Alimentazione per anziani: nutrizione e linee guida

Alimentazione per anziani: nutrizione e linee guida

Indice 

Domande e risposte

Alimentazione sana per gli anziani: introduzione

Con l’età, le necessità alimentari cambiano a causa dei cambiamenti dell’organismo e di patologie che si possono sviluppare con l’avanzare degli anni. Questa complessità rende difficile realizzare delle linee guida per un’alimentazione sana negli anziani, ma vi sono indicazioni utili per le diverse casistiche a cui si va incontro con l’età.

Scarica le Linee Guida per un'alimentazione sana per le persone anziane

L’invecchiamento e l’alimentazione

L’invecchiamento è un processo graduale comune a tutti gli esseri viventi, dovuto all’interazione dell’organismo con l’ambiente. Nella nostra specie, questo fenomeno inizia nell’età adulta e può manifestarsi in modi e tempi diversi per ognuno a seconda della predisposizione genetica, delle abitudini e dell’ambiente. Non esiste una precisa età a cui si diviene “anziani”: l’età di 65 anni è una convenzione, che corrisponde all’incirca all’età di pensionamento di molti paesi occidentali.

Il cosiddetto “invecchiamento normale”, anche detto “senescenza” o “invecchiamento usuale”, consiste in un lieve declino di alcune funzionalità che accomuna quasi tutti gli ultrasessantenni e che non sfocia in delle malattie. Ad esempio, la presbiopia (l’incapacità di vedere bene oggetti vicini) e una lieve perdita di memoria sono tipici fenomeni biologici dovuti all’avanzare dell’età. La senescenza comporta anche cambiamenti fisiologici che influenzano l’alimentazione sana negli anziani:

  • Riduzione del metabolismo. Il consumo di energia degli alimenti rimane costante tra i 20 e i 60 anni di vita, per poi decrescere rapidamente, per cui gli ultrasessantacinquenni necessitano di introdurre meno calorie nella giornata;
  • Alterazione del senso del gusto e dell’olfatto. Con l’avanzare dell’età, è possibile che si perda in modo più o meno importante il senso del gusto o che si percepiscano i sapori e gli odori in modo diverso. Questo può far perdere la voglia di mangiare in alcune persone. In genere, si perde soprattutto la capacità di percepire i sapori amari, mentre si continuano a percepire i gusti dolce e salato, per cui è possibile che la persona propenda per alimenti più ricchi di zuccheri o sale, che aumentano il rischio di malattie croniche;
  • Minore produzione di saliva, che rende più difficile mangiare;
  • Dopo l’assunzione dei carboidrati, i picchi glicemici aumentano più facilmente che in età adulta e infantile;
  • La perdita dei denti, più comune con l’età e soprattutto dove si è avuta una cattiva igiene orale, altera la masticazione (anche in presenza di protesi dentarie). Sembra che le protesi dentarie riducano anche la capacità di percepire i sapori. Questi fattori possono influire sul tipo di alimenti che si possono assumere e ridurre l’appetito. 

Nelle persone con delle malattie ci sono altri fattori che possono influenzare le necessità nutrizionali o di approccio all’alimentazione:

  • ​​Difficoltà di deglutizione (dovuti ad esempio a reflusso gastroesofageo) o movimenti (derivante ad esempio da artrite o infarti) possono dare difficoltà ad assumere cibi solidi;
  • Problemi di assorbimento intestinale limitano l’assorbimento di alcuni nutrienti importanti;
  • La depressione, che può derivare ad esempio dalla solitudine in cui si trovano molti anziani, porta a una perdita di interesse nel cibo;
  • L’assunzione di alcuni farmaci può interferire con il senso del gusto o dell’olfatto, con la fame, con l’assorbimento dei nutrienti.

L’alimentazione sana negli anziani è uno dei fattori fondamentali per una migliore qualità di vita insieme a un’attività fisica frequente e all’evitamento di fumo e alcolici. Infatti, riduce l’insorgenza di disturbi debilitanti, come malattie croniche e demenza senile, e migliora l’aspettativa di vita e l’umore. Ma abitudini pregresse e fattori come isolamento e depressione possono portare la persona ad approcciarsi al cibo in modo poco sano. Per questi motivi è importante considerare i modi per migliorare l’alimentazione di ogni persona a seconda delle sue necessità, magari rivolgendosi a un esperto come un medico dietologo.

L’alimentazione sana nell’anziano

Nonostante il minore fabbisogno energetico dell’anziano, è fondamentale la varietà della dieta per garantire l’apporto dei diversi macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e micronutrienti (proteine e minerali). In una nostra intervista, il dottor Francesco Francini Pesenti, del Servizio di Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera di Padova, ha sottolineato che la carenza di alcuni nutrienti (proteine, vitamine, minerali) ha ripercussioni su molti apparati, come il sistema immunitario e, prima di tutto, “quello muscolo-scheletrico. Si giunge a una condizione di sensibile perdita di massa muscolare, detta sarcopenia, importante perché aggrava la situazione aumentando, tra l’altro, il rischio di cadute accidentali e fratture.” Un problema ancora più rilevante in coloro che presentano malattie: “l’assunzione non adeguata di cibo rende più lunga e difficile la guarigione da infezioni, come una banale influenza che può complicarsi con quadri di broncopolmonite, e il recupero dopo interventi chirurgici."

Un’alimentazione sana per prevenire le malattie croniche

Al 2022, circa una persona ogni 2 secondi muore per una malattia cronica prima dei 70 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo le malattie croniche sono responsabili di circa il 74% delle morti. In particolare, le malattie cardiovascolari provocano quasi 18 milioni di morti l’anno, seguite dal cancro (9,3 milioni di decessi), dalle malattie respiratorie croniche (come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO) e dal diabete (2 milioni di morti). Altre malattie croniche sono alcuni disturbi della salute mentale come la depressione cronica, disturbi muscolo-scheletrici come l’artrosi, malattie genetiche. 

In Italia sono 13,5 milioni le persone sopra i 65 anni (22% della popolazione totale) e l'86% delle persone con più di 75 anni dichiara di soffrire di almeno una patologia cronico-degenerativa.

I fattori di rischio per le malattie croniche includono sia fattori non modificabili (età, predisposizione genetica, esposizione a fattori ambientali come le tossine, povertà e assistenza sanitaria), sia fattori modificabili, come l’alimentazione, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcolici e la sedentarietà, che possono portare ai cosiddetti fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità.Gli stili di vita sani sono le armi più valide per combattere le malattie croniche: un’alimentazione sana, l’evitamento di alcolici e fumo e l’attività fisica regolare riducono in modo significativo il rischio di sviluppare patologie croniche. A questo scopo, dal 2007 in Italia è attivo il programma, iniziative che, sulla base di una strategia comune europea, promuovono l’adozione di stili di vita sani per far guadagnare anni di vita in salute ai cittadini.

Alimentazione sana nell’anziano: linee guida

Le linee guida per un’alimentazione sana nell’anziano si sovrappongono a quelle dell’adulto, richiedendo un ricco apporto di verdure e frutta (5 porzioni al giorno) e cereali integrali (3 porzioni al giorno), proteine magre (2 porzioni al giorno), grassi sani (30 grammi al giorno) e acqua (8-10 bicchieri al giorno). Tuttavia, occorre prestare attenzione alle calorie, perché il bisogno di energia si riduce dopo i 60 anni:

  • Nelle donne, le linee guida raccomandano 1600 calorie in caso di vita sedentaria fino a 2000 calorie nelle persone più attive;
  • Negli uomini, la raccomandazione è di 2000 calorie per i più sedentari fino a 2600 per i più attivi.

Si consiglia di ridurre i grassi e gli zuccheri (incluse le bevande zuccherate) in modo proporzionato all’attività della persona. È sempre sconsigliato seguire diete dimagranti nelle persone anziane, dal momento che la perdita di grassi si accompagna a una perdita di massa muscolare che può risultare problematica.


Cosa mangiare

Gli alimenti più importanti per un’alimentazione sana dell’anziano sono: 

  • Verdure e frutta, che devono costituire almeno metà del pasto. Infatti, sono ricchi di micronutrienti e di fibre, che prevengono molti disturbi comuni negli anziani tra cui la costipazione e malattie croniche come il cancro al colon-retto;
  • I cereali integrali devono apportare circa il 50-60% dell’energia complessiva;
  • Sono da preferirsi i grassi insaturi, da olii vegetali (meglio l’olio extravergine d’oliva), semi, frutta secca e pesci grassi (aringa, salmone, sgombro, anguilla). Attenzione a non assumerne più di due cucchiai al giorno per non superare il fabbisogno di energia. Da limitare molto burro, margarina, panna, strutto, olio di palma e altri grassi saturi;
  • Fondamentali le proteine, che rafforzano la persona. Come dichiara il dottor Francini Pesenti, “più che mattoni, sono una vera e propria impresa edile, con funzioni di costruzione, di demolizione, di trasporto, di deposito, di difesa dalle insidie ambientali e persino di progettazione e coordinamento dei lavori”. Da preferirsi uova, latticini magri, legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, fave), alimenti economici e sani, oltre a pesce, carni bianche e legumi, mentre sono da assumere al massimo una volta a settimana le carni rosse, i salumi o gli affettati. I frullati proteici sono una buona opzione per integrare eventuali carenze di proteine. 

Micronutrienti particolarmente importanti nell’anziano sono:

  • Vitamina D. Combatte la perdita di tessuto osseo (osteopenia e osteoporosi), la depressione e altri disturbi. È importante soprattutto nelle donne, maggiormente soggette all’osteoporosi: il suo fabbisogno giornaliero passa da circa 600 IU (International Units, unità di misura che ne valuta la presenza) per adulti maschi e femmine a circa 800 IU per le ultrasettantenni. È presente principalmente nei pesci grassi (salmone, anguilla, aringa, sgombro), nelle uova e negli alimenti fortificati come alcuni yogurt vegetali;
  • Calcio. È essenziale per la salute delle ossa e contribuisce alla prevenzione di alcuni tipi di cancro. Si trova soprattutto nei latticini (ideali lo yogurt magro e il latte parzialmente scremato);
  • Vitamina C, di cui sono ricchi kiwi, verdure a foglia verde e agrumi, è essenziale perché migliora l’assorbimento del ferro quando assunta con alimenti che ne sono ricchi (soprattutto carni e pesci, ma anche vegetali come cavoli di Bruxelles e mandorle). Questo è importante perché gli anziani sono a rischio di sviluppare anemia sideropenica (cioè dovuta a carenza di ferro). Inoltre, assumere la vitamina C con regolarità migliora l’attività del sistema immunitario;
  • Potassio. Questo minerale aiuta a controllare la pressione arteriosa, per cui è bene consumare frequentemente vegetali, fagioli e latticini magri, che ne sono ricchi;
  • Attenzione alla carenza di B12, che colpisce circa il 20% degli anziani. Ne sono ricchi gli alimenti di origine animale, in particolare le carni e le uova; anche i cereali fortificati sono arricchiti con questa vitamina.

Si consiglia di assumere integratori per eventuali carenze solo dietro consiglio medico, in modo da evitare eventuali effetti indesiderati.


Alimenti da evitare

A causa della riduzione del gusto, dell’olfatto e dell’appetito a cui si può andare incontro con l’età, spesso gli anziani preferiscono alimenti più saporiti: dolci (incluse le bevande zuccherate), fritti, ricchi di grassi saturi (come burro e panna) o cibi molto salati come affettati e salumi. In realtà, è bene ridurre l’assunzione di questi cibi, dal momento che predispongono a malattie croniche come diabete e disturbi cardiovascolari. Per venire incontro al bisogno della persona, è possibile proporre smoothie con yogurt e frutta come spuntini e nei pasti principali alimenti molto speziati, insaporiti ad esempio con coriandolo, cumino, salvia, peperoncino, rosmarino e altre erbe aromatiche.

Gli alcolici, dannosi per il fegato e altri organi, sarebbero sempre da evitarsi. Nel caso in cui la persona voglia assumerli comunque, è raccomandato non bere più di 330 millilitri di birra, 240 di vino oppure 40 millilitri di superalcolico.

Alimentazione nell’anziano inappetente

È comune che gli anziani perdano parzialmente o del tutto l’appetito. Per prima cosa, va indagata la causa, perché potrebbe essere possibile affrontare il problema alla radice. Le cause possono essere fisiologiche (riduzione del gusto o dell’olfatto, nausea), psicologiche (ansia o depressione), farmacologiche (alcuni medicinali diminuiscono l’appetito) o anche patologiche (come problemi ai reni, al cuore, BPCO), per cui è bene confrontarsi con un medico.

Per incoraggiare l’anziano a mangiare, è consigliato:

  • Fare compagnia alla persona quando mangia;
  • Dare una tazza di brodo prima del pasto, che stimola l’appetito;
  • Servire piccole porzioni di cibo fresco presentato in modo invitante;
  • Preparare almeno un pasto caldo al giorno;
  • Preferire cibi morbidi, facili da masticare, come verdure e carni bianche al vapore. Sono da limitare i pasti liquidi, meno invitanti;
  • Aggiungere uova o polpette morbide ai pasti;
  • Aggiungere spezie ai cibi, per renderli più saporiti anche per un senso del gusto spento;
  • I frullati proteici sono una buona opzione per integrare eventuali carenze di proteine.

Se l’alimentazione non è comunque sufficiente, il dottor Francini Pesenti suggerisce delle formule alimentari. “Sono sostanzialmente dei latti artificiali modificati per l’adulto, la cui utilità è però incerta. Se il soggetto è ospedalizzato, si può ricorrere alle varie tecniche di nutrizione artificiale, come la somministrazione di formule liquide tramite sottili sonde che giungono fino allo stomaco o alla nutrizione per via endovenosa”.

Immagine che rappresenta un anziano che sta frullando la frutta

Alimentazione nell’anziano disfagico

La disfagia consiste nell’incapacità più o meno grave di deglutire. Si stima che colpisca circa il 45% degli ultrasettantacinquenni, a causa di malattie neurologiche (malattia di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla), vascolari (come ictus e vasculopatia) o disturbi al collo, inclusi tumori. Indici di disfagia lieve sono tosse durante i pasti, deglutizioni ripetute e raucedine, ma è importante consultare un medico per poterla diagnosticare con certezza. È bene chiedere a uno specialista anche per la gestione del problema, per la sicurezza della persona e soluzioni più mirate.

In generale, è consigliato assumere cibi abbastanza morbidi o liquidi da poter essere assunti con un cucchiaio, bere molto, mangiare con lentezza e assumere molti pasti poco abbondanti nel corso della giornata. Attenzione ai cibi con doppia consistenza, come la pastina in brodo, perché possono causare difficoltà. In caso di disfagia per liquidi, generalmente è bene addensare i liquidi affinché abbiano la consistenza di un budino. In ogni caso occorre proporre una varietà di alimenti per indurre la persona a mangiare a sufficienza e ad assumere tutti i nutrienti.

Alimentazione nel paziente con demenza senile

La persona con demenza può dimenticarsi di mangiare e avere altri problemi concomitanti che le impediscono di nutrirsi a dovere. In questi casi, è bene fornirle cibi che le piacciono in forma liquida, semiliquida o tagliata a piccoli pezzi. Occorre nutrirla lentamente, alternando il pasto a piccoli sorsi d’acqua. Non bisogna mai insistere nel caso non voglia mangiare. Si consiglia di affiancarsi o chiedere aiuto a personale specializzato per individuare particolari necessità della persona e strategie di gestione ottimali. 

Malnutrizione nei pazienti anziani

La malnutrizione, ovvero un’alimentazione inadeguata per apporto di nutrienti ed energia, allunga i tempi di convalescenza dalle malattie perché rende le terapie meno efficaci e i percorsi di guarigione meno efficienti. Questo comporta un maggiore ricorso a farmaci, ricovero e assistenza. In un’intervista, il dottor Francesco Francini Pesenti considera più a rischio l’anziano che vive da solo: “tende a mangiare meno, esce poco per gli acciacchi, limita gli acquisti alimentari a pochi prodotti, buona parte dei quali dallo scarso valore nutrizionale. Basso reddito, dentizione inadeguata e depressione spesso concorrono a peggiorare ulteriormente questo quadro”. Critica anche la situazione degli anziani molto debilitati o allettati.

Uno studio del 2018 ha stimato che il 15% dei pazienti italiani è a rischio di malnutrizione. “Particolarmente a rischio sono i pazienti che soffrono di tumore: 1 su 5 muore di malnutrizione”, commenta Maurizio Muscaritoli, Professore associato di Medicina Interna, Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”. Considerato che in Italia i pazienti con malattia oncologica sono 3 milioni, “il deficit nutrizionale colpisce almeno mezzo milione di persone”, continua l’esperto. 

Al momento del ricovero in ospedale, la malnutrizione arriva a interessare quasi la metà delle persone over 65 con malattie croniche. Ad esempio, dal 20 al 50% dei pazienti con insufficienza cardiaca (scompenso) ha perdita di massa muscolare e il 20% di chi ha subito un ictus sviluppa una sindrome da deperimento entro un anno dall’evento acuto. Ma, oltre alle patologie come BPCO, eventi cardiaci e problemi renali, anche fattori socio-economici espongono al rischio di malnutrizione. Secondo il dottor Francini Pesenti e altri specialisti, la nutrizione clinica è da considerarsi parte della cura dei pazienti ospedalizzati.

Supplementi nutrizionali orali

CeRGAS, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale della Sda Bocconi di Milano ha studiato i supplementi nutrizionali orali, prodotti destinati alla prevenzione o al trattamento della malnutrizione in integrazione o sostituzione della normale alimentazione quando necessario. La ricerca della Bocconi mostra che i supplementi nutrizionali orali riducono il rischio di complicanze e di nuovi ricoveri, con miglioramento della prognosi e della risposta ad alcune terapie, con una riduzione dei costi sanitari di gestione della patologia nell’ordine del 5-12%. Altri studi, come lo studio Nourish del 2016 e una ricerca pubblicata nel 2021, hanno mostrato che la terapia con supplemento nutrizionale orale può migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti anziani malnutriti. Nonostante questi risultati, meno del due per cento dei pazienti malnutriti ricoverati in ospedale riceve un supplemento nutrizionale orale. 

La nutrizione artificiale

Persone con grave anoressia, stenosi o fistole digestive, gravi problemi di deglutizione non possono essere alimentate normalmente. La difficoltà o l’impossibilità a ricevere naturalmente una corretta e adeguata alimentazione viene oggi sopperita con trattamenti di nutrizione artificiale (talvolta chiamata erroneamente nutrizione forzata). Si tratta di una procedura terapeutica che garantisce il bisogno nutrizionale di pazienti non più in grado di alimentarsi autonomamente. Migliora il decorso di molte patologie e aumenta sensibilmente la qualità di vita, riducendo significativamente morbilità e mortalità.

La nutrizione artificiale si differenzia in:

  • Nutrizione parenterale (Np). I nutrienti sono somministrati nella circolazione sanguigna per via venosa;
  • Nutrizione enterale (Ne). I nutrienti vengono somministrati nello stomaco o nell’intestino mediante l’impiego di apposite sonde o stomie.
Sia la Np che la Ne necessitano di precisi protocolli terapeutici e di monitoraggio, personalizzati a seconda dello stato metabolico e delle esigenze nutrizionali del singolo paziente. La nutrizione artificiale può essere anche a domicilio laddove la persona è in condizioni cliniche stabili e può organizzarsi di conseguenza grazie a un adeguato supporto del sistema ospedaliero e dei familiari.

Consulta le Strutture Sanitarie che effettuano una Visita Nutrizionistica:
Dove effetturare una Visita Nutrizionistica?

Intervista con il dottor Francesco Francini Pesenti

MEDICO DEL SERVIZIO DI NUTRIZIONE CLINICA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA

In che modo la nutrizione è un fattore che complica il quadro clinico?

La carenza di alcuni nutrienti (proteine, vitamine, minerali) ha ripercussioni sul sistema immunitario, e su molti apparati dell’organismo, primo fra tutti, quello muscolo-scheletrico.
Si giunge a una condizione di sensibile perdita di massa muscolare, detta sarcopenia, importante perché aggrava la situazione aumentando, tra l’altro, il rischio di cadute accidentali e fratture. 
In un quadro già fragile, l’assunzione non adeguata di cibo rende più lunga e difficile la guarigione da infezioni, come una banale influenza che può complicarsi con quadri di broncopolmonite, e il recupero dopo interventi chirurgici. Le proteine non hanno soltanto una funzione strutturale. Più che mattoni, sono una vera e propria impresa edile, con funzioni di costruzione, di demolizione, di trasporto, di deposito, di difesa dalle insidie ambientali e persino di progettazione e coordinamento dei lavori. 


Quali sono i pazienti più fragili?

La persona anziana che vive sola tende a mangiare meno, esce poco per gli acciacchi, limita gli acquisti alimentari a pochi prodotti, buona parte dei quali dallo scarso valore nutrizionale. Basso reddito, dentizione inadeguata e depressione spesso concorrono a peggiorare ulteriormente questo quadro.


Ci sono fonti proteiche a basso costo?

Le uova sono un’ottima fonte di proteine, si cucinano facilmente, non necessitano di particolare masticazione e, insieme al formaggio tenero, potrebbero elevare notevolmente il valore qualitativo dell’alimentazione di una persona anziana, senza aumentare il colesterolo. Dati recenti infatti hanno dimostrato che le uova non alzano la colesterolemia e che, peraltro, ridurre il colesterolo negli anziani aumenta la mortalità complessiva.  Un’altra ottima fonte sono i legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, fave), economici, graditi agli anziani, facili da cucinare, indicati anche per i diabetici e per prevenire la stipsi.


L’anziano comunque mangia poco. Se l’alimentazione da sola non basta?

Si possono usare delle formule alimentari che sono sostanzialmente dei latti artificiali modificati per l’adulto, la cui utilità è però incerta. Se il soggetto è ospedalizzato si può ricorrere alle varie tecniche di nutrizione artificiale, come la somministrazione di formule liquide tramite sottili sonde che giungono fino allo stomaco o alla nutrizione per via endovenosa. Bisogna considerare la nutrizione clinica come parte integrante delle cure

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
 

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Domande e risposte

Cosa far mangiare ad un anziano?

I consigli per un’alimentazione sana nell’anziano sono simili a quelle per gli adulti: vanno assunte molte verdure, frutta, cereali integrali, proteine magre (formaggi magri, uova, legumi, carni bianche, pesce) e grassi insaturi (olio extravergine d’oliva, di lino o di girasole, semi, frutta secca). Tuttavia, a partire dai 60 anni di riduce il fabbisogno di calorie, da tenere d’occhio a seconda di quanto è fisicamente attiva la persona. Inoltre, diventa particolarmente importante l’assunzione di acqua (almeno 8-10 bicchieri al giorno) e di alcuni micronutrienti: vitamina D, vitamina C, vitamina B12, calcio e potassio.

Come mangiare a 80 anni?

In generale, una dieta sana per anziani prevede molte verdure e frutta, cereali integrali, proteine magre, grassi sani e acqua, come per gli adulti. Occorre però anche capire quali sono le necessità individuali: persone con protesi dentarie, inappetenza, disfagia (difficoltà a deglutire), disturbi metabolici avranno bisogni particolari. In generale, si consiglia di cucinare cibi morbidi, facili da ingerire, ben presentati e speziati, affinché stimolino l’appetito.

Quante uova alla settimana per gli anziani?

Sono consigliate fino a 2 uova al giorno. Infatti, sono versatili, economiche, facilmente masticabili e un’ottima fonte di proteine, vitamina D e vitamina B12. Dati recenti hanno mostrato che le uova non alzano la colesterolemia. 

Cosa non devono mangiare gli anziani?

È molto benefico per la salute evitare quasi totalmente dolci, cibi molto grassi come burro e fritti, alimenti molto salati, affettati, salumi, formaggi grassi e cibi fritti o da fast food. Da evitarsi completamente sono gli alcolici.

Quanta acqua deve bere una persona anziana?

Un anziano dovrebbe bere almeno 8-10 bicchieri d’acqua al giorno, in particolare quando fa molto caldo o se è molto attiva fisicamente.

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