Parto cesareo: quando farlo, come funziona e i tempi di recupero

Parto cesareo: quando farlo, come funziona e i tempi di recupero

Indice

Domande e risposte
 

Che cos'è il parto cesareo

Se il parto avviene in modo naturale e senza interventi esterni viene definito “eutocico” (spontaneo); se subentrano complicanze, invece, viene definito “distocico”. Si definisce “operativo” quando è necessario un intervento strumentale o manuale da parte degli ostetrici, che si può realizzare per via vaginale (utilizzando una ventosa o scollando manualmente la placenta), oppure se viene effettuata una incisione chirurgica della parete addominale e dell’utero (taglio cesareo). In quest’ultimo caso di parla di parto cesareo.

Chi può richiedere il parto cesareo

La frequenza del taglio cesareo nei paesi industrializzati è da anni in costante aumento e l’Italia non fa eccezione. Le motivazioni si possono ricondurre non solo a fattori culturali e attitudinali legati alla pratica dell’intervento, ma anche a una aumentata richiesta di taglio cesareo da parte delle partorienti.

Le linee guida internazionali e nazionali suggeriscono di prediligere il parto vaginale, scegliendo il parto cesareo solo in particolari condizioni nelle quali la salute della mamma e/o del feto potrebbe essere compromessa. Rimane comunque il diritto di ogni donna di scegliere ciò che ritiene sia meglio per la propria condizione indipendentemente da ciò che il medico vorrebbe fare. La giurisprudenza italiana considera infatti lecito da parte della donna pretendere il parto cesareo in ragione del principio di autodeterminazione rispetto alla propria salute psichica e fisica. Quello che può fare l’equipe medica è informare la donna rispetto alla possibilità del parto vaginale, se è eligibile e discutere insieme le sue paure. 

Quando viene proposto alla donna il parto cesareo

Ci sono due tipi di parto cesareo:
  1. Programmato (“di elezione”), che stando alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, si propone nei casi in cui:
    • il feto sia in posizione podalica, cioè con i piedi verso il basso;
    • sussistano anomalie della placenta come la placenta previa;
    • Il peso del bambino sia superiore a 4,5 kg nelle mamme diabetiche;
    • siano presenti alcune infezioni virali come l’herpes simplex in forma attiva:
      • sussista una sproporzione fra la testa del feto e la regione pelvica della donna:
      • In caso di gravidanza gemellare con almeno un bambino podalico;
      • in caso di gravidanza gemellare monocoriale e monoamniotica;
      • la donna lo richieda per ragioni che devono essere condivise dal medico che la segue.
  2. Non programmato (d’urgenza) in caso di insorgenza di complicanze che possono mettere a repentaglio la salute delle persone coinvolte o nel caso in cui non si inneschi spontaneamente il travaglio nemmeno dopo l’induzione.
Le situazioni in cui si rende necessario sono state dichiarate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e anche in Italia le principali società scientifiche ginecologiche ed ostetriche hanno elaborato delle linee guida, riportate dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Immagine che rappresenta il taglio cesareo

Quando non viene proposto il parto cesareo

Le seguenti condizioni non sono sufficienti perché l’equipe medica decida di propendere automaticamente per il cesareo, fatte salve valutazioni specifiche da donna a donna:
  • un pregresso taglio cesareo (si valuta se la donna e il feto hanno le caratteristiche per un parto vaginale. Si parla di Vaginal Birth After Caesarean- VBAC (si veda paragrafo successivo);
  • un travaglio iniziato prima del tempo;
  • un’infezione da virus dell’epatite B o dell’epatite C
  • una gravidanza gemellare solo per il fatto di essere gemellare. Per essere consigliato il cesareo è necessario che almeno un bambino sia podalico.

Come funziona il cesareo: le fasi dell’intervento

In caso di cesareo programmato si può decidere di effettuare il parto cesareo con anestesia locale (spinale o epidurale) o totale. In caso di l'anestesia locale l’aspetto positivo è che la donna è pienamente cosciente durante il parto riuscendo a vivere il momento come in un parto vaginale. È possibile vedere tutto e toccare il proprio bambino già appena dopo la nascita e avere il contatto pelle-a-pelle. La procedura è molto veloce: si tratta di un intervento di circa 45 minuti complessivi. Alla donna viene chiesto poi di tenere il catetere nel corso delle 24 ore successive al parto e di evitare sforzi. Può comunque piano piano già nelle ore successive muoversi e iniziare a camminare, in caso di assenza di cointroindicazioni specifiche. Si suggeriscono calze elastiche a compressione graduata per prevenire la trombosi venosa post intervento.

L’intervento avviene in questo modo:
inizialmente il medico incide orizzontalmente la parete addominale appena sopra il pube. Si tratta di un piccolo taglio anche se nei casi di procedura d’urgenza il taglio può essere verticale e più grande.  
Poi esegue l’incisione nell’utero per estrarre il bambino delicatamente.
Infine viene reciso il cordone ombelicale ed estratta la placenta.

Come prepararsi al cesareo?

Non è richiesta alcuna preparazione fisica al parto cesareo, nemmeno a quello programmato. Può darsi il caso in cui il medico decida di consigliare alla donna degli esami specifici in vista dell’intervento chirurgico  come analisi del sangue oppure monitoraggi cardiotocografici.
La durata media della degenza dopo un parto cesareo è di 3-4 giorni, cioè leggermente superiore a quella di un parto vaginale. Si consiglia quindi di preparare una valigia adatta a una degenza più lunga.
 

Quali sono i rischi di un parto cesareo

Oggi il parto cesareo è una procedura sicura, con elevati standard di sicurezza dati i grandi numeri degli interventi. Tuttavia trattandosi di un intervento chirurgico presenta dei rischi (anche il parto vaginale comunque presenta dei rischi per la donna e per il nascituro).

I rischi più noti, seppur rari, riferiti al parto cesareo sono:
  • aderenze addominali;
  • trombosi Venosa Profonda;
  • emorragie post-operatorie;
  • Infezioni della ferita del taglio cesareo
  • infezioni;
  • danni alla vescica o all’apparato urinario;
  • intervento di isterectomia (rimozione dell’utero) (si stima un’incidenza di 150 donne per 100.000 tagli cesarei);
  • anomalie della placenta (placenta accreta) in future gravidanze (si stima interessi circa 60 donne per 100.000);
  • rottura dell’utero in gravidanze future (si stima interessi 1.020 donne per 100.000).
Va detto che i rischi dipendono anche dalle condizioni di salute pregresse della donna.
Per contro il parto cesareo presenta tassi inferiori di incontinenza urinaria e di lacerazioni vaginali gravi, rispetto ai parti vaginali.

Quanto tempo serve per il recupero dopo il cesareo

Se l’intervento avviene al mattino, oggi già alla sera la donna può bere e mangiare un pasto leggero. Ci si può sedere sul letto già qualche ora dopo il parto e alzarsi in piedi dal giorno successivo. Nei giorni successivi all'intervento è utile indossare una fascia addominale che tiene vicini margini dell'incisione e aiuta ad alleviare la tensione.
Il recupero completo delle proprie funzionalità richiede di solito dalle 4 alle 6 settimane. A differenza del parto vaginale che permette già dal subito dopo il parto di alzarsi e fatta salva la stanchezza subitanea, ritornare alla propria vita, nel caso del cesareo subentrano spesso forte stanchezza e in alcuni casi anche dolori, come avviene in alcuni casi anche con il parto vaginale. È necessario preoccuparsi e contattare subito il medico in caso comparissero perdite abbondanti, a flusso continuo, o se riscontrassimo numerosi coaguli di sangue.

Un parto vaginale dopo un cesareo è possibile

Si sente spesso dire che dopo un parto cesareo anche i parti successivi dovranno necessariamente essere tagli cesarei. In realtà oggi è possibile ricorrere a un parto vaginale dopo un cesareo (Vaginal Birth After Caesarean- VBAC), dopo un’attenta valutazione da parte del medico rispetto alle condizioni specifiche della donna. Si considerano ad esempio le caratteristiche del taglio cesareo precedente e della placenta, ma anche quanto tempo è trascorso dall’ultimo parto ed eventuali patologie della mamma.
I rischi della VBAC sono un eventuale nuovo taglio cesareo d’urgenza se il parto vaginale non dovesse andare come sperato o la rottura della cicatrice uterina pregressa, che statisticamente capita a una donna ogni 200 che si sottopone a questa procedura.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quanto tempo ci vuole per riprendersi da un parto cesareo?

Se l’intervento avviene al mattino, oggi già alla sera la donna può bere e mangiare un pasto leggero. Ci si può sedere sul letto già qualche ora dopo il parto e alzarsi in piedi dal giorno successivo. Nei giorni successivi all'intervento è utile indossare una fascia addominale che tiene vicini margini dell'incisione e aiuta ad alleviare la tensione.
Il recupero completo delle proprie funzionalità richiede di solito dalle 4 alle 6 settimane. 

Quali sono i rischi di un parto cesareo?

I rischi più noti, seppur rari, riferiti al parto cesareo sono:
aderenze addominali;
trombosi Venosa Profonda;
emorragie post-operatorie;
Infezioni della ferita del taglio cesareo
infezioni;
danni alla vescica o all’apparato urinario;
intervento di isterectomia (rimozione dell’utero) (si stima un’incidenza di 150 donne per 100.000 tagli cesarei);
anomalie della placenta (placenta accreta) in future gravidanze (si stima interessi circa 60 donne per 100.000);
rottura dell’utero in gravidanze future (si stima interessi 1.020 donne per 100.000).

Quanto dura un intervento di parto cesareo?

La procedura è molto veloce: si tratta di un intervento di circa 45 minuti. Alla donna viene chiesto poi di tenere il catetere nel corso delle 24 ore successive al parto e di evitare sforzi. Può comunque piano piano già nelle ore successive muoversi e iniziare a camminare, in caso di assenza di cointroindicazioni specifiche. 

Quale parto è più doloroso cesareo o naturale?

Il cesareo non provoca dolore nelle fasi del parto vero e proprio, perché avviene con anestesia, che può essere locale (spinale o epidurale) o totale. In caso di l'anestesia locale l’aspetto positivo è che la donna è pienamente cosciente durante il parto riuscendo a vivere il momento come in un parto vaginale. 

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