Vitamine: a cosa servono e quando integrarle

Vitamine: a cosa servono e quando integrarle

Indice

Domande e Risposte

Cosa sono le vitamine e a cosa servono?

Il nostro organismo non ha bisogno soltanto di quelli che vengono definiti micronutrienti (come carboidrati, proteine e grassi), cioè nutrienti che hanno una funzione strutturale, che entrano a fare parte delle strutture che compongono il corpo. Per mantenersi in salute, ha anche necessità di vitamine e minerali, sostanze dette micronutrienti perché devono essere assunte in piccole quantità.

Tranne la vitamina D, che comunque per essere prodotta ha bisogno che ci esponiamo alla luce del sole, le vitamine non vengono sintetizzate dal nostro organismo ma assunte dagli alimenti che compongono la dieta. Non essendo concentrate in particolari alimenti, perché il fabbisogno quotidiano sia soddisfatto è essenziale che mangiamo le giuste quantità di alimenti di ogni categoria (carne, pesce, verdure, frutta e cereali).

Le 15 vitamine oggi note sono classificate in base all’attività biologica e chimica che svolgono e non per la loro struttura. Si parla quindi di vitameri, differenti forme chimiche di una stessa vitamina con la stessa attività ma struttura diversa. Ad esempio, l’espressione vitamina A comprende il retinolo (vitamina A preformata) e i carotenoidi (fra cui il beta-carotene).

Perché le vitamine sono così importanti per il funzionamento dell’organismo? Le numerosissime reazioni chimiche che avvengono e che ci permettono di rimanere in vita e di svolgere tutte le azioni che compiamo ogni giorno non potrebbero realizzarsi senza il contributo di particolari sostanze chiamate enzimi, che le rendono possibili alle condizioni di temperatura e pressione caratteristiche del corpo umano. Ma talvolta per attivare gli enzimi è necessario l’intervento di coenzimi o cofattori, molti dei quali sono appunto vitamine. 

Alcune vitamine hanno  funzione antiossidante e sono in grado di proteggere l'organismo da fattori potenzialmente nocivi per le strutture cellulari come i radicali liberi. Altre partecipano alla regolazione ormonale, alla crescita di ossa, denti e capelli, mentre altre ancora sono essenziali per il buon funzionamento dei sistemi visivo nervoso. 

Proprio per le funzioni ubiquitarie, che interessano tutti gli apparati, le vitamine hanno un ruolo cardine anche in alcune condizioni patologiche. Una carenza di vitamina D, per esempio, può contribuire all’insorgenza dell’osteoporosi in menopausa. Così come un apporto insufficiente di acido folico in gravidanza è correlato ad un aumento del rischio di malformazioni del sistema nervoso, come la spina bifida, nel feto. 

Tipi di vitamine: idrosolubili vs liposolubili

Una prima classificazione delle vitamine è quella che le suddivide in idrosolubili e liposolubili: pur essendo una caratterizzazione grossolana, è importante perché aiuta a capire come funzionano e come gestire l’integrazione, quando necessaria. 

Le vitamine idrosolubili (vitamine del gruppo B, vitamina H, vitamina C) sono distribuite negli ambienti acquosi, il sangue e tutti gli altri fluidi corporei. Non danno problemi di accumulo: semplicemente, quando ne introduciamo più del necessario, il surplus viene eliminato con le urine. Questo significa che l’assunzione di integratori alimentari che le contengono difficilmente provoca tossicità. Ma anche che dobbiamo garantirne quotidianamente un corretto apporto.

Le vitamine liposolubili (vitamina A, vitamina D, vitamina E, vitamina K) si accumulano nel tessuto adiposo e nel fegato: quindi l’assunzione di integratori a base di queste vitamine è correlata ad un rischio maggiore di tossicità. Tuttavia, rispetto alle omologhe idrosolubili, queste sostanze hanno minor un rischio minore di carenza.


 

VITAMINA

FUNZIONI IN CUI SONO COINVOLTE

FONTI

SINTOMI DA CARENZA

Vitamina A

Funzionamento del sistema immunitario, del sistema visivo, della pelle.

Funzioni antiossidanti.

Carne: fegato.

Latticini: burro, formaggio.

Uova. 

I precursori della vitamina A sono contenuti in: verdura e frutta di colore giallo/ arancione, cavolo nero, spinaci.
 

Aumento della predisposizione alle infezioni, riduzione della vista e secchezza della pelle e delle mucose.

Vitamine del gruppo B.

Tiamina (vitamina B1): 
contribuisce al metabolismo energetico delle cellule.

Riboflavina (vitamina B2, detta anche lattoflavina o riboflavina): contribuisce al metabolismo energetico delle cellule.

Piridossina (vitamina B6): contribuisce al metabolismo delle proteine e degli aminoacidi.

Cobalamina (vitamina B12): assorbita grazie alla presenza di una sostanza detta fattore intrinseco nello stomaco. È coinvolta nella sintesi del DNA, e nella regolazione del metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine.

Biotina (vitamina B7, anche detta vitamina H): contribuisce alla sintesi dell’emoglobina del sangue, promuove la crescita cellulare e la produzione di energia a partire da aminoacidi.

Acido Folico (vitamina B9): contribuisce alla sintesi del DNA e al mantenimento della longevità. Un basso apporto in gravidanza è correlato all’aumento del rischio di malformazioni del sistema nervoso (es. spina bifida).

Niacina (vitamina B3, vitamina PP): contribuisce al metabolismo energetico.

Acido pantotenico (vitamina B5): contribuisce al metabolismo dei lipidi e dei carboidrati e alla sintesi del colesterolo.

Metabolismo di zuccheri e grassi e produzione di energia.

Benessere psicologico.

Funzionamento del sistema immunitario.

Carne: maiale.

Cereali integrali.

Legumi.

Vegetali: patate, spinaci, frutta a guscio, banane, avocado, asparagi, pomodori, insalata.

Latticini.

Uova.

Pesce.

Funghi.

Perdita di appetito.

Problemi neurologici: disturbi della memoria, disorientamento, alterazioni della sensibilità.

Atrofia muscolare.

Disturbi della pelle e delle mucose: ragadi, eczemi, infiammazioni della mucosa orale e dell’occhio.

Anemia.

Infiammazione della lingua (glossite).

Vitamina C (acido ascorbico).


 

Funzionamento del sistema immunitario.

Funzionamento dei globuli rossi.

Salute della mucosa orale.

Benessere della pelle: partecipa alla formazione del collagene.

Funzioni antiossidanti.

Vegetali: peperone, kiwi, agrumi, ribes, mirtilli, broccoli, fragole.

Difficoltà nella guarigione delle ferite.

Sanguinamento gengivale.

Atrofia muscolare.

Indebolimento del sistema immunitario.

Vitamina D

(comprende vitamina D2-ergocalciferolo, vitamina D3-colecalciferolo, vitamina D4-diidrocalciferolo)

Benessere delle ossa e dei denti (grazie alla modulazione delle concentrazioni di calcio e fosfato).

Funzionamento del sistema immunitario.

Pesci grassi: anguille, salmone. Funghi.

Tuorlo dell’uovo.

Latticini. 

Ma la maggior parte della vitamina D viene prodotta nella pelle per azione dei raggi UV del sole sulle provitamine ergosterolo (di origine vegetale) e 7-diidrocolesterolo (di origine animale). La vitamina D viene attivata nei reni (calcitriolo).
 

Nei bambini: rachitismo.

Negli adulti: osteomalacia.

Stanchezza.  Maggiore predisposizione alle infezioni.

Vitamina E (tocoferolo).

Ne esistono 8 tipi divisi in due gruppi: i tocoferoli (α, β, γ, δ) e i tocotrienoli (α, β, γ, δ). Biologicamente l'alfa tocoferolo è la forma vitaminica più potente ed attiva.

Funzionamento del sistema immunitario, del sistema visivo e dell’apparato cardiovascolare.

Funzioni antiossidanti.

Oli vegetali.

Frutta a guscio. Avocado.

Verdure verdi a foglia.
 

Malattie del sistema nervoso (es. disturbi della coordinazione, deficit di concentrazione).

Problemi di vista.

Vitamina F.

Non è una singola vitamina ma una miscela di due acidi grassi essenziali: acido linoleico (omega 3) e acido alfa-linolenico (omega-6).

Protezione della salute delle arterie.

Regolazione dei processi infiammatori.

Regolazione del peso corporeo.

Oli vegetali.

Frutta a guscio.

Pesce.

(Condizione piuttosto rara.)

Dermatiti.

Unghie fragili.

Ritardo nella guarigione delle ferite.

Alterazioni dell’umore.

Indebolimento del sistema immunitario, infiammazione.  

Vitamina K.

Ha due forme: vitamina K1 (fillochinone) e vitamina K2 (menachinone). 

Si attiva nel fegato. 

Viene prodotta dal microbiota intestinale (nei neonati, a causa dell’immaturità del microbiota, si effettua la supplementazione)

Coagulazione del sangue.

Funzionamento dell’apparato cardiovascolare.

Funzioni antiossidanti.


 

Verdure verdi.

Cavolo.

Legumi.

Tuorlo d’uovo.

Oli vegetali.

Disturbi della coagulazione: sanguinamento spontaneo, emorragie.

Vitamina Q (espressione usata talvolta per indicare il Coenzima Q o ubichinone).





 

Contribuisce al metabolismo energetico.

Funzioni antiossidanti.

Carne: fegato, pollo, manzo, maiale.

Pesce: tonno, salmone, sardine, sgombro.

Affaticamento, stanchezza.

Problemi cardiovascolari, nervosi, muscolari.

Indebolimento immunitario.

Carenze ed eccessi: quando preoccuparsi

Poiché le vitamine non possono essere in linea generale sintetizzate dall’organismo, dipendiamo dall’esterno per garantire al corpo il fabbisogno. 
Come faccio a sapere se la quantità che introduciamo è sufficiente?
Quali sono i segni di una carenza? 
Allo stesso modo, se prendo un integratore come faccio a sapere se sto superando il fabbisogno giornaliero? Facciamo chiarezza su questi punti.


Ipovitaminosi: le carenze di vitamine

Le carenze vitaminiche sono classificate come primarie o secondarie, a seconda che derivino da un’assunzione insufficiente con la dieta o da malattie o comportamenti. Un esempio di malattia che può provocare una carenza? La gastrite atrofica, che ostacola l’assorbimento della vitamina B12.

Un comportamento che tipicamente può interferire con la disponibilità è il fumo, che consuma quantità significative di vitamina C e altri antiossidanti. Vi sono, poi, condizioni fisiologiche come la gravidanza e la menopausa in cui il fabbisogno di alcune vitamine può aumentare. Diventa quindi importante in queste fasi seguire i consigli del Medico e attuare le integrazioni prescritte, monitorando gli eventuali sintomi di carenza.

Le ipovitaminosi primarie sono piuttosto rare nel mondo occidentale, se si eccettuano casi particolari come quello della vitamina D. La ridotta esposizione alla luce solare che deriva dalle abitudini di vita può determinare una scarsa disponibilità di questa sostanza. 

Una ipovitaminosi relativamente diffusa in passato è lo scorbuto, una malattia caratterizzata dalla presenza di emorragie mucosali e causata da una carenza di vitamina C e comune soprattutto fra i marinai, la cui dieta era povera di vegetali freschi. 

Ipervitaminosi: quando le vitamine sono troppe

L’eccesso di vitamine è una condizione poco frequente, soprattutto per quanto riguarda le vitamine idrosolubili: se queste sostanze vengono introdotte in eccesso vengono di solito eliminate con le urine. Superata una certa soglia, invece, possono comparire sintomi quali nausea, diarrea e vomito che scompaiono sospendendo l’assunzione e riportando la concentrazione ai livelli normali.

I rischi sono maggiori nel caso delle vitamine liposolubilli, che tendono a concentrarsi nei tessuti e non possono essere eliminate facilmente. 
In particolare, l’ipervitaminosi A può scatenare sintomi quali mal di testa, vertigini, danno al fegato, malformazioni fetali in gravidanza. Può essere causata da un sovradosaggio di integratori alimentari o, in casi molto più rari, da un consumo eccessivo di fegato di animali selvatici.

L’accumulo di vitamina D può provocare un aumento della concentrazione di calcio nel sangue e dare nausea, vomito, confusione mentale; nei casi più gravi, si possono avere danni renali (nefrocalcinosi). Questa condizione è particolarmente grave in gravidanza, perché può essere responsabile dell’ossificazione precoce delle ossa lunghe e di malformazioni nel feto. Si tratta della ipervitaminosi più diffusa oggi, anche a causa dei trend innescati dalla diffusione di fake news.

L’eccesso di vitamina B6 è correlato all’abuso di integratori alimentari per il buon funzionamento del sistema nervoso e può provocare alterazioni della sensibilità (torpore agli arti, sensazione di formicolio).

Fabbisogni speciali e quando integrare

Malgrado il loro valore nella cura sia rilevante, gli integratori alimentari vengono spesso assunti sulla base del passaparola o di comportamenti e consigli reperiti nel web presso siti non verificati. Quel che è peggio, vengono presi al bisogno, un approccio che ne penalizza gli effetti.

La supplementazione alimentare porta vantaggi effettivi solo quando è mirata e viene portata avanti seguendo le indicazioni previste.

Abbiamo già anticipato che vi sono condizioni che possono portare a carenze vitaminiche. Le trattiamo qui di seguito in una breve panoramica.


Quali vitamine in gravidanza e allattamento

In gravidanza, l’organismo della madre è impegnato non solo nel suo automantenimento ma anche nella costruzione di un nuovo organismo, quello del feto. Di conseguenza, aumenta il fabbisogno vitaminico. Fra le vitamine prescritte in questo periodo, ricordiamo l’acido folico. La sua assunzione riduce il rischio che si verifichino nel feto malformazioni a livello del sistema nervoso, come la spina bifida o l’anencefalia. L’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) stabilisce che un’assunzione adeguata di folati sia pari a 600 µg DFE/die (Dietary Folate Equivalents) in gravidanza e 500 µg DFE/die durante l’allattamento.

Durante la gestazione, la vitamina D contribuisce allo sviluppo scheletrico del feto nonché alla prevenzione di complicanze ostetriche quali pre-eclampsia, diabete gestazionale, nascita pretermine e basso peso alla nascita. A seconda delle istituzioni, viene raccomandato un dosaggio giornaliero di 400-600 UI al giorno

Utile anche la supplementazione di ferro, ma solo in caso di anemia accertata o fattori di rischio per carenza.

L’acido docosaesaenoico (DHA) è un acido grasso omega-3 presente soprattutto nel pesce, in particolare nell’ olio di pesce, e in alcune alghe. È un componente strutturale essenziale del cervello e della retina del feto di cui l’Istituto Superiore di Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO) raccomandano un’integrazione di almeno 200 mg al giorno in gravidanza e allattamento.


Quali vitamine negli anziani

Alcune delle condizioni e abitudini tipiche dell’invecchiamento aumentano il rischio che si sviluppi una carenza vitaminica. Fra questi il ridotto assorbimento intestinale legato all’età, che può peggiorare una situazione di malnutrizione derivante dal calo dell’appetito. 

L’assunzione di più terapie farmacologiche (un fenomeno che viene definito polifarmacoterapia) può essa stessa essere causa di carenze vitaminiche.

In più, gli anziani tendono ad uscire di meno, a trascorrere meno tempo all’aria aperta e alla luce del sole, andando più facilmente incontro a carenze di vitamina D che possono avere impatti gravi sulla salute delle ossa.
 

Quali vitamine nella dieta vegana o vegetariana

Una dieta vegana o vegetariana può essere completa e soddisfare il fabbisogno alimentare di tutti i nutrienti. Tuttavia, è più difficile in questo caso assicurare il bilancio corretto, soprattutto per le vitamine che sono presenti quasi esclusivamente nelle fonti animali.

La supplementazione di vitamina B12 nelle diete vegane viene quasi sempre raccomandata, al dosaggio di 250–500 µg/die per bocca oppure 2.000 µg 1–2 volte/settimana. Le persone che seguono un regime vegetariano ne assumono di più ma spesso non a sufficienza per evitare la carenza. Molti sono convinti che l’aggiunta di alghe (chlorella, spirulina) alla dieta possa colmare il fabbisogno, ma in realtà la vitamina B12 presente in questi organismi non è biodisponibile per l’assorbimento da parte dell’uomo, o lo è solo in parte. Anche i funghi (es. shitake) ne contengono, ma in una forma che per l’uomo è di difficile assorbimento. La soluzione può essere negli alimenti (bevande vegetali, tofu) fortificati, ossia aggiunti della vitamina.

Nella stagione fredda, può essere utile assumere anche la vitamina D, ad un dosaggio di 400–1000 UI/die (10–25 µg). La vitamina D2 può essere ottenuta da lieviti; la vitamina D3 dai licheni.


Quali vitamine nell’alcolismo

L’alcolismo porta a deficit di quasi tutte le vitamine

L’assunzione di alcolici riduce l’appetito fornendo “calorie vuote”, cioè prive di valore nutrizionale. Le persone che abusano di alcol tendono a mangiare poco e male. In più, i danni epatici provocati dall’alcol impediscono lo stoccaggio di riserve delle vitamine liposolubili, in particolare la A.

La carenza più critica è quella di vitamina B1 (tiamina), che può portare alla sindrome di Wernicke-Korsakoff (patologia neurologica caratterizzata da confusione mentale, deficit di memoria) o, nei casi più severi, al beri-beri. Il trattamento per queste condizioni è rappresentato dalla somministrazione in urgenza di tiamina per via endovenosa.

L’ipovitaminosi da vitamina B9 (acido folico) può dare anemia megaloblastica e problemi neurologici. Fra le vitamine del gruppo B, va spesso in carenza anche la B12, con conseguenti episodi di anemia, formicolio agli arti e altri disturbi neurologici.

Il fatto che il fegato funziona male può provocare un deficit di vitamina D (con aumento del rischio di osteomalacia e fratture) e di vitamina A, la cui integrazione deve essere monitorata con attenzione per il rischio di tossicità.
 

E poi, quando prendere le vitamine?

Altre condizioni correlate alle ipovitaminosi sono:
  • Fumo: interferisce con l’assorbimento, l’utilizzo e la degradazione di molte vitamine, in particolare di quelle che hanno attività antiossidante (C, E, A); 
  • Lassativi: l'uso di lassativi provoca una diminuzione dell'assorbimento di vitamine e minerali, perché accelera lo svuotamento intestinale;
  • Anticoncezionali: la pillola anticoncezionale può aumentare la degradazione della vitamina B6 nel fegato, ridurre l’assorbimento della vitamina B9 e della vitamina B12 e accelerare l’eliminazione della vitamina C;,  
  • Grandi interventi chirurgici: possono rendere necessaria un’integrazione, soprattutto a causa della riduzione dell’assorbimento intestinale (resezione intestinale, bypassa gastrico), dell’aumentato fabbisogno in fase di guarigione, della malnutrizione che spesso accompagna il post-operatorio e delle terapie farmacologiche assunte dal paziente;
  • Stress: quando non viene metabolizzato correttamente, lo stress porta al rilascio di quantità significative di cortisolo, un ormone che provoca un maggior consumo delle vitamine antiossidanti (in particolare la vitamina C) e delle vitamine del gruppo B.
 


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa sono le vitamine e perché sono importanti?

Le vitamine sono micronutrienti essenziali che svolgono funzioni cruciali nel nostro organismo, come coadiuvare le reazioni enzimatiche, agire come antiossidanti e supportare la crescita e la salute dei tessuti. Poiché il nostro corpo non può sintetizzare la maggior parte delle vitamine, è fondamentale assumerle tramite una dieta equilibrata.

Quali sono le principali vitamine idrosolubili e liposolubili?

Le vitamine idrosolubili includono le vitamine del gruppo B (come B1, B6, B12) e la vitamina C, che devono essere assunte regolarmente perché non vengono immagazzinate nel corpo. Le vitamine liposolubili (come A, D, E e K) vengono invece immagazzinate nel fegato e nei tessuti adiposi: quindi il rischio di carenza è più basso.

Quali alimenti sono ricchi di vitamine?

Le vitamine si trovano in diversi alimenti. Mangiare una dieta varia e bilanciata è essenziale per garantire un adeguato apporto di tutte le vitamine.

Quali sono i sintomi di una carenza di vitamine?

Ogni carenza provoca manifestazioni diverse. Se la tua dieta è limitata ad alcuni tipi di alimenti, sei reduce da un intervento chirurgico importante, fumi o fai abuso di alcol, sei anziano o sei soggetto ad un altro fattore di rischio per ipovitaminosi, parlane con il tuo medico per valutare la possibilità di un dosaggi specifico e, se richiesta, dell’istituzione di una integrazione.

Serve l’integratore se mangio bene?

Anche in condizioni fisiologiche può rendersi necessaria l’integrazione di determinate vitamine. È il caso della gravidanza e dell’allattamento e della menopausa.
Vi sono, poi, altre condizioni (malattie intestinali infiammatorie croniche, assunzione di terapie farmacologiche, età avanzata) o comportamenti (abuso di alcol, fumo) he possono causare una ipovitaminosi.

La vitamina C previene il raffreddore?

La scienza ha dimostrato che l’assunzione di vitamina C non previene il raffreddore nella popolazione generale, ma può contribuire a farlo in soggetti specifici, ad esempio sottoposti a stress fisico intenso o freddo estremo (maratoneti, sciatori, soldati). Può, inoltre, ridurne lievemente la durata e contribuire a dare sollievo ai sintomi se assunta regolarmente ad una dose uguale o superiore ai 200 mg/die.

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