Ernia iatale: rimedi efficaci, sintomi, cura e mal di schiena

Ernia iatale: rimedi efficaci, sintomi, cura e mal di schiena

Indice

Domande e risposte

Introduzione

L’ernia iatale è una condizione nella quale lo stomaco, normalmente situato nella cavità addominale, risale in parte o totalmente nel torace a causa del cedimento dello iato diaframmatico. 
Quando sintomatica, è caratterizzata dalla presenza di manifestazioni quali eruttazione, rigurgito, reflusso gastroesofageo, dolori addominali. Si possono osservare anche sintomi cardiaci quali l’aritmia. 
In genere, è possibile controllare i sintomi modificando alimentazione e stili di vita. Quando le buone abitudini non sono sufficienti, vengono consigliati farmaci che modulano la secrezione di acidi da parte dello stomaco e proteggono la mucosa dell’esofago dall’erosione.
L’intervento chirurgico viene raccomandato solo quando tutte le alternative disponibili non hanno funzionato e la qualità di vita del paziente è compromessa
Nel complesso però, da questo punto di vista, questa condizione non raggiunge quasi mai livelli di debilitazione fisica da supportare la richiesta di invalidità civile. 
Quanto dura? Tutta la vita, per sempre se non viene corretta chirurgicamente.

Cos’è l’ernia iatale allo stomaco 

Da un punto di vista anatomico, l’ernia consiste in un passaggio (erniazione) di parte dello stomaco attraverso un’apertura (iato esofageo/diaframmatico) del diaframma, il muscolo che sostiene i polmoni e che separa la cavità toracica da quella addominale. 
Dove si trova lo iato? Lo iato è il foro presente nel diaframma attraverso il quale passa l’esofago: normalmente lo stomaco si trova al di sotto, nella cavità addominale.
Questa alterazione anatomica ha molte conseguenze a livello digestivo e può produrre alterazioni nelle mucose respiratorie e sulla frequenza cardiaca

 
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Ernia iatale: un disturbo diffuso

Circa il 10-15% degli italiani soffre di ernia iatale. Di solito, il problema si manifesta dopo i 50 anni; dopo gli 80 anni è presente, a diversi gradi di erniazione, nella quasi totalità della popolazione.
Il sesso femminile e il sovrappeso sono le altre condizioni, oltre all’età, che favoriscono lo sviluppo di questo disturbo. I sintomi del reflusso gastroesofageo (bruciore di stomaco e retrosternale, difficoltà a deglutire, tosse secca, alitosi), vengono spesso sottovalutati e percepiti come un disturbo passeggero. Così la diagnosi, quando viene effettuata, arriva tardi e le misure finalizzate al controllo della sintomatologia applicate poco e male. 

Quali sono i sintomi 

L’ernia iatale come tale non provoca particolari disturbi, ma crea le condizioni per lo sviluppo di altre patologie. Quando lo iato perde tono, si possono verificare diverse conseguenze, la cui severità varia in base al tipo e alla dimensione dell’ernia. 
I sintomi scatenati dall’ernia iatale vengono distinti in tipici (se riguardano il sistema digerente) e atipici (quando interessano il cuore e le mucose respiratorie).
Data l’estrema variabilità ed eterogeneità delle manifestazioni legate a questa condizione, capita spesso che molti sintomi digestivi vengano attribuiti ad essa, anche al di là della conferma proveniente da esami e altre indagini. Allo stesso modo, non è raro che i sintomi mascherino problemi più gravi, ad esempio a carico del cuore.
Per queste ragioni, in presenza di manifestazioni digestive o cardiache prolungate nel tempo e analoghe a quelle dell’ernia iatale è consigliabile rivolgersi ad uno specialista che possa escludere o confermare la diagnosi.


Sintomi digestivi

Il cedimento dello iato diaframmatico rende possibile la risalita di parte dello stomaco nel torace, soprattutto in presenza di forte pressione addominale. Si altera il meccanismo con cui si apre e si chiude la bocca dello stomaco: il contenuto dello stomaco può quindi risalire verso la gola generando disturbi quali:
  • Eruttazioni ripetute, soprattutto dopo pasti abbondanti;
  • Rigurgiti acidi e reflusso gastroesofageo;
  • Bruciore retrosternale (al petto) intenso e persistente;
  • Mal di stomaco;
  • Gonfiore addominale: l’ernia iatale gonfia la pancia o è la pancia gonfia a causarla? Entrambe le alternative sono vere: il gonfiore addominale aumenta la pressione sullo stomaco e peggiora l’erniazione; le difficoltà digestive legate all’ernia possono causare fermentazioni e meteorismo;
  • Alitosi, lingua bianca, bocca amara;
  • Dolore al petto: a volte il dolore si irradia dallo stomaco (zona epigastrica) al collo e nella schiena tra le scapole, imitando quello dell’infarto e spingendo talvolta la persona colpita a recarsi d’urgenza al Pronto Soccorso in preda al panico;
  • Salivazione intensa;
  • Nausea;
  • Raucedine, mal di gola, bruciore di gola, dovuti alla risalita del contenuto gastrico acido, che irrita la gola;
  • Pesantezza allo stomaco.
Alcuni dei sintomi descritti descrivono il quadro della esofagite da reflusso: il materiale acido che risale dallo stomaco verso l’alto irrita esofago e gola, scatenando bruciori, dolori e raucedine. 
Anche la difficoltà a inghiottire il cibo solido e le bevande, definita disfagia, rientra fra le manifestazioni dell’esofagite. Può accompagnarsi alla sensazione di nodo in gola e ad una aumentata produzione di saliva (scialorrea). La disfagia è dovuta al restringimento della parte inferiore dell’esofago, causato dall’alterazione dell’anatomia locale.
Il singhiozzo che spesso compare nelle persone con ernia iatale è dovuto all’irritazione del nervo frenico (che innerva il diaframma) dovuta alla risalita degli acidi.
In qualche caso, il contatto dell’acido con la mucosa della gola o del naso può causare attacchi di tosse secca e stizzosa e crisi asmatiche con fiato corto (asma da reflusso). Nel tempo, l’inalazione di materiale acido può irritare i bronchi e provocare bronchiti ricorrenti, specialmente nelle persone anziane.
I sintomi dell’ernia iatale possono peggiorare in occasione di sforzi intensi o durante la gravidanza, in generale in tutte le circostanze che aumentano la pressione intraddominale. Inoltre, è tipico è il loro aggravarsi quando ci si sdraia o ci si abbassa in avanti, ad esempio per allacciarsi le scarpe.


Sintomi cardiaci: l’aritmia

Al di là del dolore al petto, che può simulare quello dell’infarto, possono comparire alterazioni del ritmo cardiaco (aritmia) come extrasistoli (palpitazioni) o tachicardia (battito accelerato) soprattutto dopo i pasti
La ragione non è ancora chiara, ma si ritiene sia legata al fatto che la risalita di contenuto acido infiamma la mucosa dell’esofago, determinando il rilascio di sostanze (come l’adrenalina) che accelerano il ritmo del cuore. Per questo si parla anche di ernia iatale infiammata.
Spesso l’aritmia è fonte di ansia e nervosismo, che agiscono stimolando la secrezione gastrica e, quindi, peggiorando i sintomi digestivi.  

Cause dell'ernia iatale

Le cause possono essere tante, ma in tutti i casi l’ernia si forma quando una parte dello stomaco passa dalla cavità addominale a quella toracica a causa della perdita di tono dello iato diaframmatico, il foro presente nel diaframma attraverso il quale l’esofago (che si trova nel torace) raggiunge lo stomaco, situato nella cavità addominale.
Normalmente lo iato aderisce perfettamente all’esofago. Quando, per ragioni diverse, la sua tenuta si indebolisce e il suo diametro si allarga, una porzione dello stomaco passa attraverso questa cavità. Tale condizione compromette la corretta chiusura della bocca dello stomaco e predispone alla comparsa di reflusso ed esofagite. 
Cosa determina la perdita di tono dello iato e quindi l’ernia iatale? Fra le cause, tutte le circostanze che aumentano la pressione a livello addominale: 
  • Gravidanza;
  • Stitichezza, condizione che costringe ad uno sforzo intenso durante la defecazione;
  • Meteorismo;
  • Abitudine a consumare pasti abbondanti;
  • Sforzo eccessivo nell’esecuzione dell’esercizio fisico (come quello che si verifica nel sollevamento pesi) o di altre attività;
  • Abitudine a indossare cinture molto strette;
  • La tosse cronica può mettere a dura prova la tenuta, nel tempo, dello iato, specialmente nelle persone anziane;
  • Il sovrappeso, soprattutto se caratterizzato da deposizione di grasso viscerale, crea un aumento del volume addominale, un fenomeno che tende a schiacciare lo stomaco verso l’alto, forzando l’apertura dello iato. 
È stata osservata anche una componente ereditaria: in alcuni bambini, lo iato è già alla nascita più ampio del normale. L’ernia iatale congenita è presente anche nel neonato.
L’età riduce di per sé il tono muscolare: il diaframma non fa eccezione. Nelle persone anziane l’incidenza dell’ernia iatale è significativamente elevata
Lo iato risulta dilatato anche nelle persone che soffrono di alterazioni ereditarie del collagene e che quindi producono un tessuto connettivo molto più debole del normale. 
La presenza di un diaframma corto, che di per sé non rappresenta una patologia, può aumentare il rischio di sviluppare l’ernia iatale. 
Spesso sono presenti più condizioni che concorrono a determinare problemi digestivi, come la positività all’Helicobacter pylori, una delle possibili cause dell’ulcera gastroduodenale, e la gastrite.


Fattori di rischio di ernia iatale

I principali fattori di rischio sono:
  • Età: al di sopra dei 50 anni si osserva una perdita di tenuta dello iato diaframmatico;
  • Obesità;
  • Gravidanza;
  • Genere: questo disturbo è più frequente nelle donne che negli uomini, non solo a causa di eventuali gravidanze.

Tipi di ernia iatale

Esistono 3 tipologie di ernia iatale.


Ernia da scivolamento

Quello più comune è l’ernia da scivolamento (tipo I), anche nota come ernia assiale, che rappresenta il 90% dei casi e interessa soprattutto le persone obese o in sovrappeso
È causata da due condizioni i cui effetti si sommano. La prima è l’allargamento dello iato diaframmatico. La seconda è l’indebolimento del legamento freno-esofageo, che collega il punto dove l’esofago si unisce allo stomaco al muscolo diaframma. Il legamento freno-esofageo tiene l’area definita comunemente bocca dello stomaco unita al diaframma. Quando questo legame si allenta, si creano le condizioni per la dislocazione di parte dello stomaco nel torace. Anche in questo caso, l’età è fra i fattori di rischio più impattanti, insieme al sovrappeso. 
L’aspetto caratteristico di questo tipo di ernia è il fatto che una porzione di stomaco sale e scende attraverso lo iato, a seconda della pressione addominale.
I sintomi possono essere lievi o trascurabili.


Ernia paraesofagea

L’ernia paraesofagea (tipo II) è caratterizzata dall’intrappolamento della parte superiore dello stomaco all’interno della cavità toracica
Compare con la migrazione, attraverso lo iato esofageo, e la permanenza all’interno del torace di una parte dello stomaco. La porzione di stomaco dislocata rimane così compressa tra l’esofago e il diaframma. L’ernia paraesofagea può essere associata ad alterazioni della circolazione sanguigna nello stomaco.
Tra tutte le ernie, è la meno comune (5%)
Anche in questo caso i sintomi possono essere lievi, ma spesso le manifestazioni a carico dell’esofago sono presenti (bruciore, dolore).


Ernia mista (o complicata) 

L’ernia mista o complicata (tipo III) risulta dalla presenza contemporanea di un’ernia da scivolamento e un’ernia paraesofagea. Le due componenti vengono rappresentate a diversi livelli di gravità: si va da situazioni nelle quali l’alterazione è lieve a situazioni in cui lo stomaco è completamente dislocato nella cavità toracica.
Il rischio di conseguenze dovute a questo tipo di ernia è maggiore rispetto alle altre tipologie. Per questo, spesso diventa necessario l’intervento chirurgico. 
Le ernie complicate sono piuttosto rare.
Immagine infografica che rappresenta tipi di ernia iatale

Conseguenza dell’ernia iatale

Nella maggioranza dei casi una piccola ernia non dà problemi, tanto che se ne può ignorare la presenza per tutta la vita. Molti pazienti ricevono la diagnosi in modo del tutto casuale durante accertamenti medici richiesti per altre ragioni.
Quando non dà disturbi, non è necessario alcun tipo di terapia. Un’ernia di grosse dimensioni, invece, provoca la comparsa di una sintomatologia che genera conseguenze potenzialmente gravi a livello dell’esofago e può compromettere la qualità di vita.
Di solito, nella maggior parte dei casi l’insieme dei sintomi e delle conseguenze dell’ernia iatale è controllabile con la modifica degli stili di vita. Adottando opportuni comportamenti e abitudini e assumendo, laddove indicato, i farmaci previsti è possibile mantenere una qualità di vita pressoché normale. 


Complicanze 

La malattia da reflusso gastroesofageo (GERD)

Le principali complicanze riguardano il bruciore di stomaco cronico e l’infiammazione cronica del tratto inferiore dell’esofago (esofagite da reflusso).
Quest’ultima è causata dalla continua risalita di materiale acido e dalla sua permanenza a contatto con l’esofago durante il sonno. L’esofago, infatti, non è protetto da una mucosa in grado di contrastare l’azione aggressiva degli acidi. Pertanto, il reflusso del contenuto gastrico, quando non occasionale, produce lesioni associate a dolore e bruciore al petto, che può irradiarsi alle spalle e alla schiena
L’esofagite cronica può dare luogo alla formazione di ulcere esofagee, che possono sanguinare, provocando anemia e il rischio di emorragie importanti


Classificazione di Hill

La scala di Hill dell’incontinenza cardiale è uno dei metodi di classificazione delle alterazioni del cardias (la valvola posta fra esofago e stomaco) che causano il reflusso nell’ernia iatale.
Si basa sull’osservazione che il medico compie durante la gastroscopia e comprende 4 gradi:
  1. Grado I: attorno alla curvatura minore dell’endoscopio viene osservato un ripiegamento evidente;
  2. Grado II: il ripiegamento è meno evidente e si osservano aperture e chiusure alternate attorno all’endoscopio;
  3. Grado III: il ripiegamento non è evidente e l’endoscopio non è strettamente aderente al tessuto;
  4. Grado IV: non si osserva ripiegamento e il lume dell’esofago è aperto, spesso lasciando visibile l’epitelio squamoso sottostante (un’ernia iatale è sempre presente).


L’equilibrio del sonno

Il reflusso gastroesofageo può provocare una riduzione della qualità del sonno, per i risvegli continui e le apnee notturne


Le complicanze respiratorie

L’inalazione di particelle acide refluite può irritare la gola e i bronchi e causare tosse cronica, asma da reflusso e bronchiti ricorrenti


La tachicardia

La situazione di infiammazione può determinare il rilascio di sostanze che accelerano il ritmo del cuore, scatenando la tachicardia.
L’aritmia può provocare uno stato di ansia che peggiora la situazione. E, unitamente al dolore retrosternale spesso presente, può ingenerare la falsa convinzione che si tratti di un infarto

Diagnosi: come si vede l’ernia iatale

Quando rivolgersi al medico? Alcuni sintomi portano alla decisione di consultare il medico: il reflusso, la tachicardia notturna e le infezioni del tratto respiratorio sono disturbi che giustificano qualche preoccupazione
Anche il peggioramento dei sintomi di un’ernia iatale già diagnosticata o il mancato miglioramento in seguito alla terapia, la comparsa di nuovi disturbi rappresentano situazioni che richiedono una verifica da parte dello specialista.
Durante la visita medica, il gastroenterologo raccoglie il racconto del paziente, ascolta la sua storia per rilevare informazioni utili a formarsi un’idea del quadro clinico. Questo aspetto è di grande importanza, perché l’ernia iatale non è palpabile al tatto e quindi la conferma della diagnosi può giungere solo da esami specifici.


Quali esami fare?

In questi casi vengono effettuati:
  • Radiografia (RX) della parte superiore del tubo digerente realizzata con un mezzo di contrasto (bario);
  • Esofagogastroduodenoscopia (EGDS), comunemente nota come gastroscopia, o endoscopia dell’apparato digerente superiore. Per eseguire la procedura viene utilizzato uno strumento flessibile a fibre ottiche, da inserire nella bocca e far scorrere all’interno dell’esofago. Le immagini rilevate dall’endoscopio permettono di visualizzare lo stato della mucosa esofagea e gastrica. Durante la gastroscopia il paziente è lievemente sedato. La gastroscopia può essere impiegata anche per monitorare eventuali evoluzioni dell’ernia dopo la conferma della diagnosi: sarà il gastroenterologo a stabilire ogni quanto farla;
  • pHmetria: è un test che valuta la presenza di reflusso acido nell’esofago;
  • Manometria: è una procedura che permette di studiare e misurare la pressione all’interno del tubo digerente e valutarne la motilità.

Come si cura l'ernia iatale

Non sempre va curata, almeno non sempre con farmaci o trattamenti medici. Il trattamento è incentrato in particolare sulle abitudini alimentari e gli stili di vita. La terapia farmacologica è necessaria quando l’ernia provoca sintomi evidenti, come ad esempio l’esofagite da reflusso o la disfagia. 
La gestione della condizione nel tempo richiede la partecipazione attiva del paziente, la sua adesione ad abitudini virtuose. Anche dal punto di vista psicologico, gli stimoli che possono acuire i sintomi sono tanti. È molto importante che il paziente sia consapevole di questo e che sviluppi, nel tempo, la capacità di modificare i propri comportamenti per guadagnarne in salute. Anche quando le terapie farmacologiche sono indicate, bypassare queste raccomandazioni può incidere sul successo della cura.
Alle persone con ernia iatale in sovrappeso o obese viene raccomandata una dieta restrittiva: perdere peso aiuta a ridurre la pressione addominale e quindi la spinta sullo stomaco. Viene così meno uno dei fattori di rischio più importanti per questa condizione.
Per tutti i pazienti, anche normopeso, è importante fare molta attenzione a ciò che si mangia e alle quantità e qualità degli alimenti che si assumono. 

Quali farmaci prendere per l'ernia iatale?

Quando una terapia farmacologica è necessaria, è importante che venga presa in base alle prescrizioni del medico.
Di solito vengono prescritti farmaci che riducono la secrezione acida dello stomaco, come gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo) e gli antiacidi. Altri prodotti che possono essere utili in questi casi sono quelli antireflusso: si tratta di medicinali che formano uno strato protettivo sulla mucosa dell’esofago, impedendo che venga direttamente a contatto con i succhi gastrici che refluiscono. Spesso i farmaci antireflusso contengono bicarbonato, che neutralizza gli acidi che refluiscono.
Vengono anche usati medicinali che aumentano il tono muscolare dell’esofago, riducendo così il reflusso. 
Possono anche essere impiegati farmaci che trattano le cause alla base del fenomeno, laddove presenti. 
Alcuni farmaci, come gli antinfiammatori FANS (aspirina, ibuprofene…), rendono la mucosa dello stomaco più vulnerabile nei confronti degli acidi e aumentano il rischio di sanguinamenti. Occorre tenere presente che, dovendo assumere una terapia con antinfiammatori, è bene consultare il proprio medico. 
Gli antispastici, i calcio-antagonisti usati in cardiologia e alcuni antidepressivi indeboliscono i muscoli che formano il tratto inferiore dell’esofago e aumentano il rischio di ernia iatale. 

L’intervento chirurgico: come farla rientrare

Intervento chirurgico: si o no? La sola presenza dell’ernia iatale non è motivo sufficiente per ricorrere all’intervento
Come approfondito nei paragrafi precedenti, nella maggior parte dei casi i sintomi possono essere tenuti sotto controllo modificando gli stili di vita. In alcune persone è indicata l’assunzione di farmaci antiacidi e protettivi della mucosa.
Quando operare, quindi? Quando sia i farmaci che i comportamenti messi in atto non hanno effetto e la compromissione della qualità di vita è significativa, si ricorre alla chirurgia.
L’ernia iatale non può rientrare spontaneamente, a meno che non si tratti di un’ernia da scivolamento, in cui lo stomaco alterna momenti in cui è posizionato nell’addome e momenti in cui risale verso il torace.
Uno degli approcci chirurgici più comunemente usati è la fundoplicatio secondo Nissen-Rossetti, eseguita con tecnica mininvasiva per via laparoscopica, eseguendo piccole incisioni attraverso le quali vengono inseriti nell’addome del paziente gli strumenti. 

L’intervento consiste nel:
  • Riposizionare lo stomaco correttamente nella cavità addominale;
  • Nella ricostruzione dello iato esofageo (plastica dello iato esofageo);
  • Nella ricostruzione della giunzione fra esofago e stomaco;
  • Nella costruzione di una valvola che previene il reflusso gastroesofageo (la fundoplicatio vera e propria). 
La procedura richiede un tempo di circa 60-80 minuti, viene eseguita in anestesia generale ed è seguita da una degenza di 2-3 giorni; difficilmente questa chirurgia viene effettuata in day hospital.
Dopo l’intervento, il paziente viene sottoposto ad una rieducazione alimentare, in base alla quale i cibi vengono gradualmente reintrodotti nella sua dieta. 
Una delle complicanze è rappresentata dalla disfagia, che può essere corretta con terapie farmacologiche e con l’adozione di particolari comportamenti. 

Alimentazione: cosa mangiare, cibi da evitare

La dieta delle persone con ernia iatale deve essere priva di tutti gli alimenti che tendono a scatenare bruciore e irritazione. 
Gli alimenti da evitare sono, pertanto:
  • Pietanze e bevande troppo calde;
  • Cibi piccanti o molto saporiti o salati (anche i salumi sono compresi in questa categoria);
  • Pietanze elaborate, con sughi ricchi di condimenti, o fritte: tengono occupato lo stomaco in una digestione lenta e laboriosa, creando le condizioni per il reflusso;
  • Grassi, in particolare se di origine animale (latte, burro, panna);
  • Bevande gassate, che dilatano lo stomaco, creando pressione nella cavità addominale;
  • Frutta da evitare: arance (anche le spremute), pompelmi, limoni, kiwi e mirtilli;
  • Verdura da evitare: pomodori, peperoni;
  • Caffè, tè, cioccolato, menta, liquirizia: hanno azione irritante sulla mucosa dello stomaco;
  • Alcol (anche birra).
Anche se non si tratta di un alimento, il fumo è fra le abitudini sconsigliate. 
Sono raccomandati pasti leggeri e poco abbondanti. È anche consigliabile non coricarsi subito dopo mangiato, ma attendere 2-3 ore. Per prevenire il reflusso del contenuto gastrico durante il sonno, è possibile utilizzare due cuscini o applicare un apposito supporto sotto il materasso.
La dieta dovrebbe avere carattere restrittivo, in caso di sovrappeso o obesità. Molti pensano che l’ernia iatale faccia dimagrire: non è così, a meno che le difficoltà digestive non siano tali da impedire una normale alimentazione.

Gli alimenti consigliati sono: 
  • Cereali: pasta, orzo, farro e riso (meglio se non integrali);
  • Pesce: il suo contenuto in omega-3 aiuta a mantenere sotto controllo l’infiammazione;
  • Frutta e verdura, se non molto ricche di fibra, possono essere mangiate con relativa tranquillità. Ma quale frutta mangiare? Mele e banane, che hanno azione protettiva sulle pareti dello stomaco. 
Cosa mangiare a pranzo? Non ci sono vere e proprie indicazioni per il pranzo, ma senz’altro è possibile dire che si tratta di un pasto nel quale è possibile introdurre quantità maggiori di cibo rispetto alla sera. In caso di digestione prolungata, infatti, aumenta il rischio di reflusso notturno
 
Immagine che rappresenta vari alimenti

Rimedi per l’ernia iatale

Altre abitudini che è utile adottare quando si soffre di ernia iatale sono:
  • Evitare di chinarsi (per raccogliere oggetti, allacciarsi le scarpe…): è una posizione da evitare, meglio flettere le gambe e rimanere dritti con il busto; anche la schiena ne guadagnerà…
  • Prestare molta attenzione nell’esecuzione di esercizi per gli addominali;
  • Evitare le cinture strette e le pancere, che schiacciano la pancia e aumentano la pressione sullo stomaco.
Esistono rimedi naturali per l’ernia iatale? Anche se non sostituiscono i farmaci, alcuni estratti di origine vegetale possono dare sollievo ai sintomi. Gli estratti di finocchio aiutano a ridurre il meteorismo, perché hanno attività antifermentativa. Contribuiscono così a prevenire i dolori addominali e ad accelerare lo svuotamento dello stomaco. Sconsigliata la tisana serale, che facilita il reflusso notturno. 
Per quanto riguarda l’uso di Hericium erinaceus, un fungo che molte fonti classificano come possibile rimedio per questa condizione, chiedere consiglio al proprio gastroenterologo. 
La fisioterapia può aiutare, in alcuni casi: il gastroenterologo fornirà in questo senso un parere utile per decidere se sottoporvisi.
Non esiste prova scientifica a supporto dell’efficacia dell’omeopatia per il trattamento dell’ernia iatale.

Intervista al Dottor Marco Soncini

Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna dell’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco e Segretario dell’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri).

Ernia iatale e reflusso esofageo sono due facce della stessa medaglia?

L’ernia iatale non è una patologia, ma un’alterazione anatomica che fa sì che una parte dello stomaco risalga (il fondo) verso il torace. Tale condizione favorisce il reflusso del contenuto gastrico all’interno dell’esofago. Fondamentalmente l’ernia iatale si può associare al reflusso, ma non dà necessariamente sintomi e non è detto che sia sempre la causa di altri disturbi della digestione, anche se dà sintomi riconducibili a problemi digestivi. Stessi sintomi possono riferirsi a condizioni cliniche diverse che il medico e lo specialista possono individuare e curare.


Quali sintomi suggeriscono di andare dal medico? O al pronto soccorso?

Quando la qualità della vita è compromessa dalla presenza continuativa di sintomi riferibili a una cattiva digestione, c’è dolore alla bocca dello stomaco, rigurgito oppure nausea, vomito ricorrente, un senso di bruciore che risale dallo sterno ogni volta che si beve un goccio di vino o di caffè, è utile rivolgersi al medico che nel caso, può richiedere l’intervento del gastroenterologo. Sintomi d’allarme che possono portare al pronto soccorso comprendono: un vomito ripetuto, la presenza di sangue nel rigurgito anche nelle feci, sintomi di una perdita gastroenterica. Si può ricorrere all’ospedale quando il dolore ricorrente al petto può far pensare a un problema cardiologico come l’infarto. In questo caso la componente del dolore è particolarmente rilevante. Anche episodi di tachicardia notturna possono far pensare a un problema al cuore. Esclusa la componente cardiologica dei disturbi, si passa a indagare quella gastrica.


Quali esami sono indicati per la diagnosi?

La gastroscopia è un esame di routine per indagare tale disturbo, ma non è il migliore. Spesso, il 25-30% delle gastroscopie sono infatti prescritte in modo inappropriato, non hanno una motivazione. Il 90% delle persone che arrivano nell’ambulatorio di un gastroenterologo ha fatto una gastroscopia. L’endoscopia però non è la tecnica migliore per vedere l’ernia iatale, mentre lo è la radiologia con mezzo di contrasto che permette di vedere in maniera molto adeguata la presenza o meno di questa situazione. Resta inoltre da considerare che da un’analisi endoscopica non rileva il disturbo in una grande fetta di persone (60-65% dei casi) che lamentano sintomi compatibili con il disturbo. In molti casi questa dispepsia ha origine ansiose e da stress e risponde a minimi dosaggi di antidepressivi.


Quali complicazioni possono presentarsi in un paziente con ernia iatale?

L’ernia può restare così tutta la vita. Se è abbinata a malattia da reflusso, può dare origine a microerosioni nella sede erniata e sanguinamenti, ma non sono frequentissimi. Non è l’ernia ma la malattia da reflusso a dare complicanze come l’esofagite. 


 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono i sintomi dell’ernia iatale?

Molte persone con ernia iatale non hanno sintomi; ma altre possono avere bruciore di stomaco correlato alla malattia da reflusso gastroesofageo, dolore al petto, raucedine, mal di gola e difficoltà a inghiottire cibo e bevande.

Quali sono i sintomi di un’ernia iatale? 

Nella maggior parte delle ernie iatali non si hanno sintomi, e vengono scoperte per caso sottoponendosi a una risonanza magnetica al torace per altre ragioni. Tuttavia, a mano a mano che l’incidenza di reflusso acido cresce può causare la malattia da reflusso gastroesofageo portando una serie di sintomi classici del reflusso, anche molto forti, incluso il fastidioso mal di schiena da reflusso. Sebbene si riscontri ernia iatale nella maggior parte dei pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo, meno della metà di chi ne è colpito presenta una malattia da reflusso gastroesofageo. L'ernia iatale paraesofagea è anch’essa quasi sempre asintomatica ma a differenza dell'ernia iatale da scivolamento, si può incarcerare e strangolare. 
In ogni modo tutti i tipi di ernia iatale possono dare in rari casi emorragie gastrointestinali occulte o massive.

Quali conseguenze può portare l'ernia iatale?

Nella maggior parte dei casi, non ci sono conseguenze serie, perché è sufficiente modificare alimentazione e stili di vita per tenere sotto controllo la sintomatologia. Quando però non si riesce a controllare i sintomi con la dieta, le abitudini e (all’occorrenza e dietro prescrizione medica) i farmaci, il reflusso può intensificarsi, scatenando conseguenze quali bruciore di stomaco, dolore al petto e alla schiena, bruciore e mal di gola, raucedine. Le apnee notturne, una delle possibili conseguenze del reflusso, possono alterare l’equilibrio del sonno e causare episodi di ipossia. Alcune forme, rare, di ernia para-esofagea possono ostacolare la circolazione sanguigna dello stomaco. 

Quali sono i cibi da evitare?

La dieta delle persone con ernia iatale deve essere priva di tutti gli alimenti che tendono a scatenare bruciore e irritazione. Gli alimenti da evitare sono, pertanto: pietanze troppo calde o elaborate e pesanti, ricche di grassi (specialmente se di origine animale), cibi piccanti o molto saporiti o salati, verdure o frutta che stimolano la secrezione gastrica (pomodori, peperoni, kiwi, agrumi). Sono da evitare anche le bevande molto calde o gassate o zuccherate o alcoliche, il caffè, il tè, il cioccolato, la menta e la liquirizia. 

Come si può curare l'ernia iatale?

Alimentazione leggera e bilanciata (che escluda i cibi irritanti per lo stomaco) ed abitudini quali la pratica regolare dell’attività sportiva possono fare molto. Nei casi in cui sono indicati, sono disponibili farmaci antiacidi e inibitori della pompa protonica come omeprazolo, pantoprazolo) che riducono l’acidità dei succhi gastrici.

L’ernia iatale peggiora con un aumento di peso?

Obesità e sovrappeso sono fra i fattori di rischio dell’ernia iatale, soprattutto quando il grasso si concentra in maniera importante a livello addominale: in questo caso, infatti, si crea una pressione addominale tale da spingere lo stomaco verso l’alto, creando le condizioni perché possa erniarsi attraverso lo iato diaframmatico.

Dove fa male l'ernia iatale? 

Il mal di schiena è uno dei sintomi più comuni del mal di stomaco associato al reflusso gastroesofageo, in particolare dal bruciore.  Il reflusso acido riporta il contenuto dello stomaco indietro verso l’esofago, al posto di procedere con la digestione. Questo processo può provocare dolori che si irradiano fra le scapole e le spalle lungo tutta la schiena, in particolare da distesi poco dopo pasti pesanti. Dal momento che l’ernia iatale può provocare reflusso, è frequente il mal d schiena.

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