Cos'è la fibromialgia? Sintomi iniziali, cure e invalidità

Cos'è la fibromialgia? Sintomi iniziali, cure e invalidità

Indice

Domande e risposte

Cos’è la fibromialgia?

La fibromialgia è un disturbo cronico, caratterizzato da dolori intensi all’apparato muscolo-scheletrico ed è considerata una patologia reumatica di natura extrarticolare
A differenza dell’artrite, la fibromialgia non causa infiammazione interna o danni alle articolazioni, piuttosto interessa il tessuto connettivo del nostro corpo e in particolare i muscoli, tendini e nervi (tessuti fibrosi). 
A differenza dell’artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico, la fibromialgia non provoca una condizione degenerativa

La fibromialgia, definita anche come sindrome fibromialgica, presenta diversi sintomi clinici, tra cui:
  • Dolore cronico e diffuso;
  • Tensione muscolare è rigidità dell’apparato locomotore;
  • Affaticamento cronico;
  • Stanchezza debilitante;
  • Disturbi del sonno e dell’umore;
  • Sindrome del colon irritabile. 
I farmaci antidolorifici non sono molto efficaci contro la fibromialgia, mentre lo sono i farmaci che agiscono a livello del sistema nervoso centrale.

Questa patologia colpisce circa l’1/3% della popolazione mondiale e sono circa 2 milioni le persone affette da fibromialgia in Italia (95% donne).
La fibromialgia non è ancora ad oggi presente nei LEA (Livelli essenziali di Assistenza), perché mancano i marker infiammatori e le indagini strumentali che possano valutare lo stato di malattia. 

Diversi personaggi famosi sono stati colpiti da fibromialgia, tra cui Lady Gaga, che ha cancellato diversi concerti per questo motivo, Asia Argento, Morgan Freeman, Sinead O’Connor e lo sportivo Vincenzo Montella, che ha dovuto per questo abbandonare il calcio.

 
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Quali sono i sintomi principali (ed iniziali) della fibromialgia?

I primi sintomi di fibromialgia insorgono intorno ai 35 anni (dolori generalizzati anche a riposo, irritabilità e stanchezza), per poi aggravarsi tra i 45 e 55 anni
La sintomatologia coinvolge muscoli, tendini e tutte la parti molli dell’apparato locomotore, con conseguenze da un punto di vista neurologico, muscoloscheletrico, e cognitivo.
  • Dolori acuti diffusi, simili a trafitture, oppure dolore profondo e continuo;
  • Dolore osseo che coinvolge vertebre cervicali, vertebre dorsali o lombo-sacrali, torace anteriore;
  • Dolore alla palpazione di almeno 11 delle 18 aree chiamate “tender points”, situate nei distretti del corpo che coincidono con gli snodi energetici stimolati nell’agopuntura; 
  • Crampi;
  • Rigidità articolare al mattino;
  • Gonfiore articolare di natura non infiammatoria;
  • Gonfiore mattutino a viso, mani e occhi (spesso è solo una sensazione non visibile all’esterno);
  • Fitte intercostali;
  • Nevralgie (tra cui sciatica e trigemino);
  • Stanchezza cronica;
  • Cefalee;
  • Parestesie (torpore o formicolio agli arti);
  • Dolore mestruale (dismenorrea);
  • Mastodinia (dolore al seno);
  • Anomalie del sonno, a volte accompagnate da sindrome delle gambe senza riposo e da apnee notturne;
  • Sindrome dell’intestino irritabile;
  • Sensibilità o intolleranza al glutine;
  • Cistite interstiziale (infiammazione della vescica di origine non infettiva) e vari disturbi urinari;
  • Dolore pelvico;
  • Senso di stordimento, nausea o capogiri;
  • Nebbia cognitiva: difficoltà di concentrazione, confusione mentale e deficit mnemonici;
  • Depressione. spesso collegata alla difficoltà di comunicare il proprio malessere per timore di essere ritenuti ipocondriaci;
  • Dolore temporo-mandibolare spesso scambiato per mal di denti;
  • Secchezza di occhi e bocca.

Diagnosi della fibromialgia

Spesso risulta difficile formulare una diagnosi di fibromialgia anche in presenza di sintomi tipici, perché gli esami di laboratorio si presentano nei limiti e non si rilevano alterazioni d’organo. Alcuni sintomi della fibromialgia sono anche comuni ad altre patologie muscoloscheletriche, endocrine o neurologiche, che quindi devono essere escluse tramite diagnosi differenziale. 
La fibromilagia non è un’artrite (non c’è infiammazione articolare), nè un’artrosi (non c’è degenerazione articolare), nè una patologia autoimmune (non sono presenti autoanticorpi).
Non esistono test diagnostici specifici per la diagnosi di fibromialgia, per cui il medico deve andare per esclusione. La sindrome fibromialgica può anche essere secondaria ad altre patologie sistemiche, come le malattie autoimmuni e quelle oncologiche. 
La difficoltà nella diagnosi è anche dovuta al fatto che possono passare diversi anni tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi chiara di fibromialgia. Inizialmente il paziente ha dolori diffusi senza capirne le ragioni, per cui utilizza farmaci sintomatici per il dolore. Il medico può comunque sospettare la presenza di fibromialgia, per esempio in presenza di dolore cronico diffuso all’apparto locomotore, che duri per almeno tre mesi aumentando di intensità.
Il medico di riferimento per la diagnosi e il trattamento della fibromialgia è il/la reumatologo/a. A seguito di una visita generale, lo specialista effettuerà una palpazione dei tender points per verificarne la dolorabilità. Questa analisi obiettiva è fondamentale per capire se siamo di fronte ad una sindrome fibromialgica: i 18 tender points sono punti specifici che si riscontrano tra tendini e muscoli e che nel paziente fibromialgico dolgono alla digitopressione.

Un criterio diagnostico è l’accertamento di 7 su questi 14 sintomi:
  • Estremità del corpo fredde (mani, piedi, naso);
  • Secchezza delle fauci;
  • Sudorazione abbondante;
  • Insonnia o disturbi del sonno;
  • Disturbi dell’apparato urinario;
  • Tremori alle mani;
  • Disturbi al cuore (aritmie);
  • Insensibilità o formicolio alla pelle (parestesie);
  • Cefalea o emicrania;
  • Disturbi gastrointestinali;
  • Disturbi della respirazione;
  • Vertigini, capogiri, ipotensione;
  • Senso di ostruzione alla gola;
  • Depressione, irritabilità o umore altalenante.
Il medico effettuerà degli esami del sangue anche per rilevare la eventuale presenza di un fattore reumatoide o disfunzioni della tiroide, quindi sottoporrà anche il paziente ad alcuni esami strumentali, come TC e RM, per capire se è presente un danno articolare. 

A differenza delle malattie reumatiche infiammatorie, nella fibromialgia il dolore non è collegato a flogosi interna e processo degenerativo delle componenti osteo-articolari. Per giungere a una chiara diagnosi di fibromialgia occorre quindi procedere per eliminazione, ricorrendo anche alla tecnica dei tender points.

Una delle malattie per cui occorre fare la diagnosi differenziale è la Sclerosi Multipla, una patologia neurologica che presenta, oltre a dolori e affaticamento, anche sintomi più specifici come: formicolii, alterazioni della parola e della vista, disturbi della coordinazione, debolezza muscolare di gambe e braccia. A differenza della fibromialgia, la Sclerosi Multipla è diagnosticabile con test mirati come la RM e la puntura lombare.

 
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Cause e fattori di rischio

Pur non essendo chiare le cause esatte dello sviluppo della fibromialgia, si sa che esistono diversi fattori predisponenti, sia interni (endogeni) che ambientali (esogeni). Tra questi i principali sono:
  • Cause genetiche ed ereditarietà. Membri della stessa famiglia sono più a rischio di ammalarsi di fibromialgia, per cui è possibile che esista una mutazione genetica;
  • Comorbilità. Chi soffre di malattie reumatiche autoimmuni come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, il lupus, è predisposto alla fibromialgia, per cui si sospetta che l’autoimmunità sia implicata nell’eziopatogenesi di questa patologia;
  • Traumi ripetuti, malattie e infezioni: spesso la fibromialgia nei soggetti predisposti esordisce dopo una malattia infettiva virale con febbre o a seguito di un intervento chirurgico. Questi eventi costituiscono un fattore scatenante:
    • Traumi psicologici, sindrome da stress post traumatico. Anche questo tipo di traumi costituiscono un fattore scatenante. 
La componente autoimmune nell’eziopatogenesi della fibromialgia sembra essere supportata da vari studi scientifici, tra cui uno condotto da ricercatori delle università di Verona e di Genova (Journal of Clinical Medicine). Nello studio si fa riferimento alla frequente associazione delle fibromialgia a patologie autoimmuni come la sindrome di Sjögren o la tiroidite autoimmune, così come disturbi metabolici e digestivi (i.e.intolleranza al glutine).  

La fibromialgia è una malattia sistemica, che ha origine nel sistema nervoso centrale. Chi sviluppa la fibromialgia presenta anche un’alterazione dell’attività neurologica e in particolare una abnorme attività dei neurotrasmettitori “del dolore”, a cui rispondono alcuni recettori cerebrali che diventano iper reattivi.

Questi i principali fattori di rischio della fibromialgia:
  • Sesso femminile;
  • Familiarità: avere una o più persone ammalate di fibromialgia nella propria cerchia familiare stretta;
  • Soffrire di una malattia reumatica, specie se di natura autoimmune: la propensione all’autoimmunità rappresenta forse il primo e principale fattore di rischio. 
 
Immagine infografica che rappresenta la fibromialgia

Terapie farmacologiche: quali sono le cure efficaci per la fibromialgia

Non esistono trattamenti per guarire dalla fibromialgia, ma è possibile gestire il dolore e tenere sotto controllo i sintomi più invalidanti con una terapia farmacologica, che può includere:
  • Antinfiammatori non steroidei (paracetamolo, acido acetilsalicilico o ibuprofene) in basse dosi da usare all’occorrenza;
  • Antidepressivi, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e farmaci miorilassanti, in bassi dosaggi e utili per migliorare la qualità del sonno e indurre un effetto rilassante sui muscoli;
  • Farmaci analgesici contro il dolore cronico a lento rilascio (tapentadolo).
I principi attivi che lavorano direttamente sul sistema nervoso centrale sono più efficaci degli analgesici da banco nella gestione del dolore da fibromialgia. La fibromialgia non è una sindrome infiammatoria per cui, a differenza di altre malattie reumatiche, non va trattata con il cortisone.


Terapie alternative contro il dolore 

Le terapie per la fibromialgia devono basarsi su un approccio olistico, perché la malattia è invalidante a causa dolore cronico.
A seconda della gravità e delle caratteristiche dei sintomi, che possono variare da soggetto a soggetto, si può ricorrere a trattamenti di medicina alternativa e cure naturali.


Agopuntura 

L’agopuntura – una tecnica che fa parte della Medicina tradizionale cinese – è la prima tra le terapie “alternative”, consigliata ai pazienti affetti da sindrome fibromialgica. Il dolore si diffonde nel corpo seguendo la mappa dei 18 tender points, che sono gli stessi stimolati con l’agopuntura per sbloccare i flussi energetici e riportare in equilibrio gli organi e gli apparati collegati con tale aree. L’agopuntura – come è emerso da alcuni studi sperimentali effettuati da ricercatori occidentali – altera la produzione di diversi neurotrasmettitori sia a livello cerebrale che spinale.

Molti pazienti affetti da fibromialgia traggono grandi benefici dall’agopuntura, anche dove le terapie farmacologiche falliscono.


Massaggi 

La manipolazione professionale dei muscoli e dei tessuti molli può di alleviare il dolore e rilassare il corpo, ridurre i livelli di ansia e combattere la depressione.
Fisioterapia
Attraverso esercizi posturali e di stretching si contrastano i sintomi dolorosi e si fortifica il corpo, migliorando l’equilibrio e l’elasticità di muscoli e scheletro. Risulta particolarmente benefica la fisioterapia in acqua.


Yoga e tai chi

Queste pratiche si basano su esercizi e movimenti lenti del corpo, associati a tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione. Molti pazienti affetti da fibromialgia ne traggono grandi benefici, sia da un punto di vista fisico che mentale e psicologico.

Nella vita quotidiana, inoltre, è possibile alleviare il dolore seguendo alcune regole comportamentali, come:
  • Limitare gli impegni giornalieri, evitando accumuli e stress eccessivi, curando anche i propri hobby;
  • Fare attività motoria ogni giorno, come una camminata di mezz’ora, che si può incrementare gradualmente a seconda dello stato di salute;
  • Dormire a sufficienza e, se necessario, assumere blandi sedativi naturali (ad esempio a base di valeriana);
  • Seguire un'alimentazione bilanciata e sana, evitando di mangiare troppo nei singoli pasti;
  • Se necessario, chiedere il supporto di familiari, amici e colleghi di lavoro, far riferimento ad associazioni di pazienti fibromialgici o entrare in gruppi di mutuo aiuto;
  • Seguire le indicazioni del proprio medico di fiducia e fare gli esercizi di riabilitazione;
  • Cure termali. Molti pazienti con fibromialgia traggono beneficio da cicli di trattamenti in acque termali calde, che possono ridurre il dolore, migliorare la circolazione periferica e l’equilibrio, rilassare la muscolatura, migliorare la respirazione.
Ad oggi le cure termali non sono disponibili in convenzione con il SSN come per altre patologie croniche, anche se il percorso di inserimento della fibromialgia nei LEA sta proseguendo. Se il paziente affetto da fibromialgia soffre anche di un’altra patologia riconosciuta dal SSN, comunque, potrà accedere a questo tipo di cure. Inoltre, alcune regioni italiane propongono trattamenti terapeutici non convenzionali della fibromialgia che includono anche percorsi termali
Essere iscritti ad un’associazione locale o nazionale dei pazienti fibromialgici è utile anche per avere informazioni dettagliate e sicure su ciò a cui il malato di sindrome fibromialgica ha diritto e come ottenerlo. 


Il ruolo dell’alimentazione 

Sembra che l’alimentazione abbia un ruolo importante nella cura della sindrome fibromialgica. Pur in assenza di evidenze scientifiche riguardo a una specifica dieta o di raccomandazioni per l’assunzione di particolari integratori alimentari, sembra che l’alimentazione possa aiutare a combattere dolore e stanchezza.
Le esigenze e le situazioni sintomatologiche sono diverse per ogni paziente, per cui anche l’alimentazione deve essere tarata per il singolo individuo. 
In generale, comunque, si raccomanda al paziente con fibromialgia di: 
  • Ridurre lo zucchero, soprattutto quello raffinato;
  • Preferire carboidrati complessi agli zuccheri semplici; 
  • Limitare il consumo di carne rossa e preferire carni bianche, pesce, uova e latticini come fonte di proteine animali;
  • Consumare verdura e frutta fresca di stagione;
  • Ridurre il consumo di sale e bere molta acqua;
  • Limitare fritti, caffè e superalcolici.

Convivere con la fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome dolorosa, cronica e invalidante che spesso necessita di cure farmacologiche di lunga durata, ma non si tratta di una malattia mortale. La qualità della vita però è impattata fortemente da sintomi invalidanti e dalla difficoltà di una diagnosi chiara di questo disturbo, che porta al ritardo di un trattamento appropriato.
Il timore di chi soffre di fibromialgia spesso è che i sintomi di questa patologia siano segnali precoci di malattia reumatiche sistemiche gravi, come il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide. Esistono però molte differenze tra queste patologie e la fibromialgia. Lupus, artrite e vasculiti, per esempio, hanno un’origine autoimmune,  sono cioè sindromi infiammatorie croniche e progressive causate da un’anomala reazione del sistema immunitario contro i tessuti sani del corpo.

Queste patologie sono di natura sistemica: anche se i sintomi possono essere tenuti sotto controllo con farmaci immunomodulanti o biologici e con dosi giornaliere di cortisone, l’infiammazione interna può estendersi ad organi vitali come i polmoni, i reni, il cuore.
La fibromialgia, invece, non comporta flogosi interna e non danneggia gli organi vitali..

Fibromialgia e invalidità

La fibromialgia è stata classificata dall’OMS come malattia con sintomi e caratteristiche autonome solo nel 1992, nella cosiddetta dichiarazione di Copenaghen.
In Italia è in corso l’iter per l’inserimento della fibromialgia nei LEA (livelli essenziali di assistenza), in quanto malattia cronica/rara. La strada appare lunga, anche a causa della mancanza di marker infiammatori e di indagini strumentali che possano documentare lo stato di malattia. Alcune regioni italiane hanno già approvato normative specifiche per il riconoscimento dei diritti delle persone affette da fibromialgia, al fine di garantire cure appropriate.

L’iter di inclusione della fibromialgia nei LEA ha subito un primo stop nel 2018, quando l’ISS (Istituto superiore di Sanità), ha dato parere negativo ritenendo insufficiente la documentazione scientifica presentata. L’ISS ha poi coinvolto la SIR (Società italiana di Reumatologia) in uno studio osservazionale, per avere a disposizione un aggiornamento dei dati sulla diffusione e incidenza della fibromialgia. 
Le ricerche più recenti sulla fibromialgia forniscono risultati importanti per un possibile inserimento di questa patologia nei LEA. Uno studio coordinato dalla SIR, pubblicato sulla rivista internazionale Reumathology e condotto su pazienti italiani, fa il punto sulla gravità della malattia, dimostrandone l’impatto fortemente invalidante. 
In merito a fibromialgia e invalidità (rif. Legge 104), anche se la malattia non è stata ancora ufficialmente riconosciuta dal SSN come rara invalidante, può essere però considerata come tale dalle singole ASL territoriali.
Queste le indicazioni per accedere all’invalidità per il paziente fibromialgico:
  • Giungere alla diagnosi della malattia;
  • Avviare la domanda di invalidità (da inoltrare all’Asl), coinvolgendo il proprio medico di base (che compila un documento sulla base della sintomatologia riscontrata) e un patronato o un’associazione di pazienti;
  • In caso di paziente lavoratore, si dovrà coinvolgere anche il medico di medicina del lavoro, che documenta il deficit di performance nell’espletamento delle mansioni professionali prodotto dalla malattia. Il paziente con fibromialgia potrà essere definito idoneo, idoneo parzialmente (con richiesta di orari flessibili, per esempio), non idoneo temporaneamente o a vita.
  • Dopo avere inoltrato la pratica, si attende che le commissioni sanitarie facciano le loro valutazioni, previa visita del paziente stesso. 
Per il paziente affetto da fibromialgia è fondamentale rivolgersi a una delle associazioni di pazienti e specialisti presenti sul territorio nazionale, che potrà aiutarlo a conoscere le possibili cure, i trattamenti di medicina alternativa, le leggi che tutelano i diritti in ambito lavorativo e la domanda di invalidità.

Di seguito, alcuni indirizzi utili in questo senso:

 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono tutti i sintomi di fibromialgia?

A seconda della gravità con cui la sindrome si manifesta, i sintomi che si possono sperimentare sono tanti, tra i più frequenti:

  • Affaticamento, spossatezza (in forma da moderata a severa);
  • Disturbi del sonno, insonnia;
  • Rigidità articolare;
  • Mal di testa;
  • Dolori muscolo scheletrici di origine non infiammatoria;
  • Dolori generalizzati a tutto il corpo, che possono diventare gravemente invalidanti;
  • Sensazione di intorpidimento, bruciore, formicolio alle estremità (mani e piedi);
  • Sindrome dell’intestino irritabile;
  • Nelle donne mestruazioni dolorose (menorragia);
  • Deficit di memoria e difficoltà di concentrazione (nebbia cognitiva);
  • Disturbi urinari;
  • Bocca e occhi secchi

Quali sono gli esami necessari per la diagnosi di fibromialgia?

Alla diagnosi di fibromialgia si arriva per esclusione, quando siano state accantonate tutte le altre possibili cause dei sintomi sopracitati. Non esistono test di laboratorio specifici per individuare la sindrome fibromialgica, e lo stesso vale per gli esami strumentali. Attualmente la via più sicura per diagnosticare con buona sicurezza la fibromialgia è la valutazione dei 18 tender points (o punti dolenti), che deve essere effettuata da uno specialista della malattia. Si effettua stimolando questi specifici punti dislocati in tutto il corpo con la digitopressione. Nei soggetti fibromialgici i tender points dolgono, nei soggetti che non soffrono di questa sindrome no. 

Quale specialista cura la fibromialgia?

La figura di riferimento a cui rivolgersi di fronte a sintomi che possono far sospettare una fibromialgia è lo/a specialista in reumatologia, la branca della medicina che si occupa di studiare, diagnosticare e curare le patologie osteoarticolari, sia di origine infiammatoria, che non. 

Cosa si può mangiare per alleviare la fibromialgia?

La dieta non è una cura per la fibromialgia, che è una sindrome cronica, tuttavia, assumere certe alimenti e ridurne altri, può aiutare ad alleviare i sintomi dolorosi. Ad esempio, sono consigliati tutti i cibi freschi che contengano antiossidanti e fibre, in particolare frutta (sia fresca che secca) e verdura (ad eccezione di quelli che contengono solanina, tra cui pomodori, melanzane e patate), olio extravergine d’oliva, pesce, cereali integrali, germogli, erbe aromatiche quali salvia, alloro, rosmarino, basilico e spezie tra cui la curcuma e lo zenzero. Sempre allo scopo di attenuare i disturbi sono sconsigliate o da limitare fortemente le bevande alcoliche, l’eccesso di zuccheri raffinati e i carboidrati con glutine, sale, latticini, e grassi saturi e trans. Inoltre, si è osservato che molti soggetti fibromialgici tendono ad ingrassare, spesso per disordini metabolici e/o endocrini. Per questo è importante cercare di smaltire i chili di troppo, che accentuano i sintomi, e mantenere il peso forma. 

Quanto dura la fibromialgia?

La sindrome fibromialgica è una patologia dolorosa cronica, e quindi non guarisce, e non ha “durata”. Per quanto riguarda, invece, la diagnosi, affinché si possa parlare di fibromialgia il sintomo principale, ovvero il dolore diffuso e livello osteoarticolare e muscolare, deve essere continuativo per almeno tre mesi. 

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