Idrope fetale: conseguenze e quando si vede

Idrope fetale: conseguenze e quando si vede

Indice

Che cos’è l’idrope fetale

Con l’espressione idrope fetale si indica una condizione rara e molto grave che colpisce il feto, caratterizzata da un accumulo eccessivo di liquido nel corpo, in particolare nei tessuti sottocutanei e nelle cavità: addome, cavità pericardica (intorno al cuore) e cavità pleurica (intorno al polmone). Più precisamente, per parlare di idrope fetale occorre che almeno due aree corporee del feto siano interessate da questo accumulo anomalo.
Quando il liquido si accumula nei tessuti sottocutanei si parla di edema; l’accumulo nell’addome è indicato con il termine ascite; infine, quando il liquido in eccesso si riversa nel pericardio o nella pleura si ha un versamento pericardico o pleurico.

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Quanto è diffuso l’idrope fetale    

Si valuta che questa condizione si manifesti in circa 1 neonato ogni 3.000, ma la sua diffusione non può essere determinata precisamente perché spesso, soprattutto in caso di idrope fetale non immune (vedi paragrafo Tipologie), provoca la morte del feto nell’utero prima della diagnosi.

Idrope fetale: caratteristiche

L’idrope fetale compare, come detto, quando una quantità elevata di liquido fuoriesce dalla circolazione sanguigna e si accumula in modo anomalo nei tessuti e nelle cavità del feto. Questo può avere gravi conseguenze per l’organismo in formazione del bambino, tanto che in una percentuale elevata di casi l’idrope fetale può portare alla morte del bambino subito prima o subito dopo la nascita.
Le cause possono essere diverse ma rientrano in due tipologie, immunologiche o non immunologiche, in base alle quali si distinguono i sottotipi immune e non immune (vedi paragrafo Tipologie).
L’idrope fetale compare nel corso della gravidanza ed è spesso associata a tachicardia (cioè battito cardiaco accelerato) nel feto, eccesso di liquido amniotico ed emorragia prenatale.
La morte del feto può avvenire per insufficienza cardiaca o mancanza di ossigeno nell’organismo (ipossia), mentre i neonati che nascono con questa condizione possono avere problemi gravi: ittero, edemi importanti, ingrossamento della milza e del fegato, difficoltà respiratorie potenzialmente fatali.
In molti casi, l’idrope fetale si ripresenta nelle successive gravidanze.

Tipologie dell’idrope fetale    

In base alle cause che lo provocano, si possono distinguere due sottotipi: idrope fetale immune e non immune.
  1. L’idrope fetale immune è dovuta all’incompatibilità tra i gruppi sanguigni della madre e del feto, principalmente legata al fattore Rh. Infatti, quando il sangue della madre ha fattore Rh diverso da quello del bambino, la madre produce anticorpi che attaccano i globuli rossi del feto, in quanto li identifica come “estranei”. Questo provoca anemia, alla quale l’organismo del feto reagisce, con possibili conseguenze di vario tipo, tra cui appunto l’accumulo di liquido.Questo sottotipo è il meno diffuso (interessa circa il 10% dei casi), grazie all’introduzione, già da diversi decenni, della profilassi con immunoglobulina umana anti-D nei casi di incompatibilità tra i gruppi sanguigni: la somministrazione della profilassi, infatti, impedisce che il sistema immunitario della madre produca gli anticorpi diretti verso i globuli rossi del feto.
  2. L’idrope fetale non immune è il sottotipo nettamente più diffuso e rappresenta il 90% circa dei casi in cui si manifesta questa grave condizione. Può essere dovuto a una grande varietà di cause.Le più comuni sono: condizioni e malattie cardiovascolari (cardiopatie congenite, aritmie, malformazioni, ecc.) e polmonari, malattie del sangue, anomalie cromosomiche (sindrome di Turner, di Down e di orp), malformazioni toraciche, alcune infezioni (per esempio da parvovirus B19, citomegalovirus, Herpes simplex, Toxoplasma gondii, virus della rosolia).
Le conseguenze per il feto e per il neonato dipendono dalla causa che provoca l’idrope fetale, ma in generale sono più gravi rispetto a quelle legate alla forma immune. La mortalità, che rimane comunque alta, dal 50% al 90%, può essere ridotta se è possibile fare una diagnosi corretta e tempestiva e se esistono trattamenti efficaci per la causa scatenante.

Idrope fetale: sintomi

Come le cause, anche i segni e i sintomi di idrope fetale sono vari e possono essere comuni ad altre malattie: è importante, quindi, una diagnosi accurata.
Nel corso della gravidanza, possono essere segnali di questa condizione: la presenza di una quantità particolarmente abbondante di liquido amniotico; una placenta più spessa del normale; l’accumulo di liquido nell’addome e intorno al cuore e ai polmoni del feto; fegato, milza e cuore ingrossati. Inoltre, la madre può accorgersi di una riduzione dei movimenti del feto.
Subito dopo la nascita, il neonato con idrope può presentare diversi segni della malattia, che vanno dal pallore all’ascite, all’ittero. I sintomi più gravi sono difficoltà respiratorie, edemi soprattutto dell’addome, anemia e insufficienza cardiaca.

Diagnosi dell’idrope fetale    

L’idrope fetale viene diagnosticata nel corso della gravidanza con l’ecografia del secondo-terzo trimestre. Con questo esame, infatti, è possibile individuare i segni più caratteristici della condizione: una quantità particolarmente abbondante di liquido amniotico, la placenta più spessa del normale, la presenza anomala di liquido attorno ad alcuni organi del feto.
Per distinguere tra i due sottotipi, e poter così impostare il giusto trattamento, è indispensabile prelevare e analizzare il sangue materno, per individuare una eventuale incompatibilità Rh con quello del feto, che indica una forma immune. 

Immagine che rappresenta una donna in gravidanza che sta facendo degli esami

Idrope fetale: trattamento

La cura per l’idrope fetale dipende dalla causa che determina la malattia e dai sintomi con cui si presenta.
Durante la gravidanza, è possibile intervenire sul feto in utero solo in casi particolari, per esempio quando l’idrope è causata da anemia: in questi casi, la terapia consiste nella trasfusione di sangue intrauterina. In altri casi è possibile drenare il liquido in eccesso dalle cavità fetali, ma si tratta di interventi delicati, eseguibili solo in centri specializzati e in condizioni particolarmente favorevoli. Quando la causa dell’idrope è un’aritmia cardiaca, è possibile somministrare in utero farmaci adatti a trattarla, se le condizioni del feto lo consentono.
Se non si può intervenire in utero, è consigliato un parto anticipato – tramite induzione del travaglio o taglio cesareo – in quanto gli interventi sono più facili da eseguire e più efficaci nei neonati. In questo caso le possibilità terapeutiche sono: la trasfusione di sangue, l’aspirazione con ago del liquido in eccesso nei tessuti, nell’addome e nei polmoni del neonato, la somministrazione di farmaci specifici per l’eventuale insufficienza cardiaca e per stimolare l’eliminazione del liquido accumulato tramite l’attività dei reni, la ventilazione artificiale per aiutare il neonato a superare i problemi respiratori.
In ogni caso, anche se a termine, il parto deve avvenire in un centro specializzato.

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