Ipertensione: che cos'è? Tipologie, cause, dieta e valori

Ipertensione: che cos'è? Tipologie, cause, dieta e valori

Indice

Domande e risposte

Ipertensione arteriosa: che cos'è?

L’ipertensione arteriosa è una condizione che si manifesta quando la pressione del sangue sulle pareti delle arterie supera i valori soglia di 90 mmHg (minima)140 mmHg (massima).

È una condizione che costituisce un fattore di rischio per altre patologie, sia cardiovascolari (infarto e ictus) sia di altri organi, come i reni e la retina.

Colpisce in Italia in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Solo una parte delle persone interessate ne è consapevole e più del 60 %, nonostante la terapia, non raggiunge i valori pressori adeguati. Eppure, rientrare in valori normali potrebbe ridurre il rischio di mortalità per le malattie cardiovascolari, dato che sono riconducibili all’ipertensione il 40% delle morti per ictus e il 25% per malattie coronariche, tra cui l’infarto.

Occorre distinguere dal punto di vista terminologico l’ipertensione arteriosa dall’ipertensione intracranica (o endocranica), legata all’aumento delle dimensioni del cervello (a causa di condizioni quali traumi o assunzione di determinate sostanze) o all’eccessiva produzione di liquor cefalorachidiano (ipertensione liquorale). Nonché dall’ipertensione polmonare, limitata alla microcircolazione esistente nel sistema respiratorio, dall’ipertensione oculare (che può sfociare nel glaucoma) e dall’ipertensione portale (misurata nella vena porta e associata a malattie epatiche). 

L’ipertensione dà diritto ad una esenzione dalle prestazioni sanitarie (codice 031).
 
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Immagine infografica che rappresenta l'ipertensione nei vasi sanguigni

Il quadro attuale sull'ipertensione in Italia

Stando ai dati pubblicati nell’aprile scorso, l’ipertensione è il fattore che più contribuisce al carico complessivo delle malattie cardiovascolari e delle morti ad esse correlate. Malgrado ciò, esistono notevoli margini di miglioramento in termini di consapevolezza, trattamento e controllo della patologia. 

Un ampio studio condotto sul territorio ha mostrato che il 75% delle persone intervistate dichiara di essere consapevole dei propri valori pressori e che questa consapevolezza è effettivamente maggiore nei soggetti con i valori al di fuori dei range di normalità. Tuttavia, questi livelli superiori di attenzione non sono stati accompagnati da altrettanto accurati cambiamenti nelle abitudini di rilevazione.

La ricerca mostra chiaramente che strategie di comunicazione dirette al paziente possono rappresentare una motivazione che migliora il coinvolgimento, anche nella misurazione a domicilio, e quindi l’aderenza al trattamento. 

Questo aspetto è stato messo in luce in particolare durante le fasi concitate della pandemia, soprattutto alla luce del rischio superiore per i soggetti ipertesi di andare incontro a forme gravi di COVID-19. Un fattore in più che deve spingere a raggiungere obiettivi migliori nel controllo dell’ipertensione

Ipertensione: valori di riferimento

La pressione arteriosa è il valore della spinta che il cuore esercita sul sangue per farlo circolare nel corpo. Si misura in mmHg ed è di solito costituita complessivamente da due valori: 

  • Pressione massima (o sistolica): misurata nel momento in cui il cuore si contrae e pompa il sangue nelle arterie;
  • Pressione minima (o diastolica): misurata fra due contrazioni consecutive, nella fase in cui il cuore si rilassa e si riempie di sangue.

Dipende essenzialmente da due fattori: la quantità di sangue che il cuore pompa nell’unità di tempo e la resistenza che trova nelle arterie. Se le arterie sono più contratte, e quindi il loro diametro è minore, il sangue incontrerà maggiore resistenza al suo passaggio: la pressione necessaria a muoverlo sarà dunque maggiore. Se le arterie sono più rilassate, e quindi il loro diametro maggiore, la pressione necessaria sarà minore. 

Quando il volume di sangue circolante e/o le resistenze periferiche aumentano, aumenta anche la pressione: succede durante un intenso sforzo fisico, a causa di un forte stress oppure quando le arterie non sono abbastanza flessibili o elastiche (arteriosclerosi).

La pressione cambia in base al sesso, l'età, al peso, all'etnia e allo stato psicofisico: non è pertanto semplice stabilire dei valori normali per tutta la popolazione. 
Ci sono poi fattori che influenzano la misurazione, come il tipo di dispositivo utilizzato, l'ora del giorno a cui avviene la rilevazione e la persona che la effettua.

Considerando tutte queste variabili c’è accordo tra gli esperti nel ritenere che, in un soggetto adulto, i valori normali siano:

  • Pressione massima: 115-130 mmHg.
  • Pressione minima: 75-85 mmHg.

Secondo le linee guida ISH 2020, redatte dall’International Society of Hypertension, le persone con pressione ai limiti più alti della norma ma compresi fra 130-139 e 85-89 mmHg sono considerate borderline. Esse potrebbero beneficiare di interventi sullo stile di vita e in alcuni casi assumere medicinali.

Valori superiori indicano ipertensione conclamata e necessitano di adeguato trattamento farmacologico. La cura deve portare a una riduzione della pressione arteriosa di almeno 20/10 mmHg, idealmente con un target di 140/90 mmHg nel giro di tre mesi. 

I ricercatori sottolineano che la modifica degli stili di vita è la prima linea di trattamento anti-ipertensivo, da sola (nei casi lievi) o associata ai farmaci. 

I pazienti con pressione alta, in particolare quelli con una storia familiare di malattie cardiovascolari, devono essere sottoposti a valutazione di ulteriori fattori di rischio, tra cui età, sesso, frequenza cardiaca, presenza di patologie come il sovrappeso o l’obesità e il diabete o di abitudini come il fumo. 

Sintomi dell'ipertensione

Non sono di solito presenti sintomi specifici (asintomatica): non a caso infatti tale condizione è nota come killer silenzioso. Molti pazienti convivono bene e a lungo con la pressione alta senza sapere di essere ipertesi. 

Solo di rado si manifesta con:

Altri segni possono essere:
  • Il mal di testa dietro la nuca, il mattino, al risveglio e che scompare spontaneamente dopo alcune ore;
  • La perdita di sangue dal naso (epistassi);
  • L’impotenza.
I campanelli d'allarme più drammatici sono:

Tipi di ipertensione

In base alla causa che l’ha generata, si distingue una forma essenziale, che nasce da alterazioni dei meccanismi di regolazione, e una secondaria, legata a malattie che non riguardano il sistema cardiovascolare.


Ipertensione primaria (essenziale)

La stragrande maggioranza delle persone con la pressione alta (95%) riceve una diagnosi di ipertensione primaria, cioè alla quale non è possibile ricollegare una causa certa. 
Origina comunemente da un’alterazione di una serie di meccanismi complessi che regolano la pressione sanguigna: sistema nervoso autonomo, equilibri biochimici fra le sostanze in circolo che hanno effetto sulla pressione.
Di solito, l’anomalia è dovuta a un aumento delle resistenze periferiche, che definisce una condizione definita ipertensione sistolica isolata, tipica delle persone anziane. Con l’età, infatti, le arterie tendono a perdere elasticità e perdono la capacità di adattarsi ai cambiamenti di flusso sanguigno (arteriosclerosi).
In generale, l’ipertensione primaria si manifesta con valori superiori a 140 mmHg per la massima e 89 mmHg per la minima.


Ipertensione Secondaria

Nel 5% dei casi la condizione è conseguenza di altre malattie, genetiche o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore. In tali forme è possibile, una volta curata la malattia di base, normalizzare i valori pressori.
Le patologie responsabili più frequenti sono:

Anche alcuni farmaci di uso comune possono far salire la pressione:
  • Antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • Decongestionanti nasali;
  • Alcuni integratori per la perdita di peso;
  • Medicinali usati per trattare le malattie autoimmuni, come i cortisonici e le ciclosporine;
  • Alcuni antidepressivi;
  • La pillola anticoncezionale: proprio per questa ragione alle donne ipertese viene sempre consigliato un metodo anticoncezionale differente. La terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa, invece, può causare un'instabilità dei valori: la valutazione deve essere effettuata caso per caso.

L’uso di sostanze stupefacenti (cocaina e amfetamine) può causare un aumento della pressione arteriosa.

Ci sono poi condizioni fisiologiche, come la gravidanza, che possono comportare un innalzamento della pressione. Le alterazioni compaiono intorno alla ventesima settimana. Se la pressione alta è accompagnata da un eccesso di proteine nelle urine, la condizione è detta pre-eclampsia (gestosi o ipertensione gestazionale). Entro 6 mesi dal parto, nella maggioranza dei casi, la pressione torna normale.


Fattori di rischio

Esistono fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo di ipertensione fra questi:

Lo stress è particolarmente nocivo perché innesca una risposta ormonale che accelera il battito cardiaco. Situazioni di tensione, specie se continuate nel tempo, provocano una serie di problematiche sull’organismo, tra cui la pressione alta.

Tuttavia, è molto difficile stabilire in modo scientifico e oggettivo la quantità di stress capace di far alzare la pressione, dato che ognuno reagisce in modo diverso e quello che può essere fonte di ansia per una persona può non esserlo per un'altra. Alcune tecniche, come lo yoga e la mindfulness o arti marziali come il tai-chi possono essere d’aiuto nel ridurre la tensione.

 

Preipertensione

Si definisce quando la pressione massima è compresa tra 120 e 139, mentre la minima si mantiene tra 80 e 89 mmHg.
Il rischio cardiovascolare inizia a salire quando la pressione è oltre i valori di 115/75 mmHg e raddoppia ogni 20 punti di incremento della massima e ogni 10 della minima.
In questo stadio borderline sono sufficienti le modifiche degli stili di vita per ripristinare le condizioni pressorie ottimali.
 

I gradi dell'ipertensione

 

Ipertensione di grado 1 (ipertensione lieve)

A questo livello, la pressione ha valori della massima compresi tra 140 e 159 e della minima tra 90 e 99.
Se non sono copresenti altre patologie cardiovascolari, diabete o malattie renali, il cardiologo consiglia innanzitutto la modifica degli stili di vita e delle abitudini alimentari. Viene valutata caso per caso la necessità di prescrivere la terapia farmacologica.


Ipertensione di grado 2

La pressione massima è superiore a 160 mmHg, mentre la minima è almeno 100 mmHg.
Oltre ai cambiamenti delle abitudini di vita, in questi casi è quasi sempre consigliata l’assunzione di una terapia farmacologica.
 

Sbalzo di pressione e ipertensione instabile (labile)

Entro certi limiti, le oscillazioni sono fisiologiche durante la giornata: i valori aumentano al mattino e si riducono la notte. 

Gli sbalzi diventano pericolosi quando, misurando la pressione a intervalli regolari, durante il giorno e durante la notte, si osserva che i valori rilevati sono molto diversi tra loro. 

Frequenti sbalzi di pressione caratterizzano l’ipertensione instabile (labile), condizione più pericolosa di una pressione elevata ma costante. Ogni aumento di pressione causa una sollecitazione sulle arterie che promuove la degenerazione della loro parete e aumenta il rischio di eventi quali ictus e aneurismi. 

All’origine degli sbalzi di pressione ci sono vari fattori che dipendono dalla genetica, ma anche dall’avanzare dell’età.
 

Ipertensione resistente

Quando la pressione arteriosa non riesce ad essere controllata dall'associazione di 3 farmaci, si è in presenza di ipertensione resistente ai farmaci.
Frequente e spesso sottostimato, questo fenomeno interessa il 5-30% degli ipertesi.
È spesso associata ad un elevato rischio di complicanze cardiovascolari e renali.
L’ipertensione resistente può essere:

  • Reale: può dipendere da uno stile di vita poco salutare, dall’obesità o altri fattori che neutralizzano l’azione dei farmaci;
  • Apparente;
  • Spuria: dovuta, ad esempio, alla bassa aderenza al trattamento o alla frequenza insufficiente delle misurazioni.
 

Ipertensione notturna

Di notte la pressione scende naturalmente, ma in alcune persone si verifica proprio il contrario. Questa condizione si osserva soprattutto in chi soffre già di ipertensione e sarebbe all’origine di danni cerebrali focali di vario tipo.

  • Uno studio retrospettivo condotto in Giappone sui dati di oltre 6.000 pazienti ha recentemente evidenziato come picchi di ipertensione notturna possano aumentare il rischio di eventi cardiovascolari e di insufficienza cardiaca. “Durante il sonno, la posizione supina aumenta il ritorno venoso, con conseguente aumento del precarico cardiaco”, si legge nello studio. “L’innalzamento della pressione sistolica notturna agisce notevolmente sulla tensione della parete cardiaca, aumentando sia il precarico che il postcarico” e aumentando il rischio di problemi al cuore.


Ipertensione ortostatica

È un aumento in posizione eretta della pressione massima di almeno 20 mmHg o che superi 140 mmHg nei soggetti normotesi.
Si tratta di una condizione più rara dell’ipotensione ortostatica.
 

Ipertensione transitoria 

L’ansia può causare una ipertensione transitoria.
Un esempio tipico di tale fenomeno benigno l'ipertensione da camice bianco, cioè valori di pressione più elevati dovuti al fatto che la misurazione è effettuata dal medico. 
Proprio per questo motivo, prima di confermare una diagnosi il medico consiglia di effettuare delle misurazioni a casa, in un ambiente di vita normale. 

 

Ipertensione acuta e urgenza ipertensiva

  • Nel caso di un episodio ipertensivo acuto, la massima è inferiore a 220/120 mmHg e non è accompagnata da segni o sintomi.
  • Si parla invece di urgenza ipertensiva quando i livelli di pressione arteriosa (PA) sono in genere superiori a 220/120 mmHg; in questo caso aumenta il rischio di lesioni ad organi come cuore, cervello, reni, occhio.

L’urgenza ipertensiva impone di recarsi in Pronto Soccorso per ridurre i valori in tempi brevissimi al fine di evitare complicazioni più serie.

Diagnosi dell'ipertensione

Non essendo correlata alla comparsa di sintomi specifici, il metodo più efficace per diagnosticare precocemente l’ipertensione è misurarla con una certa regolarità. Di solito una persona scopre di essere ipertesa in seguito alla rilevazione casuale eseguita dal medico.
La misurazione può essere eseguita utilizzando diversi tipi di apparecchio:

  • Dai più moderni e compatti misuratori digitali (oscillometri semiautomatici) che permettono l’automisurazione della pressione;
  • Allo sfigmomanometro aneroide, che ha sostituito quello a mercurio ideato, un secolo fa, dall’italiano Riva-Rocci. Lo sfigmomanometro richiede che sia un’altra persona a effettuare la misurazione. Tale strumento è composto da un bracciale di gomma collegato da un lato ad una piccola pompa a mano, dall’altro a un manometro.

Di solito, prima di formulare una diagnosi, il medico chiede al paziente di effettuare delle misurazioni a casa. In questo modo si riesce a quantificare il cosiddetto effetto camice bianco, secondo il quale la pressione rilevata in ambulatorio è più elevata rispetto alla misurazione domestica. Allo scopo tornano utili gli apparecchi automatici, che permettono un'auto-misurazione semplice, effettuabile dal paziente stesso a casa propria.


L’holter pressorio

Un’altra metodica per la diagnosi dell’ipertensione è rappresentata dall’holter pressorio
Si tratta di un esame indolore, non invasivo, che non richiede una preparazione specifica e che consente di misurare a intervalli regolari la pressione durante un’intera giornata e registrarne i risultati. 
Si basa sullo stesso principio della misurazione con lo sfigmomanometro. 
Dopo l’applicazione dello strumento, effettuata da un operatore sanitario, è possibile effettuare tutte le attività quotidiane, eccetto doccia o bagno.
Il dispositivo deve rimanere installato per 24 ore, durante le quali è richiesto un abbigliamento comodo, che possa accogliere il manicotto e il suo collegamento con la parte di strumento che viene fissata alla vita.
Quando viene rimosso, il cardiologo legge e interpreta le registrazioni.

Come si misura la pressione

Prima della misurazione è bene restare seduti per alcuni minuti. La posizione ottimale è quella con entrambi i piedi appoggiati sul pavimento e le braccia in posizione di riposo, preferibilmente appoggiate al tavolo. 

Per l’automisurazione, si procede al posizionamento del manicotto sul polso e si attiva il dispositivo. Se la misurazione è effettuata con sfigmomanometro aneroide, si pone il manicotto intorno al braccio, all'altezza del cuore, e si procede alla misurazione della pressione massima e minima, definite rispettivamente dalla comparsa e dalla scomparsa di un battito rilevabile con un fonendoscopio.
La prima volta che effettua una misurazione, è opportuno rilevarla su entrambe le braccia, per identificare eventuali disturbi della circolazione periferica. In caso di valori differenti sarà considerato quello più elevato. Il braccio in cui la pressione è più alta (braccio dominante) verrà utilizzato nelle misurazioni successive. 

Per ottenere dei valori affidabili è bene non assumere caffeina e non fumare nei 30 minuti prima del test.


Quando misurare la pressione

Le persone che vogliono avere un riferimento preciso da portare al medico in occasione dei controlli possono seguire un piano di automisurazione, che consiste nell’effettuare 2 misurazioni al mattino appena svegli (a distanza di qualche minuto l’una dall’altra) e 2 la sera prima di cena. 
Non vanno considerati i valori del primo giorno. Si calcola la media dei 24 valori ottenuti gli altri giorni e si portano tutti i valori al medico. 
Se la media è superiore a 135-85 mmHg si è in presenza di ipertensione, ma la valutazione definitiva deve essere fatta dal medico.

L'ipertensione nei bambini

L'incidenza dell'ipertensione giovanile è in continuo aumento. Non solo per l’incremento della frequenza dei fattori di rischio anche nei più piccoli, prima fra tutti l’obesità, ma anche per la maggiore attenzione dei pediatri nei confronti di questo problema.

Si stima che il disturbo interessi il 3,5% di bambini e adolescenti che apparentemente godono di buona salute, per arrivare ad una prevalenza intorno al 25% in quelli affetti da obesità.

Come prevedibile, in età pediatrica la percentuale di casi di ipertensione secondaria è superiore rispetto alla proporzione che caratterizza la fascia di età adulta. Fra le malattie più coinvolte, i disturbi renali, ormonali o correlati a malformazioni vascolari arteriose e, in una percentuale minore di soggetti, la prematurità e il basso peso alla nascita.

Cura dell'ipertensione

Quando è di lieve entità, può essere trattata senza farmaci, intervenendo soltanto su alcune abitudini nello stile di vita. Ad esempio, praticando attività fisica aerobica (passeggiate, nuoto, bici) e adottando un’alimentazione sana e bilanciata.

In caso di ipertensione moderata o grave, oltre alla correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, potrebbe essere necessario associare una terapia farmacologica. Questa, dietro prescrizione medica, può prevedere il ricorso a diuretici, beta-bloccanti, ACE-inibitori, calcio-antagonisti, antagonisti del recettore dell’angiotensina.

Questi medicinali possono essere utilizzati da soli o in combinazione, modulando le modalità di trattamento da caso a caso. Nella maggior parte dei pazienti di solito la terapia iniziale è rappresentata da un’associazione di 2 farmaci.
 

Gli errori da evitare quando si assumono antipertensivi

Prima di iniziare la terapia farmacologica è utile valutare con il medico l’utilità dell’attività fisica regolare e della riduzione del peso corporeo. Ricorrere ai farmaci è sicuramente utile e, spesso, indispensabile, ma è veramente un peccato non sfruttare i vantaggi (notevoli) offerti da un poco di moto e da piccoli sacrifici a tavola. 
Per chi assume farmaci gli errori nella terapia possono essere molti e impattare anche significativamente sul suo successo.
I più comuni sono:

  • Non attendere il tempo necessario per valutare l’efficacia del farmaco (in media 4-6 settimane);
  • Sospendere o ridurre autonomamente (senza consultare il medico) la terapia farmacologica quando la pressione si è abbassata;
  • Accontentarsi di una riduzione dei valori a livelli comunque superiori a quelli consigliati dal medico;
  • Assumere i farmaci in modo irregolare;
  • Assumere farmaci al bisogno: togliere la pastiglia quando la pressione è bassa e aggiungerla se è alta etc.;
  • Sospendere la terapia quando si assumono altri farmaci (es. antibiotici per una bronchite): eventuali cambiamenti vanno decisi insieme al medico;
  • Sospendere o ridurre la terapia quando si è in vacanza. Alcuni lo fanno al mare, per il caldo, altri in montagna, magari perché preoccupati dal salire e scendere dalla funivia o da presunte variazioni legate all’ambiente, ma è necessario sentire il parere del medico;
  • Controllare la pressione in continuazione o, al contrario, saltare i controlli proposti dal medico.


Improvviso aumento di pressione: cosa fare?

Non è raro che, in presenza di disturbi quali mal di testa, capogiri, vomito, vertigini, malessere di vario tipo, si decida di misurare la pressione.
Se si riscontrano valori più alti (anche molto più alti) di quelli usuali, la prima cosa da fare è cercare di mantenere la calma.

A questo scopo, è bene ricordare anche che la pressione sia alza fisiologicamente in seguito a stimoli di diversa natura (dolore, ansia, paura…). È quindi possibile che i valori siano maggiori perché si sta poco bene, perché si sta affrontando un brutto periodo.

In ogni caso, è utile sdraiarsi e bere qualcosa di caldo per favorire il rilassamento della muscolatura.
 

Quando preoccuparsi

A quanto detto sopra fanno eccezione alcune condizioni, che sono serie e devono essere indagate con urgenza, sia che compaiano insieme che nel caso se ne presenti una sola delle 2 e che possono essere inquadrate in un contesto di ipertensione maligna:

  • La massima supera i 200-220 mmHg;
  • La minima supera i 120-130 mmHg.

Il ricorso al Pronto Soccorso o al 118 è indicato se l’aumento della pressione è accompagnato da:

  • Problemi neurologici (difficoltà di parola, debolezza di un braccio e/o di una gamba);
  • Difficoltà a respirare;
  • Dolore al torace;
  • Dolore nella regione dello stomaco;
  • Dolore nella zona del collo.

Queste situazioni sono rare e, nella grande maggioranza dei casi, l’aumento della pressione arteriosa non comporta pericoli immediati. 

Complicanze dell'ipertensione arteriosa

Il persistere di valori pressori costantemente elevati danneggia le arterie e gli organi interni. 

Sottopone, ad esempio, il sistema cardiocircolatorio ad un superlavoro, promuovendo l’ingrossamento del cuore e l’ispessimento della parete interna delle arterie. I vasi diventano così più rigidi e predisposti alla deposizione delle placche di colesterolo che possono creare le condizioni per eventi ischemici.
Fra le conseguenze dell'ipertensione, è dunque normale che quelle più frequentemente considerate siano ictus, infarto miocardico (per saperne di più: "Infarto, il bis è in agguato") e scompenso cardiaco. Ma le ripercussioni possono riguardare anche altri distretti del corpo. 
La pressione alta può danneggiare le arterie dei reni e penalizzare la loro capacità di filtrazione, portando nel tempo a malattia renale cronica e insufficienza renale.
Questa condizione è anche alla base della genesi di alcune forme di demenza: provoca infatti danni nelle arteriole del cervello, creando aree di necrosi correlate alla perdita di neuroni.

Se ad essere danneggiati sono i vasi sanguigni delle gambe, si possono avere conseguenze di diversa gravità, che vanno dai crampi e dolori ai polpacci a forme di paralisi.

Immagine infografica che rappresenta le cause e conseguenze dell'ipertensione primaria e secondaria

Prevenzione dell'ipertensione

L’ipertensione arteriosa è il più importante fattore di rischio modificabile per le malattie coronariche, l’ictus cerebrale, lo scompenso cardiaco e l’insufficienza renale.
A parità di condizioni (età, sesso, colesterolemia, …) chi ha la pressione più alta rischia di più rispetto a chi l’ha più bassa e il rischio è tanto maggiore quanto più alta è la pressione. 
Il livello di rischio è differente da individuo a individuo e dipende dalle caratteristiche e abitudini personali:

  • Presenza di altre malattie (diabete, precedente infarto o ictus, obesità, ipercolesterolemia);
  • Fumo di sigaretta;
  • Familiarità per malattie cardiovascolari;
  • Sedentarietà.

Anche condizioni non modificabili come l’assetto genetico hanno un ruolo in tutto ciò. Come è noto, figli di genitori con ipertensione hanno maggiore probabilità di sviluppare la malattia rispetto a quelli che hanno genitori normotesi. Tuttavia, poiché la componente di familiarità impatta significativamente su una minoranza dei casi di ipertensione, non ha senso attivare screening genetici estesi sulla popolazione. 

Le raccomandazioni da adottare nella vita di tutti i giorni per ridurre il rischio di ipertensione sono dunque:

  • Perdere i chili di troppo adottando una dieta restrittiva: tenete d’occhio il girovita, che non deve superare per l’uomo i 100 centimetri e per la donna gli 85 cm. Al di là del peso in senso assoluto, occorre anche mantenere uno stato di buona forma fisica;
  • Praticare esercizio fisico: l’attività fisica riduce il rischio di insorgenza dell’ipertensione nelle persone predisposte. È sufficiente compiere un’attività aerobica come camminare, fare le scale, nuoto o bicicletta per un tempo compreso fra la mezz'ora e un'ora al giorno ogni giorno per ridurre il rischio di ipertensione. Camminare o fare un giro in bicicletta per una mezz’ora al giorno, anche in compagnia, può essere un modo efficace per ridurre il rischio cardiovascolare e migliorare la qualità di vita;
  • Seguire un’alimentazione sana: i cibi da evitare sono quelli ricchi di grassi, soprattutto animali (burro, panna) e zuccheri. Tali nutrienti vanno a sfavore del bilancio calorico e promuovono conseguenze, come il colesterolo alto, responsabili della formazione delle placche aterosclerotiche sulle arterie e di un aumento del rischio di ictus e infarto. Scegliere cibi quali cereali integrali, legumi, verdura, frutta fresca e frutta secca. È poi fondamentale preferire, nei condimenti, l’olio extra vergine di oliva. Poco considerati, ma utili, sono anche aglio, cipolla e spezie, che permettono di aggiungere sapore alle pietanze riducendo la quota di sale da cucina utilizzato;
  • Bere la giusta quantità di acqua: bisogna evitare di esagerare con le quantità ma anche, soprattutto dopo una certa età, di prevenire la disidratazione;
  • Quanto sale al giorno: anche una riduzione minima può apportare significativi benefici. Il consumo quotidiano di sale (che contiene sodio) (si veda: "Il sale? da usare con criterio") non deve superare i 5 gr (circa un cucchiaino), tenendo conto anche di quello che è già presente negli alimenti. Sono particolarmente salati, quindi vanno limitati o eliminati, i cibi pronti e conservati, i dadi da brodo, i salumi e i formaggi stagionati;
  • Limitare alcol e alcolici: gli ultimi studi consigliano di non superare un'unità alcolica (un bicchiere) al giorno per le donne e per gli uomini over 65 e di 2 unità alcoliche (2 bicchieri) per gli uomini sotto i 65 anni;
  • Smettere di fumare: il fumo, anche passivo, non è nemico solo dei polmoni, ma anche della pressione;
  • Quanti caffè al giorno: sull’effetto della caffeina sulla pressione sono ancora in corso degli studi. Poiché l’azione di questa sostanza varia da soggetto a soggetto, per capire quanto impatta individualmente è utile misurare la pressione 30 minuti dopo aver bevuto un caffè o una bibita con caffeina. Se aumenta di 5-10 unità, il consumo va ridotto rispetto alle abitudini;
  • Imparare a gestire lo stress: eliminare lo stress dalla nostra vita è impossibile, ma possiamo apprendere come controllare i nostri comportamenti in relazione ad esso. Attivando una connessione migliore con noi stessi possiamo capire quando è il caso di staccare e concedersi una pausa, effettuare qualche esercizio per controllare la respirazione, ricorrere a metodiche efficaci quali lo yoga, la meditazione mindfulness, o a un massaggio che riduca le tensioni muscolari;
  • Monitorare la pressione: effettuare rilevazioni regolari è la prima cosa da fare per capire se ci sono problemi. Basta eseguire una misurazione ogni tanto e aumentare la frequenza solo se i valori rilevati sono anomali o borderline.


Cosa mangiare: la dieta per l'ipertensione

Una regola base della sana alimentazione consiglia di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno.

  • Una porzione di frutta corrisponde a un frutto intero (mela, pera, arancia) o 2-3 piccoli (albicocche, susine);
  • Per le verdure, una porzione corrisponde a un piatto di insalata (almeno 50 grammi), un mezzo piatto di verdure cotte o crude.

Alcuni cibi, come quelli ricchi di potassio (cioccolato, avocado, spinaci, fagioli, banane e persino il caffè), contribuiscono in modo efficace alla riduzione della pressione (tratto dall'articolo: "Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ vs. lower dietary Na+: evidence from population and mechanistic studies"). 

Ecco alcuni esempi di cibi consigliati:

  • Cereali integrali: ricchi di vitamine del gruppo B e aminoacidi essenziali, che l’organismo umano non può sintetizzare, se assunti regolarmente possono contribuire ad abbassare la pressione. A dimostrarlo è stato uno studio inglese che evidenzia come tale effetto si verifichi con l’assunzione di 3 porzioni da 30-40 mg di cereali integrali al giorno;
  • Legumi: le proteine contenute nei legumi permettono di ridurre il consumo di carne. Il consiglio è di assumere ceci, fagioli, lenticchie e piselli almeno 2-3 volte a settimana;
  • Noci e arachidi: il recente studio "Prospective evaluation of the association of nut/peanut consumption with total and cause-specific mortality" ha messo in evidenza che le noci, ricche di antiossidanti e omega 3, sono in grado di contribuire a ridurre la pressione alta, soprattutto correlata allo stress. Chi include le noci nella propria dieta ha la pressione più bassa rispetto a chi non ne mangia. Per ottenere benefici sono consigliate 3 noci al giorno;
  • Cioccolato amaro: come riportato in questo articolo "Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ vs. lower dietary Na+: evidence from population and mechanistic studies", il cioccolato amaro può apportare benefici;
  • Patate viola: uno studio condotto dalla University of Scranton, in Pennsylvania, ha messo in evidenza che le patate viola risultano utili nel ridurre la pressione sanguigna grazie al contenuto in antiossidanti;
  • Barbabietola rossa: i ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno condotto uno studio dal quale è emerso che il succo di barbabietola rossa bevuto ogni giorno riesce a ridurre la pressione alta. Il tutto sarebbe merito di una reazione chimica che avviene nella bocca. Qui i nitrati contenuti nel succo di barbabietola sono convertiti in nitriti grazie all’azione dei batteri che sono presenti sulla lingua. Una volta assorbiti, i nitriti vengono trasformati in ossido nitrico, gas  che ha un’azione vasodilatatoria sui vasi sanguigni e quindi provoca un abbassamento della pressione arteriosa.

Intervista al prof. Gianfranco Parati

Già presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), Direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Metabolico di Auxologico San Luca, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano.


Quando andrebbe misurata la pressione?

Innanzitutto, la pressione andrebbe misurata e fin da piccoli. Un bambino, come sa altezza e peso, dovrebbe sapere anche i valori della sua pressione sanguigna. Negli ultimi anni assistiamo a un aumento dei bambini con ipertensione a causa dell’aumento del peso. Le due cose sono collegate e confermano quanto lo stile di vita sia un fattore determinante nell’ipertensione. Del resto, oggi i bambini, a differenza di decenni fa, a ricreazione, ad esempio, mangiano merendine industriali e si sfidano con i videogiochi, mentre un tempo si correva nei cortili dopo aver mangiato una mela o il panino fatto dalla mamma. Al di là dei bambini delle scuole elementari, dai 18 anni in su, almeno una volta all’anno, la pressione andrebbe misurata. In caso di valori più alti, dovrebbe essere controllata con maggiore frequenza.


Come è meglio misurare la pressione?

Di solito dovrebbe essere il medico, in occasione di una visita, a misurare, almeno una volta all’anno, la pressione. Spesso ciò non accade, ma può essere anche il paziente a chiederlo. Questa misurazione però potrebbe essere solo indicativa di una possibile ipertensione perché esiste l’effetto del camice bianco: la misurazione ambulatoriale fatta dal medico, è sempre più elevata di quella fatta a domicilio. L’automisurazione a casa è infatti il metodo che si preferisce per una più reale valutazione dei valori pressori. Se quindi il medico rilevasse livello particolarmente elevati di pressione potrebbe consigliare un monitoraggio a domicilio, magari con gli strumenti automatici, che sono più facili da utilizzare e molto precisi, se validati (si possono cercare nel web gli elenchi o rivolgersi al farmacista). Secondo le linee guida, vanno eseguite due misurazioni, a distanza di 1-2 minuti, al mattino appena alzati e prima di cena. Bastano due-tre controlli alla settimana. Soltanto nella settimana prima della visita di controllo la misurazione va fatta tutti i giorni. In alcuni casi potrebbe essere indicato il monitoraggio di 24 ore. Questo non va confuso con l’Holter che è un elettrocardiogramma per 24 ore. Se si misura la pressione in farmacia è importante aspettare, seduti, cinque minuti prima di fare la misurazione perché, se la persona è arrivata camminando magari al freddo, si possono trovare valori più elevati.


Una volta raggiunti i valori ottimali, si può sospendere la terapia?

Il 60-65% di coloro che soffrono di ipertensione commette un grave errore: perché non assumono la terapia. Il fatto è che gli ipertesi che non si curano hanno il 30% in più di rischio cardiovascolare, cioè di complicazioni come infarto e ictus (per approfondire: "Ischemia cerebrale: sintomi, tipologie e intervento"). L’ipertensione è una malattia cronica da cui non si guarisce, ma che si controlla. È infatti una condizione dovuta a varie cause. Tra queste, anche l’irrigidimento, con l’avanzare dell’età, dei vasi sanguigni. Lo scopo della terapia è riportare a un livello normale i valori pressori. Una volta raggiunti, la cura va continuata per mantenere più basso il rischio di infarto e ictus. Raramente, in persone giovani, a volte si può sospendere la terapia, ma perché le arterie sono ancora elastiche e rispondono meglio anche all’alimentazione e all’attività sportiva. Sarebbe piuttosto indicato iniziare la terapia farmacologica prima di avere danni permanenti, affiancando sempre uno stile di vita adeguato (perdere peso in eccesso, fare più attività fisica).


Più farmaci si associano, più grave è l’ipertensione?

Una volta era così. Adesso anche in presenza di una lieve ipertensione si tende ad associare due farmaci fin da subito. Tale strategia permette di utilizzare dosi più basse di ciascun principio attivo, minimizzo gli effetti collaterali. Associando poi farmaci con meccanismi d’azione sinergici, si ottengo buoni risultati con dosi minimali. Il vero problema è che il 60% non fa la terapia, anche perché l’ipertensione, nella maggioranza dei casi, non dà sintomi ed è difficile assumere farmaci quando si sta bene.


Prima tacciati come alimenti da evitare, uova, burro e sale sono stati recentemente rivalutati da alcuni studi. Cosa ne pensa?

Ridurre i livelli di colesterolo e di sale abbassa il rischio cardiovascolare. Questo è provato da moltissimi lavori scientifici. Gli ultimi studi alzano un po’ la soglia per il consumo di uova e burro, ma sono criticati perché fatti su popolazioni particolari, con basso rischio cardiovascolare. In generale azzerare il consumo di uova e burro, non va bene, ma limitarlo sì. Anche per il sale, fino a un cucchiaino al giorno, va bene. In ogni caso, dipende molto dal soggetto, l’età, le abitudini di vita, dal suo metabolismo e dai fattori di rischio (familiarità, fumo…). Compito del medico è proprio personalizzare la cura partendo dalle linee guida e calandole nella realtà del singolo paziente.


Ipertensione: mare o montagna. Come regolarsi?

Abbiamo condotto degli studi in proposito. Il mare, con il caldo fa scendere la pressione. Al contrario, in montagna, più si sale, più cala la pressione di ossigeno. Sopra i 1800-2000 metri, si può abbassare la concentrazione di ossigeno nel sangue (ipossia) e tale condizione tende a far salire la pressione. Negli anziani, che faticano più di una persona giovane a compensare, potrebbe esserci un aumento della pressione. Ciò non significa che non possano andare in montagna. Bisogna adattare invece la terapia: ridurre o aumentare l’assunzione dei farmaci per mantenere la pressione su valori ottimali. A tale proposito abbiamo pubblicato delle linee guida per cardiopatici in montagna (articolo di riferimento: "Clinical recommendations for high altitude exposure of individuals with pre-existing cardiovascular conditions: A joint statement by the European Society of Cardiology, the Council on Hypertension of the European Society of Cardiology, the European Society of Hypertension, the International Society of Mountain Medicine, the Italian Society of Hypertension and the Italian Society of Mountain Medicine"). In generale è importante misurare la pressione, mantenere un peso normale e fare dell’attività fisica tutti i giorni. Sembrano consigli banali, ma fanno una grande differenza.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono le cause dell'ipertensione?

Le cause dell’ipertensione includono stress, fumo, alimentazione ricca di grassi e scarsa attività fisica, ma possono esserci delle condizioni di familiarità che predispongono al disturbo. L'ipertensione di solito aumenta con l’età per un irrigidimento delle pareti dei vasi sanguigni che porta ad un aumento delle resistenze periferiche.

Cos'è l’ipertensione stadio 1?

Si definisce stadio 1 di ipertensione una condizione in cui la pressione massima è compresa tra 130 e 139 mm Hg e la minima compresa tra 80 e 89 mm Hg. L’ipertensione di stadio 2 è più grave perché ha valori di pressione massima superiori a 140 mm Hg e la minima a 90 mm Hg o superiore.

Cosa provoca un’ipertensione improvvisa?

Picchi pressori transitori si possono verificare, in assenza di altre cause, per l'uso eccessivo di bevande stimolanti come tè, caffè e alcol. Anche l’assunzione di alcuni farmaci da banco (antinfiammatori e decongestionanti) può essere un fattore in grado di aumentare la pressione. Poi, condizioni fisiche, come il sovrappeso, anche fisiologiche, come la gravidanza.

L'acqua può abbassare la pressione sanguigna?

Una corretta idratazione fa funzionare meglio i reni e quindi può contribuire ad abbassare la pressione, ma di per sé non ha un’azione diretta.

Come posso abbassare la pressione?

Camminando, perdendo i chili di troppo e facendo regolare esercizio fisico (basta mezz’ora al giorno). Smettendo di fumare e curando l’alimentazione. In particolare, va ridotto il consumo di grassi, zuccheri, alcol, caffeina, cibi industriali e sale. E aumentato l’apporto di frutta e verdura e alimenti ricchi di potassio (banane, cioccolato nero in quantità moderate).

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