Ipotensione: sintomi, cause e cure

Ipotensione: sintomi, cause e cure

Indice

Domande e risposte

Introduzione: cos’è l’ipotensione

La pressione arteriosa è per definizione la forza applicata su un’unità di superficie del sangue, che viene impressa dal cuore e che consente a questo tessuto liquido di raggiungere i tessuti periferici per nutrirli e ossigenarli. 

Si parla di ipotensione quando la pressione arteriosa è inferiore al limite inferiore considerato normale

Di solito, la pressione bassa non è un problema. Al contrario dell’ipertensione, che può provocare gravi lesioni ai vasi sanguigni e aumentare il rischio di emorragie e di formazione di placche ateromatose e aneurismi, l’ipotensione non provoca conseguenze di rilievo nella maggior parte dei casi. Esistono però circostanze in cui valori bassi di pressione arteriosa si mantengono nel tempo o si aggiungono ad altri sintomi già presenti: in questi casi, deve essere sentito il medico, al fine di verificare l’eventuale presenza di malattie.

Ipotensione sistolica e diastolica

Sistole e diastole si succedono, in un ciclo che definisce l’attività cardiaca.

Si definisce pressione sistolica la pressione impressa dal cuore nella fase di sistole, cioè la fase in cui il muscolo cardiaco (miocardio) si contrae spingendo il sangue dagli atrii verso i ventricoli e successivamente dai ventricoli verso i vasi sanguigni. In accordo con le indicazioni riportate nelle linee guida internazionali, il suo valore normale è pari a 120 mmHg circa. La pressione sistolica viene anche detta pressione massima.

È considerata bassa quando il suo valore scende al di sotto di 90 mmHg. Per valori compresi fra 90 e 60 si ha uno stato di ipotensione sistolica di grado lieve, per valori compresi fra 60 e 50 di grado intermedio e al di sotto di 50 si parla di ipotensione grave.

La pressione diastolica è, invece, la pressione impressa nella fase di diastole, quella in cui il muscolo cardiaco si rilascia per riempire di sangue le proprie cavità, le cosiddette camere cardiache (atrii e ventricoli). È anche definita pressione minima. Il suo valore normale è pari a 80 mmHg circa. Con l’espressione 120/80 mmHg viene definita la condizione pressoria ottimale. 

Viene considerata bassa se è minore di 60 mmHg. Per valori compresi fra 60 e 40 si parla di ipotensione diastolica lieve, per valori compresi fra 40 e 33 di ipotensione di grado intermedio e al di sotto di 33 di ipotensione di grado severo.

I valori pressori, anche per uno stesso individuo, non sono costanti in tutte le fasi della vita e i periodi dell’anno. La pressione tende, infatti, ad essere minore in gravidanza, in età avanzata e in estate, quando fa più caldo. Le ragioni verranno affrontate nei paragrafi successivi.

Immagine che rappresenta una donna in gravidanza con ipotensione

Quali sono i sintomi dell'ipotensione

La pressione bassa si manifesta con sintomi quali:

  • Stanchezza generalizzata, non legata a sforzi particolari, oppure che subentra per attività normalmente avvertite come poco faticose;
  • Pallore, cute fredda e sudata;
  • Sonnolenza: la persona con ipotensione avverte una sensazione di astenia accompagnata da sonnolenza diurna;
  • Capogiri: non si tratta di vertigini, manifestazioni legate ad una alterazione dell’equilibrio, ma della sensazione di svenimento;
  • Nausea e vomito;
  • Formicolio alle estremità;
  • Visione alterata: spesso le persone con ipotensione hanno difficoltà visive, specialmente alzandosi velocemente dal letto o da una sedia; ciò è dovuto al fatto che la pressione bassa rallenta il flusso del sangue agli occhi e al cervello;
  • Tachicardia (palpitazioni): l’aumento della frequenza cardiaca (battiti alti) è legato allo sforzo del cuore, impegnato nel tentativo di rifornire adeguatamente i tessuti periferici di ossigeno e nutrienti;
  • Tachipnea: l’organismo fa in modo, attraverso la produzione di specifici mediatori chimici, che si creino le condizioni per ossigenare meglio i tessuti, aumentando la frequenza respiratoria; pertanto, il respiro della persona ipotesa risulta essere superficiale e frequente (fiato corto);
  • Polso rapido e debole;
  • Svenimento: a causa del fatto che non viene pompato con adeguata forza dal cuore, il sangue fatica ad arrivare nelle quantità corrette al cervello; questo può determinare svenimenti, che espongono al rischio di traumi potenzialmente gravi;
  • Sincope: si tratta di una perdita momentanea della coscienza causata per lo più da problemi cardiaci;
  • Confusione mentale: se i valori della pressione arteriosa scendono al di sotto di determinati livelli si può avere uno stato confusionale; nei casi più lievi, il paziente può andare incontro a difficoltà di concentrazione e deficit di attenzione, mentre quando il problema è più serio, si può avere perdita di conoscenza.

Come si può desumere dall’analisi dei sintomi correlati all’ipotensione, esistono organi che soffrono maggiormente per i valori bassi di pressione. Possiamo dire che l’organo che risente prima di tale condizione è il cervello, sensibile anche a lievi riduzioni dell’afflusso di sangue.

Ipotensione: tipologie

L’ipotensione può manifestarsi in varie forme, a seconda delle cause e delle condizioni in cui compare. Di seguito, ne prenderemo brevemente in esame le principali.


Ipotensione ortostatica o posturale: cos’è e quali pericoli comporta

Se la pressione bassa compare quando l’individuo si alza in piedi rapidamente da una posizione sdraiata o seduta, si parla di ipotensione ortostatica. Questa tipologia è anche detta posturale, perché dipende dalla posizione assunta dal corpo. 

Questo tipo di movimento provoca una caduta della pressione arteriosa, dovuta al fatto che il sangue deve vincere la forza di gravità per salire fino al cervello. In condizioni normali, il gap viene recuperato rapidamente senza che si manifestino sintomi particolari. Ma se la pressione tende ad essere bassa, la differenza può essere difficile da recuperare: ecco spiegata l’origine dei sintomi.
Si tratta della tipologia di ipotensione più diffusa, che può scaturire da diverse cause mediche:

  • Malattie cardiovascolari;
  • Disturbi neurologici, fra cui una malattia rara nota come atrofia sistemica multipla con ipotensione ortostatica;
  • Terapie farmacologiche (si parla cioè di ipotensione farmacologica o ipotensione iatrogena): alcune categorie di medicinali possono avere un effetto ipotensivo non desiderato, cioè al di là dei farmaci normalmente prescritti per il loro effetto anti-ipertensivo (beta-bloccanti, diuretici, calcio-antagonisti, ACE-inibitori); di questo gruppo fanno parte, fra gli altri, gli antidepressivi triciclici (doxepina, imipramina), i farmaci impiegati per il trattamento della disfunzione erettile (sildenafil) o del Parkinson (levodopa) e gli anestetici impiegati nell’anestesia spinale.
 

Ipotensione gestazionale

In gravidanza, l’ipotensione ortostatica è una manifestazione piuttosto comune. 

La circolazione sanguigna della donna, infatti, deve provvedere anche all’irrorazione dei tessuti fetali. L’aumentata sintesi di progesterone, l’ormone caratteristico di questa condizione, comporta la dilatazione dei vasi sanguigni al fine di aumentare la capacità di ossigenazione e nutrimento del feto. Si stima che la riduzione dei valori pressori sistolici possa raggiungere i 5-10 punti. 

Ciò rende più arduo compensare i gap pressori che si vengono a determinare quando la donna si alza velocemente dalla posizione seduta o sdraiata. 

Ecco perché alle donne che soffrono di pressione bassa e aspettano un bambino, e in generale a tutte le persone con ipotensione posturale, viene consigliato di alzarsi lentamente dal letto. 

 

Ipotensione postprandiale: sintomi e cause

Subentra a valle dei pasti, quando le attività digestive comportano una concentrazione della massa di sangue a livello addominale. Se la pressione arteriosa tende ad essere bassa, in questi casi si può avere un ulteriore abbassamento dovuto alla sottrazione di sangue ai tessuti periferici. 

Le persone che soffrono di ipotensione postprandiale sperimentano in aggiunta anche sintomi quali sonnolenza e difficoltà digestive. Hanno spesso esigenza di fare un riposino dopo i pasti e tendono ad avere una capacità ridotta di attenzione e concentrazione nel pomeriggio. Spesso sono costrette a non pranzare se hanno impegni di particolare importanza nelle ore pomeridiane.

Questa tendenza può avere altre ripercussioni degne di nota, soprattutto con riferimento alla cena. La sonnolenza serale che subentra dopo avere mangiato può spingere le persone che ne soffrono ad addormentarsi presto, promuovendo in tal modo l’insorgenza del reflusso gastroesofageo e delle apnee notturne

L’ipotensione che subentra dopo pranzo è più frequente nelle persone anziane e nei soggetti affetti da alcune malattie del sistema nervoso autonomo.

 

Ipotensione neuromediata

Le crisi ipotensive compaiono in particolare dopo essere rimasti in piedi e fermi a lungo. La causa scatenante è rappresentata da un rallentamento della circolazione sanguigna causato da un’attivazione di alcune fibre nervose.

Gli stessi circuiti neuronali coinvolti nell’ipotensione provocata dalla stazione eretta entrano in gioco nel provocare svenimenti in seguito a forti emozioni nelle persone predisposte. Sembra che la spiegazione di questo fenomeno sia da attribuire ad alterazioni nei meccanismi di trasmissione del segnale nervoso, che manderebbero in tilt il cervello, determinando lo svenimento.

L’ipotensione neuromediata è alla base degli svenimenti di cui sono occasionalmente vittime le guardie o altre figure professionali incaricate di sostare in posizione eretta per lunghi intervalli di tempo.
È più frequente negli adolescenti

 

Ipotensione liquorale

In questo caso, si parla di pressione bassa ma con riferimento al liquor cerebrospinale, il fluido a contatto con le strutture anatomiche che compongono il sistema nervoso centrale e che riveste funzioni di nutrimento e protezione meccanica.

I valori della pressione liquorale possono ridursi, scendendo al di sotto della soglia minima considerata normale, a causa di malattie che determinano la riduzione della quantità di liquor o come possibile complicanza di procedure diagnostiche come la puntura lombare (rachicentesi), che comporta il prelievo di una piccola quantità di tale fluido. L’ipotensione liquorale provoca la comparsa di sintomi quali intenso mal di testa.

Le conseguenze possono essere più o meno gravi a seconda della durata e delle cause.

Ipotensione: cause

Come anticipato nel paragrafo introduttivo, in un gran numero di casi l’ipotensione è da considerare una condizione costituzionale, una caratteristica della persona. In questi casi, tale condizione viene tenuta sotto controllo ma raramente provoca conseguenze serie o richiede trattamenti farmacologici.

Esistono persone che hanno di norma valori pressori normali ma che praticano attività fisica di tipo agonistico e che, per questo, tendono ad essere ipotesi. Lo sport, infatti, soprattutto se praticato regolarmente e in maniera intensiva, aumenta in maniera significativa la massa muscolare, che tende così a sottrarre sangue alla circolazione, abbassando i livelli della pressione arteriosa. 

Lo stesso ragionamento può essere applicato per l’ipotensione gravidica.

In una certa quota di casi, invece, la pressione bassa è l’espressione di patologie o condizioni mediche.
Una prima condizione alla base dell’insorgenza di ipotensione è rappresentata dalla riduzione del volume di sangue circolante (volemia), che può dipendere da: 

  • Emorragie: un sanguinamento importante può determinare un abbassamento della pressione per riduzione del volume di sangue in circolo; ciò si verifica, ad esempio, in circostanze traumatiche (incidenti stradali o domestici di una certa gravità, traumi sportivi o professionali) oppure a causa di malattie (ulcere gastroduodenali, tumore del colon);
  • Ustioni: la perdita della protezione garantita dalla barriera cutanea a causa di ustioni estese causa una intensa evaporazione dei liquidi corporei e, di conseguenza, una riduzione del volume di sangue circolante;
  • Diarrea profusa o e/o vomito: un numero elevato di scariche diarroiche o di episodi di vomito può provocare una riduzione del volume di fluidi nel corpo e, pertanto, della volemia, con conseguente abbassamento della pressione arteriosa;
  • Shock anafilattico: si tratta di una condizione associata ad una riduzione drammatica della pressione arteriosa e derivante in genere da gravi infezioni sistemiche (sepsi); può avere esiti anche fatali.

Una seconda condizione alla base dell’insorgenza di ipotensione è data dalla riduzione della gittata cardiaca, intesa come quantità di sangue espulsa dal cuore e immessa nel circolo sanguigno nell’unità di tempo. Le principali malattie che possono limitare la gittata cardiaca sono:

  • Infarto miocardio: un evento acuto che interessa il cuore e che comporta la distruzione di parte del suo tessuto ha come effetto la riduzione della capacità del miocardio di contrarsi e, in definitiva, una minore forza nell’espulsione del sangue dalle camere cardiache nel circolo sanguigno;
  • Aritmie: le alterazioni del ritmo del cuore, in particolare quelle che ne determinano il rallentamento (bradicardia), possono determinarne una riduzione della forza contrattile;
  • Disturbi alla tiroide: le alterazioni della sintesi di ormoni tiroidei, in particolare l’ipotiroidismo, possono avere forti ripercussioni sui valori pressori;
  • Morbo di Addison: è causato da insufficienza delle ghiandole surrenaliche e comporta alterazioni ormonali tali da indurre ipotensione;
  • Ipoglicemia e diabete;
  • Insufficienza cardiaca: quella che viene definita anche come scompenso cardiaco è una condizione determinata dall’incapacità del miocardio di compiere fisiologicamente il su lavoro e alla base del rallentamento della circolazione del sangue e al ristagno dei liquidi nei tessuti periferici; 
  • Valvulopatie: i difetti delle valvole cardiache possono causare alterazioni del flusso del sangue nel cuore e nei vasi sanguigni, tali da penalizzare la gittata cardiaca.

Un’ultima causa potenzialmente responsabile di ipotensione è costituita dalla vasodilatazione delle arterie che compongono il microcircolo (arteriole). Esistono meccanismi fini che consentono al nostro organismo di mantenere i valori della pressione arteriosa regolati nell’ambito di un range fisiologico di variabilità. Tali sistemi, che rientrano nei fenomeni di omeostasi, si basano anche sulla capacità delle arteriole di aumentare e ridurre il loro diametro (calibro) in risposta a specifici stimoli. Quando i sensori deputati alla rilevazione dei valori pressori registrano valori in aumento, ad esempio, inviano segnali al sistema nervoso centrale, il quale reagisce disponendo il rilascio di sostanze che causano la dilatazione delle microarterie. Ciò determina una riduzione della pressione sanguigna, che si ristabilisce all’interno di un intervallo di equilibrio. Al contrario, in una situazione di ipotensione il cervello, ricevute le informazioni in merito provenienti dai medesimi sensori, agirà rilasciando neurotrasmettitori in grado di causare la contrazione delle pareti dei vasi, provocando quindi un aumento della pressione del sangue al loro interno. 

Se tale sistema di regolazione è alterato, si possono avere fenomeni ipotensivi. Ciò può succedere in caso di:

  • Malattie gravi del sistema nervoso centrale;
  • Lesioni del midollo spinale;
  • Acidosi: si tratta di una condizione dovuta alla riduzione del pH del sangue e correlata alla presenza di malattie quali diabete o insufficienza epatica.

L’ipertensione è pericolosa? Quando preoccuparsi della pressione bassa

In primo luogo, è sempre consigliato un approfondimento quando ci si sottopone alla misurazione della pressione arteriosa e si registrano valori al di sotto della soglia considerata normale. In genere, viene comunque raccomandato di sottoporsi ad ulteriori misurazioni, a distanza di tempo ma nelle stesse condizioni (a riposo e alla stessa ora), per verificare che non si sia trattato di un riscontro occasionale. 

Se i feedback raccolti confermano l’alterazione, allora è opportuno verificare presso il proprio medico, ed eventualmente anche attraverso indagini diagnostiche specifiche e/o visite specialistiche, la presenza di eventuali malattie. Se non sono presenti condizioni mediche rilevanti, si può stabilire che si tratta di una condizione costituzionale, da tenere sotto controllo ma che poco probabilmente desterà preoccupazioni. In caso contrario, occorrerà trattare opportunamente la causa di base.

In generale, l’ipotensione deve fare preoccupare quando:

  • Si manifesta con crisi improvvise e non è correlata agli aspetti posturali;
  • È associata a sintomi quali sudorazione fredda e polso debole e rapido;
  • Subentra con difficoltà respiratorie.

In questi casi, occorre recarsi in Pronto Soccorso per un intervento immediato.

La pressione bassa può rappresentare un grave rischio per la salute quando scende al di sotto di uno specifico valore di attenzione. Se al sangue non viene impressa una forza adeguata, esso finisce col circolare lentamente e fatica a raggiungere tutti i tessuti periferici che è chiamato a nutrire e ossigenare. In questi casi, si potrà avere sofferenza degli organi più sensibili alla carenza di trofismo, ossia il cervello e il cuore. 

Se la pressione scende al di sotto dei valori utili alla filtrazione glomerulare, i reni vanno in blocco (insufficienza renale, blocco renale) e con essi viene meno la capacità dell’organismo di depurarsi dalle scorie del metabolismo cellulare. Rimangono pertanto in circolo sostanze tossiche, che possono portare a morte

Ipotensione: diagnosi

La diagnosi di ipotensione può essere effettuata molto semplicemente tramite l’utilizzo di uno strumento chiamato sfigmomanometro, oggi disponibile al pubblico e venduto in farmacia, parafarmacia e nei negozi di elettrodomestici. 

Diversamente rispetto ai dispositivi medici in uso in passato, che richiedevano la gestione da parte di un operatore sanitario, oggi sono disponibili in commercio sfigmomanometri di utilizzo pratico e intuitivo da applicare al braccio e con funzionamento completamente digitale. Ciò rappresenta un punto importante, poiché è solo attraverso misurazioni il più possibile precise che possono essere rilevati potenziali segnali di allarme.

Se la rilevazione dei valori pressori mette in evidenza una tendenza all’ipotensione, sarà opportuno rivolgersi al Medico di Medicina Generale per una verifica, che potrà consistere nell’esecuzione di:

  • Esami del sangue: possono consentire la diagnosi di eventuali forme di anemia, la verifica del dosaggio della glicemia (utile a identificare segnali potenzialmente suggestivi di diabete) e del cortisolo (le cui alterazioni nel rilascio possono essere la spia di patologie quali il morbo di Addison);
  • Esami delle urine: permettono di verificare la presenza di infezioni urinarie;
  • Elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma, test Doppler, test da sforzo: permettono di evidenziare la presenza di aritmie o anomalie morfologiche o funzionali del cuore;
  • Holter pressorio: fornisce un quadro chiaro delle variazioni intragiornaliere della pressione;
  • Risonanza magnetica o TC: vengono prescritte per valutare lo stato del cuore se emergono informazioni suggestive di potenziali patologie;
  • Test di stimolazione ortostatica passiva: permette di stabilire se l’ipotensione ortostatica dipende da anomalie del sistema nervoso.

La misurazione della pressione arteriosa può essere effettuata anche in Farmacia

Cura: quali farmaci per l'ipotensione

Come anticipato in altri passaggi dell’articolo, spesso l’ipotensione non è sintomatica e non richiede alcun trattamento. 

In alcuni casi, se accertato che sia di tipo costituzionale, può comunque comportare la comparsa di sintomi che diventa necessario imparare a gestire. Il paziente può soffrire di capogiri che lo mettono a rischio di caduta e trauma, oppure essere colto da sonnolenza dopo un pasto anche non abbondante. Per evitare di incappare in una delle spiacevoli conseguenze legate alla pressione bassa, dovrà pertanto adottare una serie di comportamenti quali:

  • Alzarsi lentamente dal letto o dalla posizione seduta, evitando i movimenti bruschi: occorre ricordarsi infatti che la pressione di notte è fisiologicamente minore e si alza solo al mattino con il risveglio;
  • Evitare di sostare fermi in stazione eretta a lungo
  • Bere un volume adeguato di acqua durante la giornata: ciò può essere difficile per gli anziani che, a causa delle alterazioni legate all’invecchiamento, non avvertono come dovrebbero lo stimolo della sete e possono andare quindi incontro a gravi stati di disidratazione;
  • Adottare un’alimentazione ricca di vegetali, cibi che apportano quantità significative di liquidi e sali minerali, indispensabili per mantenere nella norma i valori pressori;
  • Aumentare lievemente l’apporto di cloruro di sodio aumentando la quantità di sale da cucina aggiunta alle pietanze può contribuire a mantenere la pressione nella norma;
  • Seguire una dieta bilanciata, composta da più pasti leggeri e frugali;
  • Rinunciare alle bevande alcoliche: l’alcol provoca la dilatazione delle arteriole e, di conseguenza, un abbassamento della pressione arteriosa;
  • Indossare calze a compressione graduata (veri e propri dispositivi medici) aiuta a migliorare la circolazione del sangue;
  • L’assunzione di tisane o altre formulazioni fitoterapiche a base di estratti vegetali di biancospino contribuiscono a mantenere regolare la pressione: prima di assumere integratori alimentari o altri rimedi naturali parlane con il tuo medico.

Nei casi più seri, anche in assenza di patologie sottostanti, possono essere indicati farmaci anti-ipotensivi



Riferimenti bibliografici

Domande e risposte

Come si risolve l’ipotensione?

Spesso senza alcun trattamento. Talvolta è opportuno che la persona ipotesa segua alcune norme comportamentali per prevenire possibili spiacevoli conseguenze (es. svenimenti e rischio di traumi). In alcuni casi è necessario somministrare farmaci anti-ipotensivi. 

Quando la pressione bassa è pericolosa?

Al di sotto di una determinata soglia, l’ipotensione può determinare una ipoperfusione di organi particolarmente sensibili alla carenza di nutrienti e di ossigeno, come il cervello e il cuore. Inoltre, quando la pressione scende al di sotto di valori critici si può realizzare un blocco renale, con conseguente ristagno nell’organismo dei prodotti di scarto del metabolismo cellulare. Tale condizione può mettere a rischio la vita del paziente. In generale, l’ipotensione richiede un controllo da parte del medico se insorge improvvisamente ed è sintomatica e se si accompagna a sintomi quali pallore intenso, sudorazione fredda profusa, confusione mentale, sonnolenza estrema.

A cosa è dovuto l’abbassamento di pressione?

Il più delle volte, si tratta di un riscontro occasionale o legato a caratteristiche costituzionali della persona. In altri casi, è però l’espressione di una malattia (anemia, disturbi cardiovascolari, patologie neurologiche, diabete) o la complicanza di un evento traumatico (ustione, emorragia).

Quando la pressione minima è preoccupante?

Se la pressione minima scende al di sotto di 33 mmHg si parla di ipotensione severa (o grave).

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