Rischi del cuore: cause, sintomi e prevenzione

Rischi del cuore: cause, sintomi e prevenzione

Indice

Domande e Risposte

L'impatto delle malattie cardiovascolari

Le malattie del cuore e del resto del sistema circolatorio, o cardiovascolari, sono la principale causa di morte nel mondo: sono responsabili di circa un terzo dei
decessi.
Anche nel nostro Paese rappresentano la più importante causa di decesso: avevano provocato oltre 217mila morti nel 2021 (anno a cui risalgono i dati più recenti). Molti di questi casi potrebbero essere evitati, o almeno ritardati, poiché è possibile agire sullo stile di vita per prevenire il rischio cardiovascolare. Tuttavia, come mostrano i dati PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità sul rischio cardiovascolare in Italia, il 41% degli adulti (18-69 anni) è ad alto rischio di malattie cardiovascolari, anche se , spesso non ne sono consapevoli. Grazie alla prevenzione, ai controlli e agli avanzamenti
terapeutici, assistenziali e riabilitativi, però, negli ultimi anni si sta osservando una riduzione della
mortalità per queste patologie.

Le malattie cardiovascolari possono essere di diverso tipo, a seconda della causa:
  • Malattie coronariche. Sono diturbi delle arterie coronarie, i vasi sanguigni che portano il sangue al muscolo cardiaco. Quando non funzionano correttamente, per esempio perché sono occluse, si riduce l’apporto di sangue al cuore, per cui si possono avere angina pectoris (dolore al petto dovuto al ridotto afflusso di sangue) o infarto del miocardio;
  • Malattie cerebrovascolari. Si tratta di problemi a carico dei vasi sanguigni che portano sangue al cervello, per cui si possono avere ictus o episodi temporanei di ridotto afflusso di sangue, detti mini-ictus (TIA);
  • Malattie arteriose periferiche. Coinvolgono i vasi sanguigni che portano sangue ossigenato a braccia e gambe, per cui causano dolore, crampi, o ulcere ichemiche;
  • Cardiopatie reumatiche. Consistono in danni al cuore dovuti a reazioni eccessive del sistema immunitario (reumatiche) alla presenza di un’infezione da streptococco (di solito una faringite).
  • Cardiopatie congenite. Si tratta di problemi al cuore dovuti a malformazioni presenti dalla nascita;
  • Trombosi venosa profonda ed embolia polmonare. Si verificano quando dei coaguli di sangue presenti nelle vene delle gambe formano dei trombi, cioè si staccano e arrivano a ostruire un’arteria polmonare (embolia polmonare).
Le malattie cardiovascolari sono multifattoriali, ossia associate a più fattori di rischio, che possono essere distinti in non modificabili, su cui cioè non è possibile intervenire per la prevenzione, e 
modificabili, su cui invece è possibile agire.

Fattori di rischio cardiovascolare non modificabili

Si tratta di elementi su cui non è possibile intervenire con uno stile di vita sano.
  • Il fattore di rischio non modificabile che più aumenta il rischio di sviluppare un disturbo cardiovascolare è l’età. Questo perché con il trascorrere del tempo il cuore aumenta di dimensioni e le arterie si ispessiscono, comportando una riduzione dell’afflusso di sangue. Inoltre, le pareti del cuore e dei vasi sanguigni si irrigidiscono. A causa di questi cambiamenti, la persona può avere una circolazione sanguigna compromessa o pressione sanguigna alta;
  • Sesso. Le donne in età fertile hanno meno possibilità di presentare malattie cardiovascolari rispetto agli uomini, perché gli estrogeni hanno un’azione protettiva. Tuttavia, occorre considerare che questi disturbi possono portare più danno nel sesso femminile, proprio perché se ne sottovaluta la possibilità, oppure perché a volte i sintomi di disturbi cardiovascolari nelle donne sono poco noti, perché spesso diversi da quelli degli uomini. Inoltre, il rischio nelle donne cambia dopo la menopausa;
  • Menopausa. Intorno all’arrivo della menopausa, ai 45-55 anni, il rischio di problemi cardiovascolari nelle donne aumenta, a causa della riduzione nella produzione di estrogeni;
  • Familiarità. Avere in famiglia persone che hanno avuto episodi cardiovascolari prima dei 60 anni aumenta il rischio di averne a propria volta. Un motivo potrebbe essere l’ipercolesterolemia familiare, una delle più diffuse malattie ereditarie del metabolismo in cui i livelli di colesterolo nel sangue sono eccessivi;
  • Etnia. Alcune popolazioni hanno più probabililtà di avere problemi cardiovascolari, in genere perché presentano più spesso disturbi associati, come alta pressione o diabete.
  • Predisposizione genetica. Alcuni geni e malformazioni del cuore presenti alla nascita possono aumentare molto il rischio di problemi cardiovascolari.

Fattori di rischio cardiovascolare modificabili

Come si possono prevenire i problemi di cuore? Alcuni fattori possono essere depotenziati attraverso variazioni nello stile di vita o con l’assunzione di farmaci.

I fattori di rischio modificabili sono: 
  • Fumo di sigaretta: il fumo di sigaretta è il fattore più impattante dopo l’età sulla patologia cardiovascolare. Le migliaia di sostanze dannose presenti nei prodotti del tabacco, infatti,
    provocano danni nei vasi sanguigni causano l'accelerazione del battito cardiaco (tachicardia) e favoriscono la deposizione delle placche ateromatose. Queste strutture possono occludere le arterie e determinare un aumentato rischio di ipertensione, ischemia (riduzione dell’irrorazione sanguigna e quindi insufficiente ossigenazione dei tessuti) e di formazione di aneurismi (sfiancamenti della parete arteriosa la cui rottura accidentale provoca emorragie interne potenzialmente letali);
  • Pressione arteriosa: l’ ipertensione , cioè l’alta pressione, costringe il cuore a un lavoro eccessivo e può danneggiare i vasi sanguigni, esponendoli al pericolo di aterosclerosi (irrigidimento della parete con deposizione di placche ateromatose) e di formazione di  aneurismi . Per ridurla è possibile agire sull’alimentazione e praticare più sport;
  • Diabete: se scompensato (ossia se la glicemia non viene adeguatamente controllata attraverso la somministrazione di insulina), il diabete può favorire l’aterosclerosi. Quando la concentrazione di glucosio nel sangue è in eccesso, questo zucchero tende a depositarsi in tutti i tessuti del corpo, causando danni multisistemici, fra cui patologie renali (nefropatia diabetica), oculari (retinopatia diabetica), cerebrali (l’insorgenza dell’Alzheimer è in maniera indiretta messa in relazione con la permanenza di elevati livelli di glicemia) e cardiovascolari, sia a carico della micro-circolazione (microangiopatia) che della macro-circolazione;
  • Colesterolemia: quando la concentrazione di colesterolo nel sangue supera i livelli più sicuri si possono creare delle placche di colesterolo sulle pareti delle arterie. Queste possono ostacolare il passaggio del sangue o rilasciare frammenti (i trombi) e determinare così delle ischemie, ovvero impedire l'afflusso di sangue ad alcune parti del corpo; 
  • PSovrappeso, obesità e girovita: sia l’incremento ponderale che l’adiposità viscerale (la cosiddetta “pancetta”) sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per il diabete di tipo 2 (quello non insulino-dipendente, che insorge in età adulta). Alcuni studi evidenziano come la presenza di grasso addominale rappresenti un rischio anche se il peso della persona è compreso nei limiti della norma per età e statura, soprattutto negli uomini: in sostanza, la pancetta è pericolosa anche nei magri;
  • Abitudini che favoriscono i fattori di rischio elencati, come la sedentarietà, il consumo di alcolici e un’alimentazione poco varia ed equilibrata.

E lo stress? Spesso si sente dire che lo stress potrebbe provocare malattie cardiovascolari. Tuttavia, i possibili meccanismi coinvolti al momento sono ipotesi non confermate chiaramente dagli studi. Sono necessari ulteriori dati poter confermare il rapporto di causa-effetto tra stress cronico e rischio cardiovascolare.

Immagine che rappresenta una Visita Cardiologica
La prevenzione delle malattie cardiovascolari
Fortunatamente ridurre il rischio cardiovascolare è possibile, intervenendo sul proprio stile di vita.


Non fumare

Evita il fumo di sigaretta: i fumatori sono soggetti ad un rischio doppio di ictus e cinque 5 volte superiore rispetto alla popolazione normale di avere problemi cardiaci. Anche il fumo passivo, sia di seconda sia di terza mano, aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari. Sui dispositivi alternativi, come le sigarette elettroniche (e-cig) e i prodotti a tabacco riscaldato, non ci sono ancora evidenze a lungo termine, poiché si tratta di prodotti relativamente nuovi, ma gli studi mostrano che possono causare diversi problemi a livello cardiovascolare. In particolare, sembra possano avere effetti tossici sul cuore, alterare la pressione sanguigna, irrigidire i vasi sanguigni e aumentare il rischio di trombi.


Assumi un’alimentazione varia ed equilibrata

Mangiare bene aiuta a mantenere l’organismo in salute, prevenendo diversi tipi di malattie, e il peso sotto controllo. Tra i regimi alimentari più consigliati per la salute spicca la dieta mediterranea, in cui si prediligono gli alimenti più benefici e si assumono più raramente quelli meno sani:
  • Arricchisce i pasti di verdure fresche di ogni colore e frutta, ricche di fibre, vitamine e sostanze minerali (dovremmo assumerne almeno 5 portate al giorno);
  • Prevede il consumo di cereali, che danno energia (meglio se integrali); 
  • Quanto alle proteine, privilegia il pesce e i legumi rispetto alla carne rossa, grassa e associata a problemi di salute se assunta più di 1-2 volte a settimana. Importante in particolare la riduzione del consumo di salumi, che contengono sostanze dannose e quantità elevate di sale, che aumenta il rischio cardiovascolare;
  • Fa uso dell’olio extravergine di oliva al posto di altri grassi da condimento poco salubri, come burro, margarina e panna;
  • I vegetali (che dovrebbero essere consumati in ragione di almeno 5 portate al giorno globalme;
  • È ricca di spezie ed erbe aromatiche, per cui riduce la necessità di usare il sale per insaporire i piatti;
  • Limita l’apporto di zuccheri semplici.


Riduci (o evita) gli alcolici

Il consumo di alcol è associato all’aumento della pressione arteriosa, indipendentemente dall’età e da altri fattori di rischio più o meno presenti. È meglio evitare di bere, ma l’Istituto
Superiore di Sanità indica un limite entro cui il rischio è limitato per adulti sani (escludendo, naturalmente, anziani, persone sotto i 16 anni, donne in gravidanza e persone con problemi di
salute). Per le donne, questa soglia è rappresentata da una unità alcolica (corrispondente al quantitativo di alcol presente in un bicchiere di vino, oppure una lattina di birra, oppure un
biccherino di superalcolico). Negli uomini, che in genere riescono a metabolizzare meglio l’alcol, tale soglia è di due unità alcoliche. Sarebbe importante anche evitare di bere alcolici fuori pasto.


Fa’ attività fisica regolarmente

Mantenere il corpo in esercizio irrobustisce la parete delle arterie e il cuore, riduce i livelli di colesterolo LDL, la pressione arteriosa e lo stress ossidativo (l’insieme di reazioni che conduce all’accumulo nelle cellule di sostanze nocive che non possono essere eliminate dai meccanismi di detossificazione naturali). A questo scopo non occorre fare sport: è sufficiente camminare 30 minuti al giorno a passo spedito 5 giorni alla settimana. Si possono anche sfruttare tutte le occasioni che si presentano per fare attività fisica, per esempio scegliendo di camminare o andare in bici anziché in auto quando la distanza lo permette, preferire hobby “movimentati” o che richiedono un po’ di sforzi (come il giardinaggio) o preferire le scale all’ascensore e alle scale mobili.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che per tenersi in forma gli adulti e gli anziani dovrebbero praticare regolarmente attività fisica aerobica, in cui il battito cardiaco accelera:
  • Di intensità moderata, come in camminate veloci o corse leggere, per un totale di almeno 2,5-5 ore a settimana;
  • Di intensità vigorosa, come con il nuoto e in bicicletta, per circa 1,3-2,5 ore a settimana o una combinazione delle due.
A questa si dovrebbero aggiungere gli esercizi di rafforzamento muscolare, per esempio il sollevamento dei pesi (o delle buste della spesa!) 2 volte a settimana.

Il ruolo dei farmaci nella prevenzione cardiovascolare

In caso di necessità, un medico potrà prescrivere farmaci utili per proteggere dalle malattie cardiovascolari:
  • Antiaggreganti. Prevengono la formazione degli aggregati di piastrine che formano il coagulo (trombo); sono efficaci nella prevenzione delle trombosi e delle embolie arteriose. Uno degli esponenti più noti di questa categoria è l’acido acetilsalicilico, anche noto come aspirinetta o cardioaspirina;
  • Anticoagulanti. Interferiscono con i fattori della coagulazione del sangue, riducendo così il rischio di formazione dei trombi; a questa categoria appartengono l’eparina, il  warfarin e i NAO (nuovi anticoagulanti orali, ovvero dabigatran, rivaroxaban e apixaban);
  • Fibrinolitici (come streptochinasi e urochinasi). Usati in caso di ischemia cerebrale o infarto miocardico in corso, ostacolano la formazione del coagulo;
  • Antianginosi. Si impiegano in caso di angina pectoris (il più noto è la trinitrina);
  • Antiipertensivi. Normalizzano la pressione arteriosa agendo in diversi modi. In base al meccanismo d’azione si distinguono in diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE- inibitori, farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina (il meccanismo che regolala pressione a livello renale, attraverso la modulazione del riassorbimento di acqua nei tubuli, simpaticolitici e vasodilatatori;
  • Cardiostimolanti. Stimolano la funzionalità cardiaca;
  • Ipolipemizzanti. Riducono la concentrazione di colesterolo o trigliceridi nel sangue. I più importanti e usati sono le statine (popolari farmaci, fra i più venduti al mondo, che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno) e i fibrati.
Come illustrato nel rapporto OsMED 2021, quasi la metà delle persone a cui è prescritto un farmaco antipertensivo o per lo scompenso cardiaco smette di prenderlo dopo un anno. Questo avviene in particolare nelle persone oltre gli 85 anni.

Il professor Claudio Ferri, Presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA) ammonisce: “Oltre a correggere le abitudini alimentari, è necessario che i pazienti migliorino l’aderenza alle terapie. Il paziente che soffre di ipertensione deve assumere i farmaci che gli sono stati prescritti dal cardiologo alle dosi e nei tempi illustrati nella prescrizione. Non deve saltare dosi o, peggio ancora, recuperare assumendo una dose doppia. I rischi sono altissimi: questo genere di errori mette in pericolo la vita stessa”.
L'importanza degli screening delle malattie cardiovascolari 
I medici impegnati nella diagnosi e nella cura della patologia cardiovascolare non hanno dubbi: la diagnosi precoce è fondamentale perchè permette di individuare una malattia che colpisce il cuore o il sistema circolatorio può salvare la vita o  preservarne qualità. Infatti, le persone colpite da un disturbo cardiovascolare hanno un’aspettativa vita ridotta di circa 7 anni anni rispetto alla
popolazione generale. Ma la qualità di vita è fondamentale, anche perché la vita media si sta
allungando, per cui diventa sempre più importante invecchiare in salute.

La malattia cardiovascolare può non dare alcun segno di sé, specialmente in un periodo storico come quello in cui ci troviamo a vivere, in cui i ritmi sono dettati da agende frenetiche e non c’è tempo né volontà di dedicarsi al proprio benessere in maniera piena. I sondaggi condotti presso la popolazione italiana la dicono lunga sul tasso di inconsapevolezza riguardo la propria salute, se è vero che il 50% delle persone affette da fattori di rischio per patologie di cuore e circolazione non sa di esserlo.  
Essere sensibilizzati a ricorrere al consiglio del medico sia per lo stile di vita che per gli approfondimenti diagnostici che per la malattia.


Misurati la pressione

L’ipertensione a volte è chiamata “silent killer”, “assassina silenziosa”, perché: i suoi sintomi sono leggeri, non proporzionati alla sua pericolosità.

Per questo è opportuno tenere controllata la pressione arteriosa, in particolare quando già si è soggetti ad altri fattori di rischio cardiovascolare. Per esempio:

Il professor Claudio Ferri, Presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa(SIIA) avverte: “Mediamente ogni italiano ingerisce 11 grammi di sale da cucina al giorno, quando le evidenze sperimentali raccomanda un uso di cloruro di sodio inferiore ai 5 grammi”.


Controlla il tuo stato di salute generale

Altri test di screening per la salute del cuore includono la colesterolemia, il peso corporeo e la glicemia, poiché mostrano se sono presenti fattori di rischio per la salute cardiovascolare. L’Istituto
Superiore di Sanità ha anche sviluppato uno strumento online, per il Progetto Cuore , grazie al quale è possibile fare una prima valutazione del proprio rischio in base ad alcuni parametri.


Le visite cardiologiche

Quando fare una visita cardiologica? Si consiglia di consultare un cardiologo se:
  • Si presenta uno o più dei fattori di rischio, in particolare l’età (nei maschi dopo i 40 anni e nelle femmine dopo i 50 circa) e la pressione alta;
  • Si hanno sintomi che potrebbero essere dovuti a problemi cardiologici, come dolore al petto nel corso di uno sforzo, ritmo cardiaco alterato, fiato mancante e debolezza improvvisa nell’eseguire sforzi. Nel corso della visita, il professionista raccoglie inanzitutto l’anamnesi, cioè indaga sullo stile di vita, su eventuali patologie cardiache in famiglia e su altri elementi che rappresentano fattori di rischio. Quindi, passa all’esame obiettivo, cioè ausculta cuore e polmoni, esamina le parti del corpo che possono dare indizi utili (collo, addome e gambe) e misura la pressione. Può anche effettuare un elettrocardiogramma (ECG), e, in base alla valutazione, può prescrivere altri esami per indagare la salute cardiovascolare , come un esame del sangue ed ecografia del cuore.


Quanto spesso effettuare i controlli

Ogni situazione è differente e il consulto del medico è sempre importante per una salute ottimale. Ecco delle indicazioni di massima su quando effettuare gli esami per la salute cardiovascolare, soprattutto dopo i 40 anni d’età per gli uomini e dopo la menopausa per le donne.
  • Monitoraggio della pressione arteriosa: è consigliato controllarla una volta l’anno, o più spesso in presenza di fattori di rischio, come sovrappeso e pressione alta;
  • Profilo lipidico (colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi): oltre i 20 anni, è consigliato valutarlo ogni 4-6 anni in caso di rischio normale e più spesso (dietro consiglio medico) in caso di fattori di rischio, come il diabete e la familiarità per ipercolesterolemia;
  • Livelli di glucosio nel sangue: almeno ogni 3 anni a partire dai 45 anni, o più spesso secondo il consiglio del medico;
  • Controlli medici per rischio cardiovascolare globale: in adulti sani, ogni 5 anni, altrimenti secondo consiglio dello specialista.

La riabilitazione delle conseguenze dell'ictus

L’ictus colpisce quasi 150.000 persone ogni anno in Italia. I dati degli ultimi anni sottolineano come sia in diminuzione il numero dei pazienti colpiti da questa patologia, ma in aumento le disabilità che ne derivano. Questo fenomeno sembra essere correlato al miglioramento delle procedure diagnostiche e terapeutiche, grazie alle quali si ottiene un intervento precoce. Ma è anche il rovescio della medaglia della straordinaria capacità di salvare vite umane, che non è ancora in grado di ripristinare i danni subiti. Si stanno però facendo alcuni passi avanti nella riabilitazione.


Una delle conseguenze più disabilitanti dell’ictus è l’afasia. Lo ricorda Nicoletta Reale, che spiega: “La musica non è una scelta casuale nella riabilitazione: basti pensare alla musicoterapia è uno strumento riabilitativo molto utile, a livello terapeutico e psicologico, come dimostra il Coro degli Afasici”. Le persone che in seguito ad un ictus, hanno subito un danno alle aree cerebrali che sovrintendono alla costruzione del linguaggio hanno difficoltà a parlare, di grado dipendente dall’estensione della lesione e dalla sua posizione. Riescono invece a cantare, perché i centri di integrazione per questa attività sono differenti e vengono risparmiati. Cantare in coro diventa così un passo importante per la condivisione della malattia.

Consulta le Migliori Strutture per Ictus (fonte dati PNE)
Migliori Strutture per Ictus



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa si intende per prevenzione cardiovascolare?

Con prevenzione primaria per il sistema cardiocircolatorio ci si riferisce ai comportamenti che aiutano a evitare o a ritardare lo sviluppo di problemi al cuore e ai vasi sanguigni.

Come si prevengono le malattie cardiovascolari? 

Esistono fattori di rischio modificabili per la patologia cardiovascolare: sono quelli su cui possiamo agire. I consigli per la prevenzione cardiovascolare includono: ridurre l’apporto di sale da cucina per prevenire l’insorgenza dell’ipertensione; evitare il fumo da sigaretta; mantenere compensato il diabete (per chi ne soffre); mantenere i livelli di colesterolo nel sangue nella norma; restare nei limiti di peso previsti per età e statura. Inoltre, occorre evitare la deposizione di grasso addominale (la “pancetta”), pericolosa anche per gli individui normopeso.

Quali sono le malattie cardiovascolari?

Le malattie cardiovascolari sono tutte quelle che colpiscono il cuore e le coronarie (come infarto-cardiaco, angina pectoris, coronaropatie, scompenso cardiaco congestizio) e i vasi sanguigni (aneurismi, ipertensione, trombosi, ictus).

Come è possibile prevenire l'ictus?

L’ictus cerebrale può essere prevenuto attraverso l’adozione degli stessi comportamenti utili a ridurre il rischio della patologia cardiovascolare.

Quali sono i fattori di rischio cardiovascolari?

Ad aumentare il rischio di disturbi del cuore e dei vasi sanguigni sono l'età (oltre i 40 anni per gli uomini e oltre la menopausa per le donne), il sesso maschile, la familiarità, la predisposizione genetica, il fumo, il consumo di alcolici, la pressione alta, il diabete, il colesterolo alto, una situazione di sovrappeso o obesità, la sedentarietà e una dieta ricca di grassi e povera di vegetali e il consumo di alcolici.

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