polinsaturi della linea omega-3, che hanno azione antinfiammatoria;
  5. Rivalutare la dieta mediterranea originale: oggi tendiamo ad eccedere con alcuni dei cibi presenti nella dieta mediterranea, in particolare quelli ricchi di amidi (pasta, patate, pane). Alimenti utili, ma dei quali dobbiamo contenere le dosi.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono le malattie infiammatorie croniche intestinali?

Le malattie croniche infiammatorie intestinali (MICI) sono un gruppo eterogeneo di disturbi accomunati dall’infiammazione della mucosa del tratto digerente. Comprendono la colite ulcerosa, il morbo di Crohn, la colite indeterminata e le coliti microscopiche.

Cosa sono le malattie infiammatorie intestinali?

Sono malattie che si ritengono causate da una reazione autoimmune e caratterizzate da uno stato di infiammazione cronica della mucosa intestinale.

Come si curano le infiammazioni intestinali croniche?

L’approccio farmacologico prevede l’utilizzo di farmaci cortisonici e immunosoppressori (per inibire la reazione autoimmune che è alla base di questi disturbi), farmaci biologici (composti innovativi in grado di spegnere l’infiammazione con effetti collaterali meno impattanti rispetto a quelli degli immunosoppressori), antidiarroici (consigliati solo nelle forme lievi). La chirurgia viene eseguita per asportare le porzioni di intestino gravemente danneggiate e non recuperabili e consente un temporaneo miglioramento della sintomatologia.

Quali sono le malattie che colpiscono l'intestino?

Un gran numero di malattie può colpire l’intestino: sulla base dei sintomi descritti dal paziente e dal racconto che egli ne fa il medico formula un’ipotesi di diagnosi, che in alcuni casi può richiedere esami di approfondimento. Il sintomo che più spesso compare è il dolore addominale, che, a seconda delle caratteristiche (acuto/cronico, continuo/intermittente…), permette di orientare la diagnosi. Le malattie intestinali possono essere di tipo infiammatorio acuto (appendicite, peritonite, diverticolite,…) o cronico (morbo di Crohn, colite ulcerosa…). La classificazione comprende anche malattie di origine infettiva (gastroenteriti), tumorale (come il carcinoma del colon) o pretumorale (poliposi del colon) e i disturbi legati alle intolleranze (intolleranza al lattosio, al gluitine,…).

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