Aggiornato il 19.12.2025
Quando il fungo causa l’infezione: la differenza fra candida e candidosi. La candida è un fungo normalmente presente a livello delle mucose e della pelle e innocuo che, tuttavia, in casi particolari, può diventare patogeno e dare luogo a infezioni, definite candidosi o candidasi. I fattori scatenanti sono rappresentati da un temporaneo o persistente abbassamento delle difese immunitarie, da malattie croniche (come il diabete) dall’assunzione di una terapia antibiotica, da perturbazioni ormonali o da periodi di forte stress che fatica ad essere metabolizzato.
La candida è contagiosa? La candidosi è un’infezione e, pertanto, contagiosa. Nel caso della candidosi vaginale, la trasmissione può avvenire attraverso rapporti non protetti. Tuttavia, la candidosi vaginale non rientra fra le infezioni sessualmente trasmissibili. Questo perché la candida è normalmente già presente nel corpo, facendo parte del microbiota di pelle e mucose, e non richiede contatto sessuale per svilupparsi, proliferare e dare luogo ad infezione.La candidosi orale (comunemente definita mughetto) è l’infezione della mucosa orale causata prevalentemente dalla Candida albicans, che si manifesta con la comparsa di placche bianche cremose su lingua, mucose delle guance e del palato. Quando queste placche si staccano, compare arrossamento delle mucose, unitamente a bruciore, dolore e alterazione del gusto.
Interessa soprattutto neonati, anziani, portatori di protesi dentarie e, più in generale, persone con diabete, immunodepressione dovuta a diverse cause e pazienti che stanno assumendo una terapia antibiotica o cortisonica (specialmente se inalatoria).
La candidosi intestinale provoca sintomi:
I sintomi della forma intestinale sono aspecifici, tanto che la candidosi intestinale è sovradiagnosticata.
L’infezione da candida richiede una visita medica ma non si tratta di un’urgenza sanitaria. Quando, invece, bisogna preoccuparsi e ricorrere tempestivamente alle cure di un Medico? Nel caso in cui sia presente febbre alta, malessere generale profondo o condizioni di immunodepressione.
La diagnosi di candidosi richiede una visita medica. Se si osservano i sintomi descritti nel paragrafo precedente, prima di iniziare qualsiasi trattamento occorre sentire il parere dello specialista di riferimento: ginecologo per la candidosi vaginale, dermatologo per i sintomi che riguardano la pelle, gastroenterologo per quanto concerne le manifestazioni intestinali.
Perché l’autodiagnosi è rischiosa. La candidosi vaginale può essere facilmente confusa con altre condizioni, come le vaginosi batteriche, la tricomoniasi e le dermatiti. Se il trattamento non è corretto il rischio è quello di assumere farmaci inutili o, peggio, dannosi o rendere il fungo resistente ai trattamenti. In quest’ultimo caso, l’infezione diventa molto complessa da trattare. Durante la visita, è fondamentale raccontare precisamente tutti i sintomi, quando sono comparsi e anche le proprie abitudini e stili di vita, nonchè eventuali altre malattie presenti o terapie in atto, per permettere al medico di orientare correttamente l’iter diagnostico.
Il primo, importante step della visita ginecologica per il riconoscimento della vaginosi da candida è costituito dall’esame obiettivo: l’osservazione delle lesioni fornisce al Medico gli elementi per farsi un’idea del problema.
La diagnosi può essere raggiunta identificando il fungo con osservazione diretta al microscopio ottico dopo prelievo delle secrezioni.
In alternativa, può essere eseguito un tampone prelevando del materiale che viene poi posto in coltura (esame colturale) e, dopo alcuni giorni, valutato per lo sviluppo di spore e colonie.
L’accertamento delle candidosi invasive si basa dal punto di vista clinico sull’analisi dei disturbi rilevati dal medico nel corso della visita e sui dati forniti dagli esami strumentali (gastroscopia, colposcopia), oltre che sulla ricerca del fungo nel sangue verificando la sua eventuale crescita in laboratorio (emocoltura). Poiché le emocolture risultano spesso negative, è importante eseguire contemporaneamente nei campioni di sangue anche i test per la ricerca delle proteine del fungo (antigeni della candida) e i test molecolari per la ricerca del materiale genetico (DNA).
La candida può comparire più volte nel corso della vita e, se trattata più volte con gli stessi farmaci, può diventare resistente alla loro azione. In particolare, tendono a sviluppare resistenza le forme non albicans. Si stima che circa la metà delle donne che ha avuto la candidosi ne soffre più volte nell’arco della vita e che il 5% di loro sviluppa una forma ricorrente.
Nonostante online si trovino diversi riferimenti a rimedi della nonna con presunta efficacia nei confronti di questo disturbo, dobbiamo ricordare che la candidosi è un’infezione dovuta a un fungo che, per essere curata, deve essere trattata con un antimicotico (antifungino) appropriato. Uno dei rimedi naturali che viene spesso consigliato online è il bicarbonato. Questo assunto è correlato alle teorie supportate da un ex medico (oggi radiato dall’ordine), Tullio Simoncini, in base alle quali le candidosi sarebbero alla base di ogni forma di tumore e curabili con il bicarbonato. Il legame fra candida e cancro non è mai stato dimostrato. L’impiego del bicarbonato per lavaggi in caso di candidosi può dare sollievo, perché questa sostanza neutralizza l’ambiente acido nel quale il fungo vive e prolifera. Ma può alterare il pH delle mucose e, per questa ragione, occorre parlare con il medico di questa opportunità.
Prima di utilizzare qualsiasi altro rimedio (olii essenziali, come quello di tea tree, yogurt, etc) sentire il parere del medico per evitare di peggiorare la situazione.
Come anticipato nei paragrafi precedenti, se non trattata adeguatamente, la candidosi può provocare conseguenze e complicanze anche serie.
È anche importante ricordare che, malgrado l’acquisto degli antimicotici per uso locale (ovuli, creme) non richieda una prescrizione medica, viene raccomandato un consulto con il Medico o con il Farmacista. Per quanto riguarda gli antimicotici che devono essere presi per via orale o parenterale, che vengono usati nelle forme diffuse o invasive, la prescrizione medica è obbligatoria.
I farmaci indicati per il trattamento della candidosi dovuta a Candida albicans è rappresentato da farmaci antimicotici specifici (antimicotici imidazolici, nistatina, ciclopiroxolamina, amfotericina B) per un periodo variabile tra pochi giorni e più settimane. Le linee guida della Infectious Disease Society of America (IDSA) raccomandano i derivati azolici e triazolici come trattamento di prima linea per la gestione delle infezioni vulvovaginali acute da candida. Questo approccio permette di risolvere i sintomi nell’85% dei casi.
A seconda della gravità dell’infezione, la terapia viene prescritta per bocca (via orale) o per uso locale mediante l’applicazione di creme, ovuli/candelette vaginali, soluzioni o gel medicati. Alcuni di questi prodotti sono dotati di comodi applicatori per un utilizzo mirato.
La terapia con antimicotici iniettabili viene effettuata prevalentemente in ambiente ospedaliero nei casi più gravi, quando l’infezione si estende a diversi organi (candidosi muco-cutanea generalizzata) oppure si dissemina nella circolazione sanguigna (candidemia).
Nel caso di interessamento degli organi sessuali, la cura viene prescritta in via preventiva anche al/alla partner.
Rispettare modalità e tempi di assunzione, quello che viene chiamato aderenza terapeutica, permette di curare l’infezione in maniera appropriata, prevenendo possibili resistenze.
Il 70-75% circa delle donne, in particolare in età fertile, sperimenta almeno una volta nella propria vita un’infezione vulvo-vaginale da candida ed il 40-50 % di queste va incontro ad una recidiva. Il 20% circa delle infezioni acute evolve in una forma di vulvo-vaginite da candida ricorrente (RVVC), caratterizzata da 4 o più episodi in un anno.
La diagnosi della candida ricorrente non è semplice, perché i sintomi possono essere sfumati e aspecifici e l’esame colturale è positivo solo nel 20-30% dei casi. Possono supportare il riconoscimento procedure quali l’esame al microscopio di minime quantità di secreto vaginale e valutazione del pH vaginale (che nella RVVC è intorno a 4,0-4,5 mentre nelle vaginosi batteriche è oltre 5).
Il trattamento, in questi casi, deve essere personalizzato e può includere farmaci per uso topico e trattamenti orali, per la durata necessaria.
Ma per la cura di queste forme è essenziale anche correggere gli stili di vita:
Vediamo adesso quali precauzioni adottare per accelerare la risoluzione delle infezioni e prevenire infezioni ricorrenti, che hanno l’obiettivo di preservare l’equilibrio locale delle mucose.
Per proteggere la mucosa intima dalle infezioni, non solo da candida, è consigliabile utilizzare detergenti delicati, che aiutino i batteri buoni presenti nel microbiota della mucosa vaginale a contrastare l’azione del fungo. Dopo le normali abluzioni, viene raccomandata una accurata asciugatura con asciugamani morbidi, tamponando senza sfregare.
L’ambiente vaginale è considerato autopulente: questo significa che non è necessario utilizzare lavande ma, al contrario, anche che queste procedure possono alterare il microambiente locale e favorire lo sviluppo di infezioni.
Durante le mestruazioni, utilizzare assorbenti in cotone 100% traspiranti, con cambi frequenti, per impedire il contatto prolungato e ravvicinato delle secrezioni con le mucose e la proliferazione microbica. La coppetta mestruale può essere considerata una valida alternativa, ma deve essere utilizzata rispettando scrupolosamente le indicazioni.
Viene consigliato un abbigliamento comodo, non aderente, in particolare nell’area inguinale. Pantaloni stretti possono causare micro-abrasioni di pelle e mucose e favorire lo sviluppo di infezioni o prolungarne la guarigione. Le fibre raccomandate sono quelle naturali. I tessuti sintetici, infatti, tendono a surriscaldare le regioni interessate e a non consentirne la traspirazione, aumentando il grado di infiammazione locale.
Per accelerare la guarigione dall’infezione e prevenire le forme ricorrenti, è essenziale curare la dieta.
Sono da evitare gli zuccheri semplici, i lieviti, i latticini e gli alcolici, che promuovono la crescita e la proliferazione del fungo. Possono essere presi prodotti a base di probiotici che aiutano il microbiota locale a ripristinare il suo equilibrio.
Le infezioni vulvo-vaginali da candida durante la gravidanza sono più frequenti rispetto ad altre fasi della vita di una donna, specialmente a partire dal secondo trimestre. Tuttavia, non sono dimostrate ripercussioni sulla salute della mamma e del feto.
Il picco di incidenza durante l’attesa è dovuto principalmente all’aumento dei livelli di estrogeno e all’alterazione del microbiota vaginale caratteristici di questo periodo, oltre alla riduzione delle difese immunitarie che si osserva nei 9 mesi. La probabilità che si sviluppi un’infezione da candida in gravidanza è maggiore nelle donne che soffrono di diabete o diabete gestazionale o patologie che riducono l’efficienza del sistema immunitario, che stanno assumendo o hanno assunto terapie antibiotiche, che seguono uno stile di vita che promuove le alterazioni della flora microbica locale (igiene non adeguata, abbigliamento aderente in fibre sintetiche, eccessivo apporto di zuccheri semplici con la dieta).
In gravidanza la candidosi viene trattata con gli antimicotici azolici per applicazioni locali sotto forma di ovuli e di creme, per un intervallo di tempo stabilito dal Medico.
La Candida auris è un fungo emergente che è stato per la prima volta isolato dall’orecchio di un paziente, da cui il nome auris.
C’è molto interesse e preoccupazione intorno a questo microorganismo perché:
Ad oggi, quelle da Candida auris sono quasi tutte infezioni acquisite in ambiente ospedaliero, quelle che vengono comunemente definite infezioni correlate all’assistenza.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
La terapia della candidosi dipende dalla localizzazione dell’infezione e dai sintomi che provoca, oltre che dalle condizioni del paziente. Il trattamento va da alcuni giorni a qualche settimana e deve essere personalizzato.
Il segnale più comune è rappresentato dalle perdite bianche vaginali, diverse da quelle presenti in altre condizioni perché più dense, della consistenza della ricotta. In molti casi, può dare prurito, bruciore intimo quando si urina e dolore durante i rapporti sessuali. I genitali esterni possono apparire gonfi e arrossati.
La candidosi (detta impropriamente candida) è un'infezione causata nell’80% dei casi dal un fungo: Candida albicans e nel restante 20% da specie cosiddette non Albicans Candida glabrata, Candida parapsilosis, Candida krusei, Candida tropicalis, Candida saccharomices). È caratterizzata da lesioni muco-cutanee che possono presentarsi, e in diverse sedi, prevalentemente a livello delle mucose intime e della bocca.
Nonostante circolino diversi rimedi della nonna con presunta efficacia, non dobbiamo dimenticare che la candidosi è un’infezione fungina che deve essere trattata con un antimicotico appropriato. Uno dei rimedi naturali spesso consigliato è il bicarbonato per lavaggi: può dare sollievo, neutralizzando l’ambiente acido nel quale il fungo vive e prolifera ma un uso sconsiderato può alterare il pH delle mucose e, per questa ragione, occorre parlarne con il Medico come per tutti gli altri rimedi naturali che vengono proposti nel web.
Per accelerare la guarigione e prevenire le forme ricorrenti, è raccomandato di:
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