Indice
Domande e Risposte
Cos’è la fibromialgia?
Il termine "
fibromialgia" deriva dal greco e dal latino e significa letteralmente "
dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose", riferendosi a legamenti e tendini. È classificata come una "sindrome" poiché si manifesta attraverso una combinazione specifica di segni clinici e sintomi riportati dal paziente. Questa compresenza di elementi definisce la fibromialgia come un quadro clinico complesso e riconoscibile.
Le
cause della fibromialgia non sono ancora completamente comprese, ma recenti ricerche suggeriscono un'
interazione complessa tra fattori genetici, alterazioni del sistema nervoso centrale e influenze ambientali. Studi hanno evidenziato che alcune persone possono avere una predisposizione familiare alla malattia, indicando una componente genetica. Inoltre, eventi traumatici fisici o psicologici, infezioni virali e disturbi del sonno possono contribuire allo sviluppo della sindrome.
La fibromialgia
si manifesta con rigidità muscolare, ipersensibilità al dolore e alterazioni del sonno. Il dolore può colpire qualsiasi tessuto fibromuscolare, in particolare collo, spalle, torace, regione lombare e cosce. La diagnosi è clinica e si basa sui criteri stabiliti dall'
American College of Rheumatology.
Una delle
difficoltà principali per i pazienti con fibromialgia è l’
affaticamento cronico. Nonostante il riposo, il senso di stanchezza non diminuisce, limitando la capacità di svolgere normali attività quotidiane come andare al lavoro, fare esercizio fisico o occuparsi delle faccende domestiche. Questo affaticamento può influire negativamente sulla qualità della vita, creando una sensazione di frustrazione e di impotenza.
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Che cosa provoca la fibromialgia
Le
cause della fibromialgia
non sono ancora completamente comprese, ma recenti ricerche suggeriscono un'interazione complessa tra predisposizione genetica, alterazioni del sistema nervoso centrale e fattori ambientali. Studi hanno evidenziato che
alcune persone possono avere una predisposizione familiare alla malattia, indicando una componente genetica. Inoltre, eventi traumatici fisici o psicologici, infezioni virali e disturbi del sonno possono contribuire allo sviluppo della sindrome.
Un’ipotesi centrale è che la
fibromialgia sia un disturbo della modulazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale, con un’eccessiva sensibilizzazione dei recettori del dolore. Questo spiega perché
i pazienti percepiscono il dolore in modo amplificato rispetto alla norma. Anche lo
stress cronico e i disturbi dell'umore, come
ansia e
depressione, possono aumentare la vulnerabilità alla fibromialgia, suggerendo un’interconnessione tra mente e corpo nella genesi dei sintomi.

Come è il dolore da fibromialgia? I primi sintomi
La
diagnosi di sindrome fibromialgica
la può fare solo uno specialista reumatologo. Possiamo però ipotizzare questa condizione in presenza per lunghi periodi di una serie di sintomi, che possono tuttavia variare in intensità e frequenza da persona a persona. Il
sintomo principale è il dolore muscoloscheletrico diffuso, spesso descritto come una sensazione di bruciore, tensione o rigidità. Il dolore può essere presente in diverse aree del corpo e può peggiorare con lo stress, la fatica o le variazioni climatiche.
Oltre al dolore,
molti pazienti sperimentano una sensazione di affaticamento cronico, che non migliora con il riposo e può influenzare le attività quotidiane. Disturbi del sonno, difficoltà cognitive (a volte definite "fibro-fog", con problemi di concentrazione e memoria), cefalea, sindrome dell'intestino irritabile e alterazioni dell'umore come ansia e depressione sono sintomi comuni. La
diagnosi della fibromialgia si basa sulla presenza di
dolore diffuso per almeno tre mesi e su una valutazione clinica approfondita per escludere altre condizioni con sintomi simili.
Come avviene la diagnosi di fibromialgia oggi
Un tempo,
fino a pochi anni fa, di fibromialgia quasi non si parlava, ed erano pochi i medici a conoscere questa condizione. Chi soffriva di fibromialgia, quasi sempre donne, era spesso etichettato come stressato o
ipocondriaco. Fortunatamente,
oggi la consapevolezza della malattia è in aumento e sempre più medici ne riconoscono la validità. La diagnosi viene effettuata dal reumatologo, che valuta i sintomi e analizza la sensibilità nei tender points, punti specifici del corpo che provocano dolore quando vengono premuti.
La fibromialgia è una
patologia complessa e difficile da diagnosticare, poiché i sintomi che provoca non sono specifici e possono somigliare a quelli di molte altre malattie. Per confermarne la presenza, il medico deve escludere altre condizioni con manifestazioni simili, come la polimialgia reumatica, l’
artrite reumatoide, la polimiosite, le spondiloartriti, le miopatie, la miastenia gravis e la
sclerosi multipla.
Lo
specialista di riferimento per questa malattia è il reumatologo, che procede con una visita approfondita raccogliendo informazioni sulla storia clinica del paziente (anamnesi), verificando che il dolore sia presente da almeno tre mesi e valutando la sensibilità nei cosiddetti tender points. Si tratta di
18 punti distribuiti in modo simmetrico su entrambi i lati del corpo, che provocano dolore localizzato quando vengono premuti.
I
tender points si trovano in corrispondenza di:
- Base del cranio, vicino alla colonna vertebrale;
- Parte posteriore del collo;
- Spalle, nella zona posteriore;
- Area tra clavicola e colonna vertebrale;
- Cassa toracica;
- Bordo esterno dell’avambraccio;
- Parte alta dell’anca;
- Parte superiore dei glutei;
- Ginocchia.
Oltre alla valutazione del dolore nei tender points, la diagnosi di fibromialgia si basa anche sull’analisi dei sintomi.
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L’attività fisica per la fibromialgia
Un
approccio efficace alla gestione della fibromialgia include
numerose strategie non farmacologiche. L’
attività fisica è uno degli interventi più raccomandati: esercizi aerobici a basso impatto, stretching e yoga possono migliorare la qualità della vita dei pazienti riducendo la percezione del dolore e aumentando la mobilità.
Integrare una
camminata quotidiana di almeno mezz'ora, incrementandola gradualmente in base alle proprie condizioni.
Yoga e Tai Chi, discipline che integrano movimenti lenti e controllati con tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione, offrono significativi benefici fisici, mentali ed emotivi a molte persone affette da fibromialgia.
Oltre a queste pratiche,
la gestione quotidiana del dolore può essere facilitata adottando alcune strategie comportamentali:
Molti pazienti con fibromialgia trovano sollievo anche dai
trattamenti in acque termali calde, che possono ridurre il dolore, migliorare la circolazione e l'equilibrio, rilassare i muscoli e favorire la respirazione. Attualmente, le cure termali non sono convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) perché la fibromialgia non è riconosciuta fra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Che cosa mangiare e che alimenti evitare con la fibromialgia
Sebbene non esista una dieta specifica per la fibromialgia che agisca come una bacchetta magica,
alcune scelte alimentari possono influenzare positivamente i sintomi. Una dieta ricca di antiossidanti e povera di alimenti processati può contribuire a ridurre l’infiammazione e migliorare il benessere generale. Alcuni studi suggeriscono che evitare
zuccheri raffinati,
latticini e
glutine possa aiutare alcuni pazienti a ridurre i sintomi.
Alimenti ricchi di magnesio, come verdure a foglia verde, noci e semi,
possono favorire il rilassamento muscolare e ridurre la fatica. Anche gli acidi grassi
omega-3, presenti nel pesce e nell’olio di lino, hanno effetti antinfiammatori che potrebbero giovare ai pazienti con fibromialgia. Infine,
mantenere un’adeguata idratazione ed evitare la caffeina prima di dormire
può migliorare la qualità del sonno.
Supporto psicologico e associazione pazienti
Il
supporto psicologico per la fibromialgia
è un elemento cruciale nella gestione della malattia. Poiché
la condizione è spesso accompagnata da ansia e depressione, la consulenza psicologica o la terapia cognitivo-comportamentale possono fornire strumenti per affrontare il dolore cronico e migliorare la qualità della vita.
I
gruppi di auto-aiuto offrono ai pazienti un'opportunità di condividere esperienze, strategie e supporto emotivo con altre persone affette dalla stessa condizione. Il confronto con chi vive esperienze simili può ridurre il senso di isolamento e aumentare la consapevolezza sulle opzioni di trattamento disponibili.
Come sta cambiando la consapevolezza sulla fibromialgia oggi
La ricerca sulla fibromialgia è in continua evoluzione, con nuovi studi che offrono una comprensione sempre più approfondita delle cause e delle strategie di gestione. È importante rimanere aggiornati sulle nuove scoperte e sulle linee guida terapeutiche più recenti per garantire ai pazienti le migliori possibilità di trattamento.
L’approccio multidisciplinare, che combina farmaci, terapie fisiche e supporto psicologico, rimane la strategia più efficace per migliorare la qualità della vita delle persone con fibromialgia. Con il giusto supporto e una gestione olistica, i pazienti possono affrontare meglio i sintomi e condurre una vita più soddisfacente.
La fibromialgia non è ancora annoverata fra i LEA
Le ricerche più recenti sulla fibromialgia forniscono risultati importanti per un possibile inserimento di questa patologia nei LEA. In Italia tuttavia ancora la sindrome fibromialgica non è inserita fra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che danno diritto alle esenzioni per trattamenti o farmaci.
L’iter di inclusione della fibromialgia nei LEA aveva subito un primo stop nel 2018, quando l’ISS (Istituto superiore di Sanità),aveva dato parere negativo ritenendo insufficiente la documentazione scientifica presentata.
In merito a fibromialgia e invalidità (rif. Legge 104), anche se la malattia non è stata ancora ufficialmente riconosciuta dal SSN come rara invalidante, può essere però considerata come tale dalle singole ASL territoriali.
Il 29 ottobre 2024, AISF (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) che fornisce risorse utili e supporto ai pazienti, ha intensificato la sua azione per ottenere il riconoscimento della fibromialgia e la sua inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In questa giornata cruciale, l'associazione ha organizzato un evento significativo al Senato, la conferenza stampa intitolata "Fibromialgia nei LEA: riprendiamo il percorso", resa possibile grazie al sostegno del Senatore Pietro Patton.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Domande e risposte
Quali sono gli esami necessari per la diagnosi di fibromialgia?
Alla diagnosi di fibromialgia si arriva per esclusione, quando siano state accantonate tutte le altre possibili cause dei sintomi sopracitati. Non esistono test di laboratorio specifici per individuare la sindrome fibromialgica, e lo stesso vale per gli esami strumentali. Attualmente la via più sicura per diagnosticare con buona sicurezza la fibromialgia è la valutazione dei 18 tender points (o punti dolenti), che deve essere effettuata da uno specialista della malattia. Si effettua stimolando questi specifici punti dislocati in tutto il corpo con la digitopressione. Nei soggetti fibromialgici i tender points dolgono, nei soggetti che non soffrono di questa sindrome no.
Quale specialista cura la fibromialgia?
La figura di riferimento a cui rivolgersi di fronte a sintomi che possono far sospettare una fibromialgia è lo/a specialista in reumatologia, la branca della medicina che si occupa di studiare, diagnosticare e curare le patologie osteoarticolari, sia di origine infiammatoria, che non.
Cosa si può mangiare per alleviare la fibromialgia?
La dieta non è una cura per la fibromialgia, che è una sindrome cronica, tuttavia, assumere certe alimenti e ridurne altri, può aiutare ad alleviare i sintomi dolorosi. Ad esempio, sono consigliati tutti i cibi freschi che contengano antiossidanti e fibre, in particolare frutta (sia fresca che secca) e verdura (ad eccezione di quelli che contengono solanina, tra cui pomodori, melanzane e patate), olio extravergine d’oliva, pesce, cereali integrali, germogli, erbe aromatiche quali salvia, alloro, rosmarino, basilico e spezie tra cui la curcuma e lo zenzero. Sempre allo scopo di attenuare i disturbi sono sconsigliate o da limitare fortemente le bevande alcoliche, l’eccesso di zuccheri raffinati e i carboidrati con glutine, sale, latticini, e grassi saturi e trans. Inoltre, si è osservato che molti soggetti fibromialgici tendono ad ingrassare, spesso per disordini metabolici e/o endocrini. Per questo è importante cercare di smaltire i chili di troppo, che accentuano i sintomi, e mantenere il peso forma.
Quanto dura la fibromialgia?
La sindrome fibromialgica è una patologia dolorosa cronica, e quindi non guarisce, e non ha “durata”. Per quanto riguarda, invece, la diagnosi, affinché si possa parlare di fibromialgia il sintomo principale, ovvero il dolore diffuso e livello osteoarticolare e muscolare, deve essere continuativo per almeno tre mesi.
In collaborazione con
Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Le Scienze. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Dal 2022 è docente di Social Media e Salute presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
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