Influenza: australiana, sintomi e quanto dura

Influenza: australiana, sintomi e quanto dura

Indice

Domande e risposte

Definizione del problema

L’influenza è una malattia respiratoria causata dai virus influenzali, un gruppo di patogeni che attaccano le vie aeree (naso, gola e polmoni).

Sono stati identificati tre tipi differenti di virus: Tipo A e Tipo B (responsabili della sintomatologia classica) e Tipo C, di scarsa rilevanza e generalmente asintomatico.

La via di trasmissione è aerea. Il virus influenzale, solitamente acquisito attraverso il contatto con altre persone infette, si trova sia nella saliva che nel muco delle vie respiratorie e può penetrare nel corpo umano attraverso bocca, occhi e naso.

Sintomi dell'influenza

Il Tipo A e il Tipo B di influenza condividono gli stessi sintomi.

Il quadro clinico può essere senza sintomi, ma nella maggior parte dei casi si possono avere febbre (spesso alta e accompagnata da brividi), tosseraffreddore, mal di golacongestione nasalecongiuntivite (che causa occhi rossi e lacrimazione accentuata), dolori muscolari e delle articolazioni (mal di schiena), mal di testa, malessere generale e mancanza di appetito. Negli anziani, di solito, la febbre rimane bassa, l’insorgenza dei disturbi è graduale e comporta soprattutto debolezza, dolori articolari e stato confusionale.

Il dolore al petto è talvolta presente, ma più frequente nelle persone positive per COVID

Si può ammalarsi di influenza e COVID insieme? Sì, è possibile, anche se si verifica raramente. 

Cos’è l’influenza con vomito? Soprattutto nei bambini, l’influenza stagionale si può manifestare anche con sintomi a carico dell’apparato gastro-intestinale (nausea, vomito e diarrea). Nella maggior parte dei casi, però, l’espressione influenza con vomito si riferisce ad una gastroenterite virale dovuta a virus diversi da quelli influenzali. Per questa ragione viene a volte definita influenza gastrointestinale. Questo tipo di infezione è associata a sintomi che durano 3-4 giorni.

La durata. Nei casi non complicati, i sintomi si risolvono spontaneamente entro 1 settimana dall’esordio. 

Ho un’influenza che non passa: cosa posso fare? Se i sintomi dell’influenza tardano a risolversi ma mostrano una linea generale di miglioramento, è sufficiente avere un po’ di pazienza. Se, però, i sintomi tendono a peggiorare, la febbre torna alta e si avverte un malessere generale eccessivo per la condizione di semplice convalescenza, allora è consigliabile recarsi dal proprio medico di famiglia per un controllo. 

Cos’è l’influenza batterica? Spesso vengono impropriamente etichettate come “influenza" diverse malattie delle prime vie respiratorie, sia di natura batterica che virale, che possono presentarsi con sintomi molto simili. Nello stesso periodo dell’anno in cui la circolazione dei virus influenzali è massima (in Italia solitamente in autunno-inverno) possono contemporaneamente circolare molti altri virus che provocano malattie non distinguibili, dal punto di vista della sintomatologia, dall’influenza (Adenovirus spp., Rhinovirus spp., virus sinciziale respiratorio (RSV) etc.).

La stagione influenzale che comprende gli ultimi mesi del 2022 (soprattutto novembre e dicembre) e i primi del 2023 (gennaio e febbraio in primis), tuttora in corso, è stata più pesante rispetto agli anni passati, sia per gli adulti che per i bambini. Ciò è dovuto in larga parte alle misure istituite nelle scorse stagioni per limitare la diffusione di COVID. L’epidemia 2022-2023 è stata denominata influenza australiana: trovate i dettagli nel paragrafo dedicato

Immagine che rappresenta una persona che soffia il naso

Quali sono le complicanze

Le complicanze dell’influenza vanno dalle polmoniti, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (quali, ad esempio, diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e malattie respiratorie croniche), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini). Sono più frequenti nei soggetti over 65 anni e con condizioni di rischio, ma casi gravi di influenza si possono verificare anche in persone che non rientrano nelle predette categorie.

Le complicanze in età pediatrica sono correlate alla relativa immaturità del sistema immunitario e alla brevità delle vie respiratorie. In un piccolino, un’infezione “alta” (di gola o naso) incontra molte meno resistenze nella discesa verso bronchi e polmoni rispetto a un adulto. 

Influenza australiana

L’influenza che sta girando nella stagione invernale 2022-2023 è stata definita influenza australiana
La sua diffusione ha incontrato ben poche resistenze, almeno nella popolazione non vaccinata, anche a causa della bassa immunità legata all’uso delle mascherine nelle stagioni precedenti.  I report dei servizi di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità hanno mostrato un picco di casi di 3 volte superiore alla media dei periodi corrispondenti negli anni scorsi. 

Il ceppo predominante è stato l’H3N2, responsabile dei classici sintomi (malessere, febbre e brividi di freddo, dolore articolare e muscolare, raffreddore, congiuntivite, mal di testa), che compaiono dopo un periodo di incubazione relativamente breve (1-2 giorni).

Quanto dura l’influenza australiana? In genere la durata dei sintomi è di circa 3-4 giorni, con una coda più o meno lunga per il raffreddore e la congestione nasale. Nella maggior parte dei casi, la guarigione completa arriva entro una settimana dall’esordio. 

Come si cura? Non ci sono differenze rispetto agli altri virus influenzali. La cura è sintomatica nella maggior parte dei casi; negli altri casi, quando la presenza di una malattia cronica o altre condizioni espongono al rischio di complicanze, vengono usati gli antivirali oggi disponibili, oseltamivi, zanamivir, amantadina, rimantadina.

Per trattare i sintomi vengono usati antipiretici (paracetamolo) e antinfiammatori (ibuprofene). All’occorrenza, ma per trattamenti brevi e assicurandosi di non rientrare nelle controindicazioni, possono essere usati i decongestionanti nasali. È invece sempre raccomandata l’esecuzione di lavaggi nasali, soprattutto nei bambini, con soluzione fisiologica, se presenti secrezioni e naso chiuso.

Influenza aviaria

L’influenza aviaria è una malattia virale da sottotipo H5N1 che colpisce prevalentemente gli uccelli selvatici. Tali volatili non si ammalano, ma agiscono da serbatoio di patogeni, contagiando specie domestiche come i polli, le anatre e i tacchini. 

Le conseguenze delle ondate di aviaria possono essere molto pesanti, sia in termini di numero di animali morto sia dal punto di vista economico. Ciò impone l’adozione di iniziative di controllo della diffusione del virus. 

La trasmissione all’uomo è stata documentata, ma non sono stati registrati casi di contagio da uomo a uomo. Il rischio di contagio è elevato per gli operatori professionali impegnati negli allevamenti di volatili destinati all’alimentazione, che possono inalare il virus.

L’influenza aviaria non si trasmette mangiando le carni di uccelli infetti.

Influenza suina

L’influenza suina è un’infezione virale dei maiali causata da un virus di tipo A e caratterizzata da un tasso di mortalità piuttosto basso.
I sottotipi principali coinvolti sono H1N1, H1N2 e H1N3
Il virus ha fatto il salto di specie ed è passato all’uomo.

MERS

La MERS è una malattia dovuta ad un coronavirus molto simile a quello responsabile di COVID, che si è diffusa a partire dai primi anni 2000 in Medio Oriente. 
Si tratta di una malattia che si è originata nei dromedari e che molto impropriamente viene definita anche influenza del cammello

I sintomi che provoca sono: febbre, tosse e difficoltà respiratoria. 

Sono note anche altre epidemie influenzali, che hanno causato conseguenze particolarmente gravi in termini di salute pubblica. Un esempio è quello dell’influenza di Hong Kong, che fu una pandemia influenzale da H3N2 proveniente dal sud-est asiatico. In Italia, ci furono 20.000 morti circa, prevalentemente dovuti a complicanze (polmonite).

Come viene diagnosticata

La diagnosi si basa, comunemente, sui sintomi clinici ma la certezza può essere raggiunta solo con l’isolamento del virus influenzale, nell’ambito di studi scientifici.

Come evitare il contagio

Il virus può essere trasmesso dal momento del contagio fino ai 3-4 giorni successivi ai primi sintomi, che si manifestano a distanza di 1-4 giorni dall’infezione. Questo significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane.

Per prevenire il contagio nel periodo dell’anno in cui l’influenza è maggiormente diffusa sono raccomandate alcune misure:

  • Indossare la mascherina FFP2 nei luoghi affollati (mezzi pubblici, grandi magazzini, supermercati…) e nelle manifestazioni di massa;
  • Lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone. In alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti;
  • Evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca;
  • Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura. Se non disponibile il fazzoletto, tossire o starnutire nel gomito;
  • Aerare regolarmente le stanze di soggiorno.

Fino a quando si è contagiosi? Le persone infette sono contagiose da 1-2 giorni prima che i sintomi compaiano a 5 giorni circa dopo il loro esordio (ma questo intervallo può prolungarsi fino a 10 giorni). 

Oltre alle comuni misure di igiene, il modo migliore di prevenire e combattere l’influenza è quello di vaccinarsi, sia perché aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi e, generalmente, non seguiti da complicanze.

Alla base dell’epidemiologia dell’influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono loro di aggirare l’immunità presente nella popolazione che in passato ha già contratto l’infezione. Questo significa che le difese che il nostro corpo ha messo a punto contro il virus dell’anno precedente non sono più efficaci per quello successivo. (non andare a capo) Per questi motivi la composizione del vaccino deve essere aggiornata tutti gli anni e la sorveglianza è fondamentale per preparare il vaccino per la stagione successiva in base ai ceppi che hanno avuto maggior diffusione nell’ultimo periodo epidemico.

Il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano la vaccinazione a:

  • Donne in gravidanza;
  • Bambini dai 6 mesi ai 5 anni;
  • Anziani over 65;
  • Persone con malattie croniche;
  • Personale sanitario.

Il periodo più indicato per la vaccinazione va da metà ottobre a fine dicembre. Si sconsiglia, generalmente, di vaccinarsi con molto anticipo perché l’immunità data da questo vaccino diminuisce nell’arco di 6-8 mesi e, quindi, si potrebbe rischiare di essere solo parzialmente protetti nel periodo più rischioso (ottobre-febbraio).

La somministrazione avviene per via intramuscolare; in tutti coloro con età superiore ai 12 anni l’iniezione va effettuata nel muscolo deltoide del braccio, mentre per i più piccoli è consigliato il quadricipite della coscia.

Come curarla: cosa prendere

Per tutti i ceppi virali, sono consigliati rimedi sintomatici, come gli antipiretici (paracetamolo) e gli antinfiammatori (ibuprofene, ketoprofene…). È consigliato anche di osservare qualche giorno di riposo e il distanziamento sociale, per evitare di diffondere il virus, contagiando persone potenzialmente a rischio.

Sono raccomandati lavaggi nasali frequenti in caso di raffreddore e sciroppi emollienti per la gola per trattare la tosse. 
Sono anche disponibili farmaci antivirali (oseltamivir e zanamivir), indicati però solo nelle persone a rischio per complicanze gravi. Amantadina e rimantadina non sono più efficaci, in quanto i virus influenzali hanno sviluppato nei confronti di questi farmaci una resistenza. 

Quando prendere l’antibiotico? Essendo una malattia virale, l’influenza non deve essere curata con gli antibiotici. Questi farmaci vengono prescritti dai medici solo quando presente una complicanza batterica. 

Cosa mangiare? Non ci sono alimenti consigliati o vietati in maniera assoluta, ma, come sempre in questi casi, ci si rifà al buonsenso. Qualche limitazione potrebbe avere senso in presenza di sintomi gastroenterici (vomito, diarrea), che sconsigliano l’assunzione di pietanze pesanti e raccomandano una dieta leggera per almeno un paio di giorni. La raccomandazione principale è quella di assumere molti liquidi, per evitare la disidratazione correlata alla febbre. Meglio optare per qualcosa di caldo (tisane, latte, vecchi rimedi della nonna che funzionano insomma) se sono presenti tosse e raffreddore, in maniera da facilitare il drenaggio del muco. In generale, un’alimentazione ricca di vegetali permette l’integrazione di vitamine e oligoelementi importanti per accelerare la ripresa. 

Quadro epidemiologico

L’influenza è una malattia stagionale che, nell’emisfero occidentale, ha un picco durante il periodo invernale.

L’influenza uccide, ogni anno, tra le 300 mila e le 500 mila persone in tutto il mondo. È causa di un elevato consumo di risorse sanitarie dovuto a visite mediche, utilizzo di farmaci, complicanze e ospedalizzazioni ed è ancora oggi, in Italia, la terza causa di morte per patologia infettiva dopo l’AIDS e la tubercolosi.

Ogni anno, nell’emisfero settentrionale, fino a 100 milioni di persone si ammalano di influenza e, mediamente, un adulto su dieci e un bambino su tre contraggono la malattia. Tra i bambini, uno su tre svilupperà un’otite e per più di uno su cento sarà necessario un ricovero in ospedale per complicanze.

La frequenza con cui insorgono casi di influenza, pur essendo assai diversa da stagione a stagione, si stima intorno all’8% nella popolazione generale, mentre nella fascia di età 0-14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza è pari a circa il 22%.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Ci si può vaccinare anche dopo aver contratto la malattia?

SI. La vaccinazione di un soggetto già immune non comporta l’aumento del rischio di effetti collaterali, anzi aumenterà la memoria del sistema immunitario.

I pazienti immunodepressi possono effettuare la vaccinazione?

SI. I vaccini antinfluenzali stagionali non contengono virus vivi, bensì solo componenti della loro superficie. Peraltro, le persone con una carente produzione di anticorpi rappresentano una delle categorie di pazienti a cui è raccomandata la vaccinazione antinfluenzale.

La vaccinazione antinfluenzale causa malattie croniche?

NO. Ad oggi non esistono dati e studi che indicano questo tipo di associazione.

Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini?

SI. Il vaccino antinfluenzale non interferisce con la risposta immunitaria ad altri vaccini inattivati o vivi attenuati.

I vaccini antinfluenzali sono sicuri?

SI. I vaccini in commercio sono sottoposti ad una serie di controlli accurati a partire dalla produzione fino all’immissione nel mercato. Stretta sorveglianza si effettua anche dopo l’autorizzazione al commercio, in modo tale da verificare che corrispondano i requisiti di Farmacopea posseduti al momento del rilascio. Vengono notificate e attentamente esaminate le segnalazioni che pervengono relative a difetti di qualità, effetti collaterali, reazioni ed eventi avversi.

La vaccinazione antinfluenzale può dare effetti indesiderati?

SI. La loro frequenza dipende dal tipo di vaccino, da come viene somministrato e dall’età della persona vaccinata e possono manifestarsi dalle prime ore fino ai primi giorni dopo la vaccinazione. I vaccini inattivati, somministrati per mezzo di iniezione intramuscolare, possono causare comunemente reazioni locali che non richiedono l’intervento medico, come dolore e arrossamento nel punto di iniezione e, meno spesso, febbre, dolori muscolari o articolari e mal di testa. Raramente i vaccini antinfluenzali a base di virus inattivati possono causare reazioni allergiche come orticaria, rapida tumefazione nel punto di inoculazione, asma o gravi manifestazioni allergiche generalizzate.

C’è il rischio di contrarre l’influenza dal vaccino stesso?

NO. I vaccini inattivati contengono il virus ucciso (o parti di questo) che non possono causare alcuna malattia.

Esistono controindicazioni alla somministrazione del vaccino antinfluenzale?

SI. Il vaccino antinfluenzale non deve essere somministrato a lattanti (<6 mesi) e ai soggetti che abbiano manifestato reazioni di tipo allergico ad una precedente vaccinazione o ad uno dei componenti del vaccino. Ovviamente, è temporaneamente controindicata alle persone portatori di malattia acuta più o meno grave, con o senza febbre, e va rimandata a guarigione avvenuta. False controindicazioni: malattie acute di lieve entità, allattamento, immunodepressione, infezione da HIV (virus responsabile dell’AIDS) e altre immunodeficienze.

Quali sono i sintomi dell'influenza australiana?

L’influenza australiana, che sta circolando in questa stagione, ha sintomi analoghi a quelli generali: tosse, febbre, mal di gola, congiuntivite, dolori articolari e muscolari, mal di testa.

Quanti giorni di malattia per l’influenza?

I sintomi durano 3-4 giorni circa.

Come si fa a capire se è COVID o influenza?

Sottoponendosi a un tampone è possibile distinguere influenza e COVID.

Come fare per far passare i sintomi dell’influenza?

Vengono raccomandati 3-4 giorni di riposo. La febbre può essere abbassata assumendo antipiretici (es. paracetamolo) e i dolori muscolari e articolari controllati con antinfiammatori. Sono raccomandati lavaggi nasali con soluzione fisiologica se è presente naso chiuso.

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